CARO SIG. PAPA
CONTRO L'ANTICLERICALISMO
Sig. Papa. Tra le molte cose che
ha detto a Pompei il 19 ottobre, Lei ha attaccato
l'anticlericalismo. E' un suo diritto, va bene, però è come se
avesse detto alla gente che non si può essere anticlericali, e
questo ovviamente, in una nazione libera, non può e non deve
essere vero. Se i credenti in genere sono "anti-atei", alcuni atei e
liberi pensatori potranno essere anticlericali, spero!...
Proibire o negare questo meccanismo di elementare libertà non è né
giusto né equilibrato, e mi meraviglio che una persona attenta come
Lei, sig. Papa,
non abbia ponderato tale asimmetria.
Veda, sig. Papa, francamente non capisco perché si lamenta che ci
sia un anticlericalismo: vorrebbe che non ci fosse? Vorrebbe che
seguissimo tutti il pensiero del clero? Vorrebbe l'assenza totale e
perenne del "dissenso"? Essere anticlericali in Italia forse per Lei
sarà
un "peccato", una cosa sconveniente e ingiusta, però non è affatto
difficile, non è affatto una forzatura. Direi anzi che sia una
necessità, in quanto naturale risposta alle mille e mille
manomissioni del libero pensiero che il pensiero clericale attua
quotidianamente. L'anticlericalismo è una
difesa, non è un'offesa. Una Chiesa, come quella millenaria e saggia
che Lei incarna, domina e difende, non può "abbassarsi" a dover
criticare chi la critica, a essere letteralmente intollerante; anzi,
deve capire che operando nel modo che opera, la Sua Chiesa è esposta
a
ogni genere di giudizio e di condanna. Gradisca qualche esempio. Non
so se Le pare giusto e buono che la Sua Chiesa debba entrare nel
letto delle persone e dire loro se, come e perché esercitare il
sesso. Non so se Le pare corretto che i dogmi della Sua Chiesa
debbano entrare in ospedale e precettare i medici a non dispensare
il levonorgestrel (la "pillola del giorno dopo") o a non
praticare l'aborto
terapeutico giustificando il proprio servilismo con l'obiezione di
coscienza. Non so se è così giusto e "cristiano" lasciar consumare i
malati terminali nel dolore atroce pur di imporre l'imbelle
principio della sacralità della vita. E non so se Lei, sig. Papa, si
renda conto di cosa
significa vedere i capi e i capetti della Sua Chiesa impegnarsi in
continui "comizi" televisivi o su stampa atti a influenzare,
dirigere, orientare e determinare la politica e le scelte culturali
di questo povero paese. Ma sopra tutto, noi liberi pensatori e
finanche anticlericali, non sappiamo capire perché il Suo dio debba
essere anche il nostro, debba essere "venduto" a tutto il mondo; un
po' di migliore umiltà,
Santo Padre! Un po' di impegno ad accettare la diversità, ad
accettare che non siamo e non vogliamo essere tutti "cattolici"