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CAVALLETTO

Il gesto, criminale e moralmente insufficiente, di colpire un primo ministro
con un villano oggetto da fotoamatore, lo respingiamo tutti e con
inderogabile fermezza. Tuttavia, un sistema politico palesemente immemore
della raffinata dignita' di un tempo, a mio parere non dovrebbe
scandalizzarsi se il capo del governo si transustanzia nel bersaglio fisico
del malumore popolare.
Oggi, con la solita molliccia retorica, tutti i partiti fanno a gara a chi
s'indigna e a chi condanna di piu'. Ma quante di queste voci, a sinistra ma
pure a destra, non ha visto realizzatosi un proprio desiderio sovversivo si'
eppure
liberatorio? E se lo fanno "loro", ne avra' ben donde il comune mortale.
Alla fin fine, il gesto dell'umile facitore di questa iconoclasta violenza
somiglia abbastanza, fatta salva ogni proporzione e dignita', a quello
dell'eroe Enrico Toti che, il 6 agosto del 1916, brandi' con eguale impeto
la propria stampella per scagliarla addosso al nemico. Oggi, il ministro, il
governo, tutta la politica, È "il nemico" per i molti italiani che, pur
sentendosi maltrattati dall'andazzo generale, non hanno la delinquenza
necessaria per tradurre il pensiero in azione. Se sottraiamo a questi
cittadini i loro motivi e le loro delusioni, sanando la
gestione della vita pubblica, anche certi "eroi" negativi e improvvisati
avranno meno ragion d'essere.