il mito del caos morale laico
Sam Harris dal Blog di Maurizio Colucci
Traduco il più recente articolo di Sam
Harris, che trovate in inglese a
questo indirizzo.
Nell'articolo Sam Harris affronta l'affermazione che Dio sia necessario per dare
un fondamento alla moralità. Harris demolisce quest'idea con particolare
chiarezza e concisione, per cui la lettura è doverosa anche per chi conosce già
le argomentazioni in questione.
Se volete approfondire il tema, non perdete
questa analisi fatta da Richard Dawkins nel suo bestseller "l'illusione di
Dio".
Il mito del caos morale laico
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Sam Harris è un autore interessato a religione, filosofia e neuroscienze. Tra i suoi libri: "La fine della fede" e "Letter to a Christian Nation".
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Non si può criticare a lungo il dogmatismo religioso
senza imbattersi nella seguente affermazione, proclamata come se fosse un fatto
evidente della natura: non esiste una base laica per la moralità. Secondo questa
logica, stuprare e uccidere bambini può essere sbagliato soltanto se c'è un Dio
che dice che è sbagliato. Altrimenti, giusto e sbagliato sarebbero mere
costruzioni della società, e ogni società sarebbe libera di decidere che
stuprare e uccidere bambini è in realtà un piacevole trastullo familiare.
Nell'assenza di Dio, John Wayne Gacy potrebbe essere una persona migliore di
Albert Schweitzer, se solo più persone fossero d'accordo con lui.
E' semplicemente sorprendente quanto sia diffusa questa paura di un "caos morale
laico", data la quantità di errori, sulla moralità e sulla natura umana, che
bisogna fare per metterla in moto nel cervello di una persona. Senza dubbio c'è
molto da dire contro il falso legame tra fede e morale, ma i seguenti tre punti
dovrebbero bastare.
1. Se un libro come la Bibbia fosse l'unico
fondamento affidabile per la moralità umana a nostra disposizione, sarebbe
impossibile (sia sul piano logico che su quello pratico) criticare questo libro
in termini morali. Invece è straordinariamente facile criticare la moralità che
si trova nella Bibbia, in quanto la maggior parte di essa è semplicemente
aberrante e incompatibile con una società civile. La nozione che la
Bibbia sia una guida perfetta per la moralità è davvero sorprendente, dato il
contenuto del libro. Il sacrificio umano, il
genocidio, la schiavitù, e la misoginia vengono regolarmente celebrati.
Naturalmente, il consiglio dato da Dio ai genitori è semplice e
tranquillizzante: ogni volta che i nostri figli vanno un po' sopra le righe,
dovremmo picchiarli con un bastone (Proverbi 13:24, 20:30, e 23:13-14). Se sono
così maleducati da risponderci, dovremmo ucciderli (Esodo 21:15, Levitico 20:9,
Deuteronomio 21:18-21, Marco 7:9-13, Matteo 15:4-7). Dobbiamo anche lapidare a
morte le persone per eresia, adulterio, omosessualità, lavorare di sabato,
venerare raffigurazioni divine [graven images], praticare stregoneria, e una
vasta gamma di altri crimini immaginari.
La maggior parte dei cristiani immaginano che Gesù abbia posto fine a tutta
questa barbarie e ci abbia consegnato una dottrina di puro amore e tolleranza.
Non è così. (Vedi Matteo 5:18-19, Luca 16:17, 2 Timothy 3:16, 2 Pietro 20-21,
Giovanni 7:19). Chiunque creda che Gesù abbia insegnato solo la Regola d'Oro e
l'amore per il prossimo dovrebbe rileggere il Nuovo Testamento. E dovrebbe fare
particolare attenzione al grande esempio di moralità che sarà sotto gli occhi di
tutti se Gesù mai ritornerà sulla Terra davanti a nuvole di gloria (ad es. 2
Tessalonesi 1:7-9, 2:8; Ebrei 10:28-29; 2 Pietro 3:7; e tutta l'Apocalisse).
Non è un caso che S. Tommaso D'Aquino pensasse che gli eretici andassero uccisi
e S. Agostino pensasse che andassero torturati. (Chiedetevi: quali sono le
probabilità che questi eccellenti studiosi della Chiesa non avessero letto il
Nuovo Testamento abbastanza attentamente da scoprire di essere in errore?). Come
fonte di moralità oggettiva, la Bibbia è uno dei libri peggiori che abbiamo.
Potrebbe benissimo essere il peggiore, se non avessimo anche il Corano.
E' importante notare che siamo noi a decidere
che cosa è buono nella Bibbia: noi leggiamo la Regola d'Oro e la
giudichiamo essere un brillante
distillato di molti nostri impulsi etici; poi leggiamo che una donna che venga
scoperta non vergine al matrimonio deve essere lapidata a morte, e (se siamo
persone civili) decidiamo che questa è la più vile follia che si possa
immaginare. Il criterio primario sono quindi le
nostre intuizioni etiche. Per cui la scelta davanti a noi è semplice:
possiamo avere una conversazione degna del ventesimo secolo sull'etica --
avvalendoci di tutti gli argomenti e di tutta la conoscenza scientifica che
abbiamo accumulato negli ultimi 2000 anni di discorsi umani -- oppure possiamo
confinarci da soli in una conversazione degna del primo secolo, quale è
preservata nella Bibbia.
2. Se la religione fosse necessaria per la
moralità, dovrebbe esserci qualche evidenza che gli atei sono meno morali dei
credenti.
Le persone di fede sostengono regolarmente che l'ateismo è responsabile per
alcuni dei crimini più sconcertanti del ventesimo secolo. Forse gli atei sono
davvero meno morali dei credenti? Mentre è vero che i regimi di Hitler, Stalin,
Mao e Pol Pot furono irreligiosi in grado variabile, tuttavia
non erano particolarmente razionali.
[Erano profondamente dogmatici e quindi, in un senso molto importante,
religiosi. NdM]
Anzi, i loro discorsi pubblici erano poco più
che deliri allucinati -- deliri sulla razza, sull'economia,
sull'identità, sul percorso della storia, sui pericoli morali
dell'intellettualismo. Sotto molti aspetti, la religione fu direttamente
incolpabile anche di questo. Considerate l'Olocausto: l'antisemitismo che
costruì i crematori nazisti, mattone dopo mattone, fu un'eredità diretta del
cristianesimo medievale. Per secoli, gli europei cristiani avevano considerato
gli ebrei come la peggior specie di eretici e avevano attribuito ogni male della
società alla loro presenza continuata tra i fedeli.
Sebbene l'odio verso gli ebrei in Germania si sia espresso in un modo
prevalentemente laico, le sue radici furono indubbiamente religiose -- e la
demonizzazione esplicitamente religiosa degli ebrei d'Europa continuò per tutto
il periodo. (Lo stesso Vaticano perpetuò le ingiurie razziste nei suoi giornali
fino al 1914.) Auschwitz, i Gulag, e i campi di
concentramento non sono esempi di cosa succede quando la gente diventa troppo
critica verso credenze ingiustificate; al contrario, questi errori testimoniano
i pericoli di non riflettere abbastanza criticamente su specifiche ideologie
laiche. Inutile dirlo, produrre un'argomentazione razionale contro la
fede religiosa non equivale ad abbracciare ciecamente l'ateismo come fosse un
dogma. Il problema che l'ateo espone non è altro che il problema del dogma
stesso -- di cui ogni religione ha una quantità fin troppo grande.
Non conosco alcuna società a memoria d'uomo che
abbia mai sofferto perché il suo popolo è diventato troppo ragionevole.
Secondo il rapporto sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite (2005), le società
più atee -- paesi come Norvegia, Islanda, Australia, Canada, Svezia, Svizzera,
Belgio, Giappone, Olanda, Danimarca e regno unito -- sono anche quelle più sane
e in salute, come indicano le stime su aspettativa di vita, livello di
istruzione, guadagno pro capite, uguaglianza tra i sessi, tasso di omicidi e
mortalità infantile. Al contrario, le 50 nazioni oggi classificate nei posti più
bassi dalle Nazioni Unite in termini di sviluppo umano sono saldamente
religiose. Naturalmente, questo tipo di dati correlativi non dicono in che
direzione vada il nesso di causa -- credere in Dio può produrre una disfunzione
sociale, una disfunzione sociale può alimentare una credenza in Dio, ogni
fattore potrebbe abilitare l'altro, o entrambi potrebbero nascere da qualche
fonte più profonda di problemi. Lasciando da parte le questioni di causa ed
effetto, questi fatti provano che l'ateismo è
perfettamente compatibile con le aspirazioni di base di una società civile;
provano anche, in modo definitivo, che la fede religiosa non fa nulla per
assicurare la salute di una società.
3. Se la religione fornisse davvero l'unica base oggettiva concepibile per la
moralità, dovrebbe essere impossibile porre una base oggettiva non teistica per
la moralità. Ma non è impossibile, anzi è molto facile.
Chiaramente, riusciamo a pensare a fonti oggettive di ordine morale che
non richiedano l'esistenza di un Dio che dà le leggi. In La Fine Della Fede, ho
sostenuto che le questioni morali sono in
realtà questioni di felicità e sofferenza. Se esistono modi di vivere che
accrescono o diminuiscono oggettivamente la felicità complessiva su questo
mondo, allora queste sarebbero verità morali oggettive. Non possiamo
sapere in anticipo se saremo mai nella posizione di scoprire queste verità e di
essere d'accordo su di esse (e questo è vero per tutte le questioni di fatti
scientifici). Ma se esistono leggi psicofisiche che determinano il benessere
umano -- e perché non dovrebbero esserci? -- allora queste leggi si possono
potenzialmente scoprire. La conoscenza di queste leggi fornirebbe una base
durevole per una moralità oggettiva. Nel
frattempo, tutto ciò che sappiamo dell'esperienza umana suggerisce che l'amore è
migliore dell'odio per lo scopo di vivere felicemente su questo mondo. Questa è
un'affermazione oggettiva sulla mente umana, sulla dinamica delle relazioni
sociali, e sull'ordine morale del nostro mondo. Sebbene non abbiamo niente di
simile a un approccio scientifico definitivo per massimizzare la felicità umana,
credo si possa dire con sicurezza che stuprare e uccidere bambini non sarà uno
dei suoi costituenti primari.
Una delle più grandi sfide che la civiltà nel ventunesimo secolo si trova a
fronteggiare è che gli esseri umani imparino a discutere le questioni personali
più profonde e che stanno loro più a cuore -- sull'etica, sull'esperienza
spirituale, sull'inevitabilità della sofferenza umana -- in modi che non siano
prepotentemente irrazionali. Niente ostacola
questo progetto più del rispetto che noi accordiamo alla fede religiosa.
Dottrine religiose incompatibili hanno frazionato la nostra società in comunità
morali separate, e queste divisioni sono divenute una fonte continuata di
conflitti umani. L'idea che ci sia un legame necessario tra la fede religiosa e
la moralità è uno dei miti principali che mantengono la religione in buona
posizione tra uomini e donne altrimenti ragionevoli. Eppure è un mito che si può
demolire facilmente.