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Studenti furbi*

 

Che furbi, questi miei studenti: pur di fare filone (bigiare, glissare, marinare) qualche giorno di studio col placet inconsapevole della loro scuola, l’itis Alessandro Volta di Napoli, hanno accettato, e con quale (finto, sicuramente) entusiasmo!, di andarsene a Firenze col loro professore; e per di più con quello meno adatto, che gli fa matematica applicata, severo, scadente e antipatico.

Moìne, sorrisi (fasulli, sicuramente) e “leccamenti” vari (si chiamano così, vero, i sentimenti di uno studente?) e mi hanno seguito cordiali e in fila sparsa, troppo sparsa, sul treno in partenza da Napoli. Le solite battute, barzellette censurate con un occhiataccia, un po’ di tressette, cordialità formali per ingannare le ore del viaggio. Alessandro sembra il più maturo; staremo a vedere. L’altro Alessandro è più piccolo, ma anche lui promette. E Andrea? Andrea è un bravo ragazzo, dovrebbe applicarsi di più, e mi sembra un po’ svanito… Benito?, sì, Benito è un timidone, non mi darà pensieri; ma il più timido di tutti è Carmine, dovrò farlo svegliare un po’; e come? E, soprattutto: perché? Ciro mi sembra il gigante buono, imparerò a conoscerlo. E’ Salvatore il più irruente, il ciarliere, l’agitato: meglio reprimerlo o godere della sua simpatia? Mah! Un prof normale lo saprebbe, ma io…

E poi c’è l’unica femmina, Stefania… Mannaggia, vuoi vedere che ho sbagliato? La mamma sembrava così preoccupata di mandarla a Firenze! La terrò d’occhio più degli altri. Come mia figlia, come un pezzo di me stesso. Ben’inteso, lo faccio solo per dovere, solo per il solito pavido dovere.

E poi siamo arrivati a Santa Maria Novella. Bagagli in mano, una ciurma in un paese straniero; io, il capitano Achab, che sbarco dalla nave e cerco di dominare otto balenotteri. Ma l’inter city 586 delle 10 e 36 non è il Pequod, e quegli strampalati ragazzi che già mi stanno crescendo attorno, delle balene che scodinzolano hanno in comune solo la libertà e la voglia di spruzzarmi un po’ d’acqua addosso, nell’ammirevole e difficile mestiere di una persona che cresce.

Che furbi, questi miei studenti: sembrano davvero dei ragazzi che vogliono rimanere con me (ma com’è possibile?), e magari trovarsi bene con me, e stare con me in un’aria un po’ più larga e fresca che non quella della nostra classe, dove le parole rimbalzano sui muri e fanno tremare un po’, solo un po’, certe croci di legno finto che dovrebbero stare solo altrove.

E due di quelli hanno perfino accettato (per blandirmi?) di intervenire a un congresso di atei sicuramente immorali e sporcaccioni. Che, difatti, hanno deglutito forte quando gli ho spiattellato di fronte la bellezza sfrontata di Stefania; e lei di sicuro avrà finto una timidezza che non ha, e ha potuto dire due parole di una semplicità estrema, sottile, tagliente. Caspita. Ma cos’è stato quell’applauso a scena aperta? Gli sporcaccioni avranno per caso apprezzato una studentessa di Napoli, per di più fieramente credente, che racconta della noia dell’ora di religione, e della insufficienza di cui pena la fede fra i giovani?

E che ci fa lì sul palco quell’Andrea di anni sedici, che fino al giorno prima era uno studentello alle prese con le mie feroci domande, e che adesso non ha problemi a dichiararsi ateo e a dirlo con un inusitato, arcigno impaccio?

Ci rimango quasi male quando il vecchio capo degli atei, che un’adolescente neppure dovrebbe sfiorarla, abbraccia Stefania e la complimenta fino a farle vacillare il sorriso e, chissà, forse pure il cuore. Scostati, lasciala, non la toccare. Quella è la mia studentessa, è… Accidenti, sono più scemo di come speravo: lei è solo una ragazzina che fra qualche mese si diplomerà, e chi la vedrà più. Chi la vedrà più. Chi la vedrà più… Sì, è stata brava, sincera, efficace; ma adesso basta con le sdolcinature, i miei ragazzi devono solo sgobbare e imparare, come tutti, come sempre.

Che furbi, questi miei studenti, ma io ho capito la manfrina: prendono in giro il prof, si fanno belli, lo accontentano dicendo quattro chiacchiere in un congresso di cui non gli importa niente, e lo aspettano al varco, a scuola, con un voto migliore e, chissà, un esame più facile di come sarebbe giusto.

E poi ci voleva pure l’intervista al giornale… E guarda tu quella come si pavoneggia, e quante frasi a effetto. Ma domani a scuola le faccio vedere io! Sembrano tutti degli attori forgiati, che dicono, parlano, discutono, rispondono. Li guardo da lontano per un immenso momento; sono grandi, sono grandi e maturi. Avrei voluto vederli crescere, invece posso solo spiarli di nascosto, mentre mi sfuggono di mano e si arrampicano sulla vita… E io sono perfino orgoglioso di quelle piccole figure impacciate e luminose mentre ignorano i silenzi di un prof capace solo di essere severo, scadente e antipatico.

No, non è finto il loro entusiasmo. E moine, sorrisi e leccamenti sono nient’altro che i miei pregiudizi. Ed è possibile, possibilissimo, che vogliano stare con me; magari non lo ammettono, nessuno studente lo ammetterebbe, ma è così. Ed io non potrò, non dovrò, non vorrò mai lasciar loro sulla guancia una carezza, che suggellerebbe la timidezza dei miei sentimenti.

Che furbi, questi miei studenti. Capaci di estorcere un affetto che si divincola dal cinismo e sale, sale… fino a dove io so che c’è solo il capriccio di un Caso cialtrone, ma anche dove non vorrò mai confutare loro di trovarci una luce, un suono, un abbraccio. Una eternità.

 * Commento alla partecipazione dei miei studenti della 5a L dell’itis Volta al sesto Congresso dell’UAAR-20/11/2004

 La risposta di Stefania »

Commenti da www.scrivi.com di:
La tua è prosa soprafina! pER MIE MOTIVI PERSONALI, STO SCOPRENDO SOLO
ALLA MIATARDA ETà CHE I PROFESSORI DI maTEMATICA TUTTO SOMMATO SON O A
VOlte persone di grandissima sensibilità! :-) Trovo al tua pagina molto
carina e dolce.. Poi sui contenuti (credo con Barcaccia che i giovani più
che furbi sino un po' spaesati e concordo con Quintiliano, anche se il
discorso andrebbe assai approfondito). Io sono credente, ma credi, non ho
nulla contro unapacata discussione con degli atei.. Non siamo in
guerra,abbiamo solo fedi diverse e d'altro canto la legna costa troppo,
per cui.. abbasso i roghi! ;-) Care cose, Andrea
Andrea E.
Ho appena finito il liceo, e posso assicurarti che fra i miei professori
ho trovato alcune fra le persone che stimo di più (ma anche che stimo
meno, in certi casi...). La mia ormai ex professoressa di latino citò un
giorno Quintiliano, secondo il quale l'insegnante deve essere a metà
strada fra un genitore e un giudice impassibile... né troppo distaccato,
né troppo poco. Comunque sia, non posso dimenticare il piacere di certe
chiaccherate (specialmente in occasioni come quella che descrivi) o la
sorpresa di scoprire punti in comune, affinità con chi era incaricato di
farmi crescere. Sorpresa di trovare così simile a sé un adulto, ma anche
sorpresa di scoprirsi così adulti... voto, MH
MH
Io vedo i compagni di classe di mio figlio, e non li vedo "furbi", ma solo
disorientati. Venendo da una elementare e da una scuola media da brivido,
ho trovato delle superiori al di là di ogni possibile proapettiva.
L'insegnate non deve essere autoritario ma autorevole e lì tutta la
differenza. Poi gli alunni crescono e vanno, come è giusto che sia. b
Barcaccia