Attività sovversive
IL CONCILIO DI TRENTO
1542-1563
(Fonte: www.cronologia.it)
Con
la pace di Cateau-Cambresis (1559), l'Italia passa di fatto sotto il dominio
spagnolo, presentando una situazione che rimarrà a lungo statica e uniforme.
Le
trasformazioni che si avvertono nettamente negli ultimi decenni del Cinquecento
sono da imputare anche ad un fattore storico: la Riforma Protestante, destinata
a dividere l'Europa e a modificarne nettamente l'assetto politico.
L�esigenza di riformare la Chiesa non era nuova e aveva già caratterizzato la
storia religiosa a partire dal Medio Evo: si pensi ai "movimenti pauperistici"
(che predicavano il ritorno alla povertà evangelica) e al formarsi di sette
ereticali, condannate dalla Chiesa. Anche l'Umanesimo aveva espresso esigenze
fortemente innovatrici, in Italia e all'estero. Si ricordino le personalità di
Erasmo da Rotterdam e di Tommaso Moro, il primo si pronuncia a favore di un
ritorno ai costumi evangelici e ai valori della tolleranza universale; il
secondo vagheggia, attraverso l'Utopia, un radicale cambiamento di tipo
politico-religioso.
Assai
diversa risulterà la lacerazione cui darà luogo il monaco agostiniano tedesco
Lutero Martino. (1483-1546). La sua azione, che si proponeva di combattere la
corruzione del clero colpì ben presto, in maniera radicale, gli stessi principi
e dogmi (1) della fede, soprattutto nella misura in cui
si potevano giustificare e rafforzare il potere dell'organizzazione
ecclesiastica. Lutero (vedi) auspica un rapporto
diretto fra il credente e Dio (Sacerdozio Universale), che rende irrilevante la
mediazione dell'autorità religiosa. Ma le ragioni delle Riforma non sono solo
religiose e ideologico-culturali. Ad essa si accompagnano motivi di carattere
politico e sociale, che esprimono anche l'esigenza di sottrarsi all'egemonia dei
poteri tradizionali (rappresentati essenzialmente dall'imperatore e dal Papa),
con le loro particolari strutture economiche e di governo.Dalla riforma di
Lutero prendono via altri orientamenti come il Calvinismo
(vedi)(fondato da Giovanni Calvino,
1509-1564).
Per
trovare una soluzione ai problemi derivanti dallo scisma e appianare i contrasti
e reinterrogarsi sui principi del Cristianesimo la Chiesa ritenne opportuno
convocare un concilio, soprattutto sulla pressione dell'imperatore e dei
cardinali erasmiani. Non essendo ancora esaurite le speranze che esso fosse la
grande occasione della riunificazione, fu scelta una sede prossima ai confini
del mondo germanico culla della Riforma: la città di Trento.
Al
gruppo dei fautori del "dialogo" appartenevano, tra gli altri, i cardinali
Reginald Pole (1500-1558), Jacopo Sadoleto (1477-1547) e Giovanni Morone.
Indetto nel novembre 1542, il Concilio ebbe inizio il 13 dicembre 1545. Fu
trasferito a Bologna nel marzo 1547 e sospeso nel febbraio 1548. Riaperto a
Trento nel 1551, fu interrotto nel 1552 per circa un decennio e ripreso nel
gennaio del 1562. I lavori si conclusero il 14 dicembre 1563. Durante la più
lunga interruzione si svolse il pontificato di Paolo IV, Gian Pietro Carafa
(1555-1559, si era distinto nel 1542, ispirando il pontefice Paolo III ad
istituire il Santo Uffizio (2) dell'Inquisizione
generale romana, unificando l'attività inquisitoriale fino allora esercitata dai
vescovi nelle singole diocesi), la cui intransigenza ed intolleranza diedero il
colpo definitivo alle residue tendenze riformatrici in seno alla Chiesa e
dispersero gli ultimi nuclei protestanti ancora presenti nella penisola. Furono
allora sottoposti a processo anche i cardinali Pole e Morone e l'organismo
ecclesiastico fu spinto ad irrigidirsi nei confronti delle istanze che venivano
dal mondo protestante e dalla cultura rinascimentale.
Le
due correnti che si scontrarono nel concilio e che finirono poi per convergere
furono quella che tendeva a porre in primo piano le riforme morali e
disciplinari e quella che intendeva accantonare questi problemi (lasciandoli
all'autorità del pontefice) per dare al concilio la funzione esclusiva di
pronunciare una condanna contro le dottrine protestanti.
In
definitiva, il concilio riuscì a realizzare un compromesso tra i sostenitori
delle due posizioni e a raggiungere un orientamento unitario.
Respinta la teoria della giustificazione per fede, il concilio dette una nuova
fisionomia alla Chiesa: ribadì la superiorità dei pontefici sui concili,
riaffermò il magistero vincolante della storia secolare del papato romano e il
valore assoluto della tradizione patristica e conciliare in quanto recepita e
approvata da Roma. Furono confermati, secondo la tradizione, il numero dei
sacramenti e la loro efficacia; l'interpretazione ufficiale delle Sacre
Scritture fu riconosciuta come la sola valida, contro la teoria del libero
esame.
La
riorganizzazione dei vecchi ordini religiosi e la normalizzazione delle nuove
congregazioni, l'obbligo della residenza per i vescovi, la riforma dei costumi
del clero secolare, la costituzione dei seminari, quei decreti tridentini, cioè,
che al momento della loro formulazione provocavano dispute assai meno vive di
quelle che si accendevano sulla grazia, costituirono le pietre angolari su cui
per i secoli successivi doveva reggersi l'edificio della Chiesa di Roma.
Importante fu infine il riconoscimento che le decisioni del concilio avrebbero
avuto validità soltanto dopo l'approvazione del Papa. Raccolte nella
Professio fidei tridentinae, esse furono infatti approvate e pubblicate da
Pio IV il 13 novembre 1564. In tal modo il concilio ribadiva solennemente il
tradizionale ordinamento gerarchico della Chiesa, culminante nella indiscussa ed
assoluta autorità del pontefice.
L'applicazione delle norme conciliari fu tutt'altro che agevole, non solo per la
resistenza opposta dall'incrostazione di vecchi e perniciosi abusi, abitudini,
passività, ma anche perché a lungo continuarono a sussistere atteggiamenti più
aperti verso le nuove istanze religiose, una volontà di discussione che il
papato non intendeva più consentire. Una volta eliminate le incertezze che si
erano create nel campo dogmatico, l'individuazione e la condanna degli eretici
divennero più facili con i conseguenti roghi o le abiure che concludevano i più
frequenti processi dell'Inquisizione.
Nell'attuazione dei decreti del concilio si distinsero alcune notevoli figure
come quella di San Carlo Borromeo, che si prefisse specialmente il compito di
rialzare il livello morale e intellettuale del clero a lui sottoposto.
La
punta di diamante di questo nuovo attivismo fu la Compagnia di Gesù (Gesuiti)
alla quale si affiancarono altri ordini religiosi sia nati in precedenza che
nuovi (visite pastorali).
La
restaurazione cattolica si svolse su due piani: l'uno puramente repressivo,
della Controriforma; l'altro, di una Riforma Cattolica che, mostrando i principi
si propose l'obiettivo di risvegliare le energie del mondo cattolico e di
impegnarle a fondo nella difesa della fede della Chiesa. La vastità stessa del
piano di rinnovamento strutturale, concepito a Trento, fece si che l'opera
riformatrice richiedesse un secolo e più.
Tuttavia, questa residua mobilità delle sue istituzioni, insieme con il trionfo
del principio di autorità e dell'accentramento nel governo delle cose
ecclesiastiche, e con quel tanto di incertezza che era pur rimasta nelle più
rigorose definizioni dogmatiche, agevolerà il cattolicesimo nell'opera di
riconquista e in quella di conquista, nella sua diffusione nei paesi
protestanti, e in quelle di missione, oltre gli oceani, e consentirà anche di
risolvere senza nuove lacerazioni i problemi che movimenti quali il Quietismo (3)
e il Giansenismo (vedi) porranno in
seguito.
CONTRORIFORMA E RIFORMA CATTOLICA
"La
riforma Cattolica", scrive H. Jedin, "è la riflessione su di sé attuata
dalla Chiesa in ordine all'ideale di vita cattolica raggiungibile mediante un
rinnovamento interno; la Controriforma è l'autoaffermazione della Chiesa nella
lotta contro il Protestantesimo".
A
maggior chiarimento: l'esigenza di una riforma, cioè di concepire in modo nuovo
l'esperienza religiosa, è testimoniata già in età umanistica, trovando
molteplici espressioni dalla devotio moderna ad Erasmo e all'orientamento
conciliarista, che ritiene fondamentale, per il rinnovamento, la limitazione
della potenza papale con l'istituzionalizzazione dei concili ecumenici.
Con
il termine "Riforma Cattolica", quindi si fa riferimento a questo complesso di
esigenze. La Controriforma invece è costituita dal Concilio di Trento
(1542-1563) e dall'opera di riorganizzazione e autoaffermazione che la Chiesa
compie in attuazione delle direttive elaborate dal Concilio tridentino. La
Chiesa progetta quasi una "riconquista" di quella parte dell'Europa che è ormai
in mano agli eretici. Il Concilio sancisce un accentuato ampliamento del potere
papale e un centralismo direzionale, che non lasciava spazio a posizioni ed
iniziative che non fossero rigidamente "allineate"; come ad esempio il controllo
che i "visitatori apostolici" inviati da Roma esercitavano sull'operato dei
vescovi o al ruolo puramente esecutivo assegnato ai docenti dei collegi
gesuitici.
La
Controriforma faceva coincidere l'esperienza religiosa con l'ossequio e
l'obbedienza all'istituzione religiosa, nella quale nell'età post-tridentina si
accentuava l'accentramento monarchico. Strettamente collegato a questo
centralismo è "l'arroccamento ideologico", la difesa dell'ortodossia perseguita
dalla chiesa con "l'Indice dei Libri Proibiti", con il tribunale
dell'Inquisizione, con la collisione frequente con l'autorità statale. Il
Concilio di Trento, pur tenendo conto di quell'insieme di fermenti e di istanze
che avevano animato la Riforma Cattolica, stabilisce via i limiti
dell'ortodossia e la impone rigorosamente; procede ad una ridefinizione delle
questioni ideologiche suscitate dai protestanti, fissa le linee del rinnovamento
istituzionale della Chiesa e del suo intervento nella società. Alla rigorosa
difesa dell'ortodossia è collegato il problema dei rapporti tra intellettuali e
potere ecclesiastico; molti erano i casi di repressione, con condanna e roghi,
contro gli eretici (si pensi a Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo
Galilei - vedi), ma oltre a ciò si osservano anche
fenomeni di fuoriuscitismo, con l'esilio di importanti personaggi e fenomeni di
nicodenismo, cioè la sofisticata pratica di conformismo e di arroccamento nella
propria interiorità imposta dalla durezza dei tempi.
La
ridefinizione teologica si fonda sul problema della salvazione affrontata da
Lutero e Calvino. Il Concilio, infatti, respinge la convinzione che il peccato
sia riscattato dalla fede e che solo per mezzo di quest'ultima si possa
raggiungere la salvezza, decretando una dottrina della giustificazione in senso
attivo. Derivano proprio da questa riformulazione del problema della salvezza le
modalità e le finalità dell'intervento della Chiesa nella società in modo più
operativo. Essa si dedica alla formazione e educazione del clero, opera per
un'evangelizzazione del Nuovo Mondo, ed infine, per modellare la società secondo
la prospettiva di religiosità ortodossa, si adopera per un controllo della
attività intellettuale ed artistica. Infatti, nell'"Indice dei Libri Proibiti",
che include Macchiavelli e Boccaccio, si accompagnano editti e trattati sulle
arti figurative e teatrali, che vengono legittimate solo se inducono a cristiana
devozione.
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NOTE
1. DOGMA è da considerare come dogma (dogma) tutto ciò che è verità rivelata da Dio e definita come tale dal Magistero della Chiesa. Il dogma è una definizione che viene fatta in modo solenne dalla Chiesa. La proclamazione del dogma può avere luogo in due momenti: nei Concili Ecumenici o nelle decisioni dottrinali del Papa, quando parla " ex cathedra ".Il dogma è una verità rivelata definita solennemente dalla Chiesa in un particolare momento storico.)
2. SANTO UFFIZIO Istituito da Paolo III nel 1542 su sollecitazione del cardinale G.P. Carafa, futuro Paolo IV, il supremo tribunale dell'inquisizione anticlericale è il segno di una ripresa e di un rafforzamento dell'attività dell'inquisizione che segue due filoni principali: la lotta contro l�eresia e in particolare la difesa dell'ortodossia nei confronti della pressione protestante e la lotta contro stregoneria e al satanismo. L'inquisizione nel 1588 diventa Congregazione del Santo Uffizio. La procedura per accertare eventuali colpe di singoli si divise allora in due momenti: il primo consisteva in un lungo ciclo di predicazioni per convertire i colpevoli, con eventuale processo e il secondo, in caso di renitenza, prevedeva l�affidamento del colpevole al "Braccio Secolare" che ne decretava la pena di morte nel rogo, vista come ultima possibilità di purificazione.)
3. QUIETISMO: Dottrina di esaltazione spirituale ottenuta attraverso una contemplazione religiosa passiva, che non escludeva però una mistica meditazione o introspezione. Fu tipica di certe correnti del XVII secolo.Importanti esponenti sono: de Molinos e Fènelon.