> il comunicato stampa di Grillini >
12 MAGGIO
Difendiamo in piazza la famiglia
16
marzo 2007 - Parte dalla Calabria la grande crociata dell'integralismo
cattolico che sembra tutta costruita al fine di aizzare la maggioranza
eterosessuale del paese contro la minoranza omosessuale, affinché a questa non
vengano mai riconosciuti pari diritti civili, come già avviene nel resto
d'Europa. Dal momento che in Italia per due omosessuali il matrimonio è
impossibile, leggi di altro tipo, come i Dico, sarebbero, al momento, l'unico
mezzo a disposizione per eliminare alcune delle pesanti discriminazioni. Il
disegno di legge presentato dal governo non piace all'arcivescovo della diocesi
di Crotone-Santa Severina, monsignor Domenico Graziani, che lo liquida
senza appello: «il provvedimento sui Dico è penoso», dice. «La famiglia - ha
detto monsignor Graziani - è un punto di partenza per compiere un progetto e
certo non vogliamo che ci sia un mutamento di ciò. La piazza non può essere
lasciata in mano a dei facinorosi.» Secondo il presidente dell'Unione giuristi
della Calabria, Giancarlo Cerrelli, «il ddl sui Dico potremmo paragonarlo
a una locomotiva alla quale verranno attaccati altri vagoni che porteranno
situazioni contro natura e abnormi, come l'adozione di bambini da parte di
coppie omosessuali.»
La famiglia è il luogo in cui spesso la violenza si manifesta: violenza psicologica, violenza fisica, violenza sessuale. Pensiamo a certi mariti che costringono la donna a dedicarsi solo alla casa e ai figli, a sacrificare le aspettative di successo professionale, magari dopo anni di lavoro o di studio. Pensiamo ai cosiddetti ”figli prolungati” quelli che non formano una famiglia perché le loro madri troppo possessive, non vogliono tagliare il cordone ombelicale. Frasi come: ”Noi facciamo tanti sacrifici per te, tu non sai quanto ci costa mantenerti a scuola” sono espressioni che hanno il sapore del ricatto, e provocano risentimento piuttosto che responsabilità. Altre forme di violenza sono ìnsite nel predisporre ostacoli i più variegati al futuro e all'autonomia dei figli, fino a comprometterne i loro autonomi progetti. E non possiamo nascondere le violenze fisiche e sessuali, che nella famiglia "tradizionale" hanno il loro mattatoio preferito e quasi esclusivo. Il padre-padrone ancora oggi, sebbene in modi diversi e sotto spoglie inconsuete (l'"amicone" sempre disponibile, lo "psicologo" che insegna a vivere, il guru alla cui saggezza abbeverarsi), possiede moglie e figli, ne è il proprietario; e spesso questo suo ruolo marcisce nell'orrendo delitto dell'abuso fisico e sessuale. E sarebbe interessante intrattenersi a riflettere anche sulle altre figure della trilogia familiare, mamma e figli, che oggi vestono tutt'altro che i panni santificati e idilliaci che vorrebbe la Chiesa.
Le motivazioni di questo stato di cose sono complesse e profonde; ma certamente hanno un fattore comune nella innaturalità di forzare al perdurare di rapporti che avrebbero invece bisogno di essere liberi di cambiare e, se è il caso, finire. Giurarsi "amore eterno" sull'altare è una pagliacciata colossale: non ci si può fare niente, non è una questione di volontà: nessuno può programmare una vita felice, lineare e regolare o comunque tale da garantire il rispetto di quel giuramento. L'indissolubilità del matrimonio (cattolico) è quindi una incongruenza della stessa natura: l'Uomo è libero e deve rimanere libero di coltivare rapporti o di troncarli. Nulla è più innaturale e abietto rispetto alla natura umana che costringere e costringersi a rimanere vita natural durante accanto al partner "consacrato" da certe scempiaggini rituali. L'attuale ritmo delle separazioni in Italia (in media, 4 al minuto, fonte: Rapporto Eures ripreso da la Repubblica dell'8/11/06) e il 32% di calo dei matrimoni religiosi (oggi scelti solo dal 67% delle coppie) costituisce una prova documentata, quindi affidabile, che, assieme a molte altre, descrive una famiglia tradizionale che non c'è e che, quando c'è, è avvilita e vanificata da disagi e fragilità che ne fanno facilmente presagire la imminente trasformazione. Altro che i pacs, o i dico, che sarebbero responsabili di attentare alla sacra unità della famiglia! Altro che intestardirsi nell'addebitare alle nuove coppie e alle rivendicazioni di nuovi diritti tutti i mali della famiglia!
Noi il 12 maggio difenderemo certamente la famiglia! Ma di sicuro non quella falsa, ipocrita, cardinalizia, pretesca, mulinobianchista che ci ammorba dalle bocche dei cattolici potenti. Noi spiriti liberi, laici e viventi difenderemo due ricchioni che si amano; due vecchietti che si assistono; due fratelli che si aiutano; due innamorati che se ne infischiano della parrocchia; due amici o due amiche che vogliono vivere insieme. Tutta questa bella gente fanno famiglia, eccome se la fanno! E non devono essere relegati nella serie B della società. Noi, il 12 maggio difenderemo il cuore fondante della famiglia; che non è un dio e non è un prete, ma qualcosa di molto meno allacciato alla terra: la volontà di vivere insieme.
Kalogheros