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18 giugno 2004: varata la nuova Costituzione Europea. La scheda l'ho tratta dal sito del giornale La Repubblica.

 

COMMENTARIO
LA SCHEDA
È nata la Costituzione europea ecco le nuove regole della Ue


BRUXELLES - I leader dei 25 hanno approvato la Costituzione europea. In sintesi quello che prevede il testo per quanto concerne funzioni, ruoli e regole delle istituzioni dell'Unione.

PARLAMENTO EUROPEO - Esercita, insieme al Consiglio dei ministri, le funzioni legislative e di bilancio. Elegge il presidente della Commissione e ratifica la nomina del ministro degli Esteri e dei commissari. Vede aumentati i suoi poteri di co-decisione e ha l'ultima parola su tutte le spese dell'Unione. È composto da un massimo di 750 membri. Gli stati, in base alla popolazione, avranno un minimo di sei deputati e un massimo di 96.

CONSIGLIO EUROPEO - Viene ora istituzionalizzato. Ha l'incaricato di dare all'Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e definire orientamenti e priorità politiche generali. Non esercita alcuna funzione legislativa. È composto dai capi di Stato e di governo degli stati membri, dal suo presidente e da quello della Commissione. Il ministro degli Esteri partecipa ai lavori.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO - Novità introdotta dalla Costituzione: presiede i lavori del Consiglio europeo, ne assicura preparazione e continuità. Ha la rappresentanza esterna dell'Unione "senza pregiudizio delle responsabilità del ministro degli Esteri". È eletto dal Consiglio europeo per un mandato di 30 mesi, rinnovabile una volta. Può far parte di altre istituzioni europee, non può avere mandati nazionali.

CONSIGLIO DEI MINISTRI - Insieme all'Europarlamento svolge funzioni legislative e di bilancio. È composto da un rappresentante di ogni Stato membro a livello ministeriale per ciascuna delle sue formazioni. Ad eccezione di quello degli Esteri la presidenza di ogni consiglio viene fatta a rotazione ugualitaria da un gruppo di tre Paesi per diciotto mesi.

COMMISSIONE EUROPEA - Promuove l'interesse generale europeo e prende le iniziative appropriate a tale fine. Verifica il rispetto della Costituzione e l'applicazione del diritto dell'Unione sotto il controllo della Corte di giustizia. Promuove ogni atto legislativo salvo quelli per cui la Costituzione dispone altrimenti. Assicura la rappresentanza esterna dell'Unione tranne su politica estera e difesa comune, promuove la programmazione annuale e pluriennale. È composta da un commissario per ogni Stato membro fino alla seconda legislatura dopo l'approvazione della Costituzione. Successivamente (presumibilmente dal 2014) i suoi componenti saranno ridotti ai due terzi degli stati membri, salvo diversa decisione presa all'unanimità dal Consiglio europeo.

PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE - Definisce gli orientamenti nel quadro in cui la Commissione esercita la sua missione, sceglie i commissari, può nominare dei vicepresidenti della Commissione. È eletto dall'Europarlamento su proposta del Consiglio europeo.

MINISTRO DEGLI ESTERI - Contribuisce all'elaborazione di una politica estera, di sicurezza e di difesa comune. Presiede il Consiglio Affari esteri. È vicepresidente della Commissione. Viene eletto dal Consiglio europeo d'accordo con il presidente della Commissione e con ratifica dell'Europarlamento.

PROCEDURE LEGISLATIVE - La Costituzione provvede a una drastica riduzione. Erano oltre venti: sono state limitate a un terzo.

CORTE DI GIUSTIZIA - Assicura il rispetto dei diritti nell'interpretazione e l'applicazione della Costituzione.
Comprende anche il tribunale di grande istanza ed i tribunali speciali. È formata da un giudice per ogni Stato membro.

MAGGIORANZA QUALIFICATA - A partire dal 2009 sarà basata sul 55 per cento degli Stati membri, con un minimo transitorio di quindici che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione complessiva. Quando le decisioni riguardano provvedimenti che non sono proposti dalla Commissione o dal ministro degli Esteri, per la maggioranza occorrono il 72 per cento degli Stati, pari ad almeno il 65 per cento della popolazione. Resta il diritto di veto in tema di fiscalità e ci sono formule di maggioranza diverse per la cooperazione giudiziaria, la politica sociale sociale e quella estera. Sono facilitate, in alcuni settori, le cooperazioni rafforzate.

GOVERNANCE ECONOMICA - La Costituzione attribuisce più poteri alla Commissione nella sorveglianza dei conti pubblici nella sola fase di verifica di deficit eccessivo, ma non in quella sulle misure per ridurlo. Ai Paesi dell'eurozona è attribuito il potere di valutare l'ingresso di nuovi membri in Eurolandia. Viene allegata una dichiarazione in cui si riafferma l'impegno a rispettare il dettato del Patto di stabilità.

DIRITTO DI INIZIATIVA POPOLARE - Se un milione di cittadini europei, suddivisi su un numero di paesi ancora da determinare, lo richiede la Commissione sarà invitata ad adottare un'iniziativa legislativa.

18 giugno 2004

 

[Mia sintesi dal Corriere della Sera di domenica 20 giugno 2004]

Gli appelli del papa.

Laeken 2002, a gennaio il papa considera sbagliato che la dichiarazione di Laeken abbia escluso le religioni dai partner consultivi della Costiutuzione.

Estate 2003, il papa torna varie volte a insistere; tra luglio e agosto interviene 7 domeniche consecutive sulla necessità del riconoscimento delle "radici cristiane".

Febbraio 2004, il cardinale Kasper incontra in Russia Alessio II e gli dice che il papa vorrebbe la sua collaborazione a favore delle radici cristiane in Europa.

Venerdì 18 giugno 2004, alla vigilia della decisione di Bruxelles, un ultimo appello.

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La Repubblica, nella cronaca riassuntiva:

http://www.repubblica.it/diretta/online/esteri-esteri-costiue/index.html

dice:

21.05 - NON PASSA RIFERIMENTO RADICI CRISTIANE. Non è passato il riferimento alle radici cristiane dell'Europa nel preambolo della Costituzione. A riferirlo è stato l'europarlamentare Andrew Duff, uno dei rappresentanti del parlamento auropeo alla Convenzione. Nel testo che la presidenza irlandese dell'Ue ha sottoposto ai leader nella sessione plenaria del Consiglio, questa sera a Bruxelles, il preambolo resta immutato. Sette paesi, con l'appoggio di diversi altri, avevano chiesto ancora oggi di inserire un riferimento alle radici cristiane.
 

Dell'art. 51 non ho trovato niente, immagino sia rimasto com'era.
 

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(Da Repubblica)

L'Italia ci tiene a fissare alcuni "paletti", una linea ribadita dal
ministro Frattini, che ha precisato i due i punti irrinunciabili. "La
storia d'Europa è storia di radici cristiane per la stragrande
maggioranza dei popoli europei - ha detto - e affermare le radici
cristiane non sarebbe un attentato alla laicità dello Stato".
L'Italia, dunque, vuole un richiamo alle
"radici cristiane" nel preambolo della Costituzione, "elemento
essenziale" dice Frattini, e il nostro Paese ha in questo senso fatto
una "domanda forte di modifica" del trattato.
 

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CIG/ E I POLACCHI TENTARONO IL 'GOLPÈ SULLE RADICI CRISTIANE
19/06/2004 - 00:15
Ma Bertie Ahern li blocca: "Dichiaro la costituzione adottata"

Bruxelles, 19 giu. (Apcom) - Ha tutte le caratteristiche di un'golpÈ
dell'ultimo minuto quello tentato dalla delegazione polacca che, al termine della Conferenza Intergovernativa, ha tentato di reclamare ancora una volta l'inserimento di un riferimento alle radici cristiane dell'Europa nel preambolo alla costituzione della Ue. A bloccare l''attacco' di Varsavia, che rischiava di vanificare la quarantottore negoziale di Bruxelles, è stato il pragmaticissimo Taoiseach, il premier irlandese Bertie Ahern.

"Ho tentato il possibile", ha dichiarato frettolosamente Ahern ai polacchi. "Non si poteva fare. Dichiaro la costituzione adottata", ha tagliato corto secondo quanto hanno riferito i presenti.

Sfinito dal lungo pomeriggio segnato dagli incontri bilaterali con i
ventiquattro colleghi della Ue, il premier irlandese si è poi allontanato per andare a stappare l'agognata bottiglia di champagne del successo. Deve averlo colto un ultimo dubbio perché - raccontano le fonti - si è voltato. I polacchi, rassegnati, lo seguivano.
 

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Da l'Unità

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Per questo fin dal mattino, dal corteo di primi ministri zoppicanti, è
venuto un coro di ottimistiche previsioni sulla ricucitura della tela
costituzionale, la cui lacerazione -tra l'altro- aveva impedito che gli
elettori del 13 giugno sapessero con sufficiente chiarezza per quale Europa erano stati chiamati alle urne. Diceva Gerhard Schröder con aria convinta:
«Ci sono ottime chances che riusciamo a concludere». Aggiungeva il danese Rasmussen: «Mi aspetto un testo definitivo, che possa essere adottato all'unanimità». E Romano Prodi: «Ci sono stati grandi progressi nei negoziati sulla Costituzione, anche sui punti più difficili». Aveva visto il presidente del Parlamento uscente Pat Cox e il presidente di turno dell'Unione Bertie Ahern, e ne aveva tratto la convinzione che «le chances di successo sono molto elevate». A incrinare tanto ottimismo non riusciva neanche Franco Frattini quando avvertiva: «Non accetteremo un compromesso al
ribasso». Tanto era la stessa frase senza conseguenze detta e ripetuta fin dallo scorso settembre. Per l'Italia, a sentire il ministro degli Esteri, restava in piedi una sola, ultima linea del Piave: quella del «richiamo alle radici cristiane» nel preambolo costituzionale, per il quale si era posta una «domanda forte» di modifica nella discussione del pomeriggio. Un'ultima frontiera che Jacques Chirac ha rapidamente liquidato: «Il mio paese ha chiuso questo genere di querelles sulla laicità cento anni fa, non vogliamo che si preferisca una religione ad un'altra in un testo costituzionale».
Neanche gli spagnoli, che con Aznar ne avevano fatto il «punto essenziale» che Frattini rivendicava ieri, con Zapatero non insistono più. Con gli italiani restano i soli polacchi. E anche Romano Prodi, che ieri ha difeso l'inserimento delle «radici cristiane» nel preambolo.