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A

Aborto. Per il buddismo è considerato omicidio e non è ammesso mai salvo che la puerpera non rischi la vita. La punizione per aver trasgredito comporta il doversi reincarnare 500 volte in un feto che sarà abortito. L’induismo non condanna esplicitamente l’aborto. L’Islam considera la famiglia numerosa un obbligo morale, quindi l’aborto è scoraggiato. Ma il Corano dice che nel 120° giorno di gestazione nel feto entra lo spirito, quindi l’aborto può essere precedente perché il feto non è ancora considerato persona. Gli ebrei non escludono l’aborto alle prime settimane giacché il Talmud assegna la vita al feto a partire dal 40° giorno di gestazione. La donna che desidera abortire deve comunque consultarsi con un rabbino. Infine, il cattolicesimo considera l’aborto una colpa gravissima, tanto che comporta la scomunica.

 

Adulterio. Papa Woitjla, nel suo saggio Amore e responsabilità condanna i metodi contraccettivi tollerando a malapena quello Ogino-Knaus, e propugna l’assoluta astinenza. «Se non riesci a trattenerti», egli dice, «per non commettere adulterio» copula con tua moglie senza guardarla con voglia, e copula con atto fulmineo pensando ad altro, perché «Cristo non sottolinea che [per peccare] essa sia la moglie di un altro o una donna diversa dalla propria moglie, ma dice genericamente una donna…Anche se [qualcuno] guarda in questo modo [voglioso] la donna che è sua moglie, può ugualmente commettere adulterio nel suo cuore» (GiovannmiPaolo II, La teologia del corpo, p.159, 8-10-1980). Nel medioevo, per annientare l' invidiatissimo piacere coniugale, la chiesa sedicente «protettrice della salute morale e fisica delle famiglie», come ancora ribadisce Woitjla (26-1-2003), proibiva il coito per circa la metà dell’anno, esortando gli sposi – «per haver figli robustosi et forti» – a congiungersi solo nei rari tempi consentiti, e «con animo afflitto, dopo lunghi digiuni e stremati da giornate di duro lavoro». (Papeide, XVII n. 200) (fonte: www.antipapismo.it)

 

Anima. Dal greco ànemos, vento; vale a dire, per traslato, nulla, niente.

 

Apocalisse. Vedi la pagina a parte ricavata dal sito di Luigi Cascioli »

 

Apostoli. Vedi la pagina a parte ricavata dal sito di Luigi Cascioli »

 

B

Budda. Quattro secoli prima di Cristo, in India c’erano i “rinuncianti”, persone che abbandonavano tutto per dedicarsi alla vita ascetica. Uno di loro divenne il principe Siddharta Guatama, poi chiamato Buddha (il risvegliato). La tradizione narra che il principe, che non era mai uscito in 29 anni dal suo palazzo, quando ne uscì rimase sconvolto dalla vita difficile e disagiata del proprio popolo. Visse dunque per 6 anni da asceta in assoluta povertà, e finì col ridursi davvero male. Alla fine capì l’inutilità dei digiuni e delle privazioni, e tornò al mondo normale, stavolta da contemplativo. Si dice che poi trovò le 4 verità: la sofferenza è universale, ha un’origine, può cessare, esistono i mezzi per sconfiggerla (rinunciare all’attaccamento alle cose). Gli insegnamenti di Buddha vennero scritti solo un secolo dopo, cosa che pregiudica assai la verità dei fatti

 

C

Cefalofori. Tra le migliaia di martiri inventati dai preti, spiccano i cefalofori (gr. portatori di teste). Si raccontava che Dio, atterrito dalle lame, lasciasse che fossero decapitati,benché li avesse prima protetti da ogni supplizio, tanto da farli uscire indenni dalle fiamme e dai più terribili  ingranaggi stritolatori. Ma per non far sfigurare un dio tanto pavido davanti alla scure del boia, si sfornò di ripiego il miracolo dei martiri che raccoglievano da terra la propria testa mozzata per portarsela a passeggio. Oggi la stessa chiesa ammette che erano tutte favole, giacché persino agli occhi dei più bigotti sembrano cose pazzesche. Non minaccia più di morte chi non le creda, come quando le faceva dipingere in quadri ed affreschi e beffava i nostri sprovveduti antenati forzandoli a inginocchiarsi e a sborsare i sudati risparmî per venerarli.

 

Censura. Nei primi decennî del suo predominio postbellico, il Vaticano faceva censurare le produzioni della RAI, vietando tassativamente parole oscene (raccolte in un libretto), come inguine, petto, Pompei (da sostituire con Ercolano), coscia, ascella, organo, membro del parlamento, scopare una stanza, gamba, gambe del tavolo (da sostituire con piedi del tavolo), ancestrale (che per assonanza avrebbe potuto richiamare incesto), Malagodi (cognome “osceno” di un liberale), banana quando nel contesto appaia anche donna [OK invece per l’oblungo succhiato da maschi]), e persino rigatoni (RAI DUE, Chiambretti e Boncompagni, 19-12-2002; Enza Sampò, La 7 TV, 07-11-2003; RAI TRE, Cominciamo bene, 1-12-2003). (fonte: www.antipapismo.it)

 

Cibo. Da cosa hanno origine i tabù alimentari? Secondo alcuni studiosi, sono stati la risposta ad avverse condizioni ambientali del passato. All’epoca, si sono imposte delle sanzioni divine giacché quelle terrene non avrebbero avuto effetto. Un esempio chiaro riguarda il maiale. Nel neolitico, questo efficiente animale si allevava tranquillamente in Palestina, Siria, Iraq e Anatolia. Poi, intorno al 2000 a.C. esso divenne improvvisamente impuro per tutti quei popoli, gli Egiziani lo identificarono perfino col dio del male. La spiegazione è da ricercare non nell’ambito religioso ma nei mutamenti ambientali di quell’epoca. L’habitat naturale del maiale è il bosco. Ma quando gli Israeliti cominciarono a disboscare i monti, l’allevamento dei suini divenne oneroso, perché i maiali non possono stare al sole (quindi, bisogna costruirgli dei ricoveri), e non sa ruminare (quindi l’alimentazione gli va integrata coi cereali, che mangia pure l’uomo). Da qui a farne un tabù il passo fu breve. La stessa sorte toccò alla vacca, che prima del 600 a.C. era normalmente mangiata in tutta l’India. Ma in quell’anno si sviluppò una grave carestia, che costrinse a utilizzare i bovini per arare e concimare i campi. Macellarli avrebbe significato privarsi del mezzo di trazione, del fornitore di fertilizzante, del produttore di latte; e così, nel 350 d.C. la vacca era un animale già tanto sacralizzato da essere il simbolo della resistenza degli indù contro gli invasori musulmani mangiatori di carne. Alcuni curiosi tabù alimentari: il buddismo considera impuri i fagioli, il caffè, il tè, i formaggi stagionati, i piatti che prevedono carne di maiale e i derivati del latte (quindi niente carbonara e gnocchi alla romana). L’induismo aborre cipolle, aglio, leguminose rosse, rape, carote, latte e formaggi freschi. Gli ebrei rifiutano i pesci senza squame (storione e tonno), i crostacei, i molluschi, la carne di maiale. Inoltre, gli islamici e gli indiani rifiutano l’alcol, reo di pregiudicare il controllo del corpo.

 

Concilio di Trento (1545-1565). Capolavoro d’ipocrisia volta a «sanar le piaghe causate nella chiesa dagli empî eretici» (Sarpi). Proclamò la purificazione del clero da colpe ed errori (come ora ripete Woitjla), ma in realtà rafforzò la già feroce Inquisizione per schiacciare definitivamente i liberi pensatori. Ribadì l’obbligo strettissimo dei laici, altrimenti condannabili per eresia, di sgobbare al cieco servizio dei tribunali della Fede. Riservò il diritto alla difesa solo ai pentiti, generosamente premiati col privilegio d’essere strozzati o impiccati prima del rogo. E riconfermò l’uso sistematico della tortura per strappare risposte gradite ai santi inquirenti. Ai detenuti più fortunati, scampati al fuoco o all’ergastolo, impose, una volta scontata la pena, l’obbligo di denunciare tutti i sospetti eretici, inclusi i parenti e gli amici. Altro efficace espediente trovato per indurre i sospetti a meglio “emendarsi”, fu l’Indice dei libri proibiti, col suo infinito numero di opere da bruciare, cominciando dai migliori capolavori. E furono condannati a morte, in fascio con gli autori incriminati a discrezione dei giudici, anche i loro editori e lettori. (fonte: www.antipapismo.it) Per i Concilli, vedi la mia pagina.

 

Confessione. La confessione auricolare fu escogitata da Innocenzo III, e usata dall’Inquisizione con ramificazioni in tutte le parrocchie come infallibile strumento spionistico.    

 

D

Diluvio. Già i Sumeri ne avevano dato una versione. Il dio Enlil, in collera con l’umanità, dà incarico al proprio figlio Adad di provocare una tempesta per 6 giorni e 7 notti. Ma il dio Enki avvisò il re Utnapishtim e gli spiegò come salvarsi costruendo una zattera per sé, per i familiari, gli animali e una rappresentanza degli artigiani. La zattera aveva forma cubica, era larga “un campo” e alta 7 piani.

 

Dio. Quello smerciato dalla fantasia è poco credibile. Comunque i casi sono due: se esiste, per Voltaire abita lontanissimo, in luoghi irraggiungibili dove neppure si sogna di noi; se non esiste, cosa assai più probabile, siamo turlupinati da chi se ne riempie la bocca.

 

 

Don Bosco. «Con il dogma dell’infallibilità papale [modestamente decretato dal pontefice a proprio favore], Gesù l’ha posto [Pio IX] al di sopra dei profeti e degli angeli». Con piaggeria il languido (a detta di Ceronetti) prete dei giovani don Bosco, santo e papista di tre cotte, dimostrava in che conto tenesse la divinità, i profeti e gli angeli. Grossolano quant’altri mai, gli premeva solo la roba, i beni materiali, quelli che si toccano, si palpano, si traducono subito in danaro sonante, provando per il tempestato d’oro e gemme trono di Pietro una sconfinata adorazione. Quando nel 1855 Vittorio Emanuele II dovette ridimensionare, per far fronte alle ingenti spese di guerra all’Austria sostenute dal suo piccolo regno, gli enormi, spropositati beni immobili intestati al clero, il volgarissimo santo lo tempestò d’ingiurie e minacce, augurandogli più volte per iscritto la morte coi figli e nipoti, perché «chi mangia i beni del Papa finirà per morire e la sua famiglia non arriverà alla quarta generazione». A smentita delle sue lugubri previsioni, i Savoia vivono ancora dopo oltre un secolo e mezzo numerosi, sani e felici. (fonte: www.antipapismo.it)

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