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CALO DELL' IRC

(hanno pubblicato una versione ridotta)

Da ateo, la debacle dell'irc a scuola, con quel sonoro -37,6% alle
superiori, mi conforta poco. La rinuncia cosi' massiccia all'insegnamento
della religione, infatti, potrebbe significare protesta e rabbia, e non
consapevolezza e maturita'. Non dimentichiamo che una presenza cosi'
pervasiva, e tollerata anzi confortata dall'Amministrazione, del
cattolicesimo a scuola È un'anomalia tutta
italiana. Crocifissi a pioggia, visite parrocchiali, iniziative
filo-religiose e soprattutto ora di religione spesso convertita in ora di
catechismo, hanno trasformato prima l'Italia in uno stato etico e poi la
scuola nell'allevamento dei futuri credenti. Cio' ha stancato e
indispettito gli studenti i quali,
di fatto, non hanno mai potuto scegliere appieno di non avvalersi,
stretti come sono sempre stati fra un'alternativa inesistente o rabberciata
e un'indotta emarginazione rispetto ai compagni "cattolici". In uno stato
davvero democratico e davvero laico, lo studente non ha il dovere della
sottomissione alle (ex) maggioranze. Gli elementi della sua scelta devono
essere equivalenti: da un lato l'insegnamento "serio", quindi laico, della
religione cattolica, dall'altro un insegnamento alternativo egualmente
valido ed equamente offerto. Intanto possiamo discutere della
congruita' di insegnare il solo cattolicesimo nella scuola pubblica. Ma
fintanto che chi fa irc È uno studente di serie A e chi non se ne avvale È
costretto a ciondolare per i corridoi o, peggio, a rimanere in classe ad
ascoltare lezioni che in pieno diritto aveva scelto
di non ascoltare, sempre piu' studenti rifiuteranno questo insegnamento. E
faranno bene: sara' cosi' punita l'arroganza dell' "ubi major minor cessat",
di un sistema coercitivo che disprezza chi non vi si aggioga e di una
politica scolastica oramai territorio di conquista delle Curie.
              Calogero
              napoli@uaar.it