Sex Panic, ovvero la paura dei mostri.
La crociata moralistica come forma di
controllo sociale?
[Da
internet ma da fonte a me ignota. Se la reperite, comunicatemela
Grazie]
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Roma, 15 luglio 2004
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| materia assai complessa e delicata che sarà ricorrente dentro la discussione, in altre parole la così detta pedofilia. | Stead rappresentò nella sua inchiesta l'inferno londinese scendendo in descrizioni di scenari sadici e pornografici | Arnold era solo il maiale e come tale, alla fine, è stato scannato in casa, a colpi di martello che gli hanno sfondato il cranio. | Ora, che mi si venga a qualificare bambino e quindi persona da proteggere ogni minore di anni 18, mi pare al di fuori della grazia di Dio. | i componenti dell’UDC vorrebbero trasformare la prostituzione in un reato tout court |
Quindi, in realtà dal '700, la sessualità è non depressa, ma c'è un’espansione della stessa |
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Però, punto che per me non è stato affrontato, è quello del discrimine attorno al concetto di devianza |
al limite è meglio l'infibulazione leggera piuttosto che quella bambina debba tornare in Africa |
è evidente che tutti i fenomeni di creazione di panico mediatico hanno come unico scopo la creazione di un consenso di massa |
c'è un libro di Leites che è uscito una quindicina, una ventina di anni fa, "Coscienza puritana e sessualità moderna " |
Che cosa vogliamo discutere sul problema della pedofilia in sé, che cosa è la legge sulla pedofilia? Perché mi sa che la legge è veramente assurda |
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Maria Gigliola
Toniollo
Sono Maria Gigliola Toniollo, settore Nuovi Diritti. Quella di oggi è una
conversazione particolarmente complicata e alla quale tengo moltissimo. Si
parlerà dei mostri che popolano molte fantasie, ma che non si fermano alla
fantasia, perché sono utili e funzionali al potere e a un certo tipo di governo
della società. Si parlerà spero, di diversi argomenti che tratterà tra gli altri
il nostro caro amico Vladimir leggendo un articolo che mi aveva molto colpito
alcuni mesi fa. Un pezzo che tratta di una materia assai complessa e delicata
che sarà ricorrente dentro la discussione, in altre parole la così detta
pedofilia. Nell'intento di chi ha pensato di inserire questa lettura, c'è l'idea
di offrire un’immagine che contrappone alla sola negazione, se pure si parla di
situazioni scabrose e violente, un approccio non esclusivamente repressivo. Buon
dialogo!
Stefano Fabeni
Prima di esporre la relazione vorrei aggiungere qualcosa a quanto detto da
Gigliola. La mia prospettiva è principalmente di carattere storico. Vorrei
cercare di inquadrare questo fenomeno nell'ambito di quello che nel mondo
anglosassone, è definito “Sex Panic” e che va al di là del problema della
pedofilia. Vorrei cercare di porre l'attenzione su un fenomeno sociale che poi
diventa anche una ordinamento giuridica, una forma di isteria pubblica per la
quale si perde anche di vista quello che era l'obiettivo, il punto di partenza e
come conseguenza il legislatore, come è successo storicamente, ovviamente ne
trae vantaggio, per poi arrivare a quelli che sono altri propositi della norma e
della repressione. Mi piacerebbe affrontare la questione in prospettiva storica,
proprio per poi consentire ai partecipanti di dibattere in questa cornice, di
quello che è il fenomeno della pedofilia di oggi. Allora, partirei da una
vicenda dell'Inghilterra di epoca vittoriana. Il 4 luglio 1885 l'editorialista
della Pall Mall Gazette, W.T. Stead, informava i suoi lettori, e qui cito: “che
tutti coloro che preferiscono vivere nel paradiso di immaginaria purezza e
innocenza degli ingenui, egoisticamente ignari delle orribili realtà che
tormentano quelli che trascorrono le loro vite nell'inferno di Londra, farebbero
bene a non leggere la P.M. Gazette a partire da lunedì prossimo”! Questo era
l'annuncio della pubblicazione di un'inchiesta in quattro parti che era
intitolata Maiden tribute of modern Babylon che fu una delle più espressive e
riuscite operazioni di giornalismo scandalistico del XIX secolo; ed era anche
l’inizio di una crociata moralistica che avrebbe significativamente inciso poi
vedremo come, sui costumi dell'epoca vittoriana e sulle leggi di tutto l'impero
britannico. Cosa rappresentò, come fu costituito questo Maiden tribute of modern
Babylon e quali furono le sue conseguenze? Bè, questa iniziativa di giornalismo
scandalistico, fu presentata appunto sotto forma di inchiesta che doveva fare
luce sulla corruzione dei costumi, sulla diffusione del fenomeno della
prostituzione minorile nella Londra bene della fine del XIX secolo. Stead,
basandosi sullo stile letterario del melodramma e utilizzando alcuni elementi di
realismo dello stile gotico e una buona dose di voyeurismo e pornografia,
utilizzò questo genere letterario per raccontare la storia di povere bambine
(povere anche nel senso di condizione e estrazione sociale) corrotte da
aristocratici viziosi della Londra ottocentesca. L'operazione fu superba. L'uso
del melodramma, genere letterario particolarmente popolare tra e nei movimenti
femministi della seconda metà del XIX secolo, ebbe un forte impatto
sull’audience. La forma letteraria più popolare dell'epoca (anzi in quell'epoca
iniziava a tramontare come genere letterario), si avvaleva anche di un discorso
di classe per rappresentare la donna vittima ma anche eroina, la donna decaduta
da riscattare dalla brutalità dell'uomo aristocratico e dalla sua tirannia
sessuale; donna generalmente appartenente alle classi proletarie, che doveva
scaturire la pietà e la carità nel lettore o nello spettatore. L'utilizzo di
questa formula ebbe un forte impatto sull'audience. Certamente la narrativa
nella drammatica era un punto di forza parte anche dell'attivismo femminile
della fine del XIX secolo, perché consentiva la rappresentazione del pericolo
sessuale, tentando appunto di rappresentare la donna eroina e vittima dello
sfruttamento maschile. Sebbene però, il genere melodrammatico fosse in fase di
abbandono, tale linguaggio unito al radicalismo popolare e populista rivisse in
quest'inchiesta di Stead, in cui la critica ai ceti viziosi della società
aristocratica londinese, si frammischiò con il voyeurismo e con una buona dose
di puritanesimo. Stead rappresentò nella sua inchiesta l'inferno londinese
scendendo in descrizioni di scenari sadici e pornografici, in una cornice di
tipo mutualistico. Raccontò di prostituzione, di corruzione di bambine e di
vizio criminoso. Non si fermò a questo. Allo scopo di dimostrare la gravità e la
diffusione del fenomeno, avvalendosi peraltro della collaborazione di una
gestrice di una casa chiusa londinese, procedette all’ acquisto vero e proprio
di una bambina dei ceti poveri, che fu venduta dai genitori, rappresentati come
disgraziati dediti all'alcolismo, allo scopo poi di porre l'accento sulla
tortura sessuale, sulla violazione dell'integrità del corpo femminile, della
scientificità di queste torture, cui queste bambine erano sottoposte. Egli
stesso la fece sottoporre a esami medici umilianti ed allestì la scena del
crimine, la scena della violenza sessuale, che poi non fu mai effettuata, ma
descrisse in questa sua inchiesta i fatti e pure la reazione di terrore della
bambina. La vicenda di Stead si concluse poi in un’aula di tribunale, ove egli
stesso fu condannato per questo fatto, ma la reazione che questa vicenda scaturì
fu spropositata. Intanto bisogna dire che l'inchiesta rappresentò in modo
fuorviante il tema della prostituzione e concentrò un'attenzione esagerata sullo
sfruttamento della prostituzione minorile. Il problema è che la reazione fu
davvero estrema, non soltanto da parte delle classi conservatrici o dei gruppi
religiosi.
I pericoli derivanti dai vizi sessuali furono rappresentati come una questione
di interesse nazionale e anche come una questione di classe, proprio per come
l'inchiesta era stata presentata. In ogni modo, i lavoratori, i sindacalisti, i
movimenti politici di sinistra, si unirono ai conservatori in questa battaglia
per chiedere riforme legislative. Nell'estate del 1885 duecentocinquantamila
persone parteciparono a Hyde Park, ad una manifestazione pubblica per chiedere
l'introduzione di misure per combattere questo fenomeno e naturalmente
l'indignazione popolare trovò pronte risposte da parte del legislatore che
naturalmente, colse il pretesto per introdurre riforme che andavano bene al di
là di quello che era il problema o il falso problema o l'esagerato problema.
Proprio nel 1885 il governo inglese introdusse il Criminal Law Amendament Act
che innalzò l'età del consenso per le adolescenti da 13 a 16 anni, ma che
conferì anche ampi poteri alle forze dell'ordine per avviare azioni penali
contro meretrici gestrici di case chiuse e non solo. Si procedette anche
all'introduzione del reato di gross endecency, un reato contro il buon costume
che puniva con la reclusione fino a due anni, con o senza lavori forzati, una
persona di sesso maschile che praticasse in pubblico e in privato atti di
carattere sessuale con una persona dello stesso sesso e che fu poi ampiamente
impiegato fino a poco tempo fa (è stata abrogato credo nel 2002). Fu ampiamente
impiegato per la repressione di ogni espressione di omosessualità che fosse
ritenuta un’offesa al pubblico pudore. Non solo! Gli effetti di questa crociata
formalistica (sono ben note le conseguenze del puritanesimo dell'epoca
vittoriana) si fecero sentire in tutto l'impero con leggi che innalzavano l'età
del consenso, vietavano prostituzione e omosessualità (sappiamo tutti quanto
questo sia ancora un problema oggi in molti paesi dell'Africa e dell’Asia),
inoltre vietavano unioni affettive e rapporti sessuali tra donne indigene e
uomini inglesi. Quindi è evidente che questa inchiesta produsse conseguenze
spropositate. Questo è un fenomeno ricorrente. Posso dire altri tempi, altri
luoghi, ma simili crociate. E allora mi sposterei negli Stati Uniti partendo
dall’America coloniale in cui il reato di sodomia aveva come principale
obiettivo quello di reprimere atti sessuali non finalizzati alla procreazione,
ma anche quello di proteggere i soggetti più vulnerabili da aggressioni sessuali
e prima ancora, quello di stabilire e affermare i ruoli e le differenze secondo
il modello di divisione binaria tra i generi. In ogni modo la nozione di
sodomia, anche nei primi casi che occorsero negli Stati, al tempo colonie
americane, non era ben definita. In generale queste norme erano applicate contro
tutte le persone e i soggetti che si scostavano dall'ordine binario dei generi e
che erano di conseguenza visti come pericolosi per la società. Progressivamente,
in particolare in seguito all'emergere della nozione di omosessualità inventata
da un gruppo di sessuologi tedeschi alla fine dell' 800, il dibattito
sull'omosessualità come condizione patologica e immutabile, inversione o
degenerazione biologica, unito ad argomenti religiosi sulla moralità dei
comportamenti sessuali, diede origine all'idea di sodomia che conosciamo più di
recente. E alla fine del XIX secolo questo fu poi l'obiettivo delle così dette
società anti-vizio che si proponevano nelle loro crociate moralistiche, la
stigmatizzazione degli omosessuali, anche in quella circostanza, visti come
pericoli per i bambini, allo scopo poi di difendere la moralità e i ruoli di
genere. Queste battaglie avvennero principalmente nei grandi centri urbani.
Anche in questo caso, la reazione da parte del legislatore e della società fu
molto violenta. Negli Stati Uniti del dopoguerra, si assistette ad un fenomeno
di vera e propria isteria popolare che causò l'esclusione degli omosessuali
dalla vita pubblica, la discriminazione degli stessi in particolare sul posto di
lavoro e una forte repressione penale. Si passò tuttavia da una condanna del
comportamento sessuale, a focalizzare sulla questione della nascente identità e
quindi, come dire, a reprimere la persona perché tale, più che non il
comportamento. Ma addirittura l'omosessuale divenne, nell'immaginario
collettivo, l'aggressore sessuale, il molestatore di bambini e persino una
minaccia per la sicurezza del paese; i comunisti erano il pericolo esterno, gli
omosessuali erano il pericolo interno. Ero a New York il 28 giugno e ho visto un
documentario che parlava appunto della storia dell'omosessualità negli Stati
Uniti e gli omosessuali erano rappresentati veramente come pericolo per la
nazione, quindi ovviamente, come conseguenza, vi era il divieto per loro di
accedere al servizio militare, cosa che negli Stati Uniti è ancora un problema
oggi. Vi erano inoltre norme penali che fino al 1960, in alcuni stati, punivano
e definivano la sodomia come atto sessuale tra persone dello stesso sesso e che
soltanto a partire dal 1961, si è iniziato a depenalizzare. In entrambi i casi,
nonostante le differenze storiche e quelle sociali, le crociate strumentali
hanno sempre avuto come conseguenza la stigmatizzazione dei cosiddetti sexual
outsiders, che potremmo definire devianti sessuali e che poi, nell'immaginario
collettivo e attraverso i luoghi comuni, sono diventati i mostri. E allora, a
questo punto vorrei stimolare il dibattito su alcune questioni. Appunto, se
consideriamo questo fenomeno, in altre parole l'individuazione di un mostro, la
stigmatizzazione, la costruzione anche da parte della stampa di una figura che
diventa quasi mitologica di mostro, un panico sociale diffuso e la conseguente
repressione, dove vuole andare il legislatore? Generalmente l'obiettivo del
legislatore va ben oltre quello che è il reale problema. Credo che (e in questo
modo arriviamo al problema della pedofilia) sia interessante riflettere sul
fenomeno del Sex Panic in questi termini, come costruzione e come responsabilità
di diversi soggetti. Come responsabilità del legislatore che peraltro recepisce
una direttiva comunitaria. Il problema si allarga rispetto alla legislazione
dello stato italiano, ma è un problema anche che al tempo stesso, non divide
destra e sinistra. Credo che sia interessante partire dalla costruzione di
questo fenomeno che si ingigantisce in questo modo per affrontare il fenomeno
della pedofilia oggi, che effettivamente è il nuovo Sex Panic. Abbiamo inserito
in cartellina un paio di articoli a questo riguardo, a parte un commento del
nuovo progetto di legge, ma ritenevo interessante ad esempio, un articolo
comparso sulla Stampa di Torino qualche giorno fa, in cui sostanzialmente, nel
descrivere i risultati di un'inchiesta sull'utilizzo della rete telematica da
parte di bambini di fascia di età compresa tra gli otto e i tredici anni, in
realtà la questione si è rovesciata sul problema del pedofilo che aggredisce,
che è nella attesa di aggredire i bambini nel Web; poi tra l’altro, se si
guardano i dati di questa inchiesta, veramente non si riesce a capire il nesso
tra le due cose. Allora credo che sarebbe interessante aprire la discussione su
questi elementi. Intanto sul ruolo fra destra e sinistra, dove stanno le
differenze su questo fenomeno, quali sono le responsabilità della stampa e quali
sono i propositi del legislatore oggi rispetto alla pedofilia. Occorrerebbe
chiedersi se l'obiettivo reale poi di queste iniziative legislative non sia la
libertà di espressione, la libertà di circolazione di informazioni attraverso la
rete o semplicemente ed anche, così come è avvenuto già nell'Inghilterra
dell'epoca vittoriana, il controllo dei corpi o il controllo delle menti. A
questo punto, però, parlando del fenomeno sociale e della considerazione sociale
della pedofilia passerei la parola a Vladimir Luxuria che ci leggerà un articolo
tratto dal Foglio su una vicenda verificatasi in Inghilterra.
Vladimir Luxuria
“ Il mite pedofilo”
In una cittadina che nessuno conosce, Redcar, nel cuore del grigio anonimato
britannico chiamato provincia, un vecchio pedofilo acclarato di 73 anni è stato
ammazzato in casa. Il suo nome era Arnold Hartley e gli abitanti di Redcar e
della sua strada lo conoscevano da sempre, sapevano dei reati che si era
macchiato e avevano provveduto a isolarlo in una solitudine punteggiata di
miseria. Sui giornali britannici che hanno dato tanta rilevanza al caso, una
specie di complemento all’altra grande notizia di cronaca nera che scuote il
regno unito, la confessione di Ian Huntley, l'omicida di Holly e Jessica, altro
caso di estrema aggressione ai danni dei piccoli a scopo di sesso, violenza e di
un terminale turbamento indotto da gravi corto circuiti psicosociali; insomma in
questa seconda notizia su come i giornali possano mettere a repentaglio la vita
dei figli, Times e Guardian hanno pubblicato una modesta foto tessera di Arnold.
Nel riquadro si vede effigiato un vecchio con un occhio oscurato da un cerotto,
una figura penosa, residuale, sbiadita. Eppure, poco a poco quel volto senza
faccia si è fatto strada nei media non tanto per le modalità della sua
eliminazione, un'esecuzione messa in atto da qualcuno che sentiva il richiamo di
ripulire il quartiere, ma per come è stata accolta nell'alveo esistenziale che
aveva generato e conteneva la vita di Hartley. Nel quartiere era “il maiale”. Di
lui i vicini sanno tutto perché in realtà non c'è niente da sapere. Ha abitato
sempre con la vecchia madre finché lei non è morta quindici anni fa. Aveva un
fratello svanito nel nulla. Non si vedeva mai in giro, acciaccato com’era e
cosciente della riprovazione che accoglieva la sua presenza. Qualche pensionato
ricorda di averlo visto spesso a fare la spesa in un hard discount alle sei di
mattina farfugliante, vestito con una tuta macilenta e scarpe spaiate. Ciò che
resta di un uomo dunque, uno che aveva rinunciato a riparare i vetri delle
finestre che gli uomini del quartiere prendevano a sassate la sera tornando dal
pub. Hartley nel 2001 aveva fatto dodici mesi di galera per scontare la sentenza
che lo aveva riconosciuto colpevole di molestie a una ragazzina sotto i
quattordici anni, nonché di gravi atti di esibizionismo. Questo era il fatto
accertato, ma attorno a lui le chiacchiere proliferavano ed è impossibile
distinguere il vero dalle leggende metropolitane. Insomma, tutto il quartiere
era convinto che quel vecchio per anni avesse coltivato l'abitudine di attirare
in casa ragazzine col miraggio di regalini e che una volta dentro l'antro
squallido, tentasse di infastidirle fino al momento di una frettolosa e
vergognosa soddisfazione. I reporter arrivati a Redcar seguendo il filo della
storia però, hanno sottolineato le sue incongruenze. Non che Hartley fosse in
qualcosa diverso da un pervertito triste, non che la situazione di silenziosa
persecuzione non fosse un fatto accertato e condiviso dalla comunità. Lo strano
è il senso di vuoto, il vuoto nella sua vita, in quegli interminabili
settantatrè anni in cui è impossibile inquadrare qualcosa di tangibile al di
fuori della condanna arrivata a sfiatare una consolidata reputazione di
perversione. Non un'amicizia, un rapporto, un lavoro, una parola ricordata.
Arnold era solo il maiale e come tale, alla fine, è stato scannato in casa, a
colpi di martello che gli hanno sfondato il cranio. L'altro vuoto assoluto,
pneumatico, in questo angolo di Inghilterra che fa della negazione e del
grigiore la principale attrattiva turistica è il vuoto che ha circondato questa
fine annunciata. Pare che infastidire Hartley e sottoporlo a ogni genere di
vessazione, insulto, umiliazione, fosse regola consolidata nel quartiere. In un
certo senso il risultato del verdetto della giuria popolare collettiva,
decisione non scritta, ma approvata a larghissima maggioranza. Se il mostro
doveva continuare a vivere tra loro, la comunità si sarebbe occupata di
addomesticarlo, di punzecchiarlo fino a farlo pentire di essere venuto al mondo;
di umiliarlo come la sua vergognosa natura meritava. Quindi, quando qualcuno per
vendetta o per alcoolica applicazione della sentenza ha pensato bene di porre
fine ai giorni di Hartley, di passare insomma all'esecuzione, da parte della
comunità stessa, non c'è stato il minimo segno di riprovazione. I quotidiani
inglesi e i servizi tivù rimandano le voci di intervistati che dicono che se
l'aspettavano, che gente così è meglio che sparisca dalla circolazione, che
Arnold si è scelto da solo il suo destino, che non si capisce perché i pedofili
non finiscano in una delle isole che circondano il regno. Ha funzionato per
debellare l'invasione di conigli, funzionerebbe anche con questi mostri! Quando
la polizia locale, istituzione ben voluta è sempre coadiuvata dalla comunità, ha
emesso un appello perché chiunque fosse in possesso di informazioni relative al
fatto di sangue contattasse un apposito numero telefonico, semplicemente non ha
chiamato nessuno. Mai successo! racconta un ispettore - di solito veniamo
inondati di chiamate- qui solo silenzio! Per Redcar il caso è chiuso. Se sei un
pedofilo famoso dunque, preparativi per l'ultimo rush di celebrità, anche se
potrebbe portarti dritto alla crocifissione. Se sei un vecchio pedofilo inutile,
che provoca ripugnanza nel mondo che ha la sventura di ospitarti, aspettati solo
il colpo finale. Di fronte a questa storia di destino ineluttabile, di fatalismo
animalesco, il problema va almeno dichiarato. La società si dimostra impreparata
a confrontarsi col suo ennesimo vizio di forma, con uno dei suoi tanti difetti
di funzionamento; infastidita, tutt’altro che interessata a saperne di più. In
Canada è in svolgimento un esperimento di recupero dei pedofili, con casi a
basso e medio rischio e Arnold era stato classificato dagli psicologi a medio
rischio, attraverso il loro reinserimento nel tessuto sociale. Le comunità,
tramite nuclei specialistici dedicati, sono incoraggiate a offrire opportunità
di riscatto ai propri peccatori, rompendo il muro di isolamento che spesso è il
motore della loro condotta. I risultati sono eccellenti, ma una sostanziosa
parte dell'opinione pubblica è tutt’altro che favorevole all'iniziativa,
sostenendo che così si dedica più attenzione al recupero del carnefice che alla
convalescenza della vittima. Di sicuro, l'annullamento del problema nel silenzio
di Redcar, le martellate, la finale, sono solo una condizione bestiale e
ipocrita. Pare che tre mazzi di fiori siano stati depositati sulle scalette
della sua brutta casa. Conviene ripartire da quello smunto segno di pietà."
Stefano Pistolini da “Il Foglio”, 2003.
Roberto De Felice
Inizierei anche solo un superficiale esame di materiale normativo, nonché del
materiale che è in corso di essere, come il disegno di legge Prestigiacomo.
Questo superficiale esame rivela un profondo scollamento tra quella che è la
realtà che ci dice la clinica psichiatrica e sessuologica e quelle che sono le
intenzioni del legislatore. Ora, che mi si venga a qualificare bambino e quindi
persona da proteggere particolarmente ogni minore di anni 18, mi pare al di
fuori della grazia di Dio. Mi sembra una cosa assolutamente irrazionale,
considerato che vi sono taluni di questi minori che possono addirittura
legalmente contrarre matrimonio; in Italia a 16 anni con l'autorizzazione del
tribunale dei minori, in altri paesi dell'Unione Europea non lo so, ma comunque
mi pare in Spagna ancor prima, e che comunque in generale vi sono sul codice
penale le norme che già proteggono l'abuso dei minori e che fissano quella che
viene detta l'età del consenso, cioè l'età a partire dalla quale si può
immaginare che il minore possa validamente prestare consenso a un atto sessuale.
Consenso che appunto, può essere prestato ad un’età che è fissata in 14 anni in
Italia e in 12 anni in Spagna, cosa che mi ha fatto drizzare i capelli, visto
che ho un figlio di dieci anni e mezzo pertanto, va bene, non lo manderò in
Spagna, per non fargli fare troppi guai. Questa normativa con un palese eccesso
di potere legislativo diremo, amplia la soglia, anzi amplia le fattispecie di
incriminazione anche a fatti che secondo me sono più piccoli di quelli che
vengono puniti dalle ordinarie norme sulla tutela della persona e dell’
integrità sessuale dei minori. Mi pare che sia molto meno grave, il fatto di
essere presi o meno in una sessione fotografica o cinematografica per un minore
che può validamente prestare il consenso a fare l'amore con chi gli pare, magari
un diciassettenne pensiamo, che poi insomma, immagino le difficoltà che avranno
le procure a dimostrare il dolo del detentore di un film pornografico, per dire:
ma questa ha diciassette anni o diciannove? È difficile. Ecco mi pare che
quest’ampliamento della tutela penale sia assolutamente, da respingere e da
rifiutare, perché appunto colpisce un fenomeno per il quale sarebbe come colpire
la pornografia in quanto si presuma che sia prostituzione. Ma qui stiamo
veramente esagerando E quindi leggo dietro questa evoluzione, peraltro promossa
in sede europea, del diritto penale qualcosa di molto pericoloso, una caccia
alle streghe, molto probabilmente anche la proiezione da parte di quei politici
che credono di rappresentare tutta la società, ma probabilmente in questo caso
la rappresentano in buona parte, rispetto ad un senso di colpa collettiva, o di
sensi di inadeguatezza che probabilmente in tutte le epoche hanno dato adito
alla caccia alle streghe di turno. Ora, per quanto riguarda invece la normativa,
che peraltro in Italia già esiste, sulla repressione della pedopornografia,
dobbiamo intanto occuparci di quello che sta per essere approvato, cioè
l'incriminazione con la stessa pena, solo che ridotta di un terzo, della così
detta pedopornografia virtuale. Quindi si parla anche di persone che hanno
magari venticinque anni ma che sembrano averne dodici, oppure di persone che
hanno caratteristiche fisiche particolari, o di disegni tridimensionali che in
qualche modo rappresentino credibilmente atti sessuali da parte di minori da
tutelare. Ecco, il problema cui è piuttosto serio. La relazione del ministro
sostiene che questo reato sarebbe un reato ostacolo e che servirebbe in sostanza
a bloccare la diffusione di siffatto materiale, che è tale da incentivare quei
comportamenti devianti tali a loro volta da originare ulteriori condotte lesive
del bene giuridico finale, dell'integrità fisico psichica dei minori. Bhè, io
esprimo qualche perplessità sul punto, perché il diritto penale è una cosa
diversa dalla teologia. Allora, il diritto penale punisce dei comportamenti
concreti e dovrebbe punire delle offese di beni giuridici tutelati dalla
costituzione, che non siano rinchiusi nel cervello, che non fuoriescano insomma
dal cervello del reo, dell'autore; invece, com’è noto la teologia cattolica
punisce anche l'intenzione di peccare. Ora, il fatto di procurarsi un manga
giapponese, che rappresenta porcherie innominabili, irriferibili e vomitevoli,
bhè, quale danno fà, qualche danno è, perché l'autore del manga non è una
persona quindi, chi ha ceduto questa immagine, chi l'ha commercializzata e poi
quindi l'ha fatta arrivare magari con una catena incredibile al reo, non è che
ha commesso un abuso sessuale; ha semplicemente fatto un disegno. Disegno che
può piacere o non piacere, può fare schifo, anzi mi fa schifo, però altri lo
possono trovare per esempio artistico. Ma non vi è stata un'offesa ulteriore,
anzi non c'è stata offesa di alcun bene giuridico. Ora qui il legislatore mi
sembra che dica che se uno fa una certa cosa, necessariamente dovrà farne
un'altra. Benissimo, allora uno non dovrebbe consentire che aprissero i bar,
perché se uno va al bar beve e se beve si ubriaca e se si ubriaca poi guida la
macchina e va fuori ecc... Questo è un ragionamento che non regge un serio esame
di razionalità della legge. Che poi il nostro ordinamento abbia varie figure di
reati ostacolo, questo non è più di tanto una buona ragione per introdurne un
altro, visto che c'è una sentenza della corte costituzionale. Mi ricordo per
esempio la sentenza su quella strana contravvenzione ecco: possesso
ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli; era l'articolo 707. Ecco
perché, questa contravvenzione puniva chi aveva determinate caratteristiche, chi
determinati precedenti penali, se veniva trovato in flagrante possesso di chiavi
alterate o contraffatte. Già qui: chiave alterata o contraffatta è qualcosa che
ci può fare pensare che l'offesa del bene giuridico proprietà altrui, è
prossima. Ma la corte costituzionale ha ritenuto che questo reato, almeno per
quanto riguarda determinati eventi, condannati per mendacità, ammoniti,
sottoposti a misure di sicurezza, cauzione di buona condotta, fosse contrario al
dettato della carta costituzionale. Così anche l'articolo successivo, il
possesso ingiustificato di valori., da parte delle stesse persone, è stato
dichiarato nel '96 incostituzionale nella parte in cui sanziona penalmente il
processo ingiustificato di denaro, oggetti di valore e di altre cose non
confacenti allo stato di possessore, allo stato appunto del possessore. Quindi,
mi pare che introdurre questa ulteriore fattispecie di reati sia fare dei passi
indietro. Oh, questo che ho detto, secondo me, vale per la pedopornografia
virtuale, ma vale anche per altre ipotesi. Io credo intanto, visto che poi le
analisi del fenomeno ce l’ hanno purtroppo dimostrato, che quelli che chiamiamo
commercianti, coloro che fanno fruire questo materiale, utilizzano quattro tipi
sostanziali di immagini. Allora, i primi due tipi sono immagini assolutamente
non riproducenti atti sessuali. Il primo tipo sono immagini che addirittura
secondo me creano ancora più risentimento, in quanto potrebbe essere coinvolto
veramente chiunque di noi, magari un'immagine ripresa di un bambino sulla
spiaggia che sta giocando. Cose assolutamente non contestualizzate. Il secondo
tipo di immagini, pure non riproducendo atti sessuali, riproduce comunque queste
persone in pose provocanti, ma non oscene. Allora, qua bisogna distinguere: nel
primo di questi casi che offesa giuridica c'è stata? Bhè, certo il fatto di
vedere, di sapere che il proprio figlio, il proprio nipote sta su un sito così,
perché è stato ripreso su una spiaggia mentre stava giocando, desterebbe l’ira
furibonda di chiunque. Però, in questo caso, almeno l'ordinamento ritiene che ci
siano delle violazioni di carattere civile, insomma delle forme di violazione
della privacy, del diritto alla propria immagine che hanno già una loro
sanzione, che tradizionalmente non è mai stata di tipo penale. E nel secondo
tipo quindi, come si fa a punire chi detiene un'immagine del genere? Il
legislatore fa grosso modo questo ragionamento: se non ci fosse il consumatore,
non ci sarebbe chi organizza tutta questa cosa. Eh, d'accordo, però vi faccio un
esempio pratico così spero di essere chiaro: furto e ricettazione. La
ricettazione è punita non solo perché se non ci fossero i ricettatori, poi il
ricettatore può essere chiunque, insomma altrimenti non ci sarebbero i furti; la
ricettazione è punita perché aggiunge qualche cosa, cioè aggiunge una lesione
ulteriore al bene giuridico già offerto. Il ricettatore che porta la macchina in
Polonia e non la ritrova più. Invece nel caso di cui ci occupiamo, il male,
l'offesa del bene giuridico è già stata fatta, è già stata compiuta e quindi non
credo che possa essere ulteriormente approfondita da ipotesi di mera detenzione,
cioè quella dell'articolo 600 quater del codice penale. Tutto appunto sa di
isterismo e tutto invece fà poco pensare purtroppo a quello che dovrebbe essere
un serio impegno del legislatore e della polizia a colpire, prevenire questo
gravissimo reato e comunque il fatto che esso sia considerato una piaga sociale.
Una piaga sociale è comunque un reato che si commette ad ogni cantone, una cosa
che non ci fa stare tranquilli, non è così. Fortunatamente le statistiche
giudiziarie ci provano che questo non è vero; è un gravissimo reato.
Emotivamente, anche se giuridicamente non me lo posso permettere, farei a
cubetti chi lo commette; poi abbiamo letto quella cosa e vediamo quanto tutti,
quanto io stesso, partecipiamo a questa isteria collettiva. Ma ecco, insomma, io
invocherei un po’ più di serietà, cioè considerare la cosa come un grave
delitto, approntare degli strumenti seri, approntare con tutte le opportune
garanzie processuali e quindi colpire chi si deve. Altrimenti noi ci troveremmo
di fronte ad uno stato che si preoccupa soltanto di punire il ragazzino che con
il compagnuccio di scuola si scambia i manga eccetera. Lo trovo assolutamente
inaccettabile.
Franco Grillini
Io volevo dirvi poche cose prima di salutarvi, cosa di cui mi scuso, ma si passa
in queste giornate da una riunione all’altra e la discussione in commissione
giustizia sulla legge sulla pedofilia è iniziata da qualche mese e in questo
momento però, l'argomento non compare nelle convocazioni della commissione
stessa. Non so se non compare per decisione del presidente della commissione,
perché non c'è accordo nei partiti della maggioranza, o perché c'è un ingorgo.
Forse questa è la motivazione più probabile, perché è una delle leggi manifesto
che a questa maggioranza di governo piace molto e che presumibilmente vorrebbe
vedere licenziata prima della fine della legislatura. Il paradosso è che ci sono
molte proposte di legge; non c'è solo questa. Questa è la proposta di legge del
governo, ma ci sono mi pare una decina di proposte di leggi presentate dalle
varie forze politiche sulla materia e il relatore, in questo caso come voi
sapete, è il presidente della commissione giustizia che appartiene alla
maggioranza, l'avvocato Pecorella. Non dà quasi mai il compito di relatore ad un
membro dell'opposizione, ma in questo caso è stato così. Quindi il relatore
della nuova legge sulla pedofilia sarebbe Marcello Lucidi. Tuttavia noi non
sappiamo ancora quale sarà il testo base; presumibilmente a maggioranza, quando
perlomeno questa è la prassi, quando arriva la proposta del governo, nel
comitato ristretto che decide qual è il testo base, avviene un voto ponderato,
vale a dire non si vota il numero dei presenti, ma si vota secondo la
rappresentanza della propria parte e quindi il voto viene a maggioranza. Per
cui, se ci sono due esponenti della maggioranza, dovrebbe non esserci nessuno
perché il testo base non fosse approvato nella formulazione in cui è proposto
dalla maggioranza; il che ovviamente non è, basta anche la presenza di pochi
esponenti della maggioranza per affermare che il testo base su cui si discute è
quello lì. Io ho già suggerito le dimissioni del relatore nel caso che il testo
base sia uguale a quello del governo e comunque anche gli altri non è che siano
molto meglio del testo del governo. C'è già stata una discussione in commissione
giustizia, che è la commissione cui si discutono pressoché tutte le questioni
che riguardano il sesso che passano dal parlamento e non a caso c'è attualmente
il provvedimento in discussione che è quello della prostituzione, anch’esso
momentaneamente scomparso all'ordine del giorno della commissione stessa. E
anche qui abbiamo già avuto modo di discutere in questa sede, del progetto di
legge sulla prostituzione; ma io credo che quando si parla di Sex Panic,
complessivamente ci si riferisce alla situazione italiana. Il progetto di legge
anche lì, del governo, adottato come testo base, sul quale è già iniziata
l'operazione di emendamenti, votazione degli emendamenti all'interno della
commissione, operazione ripeto temporaneamente bloccata. Tra l'altro penso che
sia del tutto irrituale che anche in sede di commissione si inizi la votazione
degli emendamenti, che sono circa 130, tutti gli emendamenti del centro sinistra
respinti, tranne un paio dello SDI però del tutto secondari rispetto
all'impianto della legge. Del tutto irrituale che si inizi la votazione degli
emendamenti e poi dopo non se ne parli più. Sappiamo che ci sono delle
contraddizioni all'interno della maggioranza, tra chi propone quel testo e chi
lo vorrebbe ulteriormente peggiorare; in particolare l’UDC, per questo io
consiglierei, viste le vicende di questi ultimi giorni, di non vedere nell’UDC
una sorta di sponda sinistra, perché su tutta una serie di tematiche, l’UDC ha
posizioni assolutamente reazionarie, se non peggio, per non usare termini anche
peggiori. Sostanzialmente i componenti dell’UDC vorrebbero trasformare la
prostituzione in un reato tout court, quindi reato per i clienti e reato per le
prostitute e i sostituti; esattamente come vorrebbe fare la gerarchia
ecclesiastica. Poi noi tutti sappiamo bene che se la prostituzione diventasse un
reato sia per le prostitute che per i clienti, un pezzo rilevante di gerarchia
ecclesiastica dovrebbe finire in galera. Ma questo vale anche per la pedofilia,
ovviamente! Per non parlare dei miei colleghi. Il progetto di legge sulla
prostituzione fa riferimento ad una presunta emergenza di presenza di
prostituzione sulle strade che è tutta da dimostrare, perché tra le altre cose,
la legge Bossi-Fini che, per chi non lo sapesse, è stata dichiarata
sull'immigrazione questa mattina parzialmente incostituzionale dalla corte
costituzionale, soprattutto per quanto riguarda la garanzia al diritto di difesa
della persona immigrata che sta per essere espulsa, la legge Bossi-Fini ha, di
fatto, sgombrato le strade dalla prostituzione delle immigrate extracomunitarie.
Voce fuori campo: oggi la ADNKronos, probabilmente sbagliando, errore diciamo
tecnico, titola: abrogati alcuni articoli perché l'immigrato è un essere umano!
Hanno fatto questa scoperta, probabilmente invece era un errore giornalistico.
Lapsus freudiano! Respira anche lui, mangia anche lui! Visto che la lega
sostiene il contrario, perciò forse è una precisazione necessaria! Io ho già
ampiamente raccontato che nel dibattito sulla prostituzione si è detto in
commissione di tutto e di più, in particolare l'ultima volta c'è stata una
litigata furibonda con il sottoscritto che aveva perso completamente le staffe,
cosa che in realtà non è che mi succeda di frequente, ma poi la conseguenza è
stata che l'argomento non è più stato messo all'ordine del giorno. Probabilmente
ricomparirà quando presumibilmente il cavaliere o questa maggioranza avranno
risolto problemi che attualmente sono ritenuti più urgenti e quindi francamente
non è dato sapere quando. Qualcuno sostiene che in realtà l'argomento sarebbe
ormai accantonato, ma insomma non sappiamo. Quindi, staremo a vedere. Stessa
cosa vale per il progetto di legge sulla pedofilia, che contiene alcune
aberrazioni, come ha ben detto chi è intervenuto prima di me, come quella che
condannerebbe anche il detentore di materiale pedopornografico con soggetti
maggiorenni ma che sembrano minorenni. Questo è detto con molta chiarezza nella
legge, oppure chi possiede o detiene disegni esplicitamente pedopornografici.
Qui è del tutto evidente che siamo di fronte ad un uso strumentale del Sex Panic,
delle paure di massa, del mostro, perché in realtà questa proposta di legge a
mio parere, l'ho già detto esplicitamente intervenendo per ben tre volte in
commissione giustizia quando si è parlato di questo argomento, l'intenzione del
controllo di massa, di una sessuofobia che utilizza le paure del mostro per
utilizzare anche le forze dell'ordine in operazioni indiscriminate di controllo
e di repressione, i cui esiti non sono dati sapere. Ho chiesto al presidente
della commissione, anche al ministro Castelli in un’occasione, ho chiesto anche
ai sottosegretari presenti, ufficialmente, formalmente, che fosse messo a
verbale uno studio sui risultati di queste operazioni spettacolari di polizia
che sono annunciate con l'effetto che ognuno può immaginare, con i titoli di
testa dei telegiornali di prima serata, con titoli sparati su tutta la stampa
nazionale, perché poi andrebbe anche valutato l'atteggiamento della stampa, che
a mio parere è molto corrivo con l'idea di sbattere il mostro in prima pagina.
Salvo poi, quando ci si accorge, in una parte rilevante di casi, che c'era poco
o nulla dietro questo mostro, ovviamente non permette di comunicare la notizia
con lo stesso risalto! Da questo punto di vista io credo che andrebbe fatta una
riflessione approfondita perché a mio parere c'è una richiesta, sia pure
inconsapevole, da parte dell'opinione pubblica di notizie morbose e più sono
morbose e più sono interessanti, da sbattere in prima pagina. Lo dimostra il
fatto che i giornali che comunicano queste notizie con dovizia di notizie,
scusate il gioco di parole, quando ci sono casi particolarmente eclatanti
aumentano la tiratura delle vendite. Io mi sono proprio interessato a questo
dato; spesso e volentieri ho chiesto anche, e i giornali aumentano le vendite.
Quindi, a mio parere, la notizia sparata in un determinato modo, con articoli
che descrivano il fatto nei minimi particolari, se voi leggete alcuni articoli
anche del Corriere della Sera, di Repubblica, di molte altre testate, insomma,
ci sono articoli che non hanno nulla da invidiare a racconti pornografici allo
stato puro; con l'insistenza del cronista su tutti i dettagli. E questa ve la
dice lunga sul fatto che c'è una morbosità di massa, che da un lato grida al
mostro al mostro e dall’altro ricerca notizie “particolari”.
I giornali vendono di più, i telegiornali sono più ascoltati se ci sono notizie
di un certo tipo. Quindi, si stabilisce un corto circuito tra la morbosità di
massa, fenomeno che tra l'altro è stato ampiamente riconosciuto e dibattuto e il
modo stesso di comunicare la notizia. Ma quest’ultimo, crea un allarme sociale
che a sua volta spinge poi l'autorità politica, l'uomo politico, o le forze di
governo, a premere l'acceleratore su provvedimenti sempre più repressivi in modo
indiscriminato, nascondendo o nascondendosi quelle che invece sono le vere
strategie per impedire ovviamente le violenze sessuali, le aggressioni sessuali;
per impedire la pedofilia che avviene in ambito essenzialmente intra familiare,
perché almeno il dato, da questo punto di vista, l’abbiamo. Il dato delle
statistiche sui processi, quello c'è; ce l’ha l’ISTAT, ce lo dicono i tribunali
e sappiamo che percentuali pressoché plebiscitarie, che si avvicinano molto al
100% (siamo attorno al 95, 98%), ci dicono che i fatti di violenza sui minori,
le aggressioni sessuali sui minori, avvengono essenzialmente all'interno delle
mura domestiche o nei pressi di persone che vivono intorno alla famiglia. La
pedofilia intesa come reato effettivo, è un fatto essenzialmente familiare,
della famiglia tradizionale, quella composta da un uomo e una donna regolarmente
sposati, benedetti dall'articolo 29 della costituzione della Santa Madre chiesa
cattolica. Questa è la realtà dei fatti. Come si sa, nei discorsi si tiene il
boccone migliore alla fine, come nelle cene! Allora, noi abbiamo questa cosa
bizzarra e curiosa per cui sappiamo che cosa è il fenomeno aggressione sessuale
sui minori e in particolare sui bambini; poi io sono d'accordissimo con te che
va fatta una discussione su questa faccenda dei minori, perché non è accettabile
che qualsiasi cosa con un minore di 18 anni, considerato che la legge definisce
la maturità sessuale a 14 anni, sia definita pedofilia. Questa è una roba che
bisognerà chiarirci una volta per tutte. Qui poi il discorso sarebbe molto
lungo, io mi limito all'oggetto e alle cose che stavo già dicendo. Allora,
questi ragionamenti li ho già fatti anche in sede di commissione e ho detto che
a mio parere l'insistenza su internet da parte del governo e delle forze del
centro destra, considerato questo tipo di riflessione e considerato che si
trascura a mio parere, a questo punto volutamente, un intervento di prevenzione
sulle aggressioni sessuali in ambito familiare, evidentemente è perché qualcuno
pensa che esista una pedofilia buona, sopportabile, di cui non occuparsi e una
pedofilia cattiva, verso la quale deve essere indirizzato il pubblico ludibrio
popolare, con opportune metodologie, in modo tale che un mostro sia offerto
all'opinione pubblica per il linciaggio, che in alcuni casi può essere solo
mediatico, in altri casi arriva all'omicidio vero e proprio. Poi ho chiesto se
siamo contrari alla pena di morte, lo siamo in tutti i casi, quindi anche nel
caso della pedofilia e dei pedofili. Per non parlare di pedofilia familiare e di
pedofilia nel mondo religioso. Tra l'altro quando io sono intervenuto su questo
tema, c'erano tutti i telegiornali, il Papa che si era scusato, io credo che il
Papa si sia già scusato di queste robe per quattro o cinque volte,
pubblicamente, un paio di volte all'Angelus, una lettera ai vescovi americani,
una lettera ai vescovi irlandesi, una lettera ai vescovi canadesi. C'è una
richiesta sterminata di scuse per i preti che allungano le mani. Ora, su questa
faccenda dei preti che allungano le mani, noi siamo di fronte a un pregiudizio
popolare. Sapete, noi abbiamo discusso spesso di pregiudizi. Io mi batto da una
vita contro i pregiudizi. Siamo di fronte a un pregiudizio che riguarda i preti:
che i preti allunghino le mani è vox populi e d'altra parte, è anche
comprensibile che allunghino le mani perché non è pensabile che a una persona
adulta sia precluso l'esercizio della sessualità, senza che questi abbia delle
conseguenze. Quindi, la devianza sessuale del personale religioso, obbligato al
celibato e alla castità, (poi qui c'è il discorso sulla castità se inteso come
fedeltà, quindi come assenza di sesso oppure se si può fare sesso, ma deve
essere sesso fedele e comunque nel caso dei preti non può) questa discussione è
di lana caprina, perché non possono fare sesso, non potrebbero! Non potrebbero e
non possono farlo secondo il diritto canonico, secondo la dottrina di Santa
Madre romana chiesa cattolica. E quindi noi siamo di fronte a un gigantesco
fenomeno planetario che riguarda il personale religioso cattolico di preti che
allungano le mani. Io la rappresenterei con una gigantesca mano sulla testa dei
bambini e devo dire francamente, l’ho espresso anche in sede di commissione, se
avessi dei figli avrei veramente dei problemi a mandarli a scuola privata
cattolica, perché come dire, sono notizie pressoché quotidiane. Era una notizia
dell'Unità di ieri l'altro, quello della condanna patteggiata di un prete, che
pure è stato attualmente promosso, per molestie sessuali su minori che gli erano
stati affidati. Sono notizie quotidiane le vicende di risarcimento di danni
negli Stati Uniti; è la notizia che riceve Enzo Marzo che il vescovo di Boston,
che tra l'altro era in odore di candidatura papale, era uno dei papabili, e
forse è per questo che l'hanno portato a Roma, eh? Come l'austriaco, come il
caso dello scandalo che addirittura su Gay News c'è la foto. Oltretutto mi hanno
mandato le foto di questo vescovo austriaco, dell'ultimo scandalo proprio di
questi giorni e devo dire che basta vedere la foto, insomma, in certi casi,
adesso non per fare il lombrosiano, però, insomma, grassoccio, untuoso,
eccetera, eccetera. Io stesso, ho un'esperienza personale di preferito dal mio
prete e il problema era che faceva veramente schifo; almeno fosse stato carino!
Era una cosa veramente inquadrabile, questo prete e motivo della mia rottura con
la fede cattolica. Insomma, io ero un chierichetto. Ero il preferito del prete
anche perché ero uno dei più assidui, ma quello continuava a dirmi andiamo a far
due chiacchiere in sacrestia. E mi avevano avvisato: se ti dice andiamo, tu non
andarci e io chiedevo perché, ma perché? Più che chierichetto ero uno che
trafficava in parrocchia; mi annoiava servire messa, la trovavo una cosa
noiosissima. E non avevano neanche spiegato, mi avevano detto, se ti chiamano,
non andarci! Io chiedevo perché? Tu non andarci! Fidati!
Io volevo concludere dicendo questo esplicitamente, voi volete coprire la
pedofilia dei preti e la pedofilia familiare, sviando l'attenzione sul fatto di
cronaca sulla cui rilevanza, sulla cui gravità, c'è tutto da dimostrare. Io ho
chiesto i dati di tutti gli interventi di polizia di queste maxi operazioni
pubblicizzatissime, dove centinaia di poliziotti invadono le case private alle
cinque del mattino, sequestrando e quant'altro, svegliando interi condomini,
eccetera. Nessuno è ancora riuscito a sapere qual è l'esito finale di questa
operazione. Noi non abbiamo i dati di quanto è accaduto! Ci dicono numeri
strabilianti in queste trasmissioni che sbattono il mostro in prima pagina, ma
nessuno ci ha raccontato come sono andate a finire sul piano processuale. Quante
persone sono state effettivamente condannate e con quali fattispecie di reato.
Tra l'altro, io ho sottolineato che in questi casi, visto l'allarme sociale, di
cui anche i media, per il meccanismo che prima vi dicevo, sono protagonisti, la
perquisizione e spesso e volentieri l'avvio pubblico delle indagini su una
persona, coincide con la condanna.
Qui c'è il problema dell'errore giudiziario! Non a caso a Milano si è formata
un’ associazione di persone vittime di un pubblico ministero che ha fatto
numerosissimi errori, rovinando letteralmente la vita, la reputazione di un gran
numero di persone. Quindi esiste un’ associazione, se mi veniva in mente prima
vi suggerivo di invitarla. Ci sono errori giudiziari clamorosi su questa
materia; penso per esempio a un signore di Imola che, fotografando sua figlia al
mare, di cinque anni nuda (molti tengono i bambini nudi al mare) e portando le
foto a far sviluppare (adesso con la fotografia digitale questo è un problema
che sarà superato) il fotografo le ha passate direttamente alla polizia. Questo
è stato arrestato; non c'è stato verso per il poveraccio di spiegare perché
aveva portato questo tipo di foto, lui diceva che era sua figlia, ma è stato
arrestato e si è fatto sei mesi di galera, licenziato dal lavoro, cacciato di
casa, le ha subite tutte e vi potete immaginare poi come è finito con nome e
cognome su tutta la stampa locale e ovviamente, nel momento in cui finalmente il
magistrato gli ha dato ragione e lo ha liberato dal carcere, non ci sono santi
che tengano, non c'è nessuna azione che consenta a una persona di questo tipo di
recuperare la propria onorabilità e la propria reputazione. Così dicasi per quel
nonno che su una spiaggia di Barletta faceva fare pipì alla bambina, alla
nipotina. Anche quello si è fatto qualche mese di galera, e ha corso anche il
rischio di essere linciato dai presenti. Errori di questo tipo sono decine e
allora io ho detto che, primo compito di una legge di questo tipo è evitare gli
errori giudiziari perché un errore giudiziario non è recuperabile, se non in
minimissima parte. Infine, la questione prevenzione: ci sono gli aggressori
sessuali e io credo che vadano combattuti con la massima forza. Credo tra
l'altro che i pedofili siano nemici della libertà sessuale e dei minori, e su
questo non ho alcun dubbio Credo però che questo tipo di situazioni esistono
perché le persone che sono vittime di questo tipo di azioni, non hanno gli
strumenti per difendersi. E qui cito anche il caso personale. Il prete mi
chiedeva: ti tocchi? E io a otto anni che ne sapevo cosa volesse dire che ti
tocchi. Io andai a casa e dissi a mia madre: il prete è scemo! Mi ha chiesto se
mi tocco, ma come fa uno a vivere senza toccarsi? Non sapevo che il toccarsi era
la metafora della masturbazione, non lo sapevo proprio, me l’hanno spiegato a
undici anni! Cioè la prima volta che me l’hanno chiesto avevo otto anni e l'ho
saputo finalmente a undici anni. Allora, noi siamo di fronte ad un’ignoranza dei
bambini sui fatti che riguardano il loro corpo che è lo strumento per gli
aggressori sessuali per avere ragione di questa " innocenza ", che in realtà
innocenza non è, ma è ignoranza. Allora, noi ci dobbiamo battere di più perché
si faccia in Italia quello che è stato fatto in Svezia, in Norvegia, in
Danimarca, in Olanda, persino in Francia e cioè che sia distribuito un libretto,
che sia fatta una campagna, non terroristica, per insegnare fin dalla più
giovane età a tutti i bambini, che cosa vuol dire il corpo, cos'è la sessualità,
in modo tale che un gesto, una parola sia comprensibile per quello che è; perché
a mio parere basterebbe questo e il bavoso con le caramelle davanti alla scuola
non avrebbe più spazio, ma se uno non sa che cos'è un gesto, non sa che cos'è
una frase, non sa cos’è una parola, è ovvio che può essere sempre vittima di un
violento. E però noi tutti sappiamo bene che la sessuofobia della destra
clericale italiana al potere ha sempre impedito, persino una decente campagna di
prevenzione per la lotta contro l'AIDS. Quindi io non mi faccio molte illusioni,
però è bene che noi siamo chiari nel dire questo tipo di cose e nel fare queste
denunce nel modo più determinato possibile. Grazie.
Roberto Polillo
Io sono sempre stato molto interessato a questi fenomeni di controllo sociale.
Credo che in parte la partecipazione a queste iniziative che voi organizzate,
questa del controllo sociale sia un elemento sia ritorna periodicamente; è un
momento anche di approfondimento nostro, di possibilità di discutere
liberamente, anche al di fuori di certi schemi che ci comporta poi l'attività
sindacale, che è sempre legata invece al qui ed ora e a dei fenomeni che sono,
che hanno sempre un seguito pratico applicativo e redistributivo. Ora, mi
rifaccio al titolo dell'incontro odierno e in realtà quello che sto osservando
in quest'ultimo periodo di riflessione, questo tema del controllo sociale, è
appunto però la doppia valenza che nella storia ha avuto la sessualità, in altre
parole nel senso che noi credo che dobbiamo abbandonare l'idea che è un po’
semplicistica e che è stata un po’ quella degli anni ‘60, che in realtà la
nostra sia una società in cui la sessuofobia ha rappresentato un po’ la chiave
di lettura. Si dovrebbero rileggere gli studi che ha fatto Foucoult sulla
sessualità, ma non solo lui, perché c'è anche tutto il lavoro che fa Marcuse di
definizione del rapporto che c'è tra l'amore come capacità di innamoramento e
quindi di superamento di certe differenze di classe, impressionante nella figura
appunto di Madame Bovary e quindi il contenuto rivoluzionario di una relazione
che si pone tra due individui che partono, che appartengono a due strati sociali
e perciò l'amore è l'elemento rivoluzionario perché per prendere parte pari a
scardinare queste stratificazioni sociali, a differenza della sessualità che
invece è incoraggiata dalla società e che fondamentalmente appartiene alle
categorie della merce e della mercificazione dell'uomo. Ecco, allora, in queste
letture che sto facendo di Foucault che io cito sempre perché è un autore che
sto approfondendo in questo periodo, credo che questo grandissimo filosofo
ricostruisca con esattezza come in realtà quella della sessualità, ma anche la
relazione introduttiva sulla creazione di questo fatto quasi inventato che
riesce però a rappresentare in un certo senso un cambio paradigmatico della
coscienza collettiva, in realtà sia stato un meccanismo perverso in cui il
controllo sociale è aumentato. Cioè, se noi vediamo quella che era la sessualità
dei greci, che era fondamentalmente libera, perché anche nei vari libri viene
sempre per come dire, descritta nei suoi fatti più precisi e più applicativi e
quindi più materiali. E’ considerata una sessualità libera sia nei confronti del
soggetto e quindi il rapporto che c'era tra l'adulto e il ragazzo per esempio,
ma nello stesso tempo anche dell'individuo nei confronti di se stesso, in altre
parole la sessualità come in realtà appartenente a quella che era la sfera anche
della dietetica, cioè delle capacità dell'individuo di autocontrollo e quindi di
auto gestione del proprio stile di vita. Quindi, in realtà dal '700, la
sessualità è non depressa, ma c'è un’espansione della stessa, da un fatto
privato e che quindi era liberamente gestito dalla persona e che come ripeto
aveva tutta una serie di seguiti che erano fondamentalmente di autocontrollo e
quindi di rappresentazione del proprio sé. Essa diventa un fatto sociale,
drammaticamente diffuso e tutta la società in realtà si concentra su di essa.
Quindi la sessualità del bambino, quella degli adulti, eccetera. Ora, è chiaro
che identificare la società come fondamentalmente un meccanismo di repressione
sociale, significa invece non considerare quest'altro aspetto, che questa
espansione della sessualità e la trasposizione di piani, da un piano individuale
in cui poi c'era la libertà del singolo di fare e di comportarsi come credeva,
rispondendo però a dei requisiti etici individuali, si passa ad un piano in cui
la sessualità è drammatizzata e insieme alla drammatizzazione di questa, che
diventa quindi un fatto generale di tipo sociale, c'è poi tutta la creazione del
“diverso”. Ciò comporta il cambiamento anche, in un certo senso, antropologico
dell'omosessuale, che diventa il deviato, diventa il malato di mente, eccetera,
eccetera, con tutte le stigmate sociali che ne conseguono. Ora però, il punto
che si deve mantenere è che questo concentrarsi sulla sessualità, sul fatto che
noi continuiamo a ritenere che la nostra società sia sessuofobica, in realtà è
in un certo senso non riconoscere che la società ha bisogno anche di questa
espansione, ancora adesso, di questo tema della sessualità per esercitare un
tipo di controllo sulle persone. Quindi noi, e questo è l'invito, cerchiamo di
comprendere come in realtà l'organizzazione sociale ed il potere siano molto più
sofisticati di quelli che possono sembrare, ed è la frase di Grillini, di come
in realtà la figura del mostro sia fondamentale perché poi consente una
moltiplicazione sociale anche di effetti, giornali, di morbosità, eccetera,
eccetera e che quindi, come la sessualità rimanga, allo stato attuale, ancora
uno degli elementi in cui è più forte il controllo sociale e la mercificazione.
Perché appunto c'è un incoraggiamento a queste pratiche sessuali, a mettere in
piazza la sessualità. Basta d'altronde vedere la televisione, i modi con cui le
persone si presentano, lo sfoggio della nudità, la volgarizzazione anche del
corpo quindi, sono tutti questi aspetti, è questo aspetto della società
profondamente radicato. Non cadiamo, questa è la mia conclusione, nell’errore di
pensare che la società sia tutta rivolta alla repressione della sessualità,
perché in realtà la società incoraggia il sesso e poi ha anche bisogno di
dipingere dei mostri, perché attraverso questa espansione del concetto di
sessualità, di pratiche mercificate di essa, il controllo delle persone è un
controllo più forte.
Coordinatore: grazie Roberto Polillo, passerei la parola a Vladimir per leggere
un testo della relazione introduttiva del disegno di legge. Possiamo fare una
breve introduzione. Abbiamo parlato recentemente del disegno di legge
Prestigiacomo - Castelli e visto che si è parlato di morbosità, credo che sia
interessante leggere questo passo della relazione introduttiva del disegno di
legge.
Vladimir Luxuria
(Come a volte la comicità, abbia dei concorrenti insospettabili...).
“Tuttavia in una prospettiva più ampia di prevenzione e repressione del
fenomeno, anche condotte di produzione e diffusione di materiale pornografico,
che raffigura persone anche solo apparentemente minorenni, o anche immagini
virtuali di minorenni, appaiono tali da alimentare il fenomeno della pornografia
minorile, inducendo effetti criminogeni nei fruitori del materiale. Ci si
riferisce ai casi in cui il materiale pornografico sia prodotto utilizzando
persone reali che sembrino essere minori. Non mancano in effetti,
nell'esperienza concreta, ipotesi di materiale pornografico che rappresentino
soggetti efebici o comunque di aspetto adolescenziale o persone affette da
nanismo, con l'aspetto di bambini o che rappresenti persone che hanno l'aspetto
di minori pure essendone ignota l'età effettiva. Come pure all'ipotesi,
anch'essa ben nota all'esperienza, di materiale pornografico virtuale che
rappresenti, cioè in modo realistico, immagini di minori in realtà inesistenti.”
Guarda, secondo me i nani, tutti i nani del mondo, dovrebbero fare una
manifestazione contro questa legge, perché gli si sta impedendo di fare sesso
con chiunque!
Voce fuori campo: che poi semmai è il contrario, perché il nano sembra molto
grande perché ha una fisionomia marcata, ma comunque lasciamo perdere. Più che
un disegno, sembra una caricatura di legge!
Mario Di Carlo
Condividevo le osservazioni di Roberto Polillo sulla schizofrenia, fra
sessuofobia e esibizione sessuale, soprattutto a livello di mass media, ma non
soltanto insomma, una sorta di frizione che mi sembra anche nel costume
abbastanza importante, perché se è vero che c'è chi è un assiduo fruitore
dell'esibizione, è un altrettanto assiduo e convinto repressore invece della
libertà sessuale, se parliamo di comportamenti sessuali non devianti in senso
proprio. Però, punto che per me non è stato affrontato, è quello del discrimine
attorno al concetto di devianza perché, almeno personalmente, lo trovo uno degli
elementi più difficili da cui venire a capo, insomma su cui giungere a un punto
fermo. Forse perché, per storia personale, per riflessioni, i miei concetti di
normalità, devianza, eccetera, hanno subito numerosi riassetti tali da rendere
difficile poi, trovarne uno su cui non essere dubbioso. Però ritengo
effettivamente che le espressioni massime siano il quarantenne o cinquantenne,
che ha un rapporto sessuale con il o la decenne. Onestamente lo trovo
riprovevole e credo insomma che quello sia penalmente sanzionabile perché lede
effettivamente un bene giuridico più che opportunamente protetto. E lì, un punto
fermo secondo me va messo. Personalmente prima di arrivare sui crinali, bisogna
stabilire da dove si parte. C’è appunto l'elemento caricaturale della pedofilia
virtuale, di cui si leggeva poco fa, che è assolutamente fuori di ogni
ragionevolezza e invece l’opportuna repressione della pedofilia come reato in
senso stretto, in senso proprio che va mantenuta ferma. Poi appunto, io trovo
tuttora aberrante la legislazione sulla pedopornografia, cioè la semplice
detenzione di materiale pedopornografico; è un caso di repressione di un
comportamento che non arreca una lesione effettiva e concreta ad un bene
giuridico. Però mi domando se questo ragionamento che pure se non sono convinto
che la soluzione non sia positiva, però è un ragionamento che pure se
assolutamente coerente in termini di legislazione penale, di politica penale, di
un diritto penale minimo e opportuno, non corrisponde assolutamente secondo me a
quella che è la sensibilità diffusa del diritto penale, perché purtroppo viviamo
in una società in cui ancora la concessione della pena non è quella di Beccaria,
ma è quella insomma di Ratzingher. E quindi il problema è di riuscire a trovare
soluzioni concrete, modi concreti per convincere la gente a fare una scelta
politica che sia poi traducibile a livello di legislazione, una politica penale
razionale che risponda ai criteri della nostra costituzione, tra le altre cose.
Questi erano i miei due appunti. Leyla.
Leila Deianis
Volevo dare un piccolo contributo, anche tornando a quello che diceva Gigliola
prima. Credo che la pedofilia sia un tema difficile da potere anche discutere.
Faccio una domanda a Gigliola: prima tu parlavi di dialogo no? Perché c'è molta
confusione tra pedofilia e criminalità.
Anche lo stesso Stato fa delle violenze verso i bambini, perché non ci sono
degli istituti. Molte volte gli istituti mischiano dei ragazzi piccolissimi con
ragazzi grandi, no? Con ragazzi di sei, sette, otto, nove anni come il caso che
stai seguendo tu, il caso di Asti, dove quei bambini più grandi violentano i più
piccoli. Per cui credo che questa è una cosa che lo Stato dovrebbe sapere,
perché per me è un crimine dello Stato questo; non si parla di pedofilia, ma
potrebbe essere tra i crimini che disegnano come se fosse pedofilia, no? Anche i
casi delle violenze che si consumano dentro casa: i genitori che violentano le
figlie, che fanno delle proposte. Io mi ricordo che all'inizio, quando hanno
fatto il numero verde che è 800290290, sono stata una delle prime operatrici per
le vittime della tratta, ai tempi di Katia Bellillo. Era un numero verde per
denunciare le vittime della tratta. La cosa più eclatante (all'epoca la
coordinatrice era Vittoria Tola), era la preoccupazione delle telefonate, che la
maggior parte delle telefonate, l'80%, erano bambine italiane, perché le vittime
della tratta era per le straniere, ma bambine italiane erano messe a
prostituirsi dentro la stessa famiglia, perciò la preoccupazione era molto
grande perché loro non sapevano come trovare una soluzione a questa situazione.
Per cui, io la trovo molto ambigua anche come discussione, no? Che cosa vogliamo
discutere sul problema della pedofilia in sé, che cosa è la legge sulla
pedofilia? Perché mi sa che la legge è veramente assurda, è proprio come diceva
Vladimir, è una caricatura di legge, di disegno legge, non è una legge. Non lo
so, io faccio difficoltà a capire, come faccio anche difficoltà a capire come la
situazione della prostituzione abbia lo stesso peso del problema di violenza
verso i minori. Perché si parla di pedofilia, ma non si parla di violenza verso
bambini? Perché non è solo pedofilia in sé, ma è la violenza dei bambini in sé,
cioè la difficoltà, la debolezza che hanno i bambini di poter difendersi, no? Lo
sappiamo che il 70% delle donne che divengono vittime della tratta, sono minori.
Noi abbiamo visto che sono minori, con documenti falsi; sono delle
organizzazioni veramente grandi. Per esempio in Nigeria è stata scoperta
un’organizzazione dove fanno passaporti di bambini che entrano in Italia come se
fossero figli, poi sono venduti per la prostituzione, per la pornopedofilia e
per tutti gli altri scopi sessuali. E su questo anche lo Stato sta commettendo
moltissimi errori. Infatti, credo che è ora di dire basta. Anche l'opposizione
si sta lasciando un po’ andare, perché io mi ricordo quando c'era la sinistra,
qualsiasi passo che faceva, la destra urlava qua e là; oggi loro commettono
degli errori gravissimi e nessuno dice niente! Come io ho saputo che la prima
legge che Berlusconi ha fatto era aumentare il salario dei prefetti, però ha
dovuto levare i soldi agli ambasciatori; infatti, il ministro degli esteri non è
durato tanto. Per cui io dico, la popolazione che ha votato per lui saprà di
queste cose? Ma io credo che neanche l'opposizione lo sa, se noi parliamo in
questi termini! Per cui bisognerebbe discutere un po’ più seriamente, intorno
alla pedofilia, alla criminalità, a tutto quello che riguarda anche i sentimenti
delle persone. Come la confusione che si fa spesso tra pedofilia e
omosessualità, per esempio, con qualsiasi tipo di devianza, con qualsiasi tipo
di diversità.
Maria Gigliola Toniollo:
Volevo chiarire solo quello che avevo detto, poi magari anche Stefano può
rimarcare meglio qual è il principio del Sex Panic, perché mi sembra vada fatto.
Succede nella cronaca tristemente italiana, ma insomma ovunque, che vi siano
fatti atroci di bambini assassinati, violentati; quando accadono questi fatti,
scoppia una reazione furibonda. Sono messi sotto accusa gli omosessuali, i
preti, tutti in generale, o comunque delle intere “categorie di persone” quando
peraltro è estremamente noto, da un vecchio rapporto del Censis, che ha ormai
qualche anno, che il 95% dei casi di violenza avvengono nelle famiglie, ben
lontani da internet, ben lontani dal computer. Comunque si scatena un’ondata in
cui si culmina chiedendo il ripristino della pena di morte. Ogni forma di
repressione sembra essere, come dire, auspicabile: la castrazione chimica, la
castrazione a tutti gli effetti, insomma una reazione cieca. Secondo me però
andava data importanza alla lettura del brano di Pistolini che evidenziava
l’iniziativa canadese di incontro con i così detti “pedofili”, a basso e a medio
rischio. Questo tema veniva invece che espulso (con le conseguenze di trovarci
poi appunto davanti al crimine, davanti alla cosa nascosta, al garbuglio,
eccetera), portato alla luce, discusso.
L’articolo mette in risalto il tipo di condotta più utile ai fini della
convivenza sociale, ai fini anche della vita stessa dei bambini e degli adulti e
che prospettando dei risultati maggiori che non la solita cieca repressione, che
peraltro molto frequentemente poi da lì prende le mosse per generalizzare questo
senso di repressione su altro, sempre in vista di limitare la libertà delle
persone.
Stefano Fabeni
Sì, credo che in effetti, sia chiara questa forma, questa isteria e qui mi
collego sia a quanto detto da Mario sia a quanto hai detto tu. Questa confusione
della difficoltà di individuare quella che è la devianza, la parafilia se
vogliamo, è poi funzionale all'isterismo. Tu prima dicevi: distinguiamo
pedofilia da criminalità. Effettivamente poi, come dire tutte quelle forme di
criminalità organizzata, finalizzata allo sfruttamento della prostituzione
minorile, alla produzione di immagini iconografiche con minori, sono tutte
situazioni che poi con la pedofilia non hanno niente a che vedere. Mi sento però
di affermare che sicuramente quel tipo di parafilia va sicuramente affrontata e
repressa laddove costituisca reato, ma anche affrontata da un punto di vista
medico e sociale. Il problema è che quando si parla di pedofilia, intendendo per
pedofilo il detentore di immagini pornografiche del minore di 18 anni, che non è
necessariamente bambino, o anche lo stesso soggetto criminale che abusa del
bambino a scopo di lucro per vendere l'immagine o il filmato, ecco questo è ciò
che crea l'isteria collettiva e credo che di conseguenza la reazione dello Stato
segua poi percorsi diversi; perché come dire, il fatto che si ponga tanto
l'accento sulla pornografia diffusa via internet, o come questo disegno di legge
prevede anche il controllo per esempio sulle carte di credito, è una questione
ben diversa. È il tentativo di limitare la privacy delle persone, il controllo
sulla libertà di espressione. Ovviamente, l'isteria collettiva, che è alimentata
dalla confusione o dalla mistificazione, produce poi conseguenze che sono ben
diverse da quelle che, producono risposte che mirano a ben altro. Quindi, in un
certo senso, la confusione è proprio la questione che va affrontata ed è il
nostro problema.
Leila Deianis
Scusami Stefano, per esempio, non so se sia stato affrontato proprio che cosa è
la pedofilia in sè. Perché se tu vedi, noi viviamo in una società praticamente
pedofila, di pedofili, perché se vai a fare una pubblicità, preferiscono le
ragazzine che hanno la faccia da verginella, da quindicenne, oppure dei
maschietti belli, carini. Ma è così in tutto, nel lavoro, dappertutto.
Preferiscono i minori, non lo so per quale motivo. Forse perché vendono di più,
fosse possono essere più sfruttati, sono più deboli.
Stefano Fabeni:
No, non lo so! Ma in un certo senso questa non è pedofilia. Il problema della
pedofilia, è come dire quindi il problema dell'attrazione nei confronti
dell’impubere, è una questione relativa allo sfruttamento criminale e o
l'attività criminale e la violenza sessuale nei confronti del minore è un'altra
questione. L'idea collettiva, la tendenza ad apprezzare la giovinezza e la
bellezza, in un certo senso non la vedo come un rapporto di causa effetto. Mi
sembra, non so, forse sono figlio di questa società anch'io.
Giulio Ercolessi
Qui c'è chiaramente un problema di consenso che è diverso da quello che si pone
in altre questioni che possono essere messe nel canestro delle battaglie laiche.
Diciamo che ci troviamo all'estremo opposto della questione, per dirne un’altra,
che mi pare tra l'altro non abbiamo ancora dibattuto in questa sede, che è
quella dell'eutanasia. Sull'eutanasia tutti i sondaggi che si fanno da anni e
anni anche in Italia dicono che la posizione, chiamiamola così per tagliare le
cose con l'accetta, laica, gode del consenso di una parte stragrande della
popolazione che è sistematicamente fondata. Qui probabilmente ci troviamo
all'estremo opposto. E qui tra l'altro, io che tendo a essere sempre ben poco
dietrista in tutte le questioni in cui il dietrismo è diffuso, non credo che ci
sia un disegno strategico di qualche centrale reazionaria di creare una
restaurazione di tipo, nel campo dei costumi sessuali. Credo che ci sia intanto
una bassa demagogia elettoralistica che ricerca per ovvi motivi, le cose più
semplici da utilizzare a proprio vantaggio, ma che in questo caso, questa
demagogia elettoralistica che va distinta quindi da grandi disegni di politiche
culturali che non mi sembra che esistano, si salda. Non a caso è stata evocata
molto spesso la questione di internet, perché si saldano due questioni in questo
campo. Cioè, da un lato c’è il panico di tanti genitori scarsamente pratici di
nuove tecnologie che si vedono questi ragazzini che saettano tra siti, parlando
un linguaggio tecnico di cui loro non capiscono praticamente nulla; e questo
ovviamente li getta nel panico. Dall'altro, questo panico privato si salda con
il grosso problema della tutela della libertà di espressione su internet, che è
un problema che è stato messo fortemente in causa anche da altre questioni come
ovviamente e soprattutto, per prima cosa, il suo uso anche dal punto di vista
della tutela rispetto al terrorismo. Allora, questi sono dei problemi che
evidentemente, si valorizzano dal punto di vista dell'effetto sinergico che
possono causare. Brevissima parentesi: non passiamo questa parola puritano come
se i puritani fossero più bigotti dei cattolici, perché non è vero. Allora, c'è
un libro di Leites che è uscito una quindicina, una ventina di anni fa,
"Coscienza puritana e sessualità moderna " da cui risulta che i puritani erano
arrivati nel '600 al livello, in materia di morale e sessuale a cui sono
arrivati i cattolici dopo il Concilio Vaticano II. Ammonivano a non disprezzare
i doni di Dio, il piacere sessuale va bene purché dentro il matrimonio, nel
'600. Quindi, questa idea che i cattolici italiani sono più avanti rispetto ai
puritani è un'idea assurda anche alla luce tra l'altro, dell'esperienza delle
New Light Church degli Stati Uniti, che sono grandi nostre alleate in tantissime
altre battaglie, che sono presbiteriane e cioè letteralmente puritane. Chiusa
questa parentesi, evidentemente c'è un grosso problema che riguarda la pars
costruens, che non a caso è stata abbastanza trascurata così in questo
dibattito. Qui, salvo qualche accenno, c'è un problema anche linguistico; e
allora, nella nostra lingua i bambini sono una cosa e i figli sono un'altra e in
inglese così non è. Se un signore italiano di novantacinque anni riferendosi ai
propri figli o ultra settantenni li chiamasse i miei bambini, sarebbe preso per
un rimbambito giustamente; invece in inglese non è così, perché in inglese il
novantacinquenne può riferirsi ai suoi childrens ultra settantenni perché la
parola child in inglese significa anche figlio e non soltanto bambino e la
stessa cosa accade anche in altre lingue occidentali. La cosa è stata
ulteriormente aggravata nella traduzione che è stata data a convenzioni
internazionali come per esempio quelle che riguardano la tutela dei diritti dei
fanciulli, dei fanciullini, eccetera, eccetera. Ha un uso questa ambiguità
linguistica sia di destra che di sinistra, perché per esempio in queste
convenzioni c'è il divieto per gli Stati di arruolare, di far volare i
fanciulli. Solo che questa norma è stata presa a motivo per, per esempio,
impedire quello che accade in Gran Bretagna, che è uno dei paesi che è stato
colto in violazione di questa convenzione per i diritti del fanciullo. Qui ci
sono dei fanciulli diciassettenni, dei marcantoni inverosimili, che in Gran
Bretagna possono essere arruolati, non ancora utilizzati in combattimento, ma
intanto arruolati per essere addestrati per potere poi diventare royal marines o
qualunque altra cosa in questo campo. Spesso, si mettono sullo stesso piano i
bambini soldato che tagliano le braccia, bambini in senso stretto, cioè persone
che hanno, fanciulli impuberi o appena puberi, che nella Sierra Leone erano
arruolati. E’ chiaro che non si possono mettere sullo stesso piano con la pur
deprecabile attività come fanno gli inglesi quando arruolano dei diciassettenni
per utilizzare il loro ultimo anno di minore età per addestrarli e poi mandarli,
non appena diciottenni, in Iraq. Tra l'altro, questa stessa norma era stata
presa a motivo di contestare l'esistenza delle scuole militari italiane, la
Nunziatella, la Morosini di Venezia, eccetera, eccetera, che sono scuole
militari gestite con criteri militari. Ma a questo punto noi dovremmo
giustamente chiederci che cosa definire come pedofilia. Ed è stato fatto
rilevare che esiste una tradizione di diffamazione nei confronti degli
omosessuali che crea un nesso fra l'omosessualità e la pedofilia. Ma più o meno
tutte le minoranze, anche quelle etniche, razziali e linguistiche sono sempre
state, ebrei compresi, attribuite degli incontenibili impulsi sessuali
irrefrenabili da parte di tutti coloro che per varie ragioni, ce l'avevano con
gli ebrei, con i neri, con qualunque tipo di minoranza linguistica. Però, anche
qui neppure l'etimologia aiuta, perché a rigore, il pedofilo dovrebbe essere
colui che ama in modo disinteressato e non passionale i minori, mentre in
italiano (e non solo in italiano) noi abbiamo un uso diverso perché il pedofilo
è colui che invece nutre per i minori (tra l'altro bisognerebbe stabilire anche
che cosa significhi in questo campo minori), un interesse di tipo strettamente
erotico e sessuale; mentre usiamo il termine pederasta, che implica appunto un
amore erotico in un modo assolutamente bizzarro. Ci riferiamo per il pederasta,
anziché per il pedofilo, per coloro che amano soltanto persone di sesso
maschile, mentre il pedofilo, la parola pais in greco non ha nessuna attinenza
con l'appartenenza di sesso o di genere e si riferisce a persone che andavano
dai 12 ai 17 anni, quelli che noi oggi chiameremmo adolescenti, meno
frequentemente si riferiva anche poi tra l'altro ai servi. Allora l'etimologia
non aiuta e io credo che per pedofilia in senso stretto bisognerebbe intendere
coloro che hanno desideri erotici o sessuali nei confronti di persone
essenzialmente impuberi. Dopo di che, questo non significa che si debba ritenere
lecito il rapporto fra un minore appena pubere e persone maggiorenni, ma certo
per esempio ci vuole anche qui una gradualità, perché ci sono delle persone che
sono divise da un piccolo numero di anni da coloro che sono appena diventati
puberi, che magari possono avere anche uno sviluppo psicofisico non
particolarmente veloce e possono quindi essere appena arrivati oltre la soglia
della maggiore età, criminalizzare il cui comportamento rispetto per esempio ad
un minore che sia diventato pubere un pochino più tardi, aveva avuto uno
sviluppo psicofisico meno veloce di lui, con una differenza che potrebbe essere
a quel punto anche soltanto di quattro anni, mi sembrerebbe insensato. Allora
qui bisognerebbe probabilmente, se di queste cose si potesse ragionare in
termini strettamente razionali, stabilire da un lato un rigido divieto per
rapporti erotici sessuali con persone impuberi e stabilire invece che per quelle
che sono minori e però puberi ci sia una graduazione di rapporti, relativa alla
differenza di età fra il minore appena pubere e la persona anche maggiorenne che
abbia con costui rapporti erotici, sessuali e affettivi. E d'altra parte, non si
può parlare di minori in senso lato. Insomma la vecchia norma italiana stabiliva
che dai 14 anni in poi ci fosse l'età del consenso. Allora posso anche capire
che il quattordicenne che avesse rapporti con un quarantenne fosse visto come
una cosa che poteva in qualche caso agire su questa mancanza di piena libertà di
disporre di sé, che può avere il quattordicenne rispetto al trentenne e quindi è
possibile che il limite dei 14 anni, come età del consenso per avere rapporti
con persone maggiorenni, sia eccessivo. Ma certamente questo non è il caso per
esempio di chi abbia 16 anni. Quando la prima legge sulla pedofilia era stata in
discussione in parlamento, avevamo fatto notare l'incongruenza che c'era nel
primo progetto, il quale prevedeva che mentre il limite dell'età del consenso
non era stato cambiato, viceversa era stata introdotta una penalizzazione della
detenzione di pornografia che avesse per soggetto dei minori; perciò la
conseguenza paradossale era che, mentre rimaneva lecita la commissione di atti
sessuali con persone di età minori, ma di età superiore ai 14 o ai 16 anni
secondo il rapporto che ci fosse fra il maggiorenne e il minorenne, era invece
penalizzata la detenzione di pornografia che avesse a raffigurare dei minori di
18 anni. Per cui sarebbe stato lecito avere dei rapporti sessuali per esempio
con un sedicenne, ma non averne una fotografia! Allora, questa cosa era stata
risolta e ovviamente l'incongruenza era stata appianata rendendo tutto quanto
illecito. Non mi sentirei di censurare colui che dicesse che sia lecito impedire
la prostituzione con dei minori ancorché di età superiore ai 16 anni. La norma
che però è venuta fuori è stata che si considera prostituzione qualunque utilità
che venga al minore, inclusa quindi per esempio la norma che stabilisce che
qualunque utilità compresa, quindi il diciannovenne che offre una cena al
partner sedicenne in qualche modo commette, secondo questa legge un po’idiota,
un reato che è molto simile a quello della prostituzione con dei minori.
La parola perversione ha una brutta storia, probabilmente parafilia ne ha una
altrettanto brutta, ma meno nota perciò la si usa con maggiore facilità, e pone
anche un problema perché io sono fra coloro che sono convinti che l'orientamento
sessuale non si sceglie. Allora, la conseguenza è che i pedofili sono
essenzialmente delle persone sfigatissime, perché non hanno probabilmente
nessuna responsabilità nell’avere scelto il proprio orientamento sessuale e al
tempo stesso la società non può consentire qualunque forma di soddisfacimento a
una persona che si ritrova con questo sfigatissimo orientamento sessuale. Cosa
che mette evidentemente in crisi il concetto stesso di malattia, visto che per
malattia oggi si intende una condizione che determina sofferenza nel soggetto
che né è affetto, mentre in questo caso la sofferenza essenzialmente viene ad
essere a carico di coloro che dovessero essere coinvolti dalla malattia altrui;
rispetto ai quali il problema dovrebbe essere posto in termini di tutela della
libertà sessuale. Allora, è proprio questa forse la chiave di Volta che ci
consentirebbe così di svolgere un po’ in positivo un discorso che è invece
affrontato e inquadrato, anche da parte della sinistra, in termini
essenzialmente di repressione. La tutela rispetto alla commissione di atti di
pedofilia, dovrebbe essere vista in termini di tutela della libertà sessuale del
minore ed è del resto questa tradizionalmente la giustificazione che si dà di
tutta questa normativa, perché si dice che il minore che sia coinvolto in atti
di attività sessuali erotiche con una persona che invece ha una piena maturità,
è coartato nella sua libertà di disporre di se stesso. Questa tra l'altro è
l'ovvia ragione per la quale quando vi è un rapporto di dipendenza di qualche
genere, l'età del consenso è fatta salire e il reato è considerato più grave.
Ultimissima cosa. È passato abbastanza inosservato anche per quel che riguarda
questa questione invece del materiale pedopornografico, che è stata introdotta
sempre da quella legge del ‘98, una distinzione. Noi avevamo fatto con Franco
Grillini a suo tempo una memoria alla commissione in cui si diceva: guardate che
scrivere detenzione, anziché possesso di materiale pedopornografico non implica
alcun animus di possedere. Potrà creare delle situazioni molto imbarazzanti
perché pensate soltanto al caso di furibonde liti per la separazione dei coniugi
o magari a un avversario politico che voglia disfarsi del proprio rivale.
Insomma, non è che sia così difficile inserire nel computer altrui delle
immagini pedopornografiche e poi andare a fare una denuncia se non c'è da
provare altro che la detenzione. Eppure questa è la soluzione che è stata data
con questa legge già nel 1998 mi pare. Qui il problema sarebbe evidentemente, e
con questo davvero concludo, quello di trovare una spiegazione razionale e su
questi termini è molto difficile. Però mi pare che tutto sommato lo stesso
Franco Grillini, che giustamente in precedenza diceva che queste cose però
dovrebbe farle qualcun altro. Poi questo qualcun altro non veniva fuori mai,
perché se no c'era il rischio che in qualche modo si rinforzassero dei
pregiudizi che c'erano un tempo, perché se l'unico che fa le campagne di tipo
magari così molto moderato, razionale, eccetera, sulle aberrazioni di queste
leggi, è etichettato come il difensore di comportamenti ai limiti con la
pedofilia, guarda caso chi è che lo fa? L'unico deputato apertamente gay del
parlamento italiano. Questo qualcuno poteva anche pensare che potesse risultare
controproducente. Io credo che sia molto improduttivo che a farli siano soltanto
loro e proprio per questo sarebbe il caso che coloro che non hanno alcun
coinvolgimento con gruppi e associazioni, movimenti per la difesa dei diritti
degli omosessuali si occupassero di queste cose. Credo che ci siano i margini
per avviare un discorso razionale in questi termini quando si superano le
etichette. È per questo che le etichette sono importanti; è per questo che
passare da repressione della pedofilia a tutela della libertà sessuale del
minore potrebbe consentire anche di arrivare a delle chiavi diverse sul piano
dei contenuti pratici e concreti con i quali, come quelli di cui abbiamo
parlato, poi ci si trova ad avere a che fare. Questo è successo sempre! Perché a
cominciare dal divorzio e dall'aborto, se voi ricordate quelle vicende, quando
si parlava di divorzio e di aborto, c'era sempre, rispetto alla parola
registrata allora da tutti i sondaggi, la reazione dirigente: ah, io sono contro
il divorzio e contro l'aborto! Si chiedeva alle persone: sei a favore del
divorzio e contro l'aborto? O a favore dell'aborto? No, perché la domanda era
interpretata nel senso di: prenderesti mai tu in considerazione l'ipotesi di
divorziare? Sì, tu oggi Enzo Marzo, ma ovviamente la persona intervistata a metà
degli anni ‘60 su questo argomento, oppure a metà degli anni '70 in materia di
aborto: sei favorevole all'aborto? Come dire, sei favorevole o no a commettere
tu un aborto o che tua moglie abortisca? Quando poi invece la domanda era
impostata, e finisco con questo, in termini diversi: sei favorevole che dopo
cinque anni di separazione consensuale ci sia la possibilità di sciogliere il
matrimonio? E poi via via tutti i casi che erano previsti dalla legge Fortuna:
sei favorevole che ci sia la possibilità di interrompere la gravidanza se ci
siano gravi rischi psichici o fisici per la donna? La risposta diventava: sì!
Allora in tutto questo tipo di attività quel che conta è superare il panic e non
penic, che vuol dire un’altra cosa, attraverso il ricondurre le questioni dalle
etichette al concreto contenuto razionale dell'argomento. Scusate l'abituale
lunghezza e prolissità.
Mario Di Carlo
Prima di passare la parola ad Helena che aveva chiesto di parlare, volevo fare
giusto due appunti al discorso di Giulio. Ho notato che hai prima distinto tra
quello che dovrebbe essere, secondo un’analisi etimologica, il significato di
pedofilia in termini che potrei etichettare ”puri”, ovvero un amore distaccato
per tutti gli infanti (etimologicamente, è importante). Questo come premessa,
per dire che, in effetti, la nostra discussione sembra svolgersi un po’ tutta su
una specie di timore, anche comprensibile da parte di molti, dello stigma.
Questo per arrivare a dire che non sono d'accordo con l’affermare che tutti
coloro che non sono vicini o impegnati o quasi o potenzialmente, appartenenti ad
un movimento di difesa degli omosessuali, debbano poi fare una battaglia per una
sistemazione razionale del problema. Cioè tutti quelli che non sono vicini e
impegnati eccetera, si devono impegnare; quelli che invece possono esserlo
vagamente, se ne devono astenere: è come se i miei amici decidessero di smettere
di dire che è sbagliato il “picchia il frocio” perché hanno paura di sentirsi
etichettati come gay!
Ercolessi: no, no è importante questo! Posso? No, c'è un problema di
comunicazione. Allora, quando esiste un pregiudizio, il pregiudizio va nei
limiti del possibile represso e non bisogna invece fare cose che lo rafforzino.
Da questo punto di vista sarebbe molto più utile che cose di questo tipo fossero
fatte da persone razionali, sarebbe molto meglio! E questo non significa dire
che non devono farlo; significa però porsi un problema di efficacia e di
smantellamento anziché rafforzamento di pregiudizi che a noi possono sembrare
grotteschi, ma che pur sempre esistono, insomma.
Helena Velena
La cosa curiosa è quella che venendo qua, cioè quando sono arrivata, mi sono
resa conto che l'argomento della conversazione era " la pedofilia” e sono caduta
dalle nuvole. Però questo è curioso perché significa che io nella mia mente
avevo prodotto un superamento di queste cose, cioè pensavo che, in effetti, la
creazione del panico mediatico puntando sulla pedofilia fosse in qualche modo un
po’ finito in secondo piano anche perché, immagino che l'abbiate già detto
prima, è una cosa banale, la ripeto per chiarire un attimo le cose: è evidente
che tutti i fenomeni di creazione di panico mediatico hanno come unico scopo la
creazione di un consenso di massa in funzione di questioni politiche di destra
forti, che richiedono la presenza di un certo tipo di dinamiche politiche, che
sono utilizzate spesso e volentieri anche dalla sinistra per il semplice motivo
che a questo punto, il gioco diventa chi mette sul tavolo per primo la carta.
Cioè quello riesce a ottenere il consenso rispetto ad un panico. Però, il
problema è che se noi analizziamo un pochino la storia degli ultimi dieci anni,
vediamo come ci sono state tutta una serie di creazioni di panici particolari,
tipo per esempio quello del satanismo, che è stato spesso e volentieri collegato
con quello della pedofilia.
Nel caso che non andrebbe mai dimenticato dei " bambini di Satana ", ma anche
degli " Angeli di Sodoma " di cui ricorderete probabilmente qualcosa, anche la
persona coinvolta in questa questione degli Angeli di Sodoma è stato
identificato pubblicamente come satanista e dopo di che, incriminato per reati
di questo tipo. Allora, i bambini di Satana, se non lo ricordate ve lo dico,
furono accusati nella figura di Marco Dimitri nello specifico, di aver
violentato una ragazzina minorenne e di aver fatto un rito satanico in una tomba
con un bambino, un fanciullo di sette, otto anni credo. Nel caso degli Angeli di
Sodoma, la persona coinvolta è stata accusata alla fine, di commercio di
materiale pornografico. In tutti e due i casi, uno è già risolto e si è scoperto
che i due fatti non esistevano ed è stato prosciolto. Ha vinto anche l'appello
perché i due fatti di cui era accusato non erano accaduti. No, non c'erano i
morti e non solo, non c'erano i fatti; la prima testimone è risultata non
attendibile e già precedentemente segnalata in questura come persona non
attendibile. Lo stesso caso vale per la ragazza a Parigi che ha denunciato di
essere stata violentata da islamici, che era una persona segnalata come mitomane
e così, c'è stata la stessa cosa. E il bambino violentato nella tomba, è
risultato non essere mai sparito di casa ed è risultato praticamente che il
motivo per cui si è creata questa connessione è perché la mamma, lo racconto
perché è un aneddoto grottesco e raggelante nella sua dinamica perché dà la
misura del panico mediatico, aveva questo bimbo irrequieto. Era particolarmente
instabile e quindi la mamma decide di portare il bimbo da un esorcista, perché
così questo lo calma e lo tranquillizza.
Il prete fa l'esorcismo, ma il bambino rimane ovviamente, chissà perché,
irrequieto. Al che la mamma si lamenta, va dall'esorcista e quello gli risponde
che chi gli ha fatto la fattura, insomma quello che è molto potente, è un
satanista. In quei giorni a Bologna c'era il processo sui bambini di Satana e in
televisione, soprattutto nelle televisioni locali, sui giornali locali se ne
parlava moltissimo. La mamma vede un servizio in cui si parla di Marco Dimitri
stigmatizzato come questo pericolosissimo satanista. Telefona all'esorcista
dicendo: ma non è che è stato Marco Dimitri? Quello che ne viene fuori è:
potrebbe anche essere! E’ fatta un ulteriore denuncia nei confronti di Marco
Dimitri, che gli conferma la detenzione in carcere e viene fuori durante il
processo che questo bambino non è mai sparito da casa e la mamma stessa è
costretta ad ammettere che l'opportunità che si sia verificato veramente questo
fatto è totalmente inapplicabile. Oltre al fatto che Marco Dimitri è
dichiaratamente omosessuale e questo, non vi sto a spiegare che cosa significa,
lo capite perfettamente! E non è stato peraltro difeso dall’Arci Gay e dalle
associazioni omosessuali. Ian Hash che è il protagonista della vicenda degli
Angeli di Sodoma, che non è ancora conclusa a livello giudiziario, è omosessuale
e risulta inquisito per aver fatto e prodotto materiale pedopornografico con
delle ragazze minorenni, che avevano 17 anni, per aver fatto dei festini e delle
orge a base di un uso di droga, in cui le stesse ragazze coinvolte in tribunale
hanno dichiarato che erano assolutamente consenzienti di fare questi servizi
fotografici, che tra l'altro corrispondono esattamente alle fotografie che ci
sono nei libri di Richard Kern che è un grandissimo fotografo e regista
americano, non faccio pubblicità e non cito altre cose, va bene. E quindi hanno
ammesso che l'uso di droga era altrettanto consenziente, anzi era stata
comperata insieme. Però la costruzione, la necessità di costruire panico
mediatico su queste cose e di mettere insieme satanismo e pornografia e
pedopornografia, pedofilia, eccetera, era un cocktail assolutamente troppo bello
per essere ignorato. Però mi sembra che questa cosa adesso stia cadendo in
secondo piano perché improvvisamente c'è un altro panico mediatico molto più
forte e molto più ripagante in termini politici e elettorali, che è quello degli
islamici. L'altro giorno ero a Torino invasa di manifesti (ma anche a Milano li
ho visti) e auto adesivi con scritto: fuori gli islamici dall'Italia! Firmato
Borghezio, enorme proprio. Secondo me, si configura un reato, in questa cosa
qui, non sta a me dire quale, ma credo che lo sappiate meglio di me. Ma comunque
il problema, ancora una volta etimologicamente, fuori gli islamici dall'Italia.
La cosa curiosa è proprio la definizione del concetto mediatico di islamico,
perché se ci fosse stato scritto fuori gli arabi dall'Italia, sarebbe stato un
discorso legato all'immigrazione e avrebbe determinato un certo tipo di
consensi. Ma la furbata, perché questo è, sta nell’utilizzare la parola
islamico. E’ assolutamente grandiosa in termini di disegni politici di creazione
del consenso, perché nella casalinga o nel signore, insomma, l'uomo qualunque
che si ciba di informazioni solamente attraverso la televisione e non legge
nient'altro, la parola islamico come equazione corrisponde immediatamente a Bin
Laden e al terrorista. Quindi che cosa significa questo, che fuori gli islamici
dall'Italia corrisponde a dire fuori i terroristi dall'Italia e quindi crea un
senso di rafforzamento nazionalistico, autoritario, di protezione eccetera. Dato
che noi sappiamo, cioè Freud ce l'ha insegnato molto bene, che la mente umana è
costruita e funziona proprio nel riuscire a raggiungere soddisfazione quando fa
un ragionamento nel minor tempo possibile, quindi quando utilizza sinapsi già
pronte, come un database di soluzioni psichiche già pronte tutte le volte che ci
si trova davanti a un problema, è evidente che questo funziona alla perfezione
per creare proprio dinamica di forza di consenso, di necessità di adeguamento al
pensiero della massa e funziona, cioè assolutamente e perfettamente. Non devi
fare un ragionamento, stare a smascherare che cosa ci sta dietro, il tuo
ragionamento immediato è quello di dire: sì, è vero sono d'accordo, hanno
ragione! Allora, qui il problema per me è veramente grave perché adesso il
discorso rimane proprio quello sul panico e sulla creazione del consenso. Per
esempio un'altra cosa collegata con questa faccenda, è il fatto che
un’organizzazione cattolica e non " i comunisti " tanto evocati da Berlusconi,
in Lombardia lavori per sei mesi per decidere di “togliere dalla strada”, che in
termini di basso elettorato populista significa impedire che vengano droga, si
costituiscano, rubino gli stereo dalle macchine, si diano alla microcriminalità
(quindi ripeto l'interpretazione populista di questa cosa). Per fare in modo che
un certo numero di figli di immigrati di origine araba vada a scuola e non nelle
scuole pubbliche italiane, in cui tutta una serie di fenomeni di discriminazione
fanno sì che ciò non sia possibile, decidano, delle istituzioni cattoliche, di
istituire delle classi islamiche e il ministero della pubblica istruzione due
giorni fa blocchi, come avrete letto dovunque, queste classi sostenendo che sono
discriminatorie, e utilizzando una metafora motivazionale libertaria
addirittura, quando era una cosa di un restrittivo pauroso, semplicemente perché
ci sono state delle violentissime manifestazioni della Lega, dei picchettaggi,
delle rivolte di un sacco di deputati di tutto il centro destra, ma anche di
molti deputati del centro sinistra. Questo a me fa pensare veramente che la
pedofilia non fa più audience adesso, perché c'è un panico morale molto più
grande, molto più grosso che ci tocca molto di più. Vi immaginate cosa succederà
se fra un pochino si comincerà a mettere in relazione una serie di dinamiche,
cioè l'uso dell'amore, del sesso intergenerazionale e del sesso omosessuale
intergenerazionale nei paesi arabi. Una cosa che ripeto sempre che è molto
importante e non va dimenticata, è che quella giornalista che scriveva sulla
Stampa che fu uccisa in Afghanistan alcuni anni fa, pubblicò un articolo
(all'epoca uno dei primissimi articoli sui taleban) raccontando che quando i
taleban che non sono afgani, ma sono studiosi del Corano che arrivavano da un
sacco di altri paesi, arrivarono in Afghanistan, il motivo per cui instaurarono
tutta una serie di leggi restrittive nei confronti delle donne, era perché si
viveva una dinamica di grande disprezzo nei confronti delle donne, ma non nei
confronti dei bambini. Questo articolo, spiegava che era opinione comune, parte
del linguaggio quotidiano, utilizzare e cioè definire i taleban, nello stesso
modo in cui noi in italiano diciamo pedofili. Cioè li si definiva pederasti,
persone che avevano rapporti sessuali con i bambini e, infatti, non è un caso
che furono rapiti una quantità enorme di minori.
In Iraq il governo provvisorio iracheno che gli americani hanno costituito,
hanno munificato, è quello di ristabilire un frammento di Sharia e di ridefinire
dei limiti di espressione, di comportamento anche estetico per le donne e che in
Iran, in questi giorni, stanno passando le stesse identiche leggi, questo ci fa
pensare che ci sono dei percorsi paralleli. L'irrigidimento delle leggi, delle
dinamiche di libertà sessuale all'interno di una dinamica di apertura e nello
stesso tempo però, questo serpeggiante mantenimento di un determinato tipo di
prassi che non è calcolato, se è strumentalizzato dalla destra, produce
automaticamente una nuova equazione. Prima avevamo satanista uguale a pedofilo,
tra un pochino avremo islamico uguale pedofilo, okay? Allora, a quel punto lì,
vi renderete conto come in un immaginario di questo tipo, automaticamente ci si
concentri in modo assolutamente spaventoso su questa cosa. Prima si parlava per
esempio, del rapporto tra controllo sociale e mercificazione e si diceva che
quello che in realtà è proibito non è la libera espressione della sessualità, ma
la libera espressione dell'amore. In un certo qual modo questo è vero, anche se
è molto delicato e andrebbe ragionato. E, in effetti, è vero: la nostra società
tende a mercificare il sesso, a venderlo come merce e quindi non lo criminalizza
più. Ma non è vero, lo mercifica in funzione del fatto che lo produce come
oggetto del desiderio laterale, diversificato, cioè si sessualizzano tutta una
serie di prodotti, di pratiche, di identità, di immaginari, come per esempio la
sessualizzazione dell'immaginario gay lesbico, ora come ora, che serve per
vendere, di fatto, delle merci, che poi non corrisponde a una reale liberazione
delle dinamiche. Non è un caso per esempio, che al Gay Village qui a Roma, la
frequentazione di eterosessuali è totale, mentre gli omosessuali fanno fatica
addirittura a frequentare il Gay Village stesso, perché loro se lo vivono come
un coming out essere presenti, mentre per gli eterosessuali è un acquisto di una
merce, che è la merce trasgressione, del trovarsi in un ambiente gay. Quindi non
c'è veramente una libertà di comportamenti sessuali, c'è una liberalizzazione
sul libero mercato dell’immaginario della merce sesso, ma poi, di fatto, la
sessualità è repressa, come è represso l'amore. E se poi pensiamo che noi
viviamo a Roma, ma se solamente ci spostiamo di 200 chilometri più in giù,
troviamo praticamente delle dinamiche veramente incredibili; cioè i matrimoni
misti sono assolutamente inconcepibili; se ci sono più di dieci anni di
differenza fra un uomo e una donna è una cosa allucinante; se una donna divorzia
è cancellata completamente dalla vita pubblica. Ripeto, queste cose noi le
dimentichiamo, ma basta andare in un piccolo paesino, insomma, anche solo a 100
chilometri da Roma per trovarci in un'altra epoca, in un'altra dinamica,
indipendentemente da quello che passa alla televisione.
In una situazione di questo tipo, il panico sessuale non è più quello della
pedofilia, ma è l'esistenza proprio di una vita sessuale libera. E non è un caso
voglio dire, vogliamo parlare del Pride a Grosseto? Vogliamo parlare di tutte
queste cose? Le discoteche gay sono tornate ad essere dei nuovi meravigliosi
ghetti dorati La vita quotidiana continua ad essere comunque legata ancora a una
quantità paurosa di malessere, di incapacità di venire fuori, eccetera,
eccetera. Le lesbiche in Italia continuano ad avere visibilità nulla. Allora, io
credo che il problema sia il panico, non la pedofilia, ma proprio il panico,
cioè la creazione di, ripeto quello che dicevo prima, consenso ai fini di
ottenere un determinato tipo di risultato. In più, la questione islamica per me
è ancora più pericolosa in questo caso, perché dall'altra parte, c'è una
polarizzazione, cioè il fatto che il vahabismo nei paesi arabi sta diventando
sempre più forte e sempre più importante e fa sì che anche là si lavori proprio
su questa cosa, sulla sessualità e sul panico, perché il problema e il motivo
per cui i fondamentalismi di un certo tipo in quei paesi si stanno diffondendo,
è proprio perché qui non si tratta tanto dello scontro di civiltà di cui parla
quella scrittrice, che non voglio nemmeno nominare. Si tratta (avete capito di
chi parlo - giornalista più che scrittrice, sta scrivendo questi libri capisci,
romanzi di fantasia in cui ipotizza mostri sadici pazzeschi, che fanno cose
inaudite) ma si tratta proprio e poi chiudo con questo discorso del problema
della miseria economica e del senso di inadeguatezza che in tanti altri paesi
hanno nei confronti dei bianchi occidentali. Questo fa sì che sentano il bisogno
di richiudersi in una purezza di base, in una semplicità eccetera e che quindi
siano disposti ad accettare delle condizioni più restrittive che però rafforzano
il senso dell'identità e il senso della difesa. Allora, quello che penso è che
rischiamo in occidente la vietnamizzazione dell’ Afghanistan prima, dell'Iraq
dopo, io non so, cioè sappiamo tutti come andrà a finire. Secondo voi come va a
finire in questi due paesi? Temo che vada a finire che quello è il primo atto
del crollo, dell'inizio della fine degli Stati Uniti, dell'arrivo di una nuova
era, che però non sarà molto più bella di quella di prima; perché questa nuova
era, sia nei paesi islamici, che in quelli occidentali si vada a confrontare con
un senso di inadeguatezza generalizzato, di bisogno di appartenenza e di legarsi
a dei valori forti, a delle cose del genere, con un senso di adesione alle
campagne di costruzione di panico mediatico. Quindi alla fine una prospettiva di
questo tipo potrebbe essere quella veramente di un ritorno ai secoli bui a
livello generale, che non significa che le truppe con la mezza luna invadano
l'Europa e impongano il velo a tutte le donne occidentali, ma significa che c'è
un'operazione di ritorno al passato perché proprio non si riesce a reggere più
l'impatto con una società turbo-capitalista che ha modificato completamente il
nostro stile di vita. Allora, la creazione del panico mediatico, incidentalmente
ha usato la pedofilia perchè aveva bisogno di basarsi su qualcosa. Adesso ha
trovato qualcosa di molto più forte, di molto più significativo e quindi noi
dovremmo cercare di lavorare, anche se mi rendo conto che questi poi proclami
alla resistenza insomma lasciano il tempo che trovano, non servono a niente.
Però bisogna pensare che proprio la creazione del panico per produrre un certo
tipo di consenso è il nemico più grande che abbiamo. È la cosa che veramente ci
sta rischiando di far precipitare in una situazione ben più grave di quella che
abbiamo attraversato finora. Tutto qui.
Enzo Marzo
Volevo semplicemente dire che io accolgo, ma ovviamente è deciso con Gigliola,
l'ultimo intervento come un invito a fare a settembre una discussione sulla
scuola pubblica, perché ho l'impressione che all'interno anche della sinistra
italiana, ci sia una confusione assai grave sulla questione della scuola
pubblica. È una questione a cui ovviamente dobbiamo tenere molto perché è uno
dei problemi centrali della laicità. La seconda cosa che volevo dire è che è un
argomento che riguarda e tocca proprio direttamente anche tutto in generale il
pensiero, per esempio liberale moderno, perché effettivamente c'è questa
tendenza che è chiamata con una parola orrenda consequenzialista, per cui si dà
il giudizio stando a vedere più che ai principi e alla loro osservanza o
dinamicità, alle conseguenze pratiche; cioè si ragiona dicendo: al limite è
meglio l'infibulazione leggera piuttosto che quella bambina debba tornare in
Africa, oppure è meglio una scuola separata per gli islamici, una classe
separata per loro piuttosto che la microcriminalità a cui sarebbero
eventualmente costretti se non fossero, se non trovassero questo sbocco
scolastico. Io personalmente sono contro questa consequenzialità perché mi
indebolisce per una serie di somme successive, le buone intenzioni di aderenza
ai risultati spiccioli, al cedimento del grattacielo, cioè al cedimento della
teoria che dà alla fine la vittoria, diciamo tra virgolette, a quelli che la
pensano in modo diverso. Se qualcuno qui fosse venuto a dire a noi che sono
decenni che facciamo la battaglia per esempio contro l'ora di religione: ah, ma
perché non incantiamo delle belle classi solo per i cattolici? Almeno così,
seguendo il discorso di Grillini, gli impediamo di andare in parrocchia a fare
catechismo e quindi non vanno sotto le lunghe mani dei parroci americani
eccetera! No, io sostengo che per un genitore americano è molto più educativo
mandare il figlio su un marciapiede del Bronx piuttosto che mandarlo in
sacrestia. Questo è il discorso! Però questo io lo prendo come una cosa vera;
facciamolo questo dibattito a settembre, perché secondo me è proprio compito
nostro quello di battere su tali principi. Però noi non possiamo partire da un
certo dato di fatto, diciamo dalla conseguenza per poi andare a modificare in
modo così drastico i principi che in questo caso, se non stiamo attenti, sono
proprio principi di libertà. Un codicillo minimo, però anche questo
richiederebbe un dibattito enorme, quindi dico solo il titolo, però non lo
svolgo e sollecito tutti gli altri a non svolgerlo.
Roberto De Felice
Ho alcuni brevi flash. Intanto il legislatore, che peraltro era un legislatore
dell'ulivo, legge 269 del 98: pornografia minorile; articolo 600 terzo comma 3
del codice penale. Si astrae che esiste questo divieto. Allora, chiunque con
qualsiasi mezzo e anche per via telematica, distribuisca o divulga notizie o
informazioni finalizzate all'adescamento di minori di anni 18. Quelli che fanno
il primo anno di università e magari hanno il sito amatoriale, o comunque si
telefonano, e si dicono: quelle dell'alberghiero ci stanno! Domani andiamo e ci
proviamo! Sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni. Cioè che, se poi
capita il giudice dell'Opus Dei, guarda che lo applica! Se capita un giudice
normale, ecco allora capisce che questo adescamento è a fini pravi. Seconda
osservazione. Mi piaceva tutto quel discorso etimologico e purtroppo io vivo a
Roma e qui le cose sono volgarizzate parecchio, perché i romani hanno un modo di
parlare stranissimo, oggi non è infrequente che se uno ha qualche lite poi ti
dicono: a pedofilo! A Roma non significa più niente. L’hai notato, no? Sì, sì!
Se uno ti supera male col motorino, eccetera, queste cose qua, si ormai la cosa
è banalizzata. Ci sono tutta una serie di disegni di legge, secondo me
sacrosanti, voi che siete di sinistra vi opponete, comunque sulla riforma della
separazione. Allora, parecchi di questi disegni di legge che sono uguali,
avevano tutti una norma uguale, che poi evidentemente sono stati ispirati dalle
associazioni dei padri separati, o qualcosa di questo genere. Il coniuge che
avesse fatto una falsa denuncia contro l'altro coniuge di abusi sessuali nei
confronti del figlio, decadeva automaticamente dalla patria potestà. Questa cosa
poi nel testo unificato è sparita e probabilmente hanno fatto bene. C'è soltanto
una norma che dice che questo comportamento deve essere adeguatamente valutato.
Secondo voi che significa? Cioè quante denunce strumentali sono fatte? Quanto in
questo problema che è considerato falsamente come piaga sociale, ci sono alcuni
soggetti probabilmente veramente sfigati che comunque agiscano sono criminali,
eccetera. Non è che veramente il pedofilo sta ad ogni cantone, ormai è diventato
di moda! Quindi, ecco insomma, queste sono le mie brevi riflessioni. Avanti.