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I progressisti cattolici divisi su Ratzinger: “E’ reazionario. No, ci sorprenderà”

AprileOnLine.Info n.246 del 23 aprile 2005


I fiduciosi.

L’abito non fa il monaco, recita un vecchio adagio popolare. Eppure l’abito bianco potrebbe fare il papa. In altre parole il nuovo vescovo di Roma Benedetto XVI potrebbe essere molto diverso dal prefetto Joseph Ratzinger, cane da guardia (sia detto con rispetto) dell’ortodossia cattolica. E’ quanto sperano diversi cattolici progressisti, nomi anche molto noti al grande pubblico. Raniero La Valle, esponente storico di quello che una volta si chiamava cattocomunismo, la vede proprio così: “Il primo atto del nuovo papa – scrive su “Liberazione” – è stato di discontinuità nella sorprendente scelta del nome”. Benedetto, infatti, è stato il nome del papa che condannò senza appello la prima guerra mondiale come “inutile strage”. Di più: “Chi non ha bisogno di dimostrare di essere ortodosso – continua La Valle – può avere più forza di un pallido innovatore”. E’ la speranza, in parte, condivisa anche da Dom Giovanni Franzoni, ex abate di San Paolo fuori le Mura , che sempre su “Liberazione” invita ad astenersi dalle previsioni e auspica un ridimensionamento del papato per favorire l’unità dei cristiani. E poi “Ratzinger è un conservatore intelligente”, dice il monaco benedettino. A proposito del nome scelto dall’ex cardinale, lo stesso pontefice si è riferito a San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa e fondatore dell'ordine monastico più importante della cristianità. Un collegamento che può essere interpretato in diversi modi: da un lato San Benedetto è stato l’evangelizzatore dell’Europa occidentale, oggi "scristianizzata", per la quale Ratzinger sembra voler riprendere con forza la richiesta di inserire le “radici cristiane” nella costituzione; dall’altra San Benedetto fu profeta della pace, del monachesimo dell’ “ora et labora”, della “collegialità” nelle questioni ecclesiali. Ancor’oggi sono i monaci ad eleggere il loro abate. Del resto Ratzinger ha annunciato che si recherà a visitare la basilica di San Paolo, che è anche un monaster o benedettino, prim’ancora di prendere possesso di San Giovanni, la cattedrale di Roma. Un fatto inedito, anche perché San Paolo è da sempre la basilica del dialogo ecumenico, impegno che Ratzinger considera prioritario nel suo pontificato, e un luogo che gode di un’aurea progressista ancor’oggi, nonostante le rimozioni di Franzoni e poi del suo successore.
Proseguendo nella rassegna dei “vedrete, ci sorprenderà”, troviamo Nichi Vendola, neo governatore della Puglia: “Ratzinger è uno dei teologi più acuti, più raffinati e dal pensiero più potente che io conosca al mondo – dice a “Libero”, promuovendo anche l’invettiva contro il relativismo etico pronunciata prima di diventare papa – “l'espressione 'relativismo etico' nel mondo della guerra infinita, nel mondo della riproducibilità tecnica dell'orrore, nel mondo di Beslan, nel mondo del turismo sessuale, è un'espressione che io credo adeguata ad indicare un problema”. Accidenti.
Tra gli “eminentissimi signori cardinali” c’è n’è uno, da sempre considerato progressista (anche se recentemente ha virato verso posizioni più tradizionaliste), che prevede già le svolte del neo-pontefice. E’ Willian Kasper, presidente del consiglio pontificio per l’unità dei cristiani, che in passato ha avuto più di uno scontro teologico con il prefetto per la dottrina della fede. Dice Kasper: “Sarà il Papa della riconciliazione e della pace. Mi ha colpito anche il fatto che abbia parlato molto positivamente sulla collegialità, e sulle decisioni del Concilio Vaticano II, che vuole continuare a realizzare”. Un “centrista”, il card. Achille Silvestrini, una vera personalità, ha sentenziato: “Benedetto XVI non sarà Ratzinger. È apertissimo e desiderosissimo di comprendere la realtà della chiesa e della società nelle sue dimensioni globali e profonde, e poi non dobbiamo dimenticare che l'elezione a Papa trasforma completamente l'uomo. È accaduto visibilmente per Papa Pacelli e per Papa Roncalli e, in maniera forse meno evidente, per lo stesso Paolo VI. Noi teologicamente la chiamiamo grazia di stato”.
Tra i progressisti, per sostenere Ratzinger, è dovuto scendere personalmente in campo il candidato dell’ala sinistra della Chiesa, quel Dionigi Tettamanzi che in molti davano per papabile. Tettamanzi, che è arcivescovo di Milano, ha dovuto inviare una lettera a sacerdoti e fedeli per “costringerli” a celebrare l’elezione di Benedetto XVI. A Milano, infatti, appresa la notizia, in molti hanno dimostrato anche pubblicamente la loro delusione per la mancata elezione del loro cardinale.
Ma l’apertura più significativa è quella del cardinale australiano Edward Cassidy, che lasciò la guida del consiglio per l’unità dei cristiani proprio in polemica con Ratzinger sulla contestatissima “Dominus Jesus”, nella quale il futuro papa ribadiva il principio “fuori della chiesa non c’è salvezza”. Diceva allora Cassidy: “Noi, nella pratica ecumenica che abbiamo, possediamo un orecchio sensibile che si accorge se si sta urtand o qualcosa. Loro [la congregazione di Ratzinger, ndr] invece hanno un modo scolastico per dire ‘questo è vero, questo non è vero’”.
Ora Cassidy però apre la porta al neo papa: “Nè conservatore nè liberale. Sulle questioni di fede ha un atteggiamento tradizionale, credo che su altri aspetti dove c'è maggiore libertà di ragionare, si comporterà in modo diverso”. “Per esempio - sottolinea l'alto prelato - mi è piaciuto molto, durante il suo primo discorso, il riferimento all'unità dei cristiani, l'idea dei contatti con le altre religioni. Con quello che ha fatto fino ad ora ha voluto dimostrare che ha l'intenzione di seguire il Concilio Vaticano II”.
Anche Hans Kung, teologo tedesco molto progressista e critico verso Giovanni Paolo II, lascia una porta aperta. Pur dichiarandosi deluso per l’elezione di Ratzinger gli regala una chance: “Chi entra cardinale progressista in conclave esce papa conservatore, e vivecersa”. E fa l’esempio di Giovanni XXIII, considerato (in realtà a torto ) un conservatore da porporato, mentre da Papa aprì il concilio e parlò anche agli atei. Tutto il contrario di Paolo VI che, da campione dei “liberal” divenne difensore dell’ordine contro il cattolicesimo del dissenso.
In ogni caso Kung, che considera il papa “un uomo del medioevo” gli concede “100 giorni” per dimostrare il contrario.
Tace Carlo Maria Martini, il cardinale rosso (non solo per la porpora). Ma in molti vociferano che l’elezione a larghissima maggioranza di Ratzinger sia in realtà merito suo. E che esista un “patto” tra i due: l’elezione in cambio di più collegialità e riforme. E già si parla di riammettere i divorziati e risposati ai sacramenti.

Gli scettici.

Di tutt’altro avviso, rispetto ai fiduciosi dell’illuminazione dello Spirito santo su Ratzinger, altri cattolici progressisti. Don Vitaliano della Sala, il prete no-global, è chiarissimo: “Da anni la sua congregazione sforna documenti tanto chiari quanto intolleranti e si contano a decine i pr ovvedimenti contro vescovi, teologi, sacerdoti e suore” colpevoli di non seguire alla lettera le indicazioni dottrinarie e di disubbidire al papa. Secondo Don Vitaliano “con il suo pontificato la curia romana tornerà ad essere accentratrice e dovremo dimenticare i gesti ecumenici, le discussioni sulla morale sessuale, sul celibato, sul sacerdozio alle donne”.
Particolarmente critica la rivista “Adista”, espressione del cattolicesimo di base, che in questi anni ha fatto le pulci ad ogni atto repressivo sia di Wojtyla che, ancor più, di Ratzinger.
“Adista” (www.adista.it) pubblicherà nel prossimo numero l’intervista a Franco Barbero, sacerdote “scomunicato”, proprio da Ratzinger che vi presentiamo in anteprima. In altri articoli, che pubblicheremo anche noi nei prossimi giorni, parlano diversi teologi progressisti. José Comblin, ad esempio si dice sorpreso dalla nomina del cardinale tedesco: “Pensavo che la scelta sarebbe stata più equilibrata” e Leonardo Boff, un’altra vittima illustre del porporato, dice: “Temo che questo inverno ecclesiale [quello di Wojtyla, ndr] continui. Che la Chiesa conoscerà un inverno ancora più rigido. [Benedetto XVI] è un uomo che guarda all’interno della Chiesa e che la protegge come un bastione: una strategia destinata al fallimento”.
“Con la designazione di Joseph Ratzinger come nuovo papa, la Chiesa ha portato a compimento la sua separazione dal mondo”, ha dichiarato lo storico Gerardo Caetano, direttore dell’Istituto di Scienze Politiche dell’Università della Repubblica dell’Uruguay. Molto duro anche il teologo cileno Àlvaro Ramis, secondo cui “i metodi applicati da Ratzinger per difendere la Chiesa ‘dalle nuove dottrine’ possono benissimo figurare tra le forme di violazione dei diritti umani applicate dagli Stati totalitari ai propri cittadini”: la scelta del collegio cardinalizio è caduta, sottolinea, sul “cardinale dalla traiettoria più conservatrice, più antiecumenica, più contraria all’apertura della Chiesa al mondo ”.
Del resto, sottolinea “Adista” non bisogna farsi molte illusioni anche sull’intervento dello Spirito santo: “Il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non come se fosse lui a dettare il candidato per cui votare”. Parole di un dissidente cattolico? No, di Sua Santità Benedetto XVI.
[Guido Iodice]