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Il cellulare
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Lo posso portare a scuola ? Lo posso utilizzare quando e quanto voglio ? Cosa dice la Legge ? E cosa mi suggerisce il buonsenso ? Mi sa mi sa che sta nascendo un nuovo boccone per le fameliche censure di Stato |
Cominciamo con una breve panoramica sui divieti - solo quelli un po' più... eccentrici - che si esercitano a scuola.
Poco tempo fa Angelo Bernardini, preside del liceo scientifico di Avezzano (L'Aquila), diventò famoso come "censore dei pantaloni a vita bassa"
In un istituto per il commercio di Sanremo, a metà degli anni '90, la minigonna divenne oggetto di un muro contro muro tra le studentesse e il preside, reo di aver vietato non solo la mini, ma anche i vestiti troppo scollati, i pantaloni strappati e la gomma da masticare.
Nel regolamento di una scuola media statale di Torino la lista dei divieti si conclude con l'invito a indossare la divisa scolastica, che "è vivamente consigliata", si legge. Lo stesso obbligo morale di cui parlava un Regio decreto datato 1 maggio 1925 (siamo in piena epoca fascista, ad appena due anni dal Regio decreto n° 1054 del 6 maggio 1923 noto come Riforma Gentile).
Se passiamo l'Atlantico, a Los Angeles vige il "no contact": almeno in una scuola media di Culver City, quartiere di Los Angeles, dove baci, carezze ed effusioni in pubblico, o anche scazzottate, sono sanzionati con richiami e convocazione dei genitori nell'ufficio del preside Jerry Kosh.
A New York il cellulare in classe è stato ufficialmente bandito, benché i genitori dei bambini dagli 11 anni in su pensino che i propri figli debbano essere costantemente rintracciabili soprattutto in una città "pericolosa" come quella.
E l'uso improprio del cellulare a scuola, com'è "visto" in Italia ?
Tenere i telefoni cellulari in classe, in Italia, è perfino oggetto di un divieto specifico, quello della Circolare Ministeriale 362 del 25 agosto 1998 (ministro dell'Istruzione: Luigi Berlinguer), per la quale trilli e vibrazioni si considerano elementi di disturbo e segno di mancanza di rispetto. Ma, beninteso, la suddetta Circolare non è mai stata osservata in pieno, nonostante che, dal '98 ad oggi, l'uso del cellulare si sia com'è noto ingigantito a dismisura. Anzi, probabilmente, proprio la massificazione del cellulare, che oggi è ben di più che un semplice telefono portatile, ha azzerato l'eccezionalità di possederne uno e ciò pone una oggettiva difficoltà a sanzionare un comportamento così vasto, totalmente condiviso e percepito come innocuo e molto gratificante (vedi il mio concetto di "minimo danno").
Da insegnante, non posso non notare che squilli e cicalini (anche se discreti, come spiego fra poco) sono all'ordine del giorno nelle mie classi, così come non mi sfuggono gli sguardi degli studenti che a volte sono concentrati più sugli sms in arrivo che sulla lezione. Giustappunto i "messaggini" sono recentemente finiti sotto accusa in un liceo scientifico di Frosinone, perché considerati veicolo di scambio di informazioni tra compagni durante i compiti in classe. Ma "la copia" tecnoclogica è ancora niente rispetto all'ondata di scambi pornografici tramite mms o il bluetooth del cellulare (vedi qualche esempio qui) che spesso è solo un atto goliardico ma altre volte si configura come una grave violenza sanzionata anche in sede penale.
Tutto ciò ha esasperato molti prof, e l'onda emozionale è arrivata fino a viale Trastevere, Roma, sede del Ministero della Pubblica Istruzione, e da lì si sta ricominciando a puntare i fucili contro i cellulari in classe; obiettivo primario: eliminarne la presenza; obiettivo secondario: ridurne l'impatto il più possibile.
Che ne pensano prof eccellenti ?
Gianfranco Giovannone è docente di Inglese in un liceo
di Pisa e scrittore esordiente con il libro intitolato Perché non sarò mai un
insegnante (Longanesi).
«I
telefonini - dice - circolano tantissimo e
sono sempre più tecnologici. A volte mi ritrovo fotografato dagli alunni, e
vengo anche male. Scherzi a parte, in questo caso un regolamento ci vuole. E poi
c'è l'uso subdolo, quando il cellulare diventa lo strumento-spia per far sentire
a casa le interrogazioni e raccogliere materiale per accusare i professori di
chissà quali ingiustizie».
Ma i docenti non possono chiedere ai ragazzi di mettere sul banco i cellulari
spenti? Secondo Marco Lodoli, scrittore (suo il "Bolle" del 2006), giornalista e
insegnante di Lettere in un istituto professionale romano, la faccenda non è così semplice:
«Io cerco di
farli spegnere, ma sono sempre pronte le motivazioni più varie per mantenerli
accesi. Poi ho appurato che i miei studenti hanno mediamente due cellulari a
testa, per non parlare di chi ne ha addirittura quattro. Il problema è che si
crea un clima di deconcentrazione, una svalutazione inevitabile di ciò che
accade in quel momento. E per chi fa lezione il concertino di messaggi è davvero
una seccatura».
La privacy
Le due opinioni illustri che ho citato pongono, a mio parere, almeno due questioni interessanti: l'uso "investigativo" del cellulare, con eventuale compromissione della privacy, e mantenimento dell'attenzione alle attività didattiche.
Il prof Giovannone chiama "subdolo" uno studente che registra una lezione, che a suo parere è scadente, allo scopo di dimostrare - magari al preside - che quel prof è insufficiente. Sarà pure un comportamento subdolo, ma non lo è certamente più di altri legalmente riconosciuti e condivisi quali, per esempio, quelli della polizia che intercetta telefoni e collegamenti internet per cogliere in fallo i fautori di varie attività illecite, o quelli di mamma e papà che rovistano fra diari e memorie dei loro figlioli a caccia di spinelli o di amori proibiti.
La differenza sostanziale non c'è: in ogni caso ci si avvale dell'inganno ma finalizzato a uno scopo virtuoso che è quello di svelare una ingiustizia, un errore, un illecito, un pericolo, ecc.
I prof, in genere, sono troppo gelosi della propria supremazia e dei propri diritti professionali per accettare che uno studentello qualunque possa metterlo in discussione con un clic del cellulare. Sarebbe pure ora di scendere a un razionale compromesso: se il prof insegna male, si affermi che questo è un fatto molto più grave dello strumento (quand'anche subdolo) attivato per smascherare la sua incapacità. Del resto, il modello predominante - quello televisivo - conferma in pieno che è proprio questa la direzione: cosa fanno trasmissioni come "Striscia la notizia" o "Le Iene" se non utilizzare strumenti subdoli per condurre indagini efficaci? Quegli studenti che filmano di nascosto il prof isterico, ingiusto, incapace o, peggio, molestatore, allo scopo di denunciarlo, non fanno solo bene ma, a mio parere, dimostrano di essere "avanti" nelle metodologie d'indagine, di essere efficienti, di andare al sodo e, quindi, di proporre una soluzione dell'eventuale problema immediata e garantita.
Rispetto a questo, non c'è modello educazionale che tenga. Il prof che fa il suo lavoro con dignità e correttezza non avrà nulla da temere, e probabilmente non sarà neppure mai oggetto di foto e filmini "compromettenti" da parte dei propri alunni. La sua privacy sarà tutelata comunque, non già da un'imposizione e dai divieti, ma semplicemente dal rispetto che lui saprà ottenere dai ragazzi perché lui saprà dare ai ragazzi.
L'attenzione
Sono abbastanza convinto che, in generale, la formazione dell'attenzione e dell'interesse non dipendano dall'ascoltatore ma dal dicitore. E, di conseguenza, penso pure che non si possa "obbligare" a stare attenti e a porre attenzione a ciò che viene detto o mostrato. Mi sembra perfino superfluo ricordarlo, dal momento che ciascuno di noi ha ampia e diretta esperienza di come siano noiosi certi libri, certi film, certe conferenze che sono impiantati male, sono organizzati alla rinfusa e sono proposti, quasi imposti, senza alcuna accortezza ai bisogni e alle caratteristiche dei fruitori a cui sono destinati.
A maggior ragione nel caso di una lezione, che ha l'ardire non solo di fornire informazioni ma di usarle a scopo formativo, deve essere puntigliosamente preparata nei sui contenuti ma soprattutto nei suoi aspetti comunicativi. Non dico sia facile, ma un prof ha il dovere morale di impegnarsi per realizzare una lezione in qualche modo godibile, interessante e utile. Non voglio certo dirottare le responsabilità, ma se si realizza un'azione didattica in siffatto modo, gli studenti sarà difficile che scelgano di distrarsi coi telefonini.
Le soluzioni
E finisco accennando alle soluzioni. In verità, se non condivido troppo che ci sia un problema, avrò difficoltà pure a focalizzare delle soluzioni. Prenderò a prestito quelle che ho raccolto in giro.
Perquisizioni personali: a parte l'eccezionalità dell'art. 68, 2° comma, della Costituzione (senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare), neppure nei casi "normali" è facile perquisire qualcuno. Va detto che il Codice Penale è abbastanza preciso su un pubblico ufficiale (quali sono anche i prof in servizio) che attui una perquisizione arbitraria: l'art. 609, infatti, lo punisce con 1 anno di reclusione. Quindi il tema è: quando è arbitraria una perquisizione? L'articolo 352 del Codice di Procedura Penale dispone la perquisizione personale in flagranza di reato, nel caso di evasione, nel caso si debba arrestare il perquisito, o infine quando ci sia tale urgenza da rendere impossibile un preventivo decreto di perquisizione. La perquisizione diventa abusiva quando vìola la libertà personale e quando il perquisente costringe o induce la persona alla perquisizione. In sostanza, perchè la perquisizione personale possa essere ritenuta legittima, ci deve essere la flagranza di reato o un caso di evasione, altrimenti si ha un abuso di potere. La perquisizione inoltre deve essere preceduta da un regolare decreto di perquisizione salvo l'esistenza di motivi di urgenza che non ne consentano la emissione. È evidente che detenere un cellulare non costituisce (ancora...) un reato, per cui il prof che dovesse farsi venire l'idea di perquisire uno studente allo scopo di levarglielo, commetterebbe un reato.
Sequestri: un'altra soluzione, stavolta molto più popolare e conosciuta, sarebbe quella di "sequestrare" (il virgolettato è per dire che non si tratta certo di un sequestro giudiziario - articoli ccp 316-320) il cellulare durante la lezione, previo restituirlo alla fine. In questo caso, il prof dovrebbe essere autorizzato dal Dirigente Scolastico a farsi consegnare (mai prendere con la forza!) il cellulare detenuto dallo studente, fondando questa sua autorità sul divieto esistente a livello ministeriale ed eventualmente anche interno all'istituto. Tuttavia la procedura è molto sfuggente nella pratica: il prof può solo chiedere che gli vengano consegnati i cellulari, ma di solito lo studente non è disponibile a "confessare" di averne uno e allora non gli darà niente. Se invece il prof coglie "in flagranza" lo studente al telefono, il fatto è più semplice; ma quanti studenti sono così poco avveduti?
Sanzioni disciplinari: se il prof accerta che c'è stato un uso illegittimo del telefonino, può chiedere alla presidenza di comminare una sanzione disciplinare. Normalmente, c'è una gradualità: un'ammonizione è quasi sempre sufficiente, ma non ci si preclude una sospensione con convocazione dei familiari; questa soluzione è benaccetta dalla scuola, giacché permette di rendere partecipe la famiglia del problema.
Accettare l'evoluzione e i nuovi legami in aula. Termino con questa non-soluzione che però è figlia di un ragionamento. Non siamo più nell'Ottocento, né nel periodo fascista né, d'altra parte, nella scuola sessantottina. In queste diverse ma egualmente lontane epoche, la scuola è stata la palestra di ogni esercizio regolamentatorio: chi voleva divise massificatrici per massificare gli alunni, chi voleva bacchettate sulle mani per "educarli", chi voleva - e ancora vuole - sottometterli a un crocifisso per arruolarli alla remissione della propria fede. Per fortuna, gli studenti sono stati sempre più avveduti dei rispettivi educatori, e quasi mai hanno acconsentito a far diventare merce di scambio la propria autodeterminazione. Oggi il loro pericolo è la censura di Stato. C'è uno Stato invadente e vessatorio che si insinua nelle famiglie e nelle personalità allo scopo dichiarato di migliorarle; ma se ne può dubitare, giacché questo Stato potrebbe voler controllare gli individui, potrebbe volerne fare i propri schiavetti acefali. La motivazione è evidente: chi non ragiona è più disponibile a votare e ad esprimere il consenso che qualcun altro vuole che debba essere espresso. Non a caso, questo Stato è associato a doppio legame con la Chiesa che sul blocco della conoscenza e dell'evoluzione è millenaria arrogante esperta.
Ciò premesso, vietare il cellulare in aula può essere inquadrato a buon diritto nel disegno generale dello Stato censorio. Nel senso che, a ben vedere, il problema appare oggettivamente sproporzionato all'allarme. Ancora una volta, il vero e unico problema che c'è è quello dei rapporti fra prof e studenti. A me, che i miei studenti ricevano telefonate o che mi chiedano il permesso di farne, non dà fastidio alcuno. Né da queste loro sporadiche e insignificanti distrazioni potrei mai dedurre un cataclisma didattico capace di pregiudicarne lo scrutinio. Probabilmente il prof medio (e io non lo sono...) si sente come offeso da quel cellulare; prende per spocchia l'attitudine dello studente ad usarlo in classe, e crede di ravvisare un attentato alla propria autorità nell'ingenuo e forse innocuo trillo.
Ovviamente devo tener fuori da queste mie libertarie considerazioni l'uso illegale e delinquenziale di questo comune oggetto del desiderio (mms pornografici e compagnia bella); ma ciò precisato, direi che dovremmo stare alla larga da leggi e da regolamenti liberticidi che, per tutelare o fingere di tutelare qualcuno o qualcosa, finiscono per blindare e ridurre le libertà e le possibilità di tutti. Il vecchio luogo comune recita: «La mia libertà finisce dove comincia la tua». Sembra un bel principio. In realtà proclama tutta l’insufficienza umana del liberalismo, libertà dei forti, e peggio che mai del liberismo, libertà dei divoratori. Io invece sono per una libertà naturale che la Natura deve all'essere umano, senza interferenze surrettizie e senza manipolazioni "genetiche" dovute alla potenza, all'autoritarismo e al colonialismo sulle coscienze. Sempre interessato a sbagliarmi, ma nel frattempo...