Creazione ? Macché !
Come la Bibbia fu messa in crisi dai fossili
Dall'anno 300 d.C. dell'imperatore romano Costantino, fino a Darwin nel 1800, quasi nessuno che si fosse riconosciuto nella religione cristiana osò mettere in discussione quel che c'era scritto nella Bibbia. Il mondo e tutto l'universo era stato fatto davvero in sette giorni da un dio, e la cosa finiva lì. Del resto, non c'era ancora qualcosa chiamata "scienza", non si poteva avere ancora una conoscenza "razionale", e alle uniche "conoscenze" disponibili (che erano solo credenze e studi superficiali e segreti tutti in mano ai re e al clero) il popolo non poteva neppure accedere. Le credenze arrivarono a baratri anche comici, come nel caso dell'arcivescovo irlandese James Ussher che, "studiando" il Vecchio Testamento, nel 1650 annunciò al mondo che la creazione era avvenuta il 23 ottobre del 4004 prima di Cristo, alle 9 di mattina.
Anche altre religioni hanno il vizio di assegnare a divinità onnipotenti l'atto della creazione, e di solito queste la esercitano chiamando per nome le cose o aiutandosi col fango.
Gli aborigeni australiani pensano che all'inizio dei tempi vennero fuori dalla Terra dei giganti mezzi uomini e mezzi animali che, pronunciandone il nome, crearono le specie viventi. Un popolo della Tanzania crede che il dio Sole abbia creato prima gli animali sfiorando il suolo della Terra, e poi uomini e donne col fango. Gli antichi egizi avevano invece il dio Atum-Ra che, emerso dalle acque, creò le cose nominandole. Gli indiani americani Wakima pensano che prima ci fosse stata solo l'acqua, poi il "Grande Capo Lassù" scese dal cielo e cominciò a impastare il creato.
Cosa cominciò a mettere seriamente in crisi il castello delle supposizioni religiose? Risposta: i fossili. A partire dal 1600, cominciarono a essere rinvenuti qua e là moltissimi resti fossili di animali. Le ossa dei mammut potevano essere ancora spacciati per quelli dei giganti citati nella Bibbia (deuteronomio 3,3/11; numeri XIII,33; ecc.); tutte le altre, però, erano ossa chiaramente appartenute a specie estinte.
E di conseguenza sorse il primo grande conflitto fra la realtà e la favoletta della creazione: se Dio aveva creato tutti gli animali tra il quinto e sesto "giorno", com'è che alcuni non esistevano più mentre altre specie erano sorte dopo la creazione?
La ricerca di una spiegazione "religiosa" compatibile con la Bibbia fu feroce, e ancora una volta anche comica. Si disse per esempio che le ossa degli animali estinti erano quelle degli animali che Noé non poté accogliere nell'Arca. Ma allora, se gli animali del diluvio erano annegati, com'è che le loro ossa fossili si trovavano molto in profondità nel terreno? Il naturalista John Woodward rispose che Dio, per far diluviare, aveva sospeso la forza di gravità, facendo uscire acqua dalle fratture della crosta terrestre; quando il diluvio terminò, l'acqua rientrò in quelle fratture trascinando con sé sotto terra i cadaveri degli animali.
Nell'Ottocento, il barone francese Georges Cuvier contò ben 32 diluvi universali, accreditandoli all'idea comune di un dio promotore di una creazione continua: idea già presente nel 300 a.C. quando il filosofo greco Aristotele pensava che la vita potesse nascere all'improvviso dalla materia inerte. Nella "generazione spontanea" credettero pure nomi illustri quali Cartesio e Newton. In quel tempo (17° secolo) la generazione spontanea era una credenza in cose paradossali e ridicole: alcune specie di oche sorgevano da alberi oceanici, gli scarafaggi venivano fuori dal cibo, insetti e topi potevano generarsi dalle camicie sporche, ecc. La gente credeva in queste cose perché affettivamente vedeva "nascere" muffe, vermi e mosche da letame, carne avariata e formaggi; niente di nuovo, se perfino ai nostri tempi qualcuno pensa che gli acari (se non addirittura i topi o le mosche) nascano direttamente dalla polvere e dallo sporco...
Per capire come stavano davvero le cose si dovette aspettare il 1800, quando Louis Pasteur dimostrò che non c'era nessun "principio vitale" nella materia inerte e che, eventualmente, i microrganismi vi entravano dall'esterno. Questo chiarì che gli esseri viventi possono provenire solo da altri esseri viventi. Nel 1707 nacque Georges-Louis Leclerc conte di Buffon, naturalista nonché matematico (sua l'introduzione del calcolo integrale in probabilità) e autore della fondamentale Histoire naturelle (1749). Egli, contraddicendo le "verità" della Bibbia, calcolò l'origine della vita a 35 mila anni prima, anche se in cuor suo pensava che si dovesse parlare di milioni di anni. Pervenne a codesta convinzione dopo che si era scoperto che internamente la Terra era calda, cosa che lo indusse a ritenere che il nostro pianeta avesse origine come pezzo del Sole. Più tardi, soprattutto ad opera del geologo Charles Lyell (1830), si capì che sulla Terra si avvicendavano cambiamenti sia fisici che delle specie animali. Ciò gettò le basi per l'avvento della teoria dell'evoluzione di Charles Darwin (1859). Rimaneva la questione di quali fossero stati i primi esseri viventi.
Fu lo stesso Darwin, nel 1871, a "profetizzare" la risposta, quando parlò di una pozza di acqua calda contenente sali e ammoniaca: era il concetto di "brodo primordiale" poi sistemato nel 1920 da Aleksandr Oparin e John Haldane: un mix di metano, ammoniaca, acqua e idrogeno dell'atmosfera primordiale in cui sarebbero nati i primi microrganismi. Oggi si sa che esistono esseri unicellulari vecchi di 3 miliardi di anni.
Fred Hoyle, astronomo inglese, fece notare che la probabilità che la vita si sia sviluppata per caso sulla Terra è prossima a zero; lui, come molti altri, sosteneva la "panspermia", una teoria che fa provenire la vita dallo spazio esterno. Oggi, per quanto ancora nessuno sia riuscito a riprodurre la vita in laboratorio (Stanley Miller nel 1950 vi si avvicinò "creando" due amminoacidi), si sanno molte più cose e ci si orienta a pensare che le basi della vita provengano effettivamente dallo spazio.
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