[Mia sintesi dal Corriere della
Sera di domenica 20 giugno 2004]
Gli appelli del papa.
Laeken 2002, a gennaio
il papa considera sbagliato che la dichiarazione di Laeken abbia
escluso le religioni dai partner consultivi della Costiutuzione.
Estate 2003, il papa
torna varie volte a insistere; tra luglio e agosto interviene 7 domeniche
consecutive sulla necessità del riconoscimento delle "radici cristiane".
Febbraio 2004, il
cardinale Kasper incontra in Russia Alessio II e gli dice che il papa
vorrebbe la sua collaborazione a favore delle radici cristiane in Europa.
Venerdì 18 giugno 2004,
alla vigilia della decisione di Bruxelles, un ultimo appello.
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La Repubblica, nella
cronaca riassuntiva:
http://www.repubblica.it/diretta/online/esteri-esteri-costiue/index.html
dice:
21.05 - NON PASSA RIFERIMENTO RADICI CRISTIANE. Non è passato il riferimento
alle radici cristiane dell'Europa nel preambolo della Costituzione. A
riferirlo è stato l'europarlamentare Andrew Duff, uno dei rappresentanti del
parlamento auropeo alla Convenzione. Nel testo che la presidenza irlandese
dell'Ue ha sottoposto ai leader nella sessione plenaria del Consiglio,
questa sera a Bruxelles, il preambolo resta immutato. Sette paesi, con
l'appoggio di diversi altri, avevano chiesto ancora oggi di inserire un
riferimento alle radici cristiane.
Dell'art. 51 non ho trovato
niente, immagino sia rimasto com'era.
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(Da Repubblica)
L'Italia ci tiene a fissare
alcuni "paletti", una linea ribadita dal
ministro Frattini, che ha precisato i due i punti irrinunciabili. "La
storia d'Europa è storia di radici cristiane per la stragrande
maggioranza dei popoli europei - ha detto - e affermare le radici
cristiane non sarebbe un attentato alla laicità dello Stato".
L'Italia, dunque, vuole un richiamo alle
"radici cristiane" nel preambolo della Costituzione, "elemento
essenziale" dice Frattini, e il nostro Paese ha in questo senso fatto
una "domanda forte di modifica" del trattato.
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CIG/ E I POLACCHI TENTARONO IL
'GOLPÈ SULLE RADICI CRISTIANE
19/06/2004 - 00:15
Ma Bertie Ahern li blocca: "Dichiaro la costituzione adottata"
Bruxelles, 19 giu. (Apcom) - Ha tutte le caratteristiche di un'golpÈ
dell'ultimo minuto quello tentato dalla delegazione polacca che, al termine
della Conferenza Intergovernativa, ha tentato di reclamare ancora una volta
l'inserimento di un riferimento alle radici cristiane dell'Europa nel
preambolo alla costituzione della Ue. A bloccare l''attacco' di Varsavia,
che rischiava di vanificare la quarantottore negoziale di Bruxelles, è stato
il pragmaticissimo Taoiseach, il premier irlandese Bertie Ahern.
"Ho tentato il possibile", ha dichiarato frettolosamente Ahern ai polacchi.
"Non si poteva fare. Dichiaro la costituzione adottata", ha tagliato corto
secondo quanto hanno riferito i presenti.
Sfinito dal lungo pomeriggio segnato dagli incontri bilaterali con i
ventiquattro colleghi della Ue, il premier irlandese si è poi allontanato
per andare a stappare l'agognata bottiglia di champagne del successo. Deve
averlo colto un ultimo dubbio perché - raccontano le fonti - si è voltato. I
polacchi, rassegnati, lo seguivano.
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Da l'Unità
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Per questo fin dal mattino, dal corteo di primi ministri zoppicanti, è
venuto un coro di ottimistiche previsioni sulla ricucitura della tela
costituzionale, la cui lacerazione -tra l'altro- aveva impedito che gli
elettori del 13 giugno sapessero con sufficiente chiarezza per quale Europa
erano stati chiamati alle urne. Diceva Gerhard Schröder con aria convinta:
«Ci sono ottime chances che riusciamo a concludere». Aggiungeva il danese
Rasmussen: «Mi aspetto un testo definitivo, che possa essere adottato
all'unanimità». E Romano Prodi: «Ci sono stati grandi progressi nei
negoziati sulla Costituzione, anche sui punti più difficili». Aveva visto il
presidente del Parlamento uscente Pat Cox e il presidente di turno
dell'Unione Bertie Ahern, e ne aveva tratto la convinzione che «le chances
di successo sono molto elevate». A incrinare tanto ottimismo non riusciva
neanche Franco Frattini quando avvertiva: «Non accetteremo un compromesso al
ribasso». Tanto era la stessa frase senza conseguenze detta e ripetuta fin
dallo scorso settembre. Per l'Italia, a sentire il ministro degli Esteri,
restava in piedi una sola, ultima linea del Piave: quella del «richiamo alle
radici cristiane» nel preambolo costituzionale, per il quale si era posta
una «domanda forte» di modifica nella discussione del pomeriggio. Un'ultima
frontiera che Jacques Chirac ha rapidamente liquidato: «Il mio paese ha
chiuso questo genere di querelles sulla laicità cento anni fa, non vogliamo
che si preferisca una religione ad un'altra in un testo costituzionale».
Neanche gli spagnoli, che con Aznar ne avevano fatto il «punto essenziale»
che Frattini rivendicava ieri, con Zapatero non insistono più. Con gli
italiani restano i soli polacchi. E anche Romano Prodi, che ieri ha difeso
l'inserimento delle «radici cristiane» nel preambolo.