Ecco le foto del concerto di fine anno 2006. In questa collezione, non tutti i protagonisti sono stati ripresi: cercherò di rimediare appena possibile; anzi, se ne avete, inviatemele via email. I ragazzi sono stati tutti eccezionali. Bravi !
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CONCERTO DI FINE ANNO
Anche stavolta gli studenti hanno dimostrato di essere straordinari e bravissimi. Ce n’era bisogno? Sì, ce n’era bisogno: noialtri prof li vediamo spesso solo da un punto di vista svantaggiato che è quello della cattedra. Da “lassù” gli studenti sono piccoli, anonimi nella massa e pronti a farci fessi. Ma “per fortuna” ogni tanto si dà l’occasione per stare insieme a loro fuori dalle gabbie, fuori di rapporti schematizzati. E il «Concerto di fine anno», avviandosi a diventare una tradizione consolidata, è forse la migliore di queste occasioni.
Quest’anno l’ònere-onore di coordinare gli studenti musicisti è toccato a tre disomogenei agiografi di Erato, uniti però dalla propensione al sacrificio e dalla gioia di regalare qualche ora extra della propria esistenza agli studenti del Volta. La professoressa Fiore, il musicologo Ioimo e, ben più immeritatamente, il sottoscritto, hanno raccolto così le richieste dei ragazzi a formare un gruppo musicale per poter salutare l’anno scolastico in un modo impegnato ma pure divertente. E per la verità l’esperienza ha dimostrato che l’impegno è stato molto, ma molto superiore al presunto divertimento che poteva far sospettare un progetto del genere.
Ragazzi straordinari e bravissimi, come ho detto: tutti, nessuno escluso. Anche quelli che, per oggettive motivazioni di massimizzazione dei risultati, non hanno saputo superare le necessarie benché amichevoli selezioni. La prospettiva era a dir poco disarmante: solo un mese per capire chi poteva suonare e cantare, cosa poter suonare e cantare, montare e chiudere i brani, assegnare le parti, organizzare la complessa macchina, e far compatire tutto con la prioritaria attività didattica e le mille esigenze di ciascuno. A questo aggiungiamoci l’insufficienza dei mezzi a disposizione e alcune “trappole” burocratiche da evitare, e abbiamo ottenuto un quadro solo simile a ciò che tutti hanno affrontato e risolto.
Episodi e aneddoti ne abbiamo avuto tali da poterci scrivere un manuale per chi ci vorrà avvicendare. La piccola cantante di 1° B, brava ma intimidita al punto da rinunciare quasi subito; il “Tiziano Ferro” di 5° X, dalla voce davvero struggente; lo spilungone della 2° N, simpaticissimo e molto caratterizzato; le due amiche della 5° G, dalla voce cristallina e dalla determinazione encomiabile; per non parlare degli strumentisti: a cominciare dal tastierista della 5° X, arruffato “capomastro” e raffinato interprete; e poi il maturo batterista della 3X, una garanzia di soluzione; i suoi colleghi di 3° D e 1° L, che hanno dimostrato il giusto equilibrio fra capacità e umiltà; e il chitarrista di 4° L, più abile con gli accordi che in statistica… Siamo stati una masnada di utopisti sempre alle prese con fili attorcigliati, microfoni a intermittenza e suoni sregolati; spesso abbiamo dovuto trovare gli accordi di un pezzo lì sul “campo”, spesso i provinanti hanno dovuto aspettare gli altri senza poter esibirsi; spesso abbiamo dovuto ritoccare e tagliuzzare qua e là, eliminare e aggiungere, modificare e inventare soluzioni. Ma sempre, sempre, sempre siamo stati “un gruppo”, solidale negli imprevisti e pronti a migliorare. Una fatica indicibile per una gioia che ci ha fatto lacrimare. Eh sì, perché il vero progetto non era il concerto di fine anno, ora lo posso confessare; il vero progetto non era strimpellare chitarre e battere sui piatti; il vero progetto non era vedersi scritto sul manifesto. Il vero progetto era semplicemente trovare un’occasione per volerci bene. Mi pare, ci pare, d’esserci riusciti. Di più non speriamo. |