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Come scrocifiggere lo Stato

di Marcello Montagnana

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Oppure, se ne vuoi prima sapere qualcosa, leggi qui di seguito:

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Il 10 settembre 2004 Marcello Montagnana morì improvvisamente, mentre era in vacanza su un’isola greca insieme alla moglie. Il professor Montagnana aveva appena terminato di scrivere Come scrocifiggere lo Stato, un’opera che l’UAAR (di cui Montagnana era socio) è felice di poter pubblicare sul proprio sito, rendendo così disponibile a tutti un documento unico sulle battaglie che si sono combattute, negli ultimi due decenni, per rimuovere il simbolo cattolico dagli edifici pubblici. Battaglie combattute per affermare compiutamente il supremo principio costituzionale della laicità dello Stato e che, altrimenti, rischierebbero di cadere nell’oblio.

[dalla postfazione di R. Carcano]

Il libro è disponibile per il download: puoi stamparlo o distribuirlo purché non venga modificato e siano chiaramente specificati l’autore e la fonte: www.uaar.it

Luogo originale del download: http://www.uaar.it/uaar/campagne/scrocifiggiamo/44.html

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PREFAZIONE

di Soile Lautsi e Massimo Albertin

 

Nell’aprile del 2002 facevo parte del Consiglio d’Istituto delle scuole medie frequentate dai miei figli. Avevo già fatto parte del consiglio di circolo delle scuole elementari in anni precedenti; la scuola a cui avevamo iscritto i nostri figli faceva parte di un corso sperimentale denominato “Scuola Europea” e, forse anche per questo motivo, fra i loro compagni si potevano trovare ragazzi di svariata provenienza: c’erano dei mezzi olandesi, dei mezzi tedeschi, ragazzi americani, ragazzini adottati di provenienza africana e sud americana, figli di turco-siriani, immigrati albanesi e ucraini. Insomma, pur frequentando una

scuola di provincia, i nostri figli (mezzi finlandesi) avevano l’occasione di vivere la ricchezza della varietà di cui può essere composta la società moderna. Già nel nostro impianto educativo avevamo impostato infatti la diversità come arricchimento: non passa occasione in cui non si confronti la realtà della società italiana in cui viviamo con quella della società finlandese da cui proviene Soile. E bisogna dire che si tratta di un confronto alquanto desolante per la maggior parte delle situazioni che si provano a paragonare: dal sistema sanitario a quello scolastico, dalla sicurezza sociale alla qualità dei servizi, dalla vivacità del tessuto civile alle valutazioni di carattere economico l’Italia sembra regolarmente “arretrata” rispetto a una società che d’altronde abbiamo sempre guardato come esemplare. C’era un punto che comunque, da laico, mi inorgogliva nel confronto Italia/Finlandia: da noi non c’è più la religione di stato dal 1984, mentre quella luterana è ancora la religione di stato in Finlandia. E nelle discussioni familiari all’inizio questo segnava un punto a favore mio. Ma il “vantaggio” è durato poco. E’ bastato infatti cominciare a vivere la realtà scolastica dei nostri figli per capire quanto sia diverso il teorico impianto legale dello Stato, dalla sua applicazione pratica. Me ne sono accorto ancor più quando, con Soile, siamo andati presso gli uffici della parrocchia da cui proveniva e in cui era registrata; aveva deciso infatti che, essendo stata battezzata, non voleva più far parte della chiesa luterana. Io ho atteso cinque minuti in automobile fuori dagli edifici parrocchiali, poi lei è uscita sorridente dicendomi: “Fatto!”. Aveva trasferito la sua registrazione anagrafica dalla chiesa allo stato. Senza raccomandate, senza minacce, senza appigli a leggi come quella sulla privacy. E chi si toglie dai registri parrocchiali (adesso si fa anche da casa, via internet) non paga più le tasse alla chiesa! Che differenza con l’Italia e col perverso meccanismo dell’ 8x1000…

E a scuola? Subito, fin dalla materna, due ore di Insegnamento della Religione Cattolica (IRC). E tutte le trafile per cercare di avere le ore all’inizio o alla fine dell’orario scolastico, le capriole burocratiche per far uscire i bambini se avevano tale fortuna o per affidarli ad ore alternative utili nel caso capitassero in ore centrali. Un problema tutt’ora perdurante, anche se i ragazzi, ormai alle superiori, godono dell’ora d’aria dovunque essa sia posizionata, nell’invidia di chi è costretto da genitori conformisti a restare a frequentare quell’inutile ora. In questo contesto, come non gioire alla notizia della sentenza 439 del 1° marzo 2000 che assolveva Marcello Montagnana e dava un appiglio legale per cercare di liberarsi di quel simbolo di disuguaglianza che accompagnava le nostre vicende scolastiche fin dall’inizio? Un primo tentativo di far togliere i crocifissi dalla aule lo avevo compiuto infatti quando facevo parte del Consiglio di Circolo delle elementari, nel ’98; avevo allora cominciato a conoscere le famigerate circolari del ventennio fascista che avevano sancito l’obbligo all’esposizione di quell’icona. E avevo conosciuto il parere del Consiglio di Stato del 1988 che vincolava così fortemente l’istituzione

scolastica. Almeno a detta di Direttori didattici e dei consiglieri insegnanti. Ma la vicenda Montagnana aveva cambiato le cose. Noi non avevamo, e non abbiamo, la preparazione teorica, la storia personale la volontà e la costanza dimostrata dai coniugi Montagnana nelle loro vicende. Loro si sono esposti in prima persona con quei gesti di disobbedienza civile che caratterizzano le persone con alto senso dello Stato e del dovere civico. Hanno dimostrato coraggio, perseveranza, costanza e testardaggine, ottenendo infine un risultato encomiabile e fondamentale nella storia del cammino verso la

laicità di questo Stato. Noi ne abbiamo solo fatto tesoro.

Certamente occorre una forte unità familiare per difendere i giovani figli che si trovano proiettati, loro malgrado, in vicende che ancora non capiscono e che li fanno soffrire e sentire diversi, durante il loro svolgimento. Ma l’impressione è che col tempo tali esperienze li aiutino a crescere e a formarsi un carattere e un senso della società come altrimenti difficilmente avviene. La nostra storia, come (posso immaginare) anche quella della famiglia di Adel Smith, è solo una delle storie con cui si viene a formare una vicenda civile come quella dell’esposizione dei crocifissi nei luoghi pubblici. E dispiace che a

scriverla debbano essere cittadini comuni come noi, mentre esponenti di altissimo livello come Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio, ministri e deputati, spesso remino contro. Ma non contro di noi, cittadini diversi, esponenti di una minoranza mal considerata e mal rappresentata; bensì contro lo Stato che essistessi dovrebbero per primi rappresentare e difendere. Perché la difesa ad oltranza del crocifisso nei luoghi pubblici, significa non tanto la difesa di un’idea, di un principio, di un simbolo religioso, quanto la difesa di privilegi acquisiti da uno Stato straniero, il Vaticano, che attraverso queste difese, attraverso la marcatura del nostro territorio con i loro simboli, rafforza i vantaggi economici e di potere di cui gode e che continuano ad espandersi. Vedi la recente immissione di migliaia di insegnanti di religione cattolica

scelti dalle curie e pagati dallo Stato o l’esenzione dall’ICI di edifici a carattere religioso seppure adibiti a fini commerciali.

Avremmo voluto conoscere personalmente Marcello Montagnana. Non ci eravamo resi conto, prima della lettura di questo libro, quanto la sua forza, la sua costanza, la sua preparazione, la sua coerenza siano state le fondamenta su cui si può cercare di costruire uno stato realmente laico, uno stato che guarda verso un’Europa di civiltà e progresso, piuttosto che verso società teocratiche ed integraliste in cui la religione e le sue interferenze nella vita civile, che avvengono anche attraverso simboli come può essere il crocifisso, rendono impossibile qualsiasi forma di convivenza tra persone che la pensano in modo diverso. Questo libro è il racconto di una vicenda fatta da molte storie. Una vicenda che non finisce con la morte di Montagnana e i cui contorni sono da lui delineati con completezza, chiarezza e passione. E non ponendosi certo come scopo il banale sostegno alle proprie tesi, anzi: il racconto in terza persona vuole proprio sottolineare l’aspirazione a un’obiettività che traspare da ogni pagina. Una vicenda da cui si evince chiaramente come da un lato ci sia la difesa, sulla

propria pelle, della legalità, dei valori supremi e fondanti della nostra società. E dall’altro ci sia la difesa disperata di privilegi e vantaggi, di un potere acquisito che si cerca di mantenere anche a scapito delle regole che noi stessi ci siamo dati.

E, parafrasando Kant, senza il rispetto delle regole non c’è libertà.

 

Agosto 2005

 

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