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CENSURE

Gentile dr. Augias,
il decretarsi delle censure televisive soprattutto a danno dei comici viene
imputato, almeno da alcuni giornali, al volere politico.
Bene, però non capisco il meccanismo. Per impedire che un comico dica delle
cose, necessita che quel comico sia pesantemente offensivo o che leda
diritti importanti del suo "bersaglio" o del pubblico che lo ascolta. Però
un comico professionista è tutt'al più irriverente ma non credo che possa o
voglia essere animato da volgarità d'interesse penale.
E già questa indecisione di quale cominicità debba o non debba essere
gradita è discutibile. Ma dal momento in cui tale comicità qualcuno decide
che sia meritoria di censura, come si agisce? Non certo in forza della
legge: non mi risulta che ci sia una legge che punisca chi prende in giro
"professionalmente" tizio e caio, quand'anche essi fossero di alto
liniaggio. Non certo in base a criteri morali, troppo vacui e poco
giustificativi del desiderio di proteggere l'ascoltatore. Quindi non resta
che la strada di una sorta di inciucio: tale persona di potere si reca dal
direttore del media accusato, gli soffia una raccomandazione sibillina e
questi, ossequioso, censura e fa approntare dall'ufficio stampa una qualche
motivazione strampalata ma buona per i palati del grosso pubblico.