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Il Concilio vaticano II

Il concetto religioso del concilio (i primi si chiamavano anche Sinodi) può essere derivato da un'affermazione di Cristo: "Dove due o tre saranno riuniti nel mio nome, io sarò con loro".
Esso è quindi (dal latino concilium = riunione) un'adunanza dei prelati della Chiesa cattolica, legittimamente convocati per la definizione e l'interpretazione ortodossa della dottrina e per la contemporanea confutazione di errori e eresie.

Nel Natale del 1961, Giovanni XXIII indisse per mezzo di una bolla il Concilio Vaticano II: il più grande avvenimento che abbia caratterizzato la storia recente della Chiesa, non tanto per chiarire e formulare dogmaticamente verità di fede, quanto a cercare con un linguaggio aggiornato, l'atteggiamento e le prospettive dottrinali nei confronti delle esigenze del nostro tempo.

Giovanni XXIII esordì nella bolla con queste parole: "La Chiesa oggi assiste ad una crisi in atto della società. Mentre l'umanità è alla svolta di un'era nuova, compiti di una gravità ed ampiezza immensa attendono la Chiesa, come nelle epoche più tragiche della sua storia. Si tratta infatti di mettere a contatto con le energie vivificatrici e perenni dell'evangelo il mondo moderno, ma che porta anche le conseguenze di un ordine temporale che da taluni si è voluto riorganizzare prescindendo da Dio" (Comun. Ansa del 25 dicembre 1961, ore 12,02).

Il Concilio non era solo un fatto religioso, ed infatti intervenne l' "Avanti" pubblicando un editoriale dedicato al Concilio, nel quale affermava che la novità consisteva anche nella sua impostazione.
"Il vento dei tempi nuovi" - si legge - ha spezzato molti vecchi equilibri, trasformato profondamente la società, aperto la via ai popoli nuovi. Il socialismo è diventato una componente essenziale dei tempi moderni e tante antiche ingiustizie appaiono intollerabili a masse sempre più grandi di uomini". "Noi riteniamo importante - prosegue l'articolo- che nella grande corrente del pensiero cristiano torni a prevalere il filone originale che parla della fraternità e dell'uguaglianza degli uomini e della pace fra i popoli"
(Ib. ore 23,16)
.

Questi orientamenti del Concilio (cui contribuirono 2498 padri conciliari) rimasero anche dopo la morte (3 giugno 1963) del promotore e animatore Giovanni XXIII, con la riapertura della grande assise sotto la guida del nuovo papa Paolo VI.

In entrambi i due periodi il Concilio si rivelò animato, impegnato e libero; furono infatti anche ammessi osservatori laici e persino osservatori non cattolici.
Dopo aver svolto un lavoro intensissimo, terminò l'8 dicembre
1965, senza pronunciare condanne o errori o deviazioni, ma piuttosto cercando di stabilire con il mondo contemporaneo un dialogo attivo, ponendosi di fronte a esso, alla sua cultura, ai suoi problemi con uno spirito nuovo e aperto e affrontando i temi di maggiore attualità, come quelli del rinnovamento sociale, della miseria, della giustizia e della pace.

Dai lavori conciliari sono usciti 4 costituzioni, 9 decreti e 3 dichiarazioni.

(mio adattamento della fonte: www.cronologia.it)