Laicità vo' cercando
il Ratzinger va dal Ciampi
Dalla Fonte del Quirinale http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=27364 riporto il discorso pronunciato dal presidente Ciampi al papa in occasione della visita ufficiale fatta da questi.

Il discorso del presidente, a mio parere,
vacilla in più punti. 1. "Il popolo italiano..."; no, presidente: semmai
i cattolici, e neppure tutti. 2. "Il legame fra la Santa Sede e l'Italia è un
modello esemplare di armoniosa convivenza e di collaborazione". Direi di più
e di peggio. 3. Benino il passaggio sulla laicità, ma nessun accenno all'ateismo
o all'astensione religiosa; sembra che gli italiani siano soltanto differenziati
su varie religioni (si parla solo di credo religioso)... 4. "Condividiamo
valori fondamentali: il rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere
umano, la famiglia, la solidarietà, la pace". Avrei precisato che nello
stesso tempo non abbiamo nulla in comune coi "valori" di marca cattolica, come
la famiglia, la scuola e l'amore come li intendono loro. 5. "I Vescovi, il
clero, sono profondamente inseriti nella vita della società italiana. Il
volontariato, la solidarietà, sono patrimonio comune di laici e di cattolici".
Questa il presidente se la poteva risparmiare. Volontariato e solidarietà sono
monopoli parrocchiali, e i complici sono proprio quei laici che non hanno mai
proposto alternative. 6. "l'Italia sa di avere profonde radici cristiane".
Assist micidiale. 7. "Vi sono valori ed obiettivi condivisi da tutte le
genti: [...] l'istruzione; la dignità della donna; la protezione dell'infanzia;
il progresso civile ed economico". Ciampi finge di ignorare le posizioni
vaticane su ciascuno di questi temi? Istruzione-catechismo, donna-vassalla,
bambini-che-vengano-a-me, progresso-oscurantismo...
Data: 24-06-2005
Descrizione: Indirizzo di saluto del Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi a Sua Santità Benedetto XVI in visita ufficiale al Quirinale
VISITA UFFICIALE DI
SUA SANTITA' BENEDETTO XVI
INDIRIZZO DI SALUTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
Palazzo del Quirinale, 24 giugno 2005
Santità,
nell'accoglierLa con gioia nel Palazzo del Quirinale, Le porgo un
commosso benvenuto, certo di interpretare un sentimento profondo del popolo
italiano, confermato dalla presenza in questa sala dei Presidenti Emeriti e
dei rappresentanti delle massime istituzioni della Repubblica.
Il Quirinale evoca momenti importanti della vita della Chiesa
Cattolica e dell'Italia; le testimonianze della sua origine e della sua
storia vi sono custodite gelosamente.
Mi rallegro di poter riprendere con Lei il colloquio, intenso e
schietto, avviato lo scorso 3 maggio in Vaticano, a pochi giorni dalla sua
assunzione al Soglio Pontificio.
L'Italia vive con sentita partecipazione la presenza a Roma della
Santa Sede e del Sommo Pontefice.
Il popolo italiano, che ha vissuto con commossa intensità la scomparsa
di Giovanni Paolo II, alla cui memoria va il nostro affettuoso pensiero, ha
accolto festosamente la Sua elezione al Pontificato.
Ella, Santità, è di casa nel nostro Paese: condivide da più di venti
anni la vita di Roma e dell'Italia. Nei Suoi primi incontri con i miei
connazionali, a Roma e a Bari, ha già toccato con mano l'affetto del popolo
italiano nei Suoi confronti.
Il legame fra la Santa Sede e l'Italia è un modello esemplare di
armoniosa convivenza e di collaborazione.
Io stesso sono solito mostrare ai miei ospiti stranieri di qualunque
religione, dal Torrino del Quirinale, belvedere al centro di Roma, il
panorama della città, sul quale svetta la cupola michelangiolesca di San
Pietro.
Sono orgoglioso di poter dire loro: là vi è un altro Stato, lo Stato
della Città del Vaticano; ecco un esempio tangibile di come si possono
comporre, in spirito di pace, le controversie fra gli Stati.
Con lo stesso orgoglio affermo, come Presidente della Repubblica
Italiana e come cittadino, la laicità della Repubblica Italiana. La
Costituzione Italiana, all'articolo 7, recita: "Lo Stato e la Chiesa
Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro
rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi".
Il rinnovato Concordato del 1984 ha chiarito e rafforzato
ulteriormente le nostre relazioni, basate sul pieno rispetto di questi
principi.
La necessaria distinzione fra il credo religioso di ciascuno, e la
vita della comunità civile regolata dalle leggi della Repubblica, ha
consolidato, nei decenni, una profonda concordia fra Chiesa e Stato.
La delimitazione dei rispettivi ambiti rafforza la capacità delle
autorità della Repubblica e delle autorità religiose di svolgere appieno le
rispettive missioni e di collaborare per il bene dei cittadini.
Condividiamo valori fondamentali: il rispetto della dignità e dei
diritti di ogni essere umano, la famiglia, la solidarietà, la pace.
Constato di persona, nelle mie visite alle province d'Italia, che
questa collaborazione è radicata, e opera con successo, nella multiforme
realtà del nostro Paese. Ha a cuore, in particolare, la formazione dei
giovani, l'assistenza ai bisognosi.
I Vescovi, il clero, sono profondamente inseriti nella vita della
società italiana. Il volontariato, la solidarietà, sono patrimonio comune di
laici e di cattolici.
Santità,
l'Italia sa di avere profonde radici cristiane, intrecciate con quelle
umanistiche. Basta visitare le sue città, i suoi borghi antichi, ammirare le
sue Cattedrali, la sua arte: da Giotto a Dante Alighieri.
I grandi ordini monastici, evocati anche dal nome di Benedetto, hanno
irradiato ricchezza spirituale dalla penisola fino al Nord dell'Europa.
Il patrimonio cristiano e umanistico della civiltà italiana è un
elemento unificante della identità europea.
L'Italia è uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea; il futuro
della nazione italiana è ad essa strettamente legato.
Questo storico progetto unitario, che ha dato oltre mezzo secolo di
pace ai popoli dell'Unione, è oggi sottoposto ad una prova impegnativa.
Il popolo italiano l'affronta con fiducia, con la piena consapevolezza
che l'unità dell'Europa non è un'utopia, non è un accidente della storia.
Il legame fra l'Italia e la Santa Sede alimenta una crescente
collaborazione anche di fronte ai problemi del mondo.
L'indifferenza per le ingiustizie e per le disuguaglianze ha
contribuito e contribuisce a scatenare lutti e tragedie.
Quegli sconvolgimenti, così come le speranze che si dischiudono
all'inizio del XXI secolo, sono un costante ammonimento: i popoli non sono
estranei l'uno all'altro; la ricchezza per pochi alimenta l'estremismo; non
può esservi un autentico progresso senza rispetto dei principi morali e dei
diritti di tutti.
Vi sono valori ed obiettivi condivisi da tutte le genti: la giustizia;
la pace; l'istruzione; la dignità della donna; la protezione dell'infanzia;
il progresso civile ed economico.
L'impegno per il consolidamento di un ordine internazionale, ancorato
al rispetto della persona umana e al primato del diritto, richiede un
dialogo intenso e costruttivo fra le culture e le religioni, ai fini del
superamento delle disuguaglianze e dei conflitti.
Abbiamo più che mai bisogno delle Nazioni Unite. La verifica, nel
settembre prossimo a New York, dell'attuazione della Dichiarazione del
Millennio, è una occasione solenne per riaffermare la convivenza fra tutte
le Nazioni.
La comunità internazionale è chiamata a dare sostanza ad una nuova
cooperazione fra Paesi ricchi e Paesi poveri, contro la povertà, contro la
fame e le epidemie.
Santa Sede e Italia possono contribuire, ognuna per la propria parte,
ad ampliare lo spazio della ragione e del dialogo fra i popoli.
Condividiamo in particolar modo l'ambizione di contribuire a risolvere
equamente il conflitto israelo-palestinese; e di restituire il Mediterraneo
alla sua naturale vocazione di luogo d'incontro, di dialogo, di
conciliazione tra culture e fedi diverse.
Santità,
sorretto da un radicato sentimento etico e religioso, convinto custode
della Costituzione della Repubblica Italiana e dei principi che la animano,
Le rivolgo, a conferma del significato profondo che avverto in questa Sua
gradita visita, il fervido e affettuoso auspicio che la luce della Sua mente
e il calore del Suo cuore l'accompagnino nel felice svolgimento del Suo
apostolato di giustizia e di pace fra tutti i popoli, di concordia fra tutte
le civiltà.