Radicali liberi
Pannella: «Giovanni XXIV, un auspicio, un piccolo sogno»
«Crede che il 90% dei viventi serva il Male. Ci importa di lui
nonostante le diversità»
dal Corriere della Sera del 21 aprile 2005
La mattina di martedì, nelle ore dell'attesa, in piazza San Pietro c'era anche
lui, Marco Pannella: assieme ad un pugno di militanti radicali esibiva uno
striscione con su scritto “Giovanni XXIV, un auspicio, un piccolo sogno". Ma ll
Conclave ha deciso per un Papa severo, un custode della tradizione.
E lei Pannella, dopo "l'habemus papam” ha detto di temere, come del resto aveva già detto nei mesi scorsi, il rischio di una "Grande Controriforma" da parte di questo Papa. Ma allo stesso tempo gli concede il beneficio del dubbio, riconoscendogli "valore e grande personalità".
«Natura e storia di un Pontificato non coincidono con la vita del solo Pontefice. Oggi l'andamento dcl Conclave appare come l'esito di un progetto e di una operazione da tempo minuziosamente preparati, realizzati dalla Curia, dal potere vaticano; con tempi e modi quasi militarizzati. Il “Manifesto" ideologico e politico, di Governo, pronunciato dal cardinale Ratzinger nell'immediata antivigilia della sua elezione, ormai data per scontata, risuona come un monito, quasi un'umiliazione inferta alla parte soccombente del Conclave».
Sembra quasi incerto, sulla vera natura del pontificato iniziato ieri.
«Mi chiedo solamente: cosa accadrà se papa Benedetto XVI volesse davvero procedere a "ripulire” la stessa Chiesa, a contrapporsi al processo di "dissipazione" che secondo sue affermazioni avrebbe coinvolto lo stesso mondo cattolico ed ecclesiastico?».
Ratzinger è stato il vero braccio destro di Giovanni Paolo II, l'ispiratore di molte sue scelte. C'è dunque una continuità, fra i due Pontefici. Eppure questo Papa sembra «spaventare» di più il mondo laico di quanto non abbia fatto il suo predecessore.
«”Braccio destro” di assoluta fiducia, ma non "ispiratore". Le loro "ispirazioni" sono tanto forti e profonde quanto diverse; si sono incontrate e integrate nel difficile governo di stampo assoluto del potere magistrale chiesastico sui credenti, sugli ecclesiastici, sulla vita e il pensiero, loro e dei "fedeli" (e degli... infedeli)».
Ma... Perché c'è un “ma”, vero?
«Ma il nuovo Papa dovrà fare i conti con lo strapotere mondano dello Stato vaticano, con il suo potere, le immense ricchezze che accumula, amministra, investe; con la commistione fra missione pastorale, di guida spirituale, di testimonianza religiosa del Vicario di Dio e i poteri attuali. Anche poteri politici, con i quaranta Stati con i quali vi è Concordato, la rivendicazione di esercitarvi i poteri educativi, scolastici, culturali, assistenziali, "etici"... Il Papa è titolare assoluto di tutti i poteri dello Stato vaticano, e di tutti quelli che sono pienamente politici, economici, sociali, amministrativi, oltre che "religiosi'. Papa Giovanni Paolo II ha trascorso il suo pontificato andandosene in "partibus infidelium", predicando la Parola in 140 diversi Paesi. È stata una scelta, che ha di fatto consegnato senza riserve tutti i suoi poteri monarchici alla Curia, al Politburo, verrebbe con qualche amarezza da mugugnare. Ma Benedetto XVI, con questi suoi grandi elettori, come affronterà e risolverà il problema?».
Nel corso della sua prima omelia da Pontefice, Benedetto XVI ha promesso che continuerà a “tessere un dialogo aperto e sincero" con le altre religioni, ha parlato di “cooperare per un autentico sviluppo sociale". Questo non rassicura almeno in parte uno storico paladino della laicità come lei?
«Nel 1905 Emile Combes presentava in Parlamento, a Parigi, le sue leggi di "spoliazione" dei beni ecclesiastici con quest'affermazione: "Il Vaticano, dopo aver occupato la Chiesa, ora vuole occupare lo Stato". Poco più di mezzo secolo dopo, la Chiesa di Francia, i cattolici francesi, spogliati, davano un contributo forse unico al Concilio Vaticano II. Quelle opulente, fra le quali l'italiana, no. Oggi il problema della "povertà", evangelica, cristiana, è problema di "cattolici" e di "laici", della religiosità sotto tutte le sue forme. È un caso, mi chiedo, se nessuno dei 264 Papi si sia chiamato Francesco, ch'io ricordi?».
Insomma, le aperture del papa le paiono rassicuranti o no?
«Ben prima di noi radicali, di noi referendari e non violenti del Partito Radicale, il problema di papa Benedetto XVI è quello dell'immensa maggioranza dei battezzati del mondo intero, a cominciare dall'Italia. Ancora: non conosco abbastanza le risposte teologiche del Papa al "naturaliter christiani" al "sensus fidelium". Insomma, al perché fino a ieri, per più di un millennio, sia stato canonicamente vietato di battezzare anche i feti che "icto oculi" non avessero sembianze umane. Ma soprattutto al perché ad un cattolico sia lecito — se possiede o ritiene di possedere la Verità — non solamente di esigere di poterla rispettare, ma anche di poterne imporre per "leggi di Cesare" il rispetto ai miscredenti, agli agnostici, agli altrimenti credenti...».
Il mondo degli omosessuali ha già espresso il suo dissenso su questa elezione, e in molti Paesi europei i commentatori hanno messo l'accento sull'eccessivo integralismo del nuovo Papa.
«Il problema non è più quello degli omosessuali, delle donne, dei ricchi o dei poveri: ma quello delle vite di tutte e di tutti, della libertà, in primis quella religiosa... Il problema è che il Papa ha dichiarato guerra al Male, e ha individuato nel 90% dei viventi gli assoldati o asserviti agli inganni di questo Male. “L'Occidente” è divenuto poi il luogo del peggiore... Eppure io avrei a lungo da spiegare perché questo Papa mi importa, ci importa. Quanto probabilmente condividiamo domande e urgenze, restando contrapposti nelle risposte. Che e quanto dialogo diverrebbe inevitabile e fecondo se... Ma ora non posso continuare. Non qui, almeno».
Noi fra poco dovremo votare per dei referendum che la Chiesa combatte fin dalla prima ora. Influirà questa elezione sulla posizione dei cattolici italiani?
«Quanto al referendum, ai “cattolici” in quanto tali, voteranno liberi come per il divorzio e per l'aborto. Ne sono certo».