UFFICIO STAMPA
ANTIPLAGIO
24 GENNAIO 2005
LA BOTTEGA DELLA FEDE
Le lacrime new age della Madonnina e quelle di Luca Coscioni nella processione
politica del dolore. Messori e Pannella amministrano miracoli devozionali e
illusioni laiche. Con mezzi da magic shop
ROMA. Vittorio Messori ha costruito sul "Corriere della Sera" di domenica una
pagina intera attorno al presunto miracolo della madonnina di Civitavecchia. Una
statua come altre arrivata da Medjugorje alla parrocchia di S. Agostino -
contrada Pantano - che dieci anni fa pianse sangue umano, prima davanti a una
bambina di cinque anni e un mese dopo tra le mani del vescovo locale, monsignor
Girolamo Grillo. Messori, che ha avuto accesso al dossier inedito della diocesi
di Civitavecchia, ha calibrato la sua anteprima giornalistica sulle conclusioni
dei presuli locali, secondo i quali il fenomeno ha dato vita a pellegrinaggi che
non conoscono flessioni e anzi producono "consolanti frutti di conversione e
spiritualità". Da questo traguardo s'irraggia un resoconto che Messori ha
largamente identificato con lo sfondo emotivo del dossier. Insomma un racconto
svolto sotto il segno dell'eccesso. Dall'eccesso di significato di una statua
che si mette a lacrimare sangue all'eccesso della vicenda di fede e di dubbio
razionale che da questo mistero ha preso forma. Fino all'esagerazione,
probabilmente di righe e certamente di aggettivi, nella narrazione dei contenuti
di quel dossier. Lì dove l'insieme è "impressionante". Il diario privato del
monsignore, dapprima scettico poi choccato, è inevitabilmente "drammatico". Il
verdetto del padre mariologo Stefano De Fiores, che rinvia all'epifania divina,
è "denso di teologia" mentre il pellegrinaggio a Civitavecchia è "incessante" e
le litanie sono "senza posa". Perfino la scienza fa la sua figura bella, quando
appare senza lasciare traccia perché, in nome della verità, gli esperti di
medicina legale hanno sconsigliato di procedere all'esame del Dna di quel sangue
inatteso. E così via, tra allusioni non sempre sorvegliate che diventano quasi
certezza di trovarsi al cospetto del Soprannaturale (sul Corriere scritto
maiuscolo). O più esplicitamente di fronte al "dito di Dio", secondo
l'impegnativa citazione evangelica spesa sull'argomento dal prete mariologo.
LA CAUTELA DEL VATICANO. Tutto ciò - ammetteva ieri lo stesso "Corriere" -
mentre il Vaticano, più cauto di Messori e meno coinvolto emotivamente della
diocesi di Civitavecchia, tace in pubblico e nega di fatto il riconoscimento
all'ipotetico miracolo. E per di più in privato, attraverso la parola del
cardinale Joseph Ratzinger, invita intanto a soprassedere. È dunque più forte
il dubbio della Chiesa che la comprensibile tentazione e il legittimo
smarrimento d'una diocesi abbagliata. E magari va così perché non è nel
dettaglio del mistero, ma piuttosto nella pretesa di svelarlo all'ingrosso che
si nasconde la pietra d'inciampo.
Infatti si fatica a comprendere il modo speciale con cui il "Corriere" si è
accostato alla faccenda. Con l'enfasi indotta dal dossier che viene replicata
senza distacco. Con la drammatizzazione sudamericana sopraggiunta
nell'esposizione delle ulteriori visioni della bambina che inaugurò la vicenda;
e ancora oggi è convinta che perfino la copia di quella statua che staziona nel
soggiorno della sua casa trasudi essenze profumate (in origine solo nei giorni
di festa, ora più spesso). L'impressione che se ne ricava è di qualcosa sospeso
a metà tra il modernariato spirituale e il new age. Un fenomeno da magic shop,
da bottega dello spirito in cui una madonna misteriosa e vestita d'attesa
diventa il pretesto per un colpo di sole spirituale collettivo. Qualcosa che
richiama alla lontana la storia del giovane tibetano di cui scrisse la teosofa
Alexandra David-Neel negli anni Venti del secolo scorso. La storia di un
giovanotto partito per un lungo e infruttuoso viaggio in cerca di reliquie
sante. E che, non volendo sfigurare al ritorno, spacciò per denti di un
degnissimo asceta alcuni molari strappati dalla mascella di un cane morto. Con
il risultato che i compaesani presero in parola il ragazzo e dall'adorazione di
quei denti vollero far discendere autentici prodigi. È un caso diversissimo,
questo, in cui s'affaccia tuttavia la medesima apertura al sacro, il bisogno
tutto umano d'una trascendenza cui rivolgere la sincerità della fede mortale.
Che poi è forse il vero miracolo e non è confinabile nella contabilità delle
anime scosse da una lacrimazione sanguigna. A meno di volere che una Chiesa
altrimenti rinunciataria, oggi, possa racchiudere con leggerezza il suo
messaggio di presenza nella secrezione di una statua accolta come indiscutibile
segnale di Dio. Come se la Chiesa possa davvero farlo senza che si avverta il
riflesso tardivo di un'idolatria strapaesana. In un'operazione in fondo resa più
grande di quello che si può credere, anche perché riplasmata sul palcoscenico
editoriale di un grande quotidiano milanese attraversato da un illuminismo
intermittente. Come quello delle luci colorate che adornano il capo delle tante
madonne di plastica vendute a 5 euro sulle bancarelle ai lati della parrocchia
di S. Agostino a Civitavecchia.