Battezzare il neonato è legittimo ?
| Sul forum uaarino si è svolta una breve e istruttiva discussione sul tema della liceità del battesimo. Ne adatto alcuni passi e vi aggiungo dei rimandi a mio parere complementari. |
| Il battezzo del neonato, come l'insegnamento
della religione in età asilare e alle materne, sono un atto giuridicamente
illegittimo, oltre che un delitto pedagogico. Bisogna inficiare e neutralizzare la pesante, assurda, antiumana egemonia confessionale. Occorre denunciare le responsabilità dei "laici tiepidi" dei conviventi di fatto con la pratica superstiziosa ed illusionistico-oppiacea della religione (o delle religioni). Giacomo |
| La questione è molto delicata. A mio parere, non è di poco conto mettere in discussione
dall'inizio il processo formativo del gregge cattolico (o di altre
religioni). Chi ci dice che se il battesimo si facesse dopo il
diciottesimo anno di età la popolazione cattolica resterebbe quella
attuale? Bisogna vedere cosa prevede il diritto di famiglia
sull'educazione dei figli e sui diritti doveri reciproci. Certo se
l'embrione è titolare di diritti soggettivi ancora di più lo è un bambino. Pietro |
| È necessario promuovere proteste, denunce,
controffensive al fine di neutralizzare la preponderante invasione
confessionale. Sono da evitare campagne massimaliste, controproducenti, che affiderebbero allo Stato il compito di proibire l'innocuo avvenimento del battesimo, da impegnare contro le più invasive ed atroci pratiche dell' infibulazione, e delle discriminazioni delle donne. Sono dell'avviso che l'azione d'urto contro l'arbitrio e la prevaricazione delle religioni vada imbastita o posta, al suo sorgere, quando incide indelebilmente sul sentimento e sulla emotività del minore; sensibilizzarlo quando sarà diventato adulto si rivelerà compito arduo. Sarà di conseguenza sempre difficile anche la battaglia per l'affermazione della laicità. La laicità come la democrazia non ha solo valore procedurale (pari condizioni di pensiero e di voto), ma valore di processo, di emancipazione, materiale e non, in tal modo arricchendosi di vero connotato etico, scalzando quelli concorrenziali presunti tali . Sarà pertanto utile coinvolgere, mobilitare, anzi stanare tutte le competenze: politiche, culturali, pedagogiche, psicanalitiche in questa battaglia campale. In sintesi ricordo che: 1) durante il Concilio Vaticano 2 fu dibattuto il tema del battesimo da riportare in età adulta per meglio responsabilizzare il credente; 2) dopo la presenza di genitori e bambini ad una manifestazione romana contro la riforma scolastica, il Polo propose il divieto a partecipare dei minori, iniziativa poi ritirata per diffusa strumentalizzazione culturale; 3) il codice civile e la magistratura minorile riconoscono ai genitori un prudente o saggio potere di indirizzo nell'educazione dei figli che godono di una tutela prioritaria; 4) compito della pedagogia è quello di segnalare come indebita e dannosa ogni forzatura impositoria sui minori, andrebbero pertanto evitate, nella scuola pubblica, scelte di natura personalissima, come quelle confessionali, al pari apparirebbe assurdo assegnare ad un infante il futuro partner o compagno di vita; 5) compito dei didatti è informare su riti, date, eventi e racconti religiosi delle passate civiltà indiana, egiziana, babilonese , persiana, riciclati pari pari dai cristiani, per non compromettere la sfera della fantasia, del gioco proprio del bambino. Altro che valore della tradizione, dell'amore, connesso alla ritualità magico-superstiziosa del presepe! Quando la causa di un inconveniente viene da lontano ed è difficile da debellare, occorrono azioni articolate, complesse, a vasto raggio. Il paventato effetto controproducente ne conferma la ineludibile dannosità e la insostituibile iniziativa di contrasto, ricordando che le idee, le analisi, le consapevolezze non sono di per sé pretenziose o estremistiche, perché anzi la prima consapevolezza del laico e/o democratico, è quella del confronto, del consenso, della non prevaricazione. Giacomo |