KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Vol 1 - PARTE PRIMA
Grazie al notevole impegno di "Nuntius" numicco@tin.it
che ha trasmesso in forum gli ampi sunti dei primi 6/10 tomi dell'opera
| Vol 5 - parte prima |
| Vol 5 - parte seconda |
| Vol 6 - parte prima |
| Vol 6 - parte seconda |
| Vol 6 - parte terza |
| Vol 6 - parte quarta |
Per Gaetano Salvemini il cattolicesimo è stato un disastro morale per il nostro
paese, generalmente la chiesa cattolica è stata la pervertitrice sistematica
della dignità umana, per Nietzsche il cristianesimo rappresenta la più alta
forma di corruzione che ha reso la menzogna una verità.
Oggi il Vaticano fa largo uso dei mass media, una vera operazione di marketing
ha avuto per oggetto il lancio dell'immagine del vicario di Cristo, sovrano
assoluto di stampo medioevale, eppure la chiesa ha appoggiato il regime fascista
di Peron e Pinochet, come in precedenza quelli di Mussolini, Franco, Salazar ed
Hitler, ha beatificato il cardinale jugoslavo Stepinac, che è stato un criminale
di guerra, e delle sue azioni ritiene di non dover rendere conto a nessuno,
limitandosi, a scopo preventivo, a falsificare la storia.
All'inizio la chiesa chiedeva all'impero libertà e tolleranza religiosa, vietò
ai cristiani di fare il servizio militare e di prestare ad interesse, poi, una
volta legalizzata, nella ricerca del potere si mise al servizio dei potenti,
prima romani e poi germani, quindi, si emancipò dall'impero d'oriente e poi da
quello d'occidente, la sua ascesa coincise con la caduta dell'impero romano.
Il patrimonio della chiesa è nato dalle donazioni, dai privilegi fiscali, dai
lasciti, dalle decime, dalle estorsioni e dallo sfruttamento dei lavoratori. Nel
medioevo la chiesa possedeva un terzo delle ricchezze d'Europa, anche oggi la
chiesa cattolica è il più grande possidente del mondo.
I primi sovrani cattolici, delegavano l'amministrazione dello stato e la
giustizia ai vescovi, così i peccati divennero reati per lo stato, i tribunali
ecclesiastici, retti da vescovi, funzionarono con licenza statale e le prigioni
erano annesse ai monasteri, colà la tortura fu largamente praticata.
I monasteri divennero anche delle banche e alla fine del XX secolo i gesuiti
erano proprietari del 51% della banca d'America, in America la chiesa cattolica
possiede terre, banche, imprese strategiche, immobili importanti, scuole,
ospedali, ecc.
Sindona fu amico di Marcinkus e di Paolo VI, anche Calvi era uomo di fiducia
delle curia, era il banchiere di Dio e con Sindona testimoniò come il Vaticano
gestisse il cancro della criminalità economica, anche Gelli era legato al
Vaticano ed a Calvi.
La cupidigia dei prelati è nota, essi hanno ceduto o si sono appropriati del
patrimonio ecclesiastico, hanno praticato la simonia, la vendita delle cariche,
il voto di scambio, l'usura, la vendita d'indulgenze, hanno fatto collette in
grande stile e sollecitato lasciti alle vedove, hanno fatto traffico d'armi e di
droga e lo sfruttamento della prostituzione, sfruttando sempre la credulità
popolare.
Con il denaro, il vescovo Cirillo riuscì ad ottenere l'istituzione del dogma
mariano, il culto della madonna era, infatti, fonte di grandi entrate, solo
interessi economici si celano dietro i culti alle persone e ai luoghi di
pellegrinaggio, al culto delle reliquie e dei miracoli. La chiesa si è
arricchita con la credulità e lo sfruttamento delle masse, oggi è un immenso
potere finanziario.
Nel secondo medioevo i falsari di documenti furono tutti membri del clero, tanto
che i documenti falsi superavano in numero quelli autentici, ciò accadde quando
i vescovi s'appropriarono della cultura e divennero consiglieri e cancellieri
imperiali.
In un primo momento i primi vescovi erano stati ignoranti, infatti, al concilio
di Calcedonia presero parte 40 vescovi analfabeti e fino al IX e X secolo la
maggioranza dei papi era analfabeta, come del resto i sovrani, poi fu la chiesa
a monopolizzare e filtrare la cultura.
Senza rimpianto, papa Leone I (109-115 d.c.) fece incendiare una ricca
biblioteca sul Palatino, il suo esempio fu seguito a più riprese dalla chiesa
nei secoli successivi, anche per spegnere le voci del dissenso, cioè degli
eretici, quelle dei filosofi pagani e quelle dei concorrenti ebrei.
Nei primi monasteri, prima che si coltivasse la cultura, gli illetterati erano
numerosi e Tommaso d'Aquino, filosofo ufficiale della chiesa, arrivò a dire che
il desiderio di conoscenza era un peccato se non era finalizzato alla conoscenza
di Dio, per gli uomini della chiesa, la conoscenza ricercata dagli gnostici non
era apprezzata, come non era apprezzata la voglia di conoscenza dell'uomo
nell'Eden, prima della cacciata di Adamo ed Eva.
Quando il clero divenne più colto, i principi e la nobiltà medioevale restarono
analfabeti e divennero facilmente preda del clero, che nelle corte assunse la
funzione ministeriale e amministrativa. Con l'adozione del pensiero di
Aristotile da parte della chiesa, fu ostacolato lo sviluppo della conoscenza,
chiesa e stato non avevano bisogno d'uomini pensanti, ma solo di buoi disposti a
faticare.
Con la scienza fu sacrificata anche la storia, sempre falsificata o censurata,
gli scienziati liberi e originali furono imprigionati, nel 1163 papa Alessandro
III proibì ai chierici di studiare la fisica e nel 1380 papa Giovanni XXII bandì
la chimica, ciò accadeva mentre nel mondo arabo fioriva il sapere.
In Europa la conoscenza fu ingessata dalla chiesa fino al XVI secolo, anche la
medicina era considerata un'ingerenza nei disegni divini. Nel 1564
l'Inquisizione condannò Andrea Vasali, fondatore della moderna anatomia, perché,
sezionando un cadavere, aveva scoperto che all'uomo non mancava la costola da
cui era nata Eva.
La chiesa praticò largamente la censura sulla stampa ed il rogo dei libri, così
la storia fu trasformata in un mucchio di chiacchiere e di dicerie e divenne la
vergogna del genere umano, per Max Weber essa appare come un immenso elenco
caotico d'eventi, eppure Cicerone aveva detto che l'historia è magistra vitae.
L'umanità è sempre stata dominata da una minoranza di sfruttatori e di
parassiti, di qualunque colore politico essi siano, teoricamente però sarebbe
possibile raccontare la storia con la stessa perfezione delle scienze naturali,
tenendo sempre conto che essa è sempre il risultato d'ambizioni di potere,
avidità e fanatismo religioso, generalmente la religione è sempre il pretesto.
La storia di stato o ufficiale sembra consegnare un messaggio folle, eppure
governare non significa altro che impedire la giustizia e operare per il
privilegio di pochi, anche se il potere, con la propaganda, vuol far credere il
contrario, sul palco si muore per le ideologie che dividono i sudditi, dietro il
palco si ride di esse da parte dei burrattinai.
Purtroppo tanto materiale storico importante è andato perduto e quello arrivato
fino a noi è stato spesso filtrato con lenti deformanti, poi, proprio quelli
che, per la loro posizione, paiono più legati alla chiesa, sono in realtà e con
discrezione più critici verso di essa, di fatto, solo il popolo sfruttato che è
tenuto a credere ciò che la chiesa raccomanda.
Da sempre c'è chi, dietro compenso, propaganda idee, dottrine e manipola la
storia, nella storiografia non può esistere nessuna verità oggettiva, così la
storia è diventato anche un prodotto della fantasia e della poesia, una raccolta
di racconti e di prodotti letterari che intrecciano realtà e finzione, è una
nuova forma d'arte.
La storia statale esalta i regimi e i paesi trionfanti e condanna quelli
sconfitti, è propaganda politica, la storiografia di stato, di regime o di
partito non racconta la storia ma la crea, però la vera storia, anche se
sconosciuta, si fonda su forza, violenza e crimine, gli storici ufficiali, per
paura dei potenti, la presentano in maniera edulcorata, per conseguenza la
storia, così falsificata, non aiuta a migliorare la politica e a riscattare i
sudditi, ma aiuta lo sfruttamento delle masse.
Gli storici hanno lodato i crimini e si sono limitati a descrivere le battaglie,
ignorando gli oppressori e presentando nella luce migliore i protagonisti
vincenti della storia nazionale, la loro è stata interpretazione della storia in
chiave nazionalistica.
I dirigenti cristiani del II e III secolo reclamavano la libertà religiosa, poi,
arrivati al potere, tesero al monopolio del potere, fino ad invocare il potere
assoluto per il papa, combattendo le altre fedi hanno rubato e hanno ucciso nel
nome di Cristo.
Il cristiano luterano Hegel esaltò lo stato e la religione, voleva l'uomo
sottomesso all'autorità e diceva che solo con la guerra si preservava la salute
morale dei popoli, anche Agostino esaltava l'obbedienza e la guerra giusta, il
che era propaganda, perché per gli stati che le promuovono, le guerre sono
sempre giuste.
Carlo Magno compì rapine, saccheggi e uccisioni, però fu canonizzato perché
provocò l'espansione del cristianesimo, anche l'annessione dell'Austria alla
Germania, sotto Hitler, fu salutata dalle campane a festa, anche i gesuiti
appoggiarono la seconda guerra mondiale.
Le speculazioni teologiche, i dogmi, le preghiere, i miracoli, la suggestione
della liturgia, le risoluzioni conciliari, le encicliche e i decreti della
chiesa sono solo strumenti per il potere e lo sfruttamento economico delle
masse.
I pastori ebrei occuparono Canaan in varie ondate, prima di loro, in Palestina
già esisteva il culto di Geova, assieme al politeismo ed al culto della natura,
conquistarono la terra promessa in una guerra senza quartiere, facendo sterminio
e terra bruciata contro gli altri popoli, com'era d'uso in quei tempi.
Gli ebrei lottavano contro l'idolatria e contro i matrimoni misti, cioè erano
contro l'assimilazione degli indigeni, Dio rimproverava il suo popolo per i
rapporti amichevoli con i cananei, i suoi sacerdoti erano gelosi del culto
prestato alle altre divinità che dovevano essere distrutte, le concessioni
all'idolatria erano equiparabili alla prostituzione, ogni infrazione a questo
comando meritava la morte e le malattie per tutto il popolo.
La pena di morte in Israele era largamente praticata, come avveniva per i
popoli antichi, nomadi e senza carceri, le donne erano emarginate, apostasia,
bestemmia e adulterio erano sanzionate con la pena di morte, la guerra contro i
pagani era una guerra santa, durante la quale nemmeno le donne e i bambini erano
risparmiati, s'incrementava l'intolleranza verso le altre culture, come fa oggi
l'Islam.
Da Israele passò all'Islam ed ai crociati cristiani lo spirito della guerra
santa, che si nutriva d'odio, superiorità e disprezzo verso gli altri popoli,
per Tacito il disprezzo degli ebrei verso i pagani nasceva dal fanatismo
religioso.
Tuttavia, malgrado il messaggio biblico, gli ebrei si fusero con parte della
popolazione indigena, nonostante l'intransigenza dei suoi capi religiosi, i
grandi della terra sono stati i più grandi criminali, verso i quali il clero è
stato sempre ben disposto, se servivano i suoi interessi. Circa la metà dei re
d'Israele furono assassinati, come tantissimi papi, come tanti capi di stato e
re.
Re Acab (874-853 a.c.) fu calunniato dal profeta Eliseo perché tollerò
l'idolatria, eppure fu un re giusto e capace, la stessa cosa accadde a Giuliano
l'apostata che era stato contro i dirigenti cristiani e fu calunniato, anche se
fu un ottimo imperatore. Il profeta Eliseo, come Al Capone, invitò i sacerdoti
di Baal ad un banchetto sacro e poi li fece uccidere tutti.
La monarchia israeliana iniziò nell'anno 1.000 a.c. circa, nel 926 a.c. lo stato
si divise e nel 722 a.c. gli assiri conquistarono lo stato d'Israele al nord e
nel 583 a.c. i babilonesi di Nabucodonosor presero lo stato di Giuda a sud e gli
ebrei furono deportati; cinquanta anni dopo, grazie al re persiano Ciro II,
tornarono in Israele.
Nel 327 a.c. l'impero persiano cadde sotto i colpi di Alessandro il macedone,
nei decenni successivi ad Elefantina, in Egitto, fu distrutto un tempio
ebraico dedicato a Geova, perché gli ebrei del paese erano stati
collaborazionisti dei dominatori persiani.
Gli ebrei, tornati in Palestina con l'aiuto di Ciro II, ricostruirono il tempio
di Gerusalemme, Zerobabele, discendente di re Davide, fu fatto governatore e
sommo sacerdote, la riforma religiosa del sacerdote Esdra si accanì contro i
matrimoni misti e portò al ripudio delle mogli straniere degli ebrei, nel 445
a.c. anche il governatore Neemia si scagliò contro le donne straniere e seguì la
stessa politica di Esdra.
Eppure i patriarchi ebraici, come Abramo, Isacco, Giacobbe, avevano fatto
matrimoni misti, però Esdra e Neemia, cioè i sacerdoti, non volevano
contaminazioni idolatre, la classe sacerdotale voleva il potere ben saldo in
mano con tutti i suoi vantaggi economici.
Così i sacerdoti di Gerusalemme continuavano a ricevere primizie, decime e
primogeniti del bestiame e dell'uomo, che erano riscattati, poi c'erano le
offerte sacrificali, gli olocausti, le offerte per espiare colpe, le offerte dei
pellegrini, anche la chiesa cattolica seguirà la stessa politica d'esazione
fiscale.
Ogni ebreo maschio doveva recarsi a Gerusalemme tre volte l'anno, gli ebrei
della diaspora continuarono ad inviare denaro in Palestina e i santuari ebraici
diventarono delle banche che prestavano ad interesse, anche se esso era vietato
dalla bibbia, la stessa evoluzione avvenne nella chiesa medievale.
Lo storico ebreo-romano Giuseppe Flavio documenta che il tempio di Gerusalemme
difendeva il suo monopolio del culto di Dio, contro analoghi culti praticati a
Betel, Elefantina, Leopoli e Samaria.
Il basso clero invece viveva nell'indigenza, anche perché doveva versare al
tempio parte della decima, prima riservata ai leviti, ed era spesso preda di
furti organizzati dall'alto clero, la stessa cosa accadde ai preti cattolici nel
medioevo per mano dei vescovi.
Come accadrà a Roma con i cristiani, al tempo degli imperatori Costantino e
Costanzo, il persiano Artaserse esentò i sacerdoti del tempio dal pagamento
delle imposte, così crebbero le loro ricchezze, così si creò così una
spaccatura nella società tra popolo sfruttato e sacerdoti ricchi e conservatori,
è accaduto, fino ad oggi, anche nei paesi cattolici.
In Israele gli elementi ellenizzati ed istruiti erano desiderosi di emergere
nella società, perciò si contrapponevano ai sacerdoti ebrei sadducei, Paolo,
interpretando il loro risentimento, divenne l'avvocato delle loro istanze e
delle loro rivendicazioni, la religione si mischia sempre alla politica, anzi è
un pretesto per la lotto economica e politica.
Sotto i seleucidi siriani si verificò una massiccia penetrazione ellenistica in
Giudea, a cui tentò di opporsi il sommo sacerdote Onia III, nel 168 a.c. Antioco
IV profanò il tempio di Gerusalemme e vi alzò un altare dedicato a Zeus, proibì
la religione ebraica, saccheggiò il tesoro del tempio e mise a ferro e fuoco
Gerusalemme.
Così iniziò la rivolta ai greci dei sette fratelli maccabei, essi praticarono la
guerriglia per la libertà religiosa e l'indipendenza politica, tra loro Giovanni
Ircano I (135-103 a.c.) arrivò praticamente all'indipendenza, sostenuto da
farisei e sadducei, egli, per alimentare il lusso della sua corte sottrasse,
secondo Flavio, il tesoro della necropoli dei re d'Israele.
Suo figlio Gionata (103-176) fu in guerra civile contro i farisei e, avuta la
meglio, fece crocifiggere 800 nemici, alla fine furono i romani a riportare una
pace provvisoria nel paese. I libri dei maccabei non sono entrati nel canone
ebraico, in una sinagoga di Antiochia erano le loro spoglie, questa fu
trasformata in chiesa cristiana e le loro reliquie furono trasferite a
Costantinopoli, come fossero santi cristiani.
Dal 6 d.c. gli zeloti, partito nazionalista ebraico, come oggi quello sionista,
organizzarono la resistenza antiromana, tra loro vi era anche l'apostolo Simone
Pietro, che girava armato, e altri apostoli, tra gli zeloti, i sicari erano
fanatici abituati a pugnalare alle spalle gli avversari politici.
La guerra giudaica si aprì (66-70 d.c.) con il massacro della guarnigione romana
della fortezza Antonia e nel 70 Gerusalemme e il tempio furono ridotti dai
romani in un cumulo di rovine, gli ebrei sopravvissuti furono fatti schiavi
dall'imperatore Tito, mentre altri fuggirono alimentando la seconda diaspora,
dopo quella babilonese.
Ad Alessandria tradizionalmente vivevano tanti ebrei, anche loro dovettero
subire una dura repressione da parte dei romani, nel 131 gli ebrei di Palestina
si ribellarono di nuovo ai romani, erano diretti da Simone Barcokeba, che prese
Gerusalemme, intervenne l'imperatore Adriano che massacrò gli ebrei e li fece
schiavi, gli zeloti furono annientati e agli ebrei fu anche proibito di mettere
piede a Gerusalemme.
Dal IV secolo la proibizione fu revocata dai romani, il 14.5.1948, dopo il
genocidio nazista, nacque di nuovo lo stato d'Israele, con l'ostilità di arabi e
palestinesi.
Gli ebrei, anche se dispersi, all'inizio dell'era volgare rappresentavano il 7%
della popolazione dell'impero, non erra una piccola cifra, considerate quante
erano le nazioni sotto i romani. All'inizio i romani erano stati tolleranti con
gli ebrei, li avevano autorizzati a servirsi di loro giudici, avevano fatto doni
al loro tempio, nel 42 d.c. Claudio aveva concesso loro la libertà religiosa,
a patto che rispettassero quella degli altri, i romani erano informati che il
Dio del monoteismo ebraico era un Dio geloso degli altri dei, la moglie di
Nerone, Poppea, protesse gli ebrei, lo stesso Adriano lasciò agli ebrei la
libertà di culto.
L'intolleranza è una delle componenti essenziali del monoteismo, mentre i pagani
consideravano il monoteismo ebraico e cristiano alla stregua dell'ateismo e lo
vedevano come una minaccia alla società.
All'inizio i cristiani, nella dottrina e nella vita quotidiana, s'ispirarono
agli ebrei, che avevano già avuto cimiteri sotterranei come le catacombe, anche
gli ebrei predicavano l'amore per il prossimo, come già Budda, Platone e lo
stoicismo, anche Geremia e Isaia ritenevano opportuno porgere l'altra guancia,
come forma di rinuncia unilaterale alla legittima difesa, anche gli ebrei, come
i primi cristiani, raffiguravano il Messia con un pesce.
Paolo, l'apostolo dei gentili, con Giovanni pose le basi del cristianesimo, egli
era in guerra ideologica e di potere con gli ebrei e alleato con i gentili
convertiti, i cristiani presero a chiamare gli ebrei assassini di profeti, però
anche la chiesa avrebbe sterminato profeti cristiani, come anche Elia aveva
sterminato 450 sacerdoti di Baal.
Per Giustino gli ebrei avevano meritato la loro sorte, per Eusebio essi erano
responsabili delle colpe di tutto il genere umano, alle fine furono accusati di
aver ucciso Dio, Tertulliano diceva che gli ebrei non erano destinati al
paradiso, nel IV secolo, l'epoca di Costantino e del cristianesimo trionfante,
l'ostilità verso gli ebrei divenne sempre più violenta, per opera di Ippolito,
Attanasio, Ambrogio e Agostino.
Cipriano, nel terzo secolo, odiava gli ebrei, Efrem (306-373) chiamò gli ebrei
assassini di Dio, Crisostomo (354-407) chiamò gli ebrei criminali e assassini,
per lui la sinagoga era un bordello e un covo di briganti, per Clemente
d'Alessandria, Origene e Crisostomo gli ebrei dovevano essere schiavi dei
cristiani, allora ad Antiochia, Roma e Alessandria vi erano importanti comunità
ebraiche.
Il sinodo di Elvira del 306 proibì ai cristiani, con aspre pene, di mangiare con
gli ebrei e di celebrare con loro matrimoni misti, il sinodo successivo di
Antiochia proibì di celebrare assieme a loro la pasqua e di fare visita alle
sinagoghe, nel 315 Costantino dichiarò la conversione alla religione ebraica un
delitto capitale e proibì i matrimoni misti con gli ebrei.
Progressivamente gli ebrei furono privati della capacità di fare testamento,
allontanati dagli impieghi, dalla corte, dall'esercito e nel 438 furono
dichiarati inabili a ricoprire qualsiasi incarico statale, perciò furono
costretti a dedicarsi alle attività finanziarie e commerciali.
Sotto i romani, le persecuzioni legali, cioè non spontanee, degli ebrei della
diaspora, iniziarono nel IV secolo, agli ebrei fu proibito di possedere
schiavi, le loro sinagoghe erano incendiate e i loro beni espropriati dai
cristiani, è accaduto per tutto il medioevo e anche sotto il nazismo, anche i
pogrom sono stati spontanei od organizzati dallo stato.
Nella seconda metà del II secolo Marcione fu l'autore della versione più antica
del Nuovo Testamento, Marcione sosteneva che il dio del vecchio testamento aveva
creato il mondo e quello del nuovo testamento, che era diverso, lo aveva salvato
dal peccato.
La chiesa cattolica sorse tra il 160 e il 180, quando fu definito il canone
cattolico, in questa evoluzione Paolo era stato in aperto contrasto con i
cristiani ebrei, ebioniti e nazareni, che non credevano alla divinità di Cristo.
Tra i cristiani già nel II secolo erano tante le sette in lotta tra loro e con i
Giudei, fino all'eliminazione fisica, per la sua propaganda Paolo iniziò a
ricorrere alle falsificazioni, come la chiesa cattolica avrebbe continuato nei
secoli successivi, Paolo diceva espressamente: "Se grazie alle mie menzogne la
verità di Dio ha trionfato, perché io devo essere biasimato?".
Paolo era anche accusato dagli ebrei cristiani d'imbrogli finanziari, l'amore di
Paolo era riservato solo agli elementi del suo partito e a chi condivideva la
sua opinione, grazie alla sua predicazione, ad Efeso i cristiani distrussero un
patrimonio in libri, questa pratica cristiana sarebbe continuata seguita anche
nei secoli successivi.
Cerento sosteneva che Gesù non era nato da una vergine ed era solo un uomo
saggio, era la tesi di ebioniti e nazareni, però, a causa delle dispute su
Cristo, i figli si divisero dai genitori, d'altronde Cirillo d'Alessandria
diceva che il timore reverenziale verso i genitori era inopportuno se portava
danno alla fede, in pratica i genitori andavano onorati dai figli solo fino a
che non si mettevano contro la chiesa.
Anche Hitler e Stalin sostennero la stessa tesi, invitando i figli a fare i
delatori dei genitori, non a caso papa Gregorio Magno ribadiva che chi aspirava
alle gioie ultraterrene doveva dimenticare famiglia e genitori, anche Cristo
aveva sostenuto tesi analoghe.
Nelle dispute teologiche la diffamazione diventava più importante di qualunque
prova, come accade oggi in politica, anche il veleno era usato per eliminare gli
avversari, com'è stato abbondantemente usato nei secoli dalla curia romana e ai
vertici degli stati.
Nel II secolo Ignazio di Antiochia sancì che ogni comunità doveva essere
presieduta da un vescovo, Ireneo attaccò duramente lo gnosticismo, ne fu
distrutta la sua ricca produzione letteraria, accusò ingiustamente gli gnostici
di lussuria, erano uomini che non credevano alla gerarchia religiosa,
inseguivano la conoscenza ed erano asceti, lo gnostico Bordesane (154-222),
condannato dalla chiesa, fu un pensatore originale, capace di fondere il
pensiero cristiano con la filosofia greca.
All'inizio del III secolo Tertulliano elaborò la dottrina della grazia, del
battesimo, della penitenza, della cristologia e della trinità, fissando altri
principi al protocattolicesimo di Paolo e Giovanni, lottò per eliminare
fisicamente i suoi avversari, naturalmente eretici per lui, alla fine della sua
vita però anche lui aderì all'eresia montanista, i montanisti erano asceti che
annunciavano, dopo la rivelazione di Cristo, quella dello spirito.
Cirillo accusava i montanisti di uccidere i bambini e di mangiarli, un'accusa
che i romani all'inizio avevano rivolto ai cristiani e che poi il cristianesimo
istituzionalizzato rivolse agli ebrei, nel IV secolo Pacomio, fondatore del
monachesimo cristiano, odiava gli ebrei come la peste. Efrem diffamò il
persiano Mani, fondatore del manicheismo, che era contro il servizio militare,
la venerazione delle immagini, l'idolatria.
Chi la pensava diversamente dai padri cattolici era trascinato nel fango, nel IV
secolo Ilario denigrava ebrei, pagani ed eretici ariani. Girolamo era contro le
eresie ed esaltava la verginità, come Agostino ricordava i giorni dissoluti
della sua giovinezza, comunque definì i cristiani eterodossi bestie da macello.
Origene nello stesso secolo sosteneva che il figlio era subordinato al padre e
lo spirito santo al figlio, non credeva al fuoco eterno dell'inferno, per lui
incompatibile con la misericordia di Dio, perciò alla fine anche lui fu
condannato dalla chiesa trionfante.
Girolamo accusò Rufino di aver usato il denaro per appropriarsi del seggio
episcopale romano, questa prassi si ripeté nei secoli successi, la simonia a
Roma era sempre condannata e sempre praticata, comunque era chiaro che la lotta
alle eresie era pura lotta per il potere.
All'inizio del V secolo il sacerdote Vigilanzio attaccò con veemenza il culto
delle reliquie e dei santi, che favorivano le truffe e lo sfruttamento della
credulità popolare, il santo Girolamo disse che i libri da lui scritti erano
stati vomitati nell'ebbrezza del vino, egli tentava sempre di far apparire come
abietti furfanti i suoi avversari. Girolamo era ben introdotto presso
l'aristocrazia romana, falsificò documenti e fece delazioni.
A causa della divisione dei cristiani, ufficialmente per ragioni ideologiche, in
realtà per ragioni economiche e di potere, Giovanni Crisostomo affermava che
non si potevano convertire i pagani con la condotta di vita dei cristiani, che
avevano essi stessi bisogno di essere salvati.
Fortunatamente di lì a poco il cristianesimo, nella sua opera d'evangelizzazione
sarebbe stato soccorso dalla spada del braccio secolare, accadrà anche con
Maometto, comunque anche Nazianzeno denunciava le divisioni e le rivalità che
divoravano i cristiani.
Nel 372 d.c. San Basilio diceva che il più grande bestemmiatore era il candidato
ideale a ricoprire la carica di vescovo, destinato a sperperare il denaro che
doveva essere consegnato ai poveri, comunque anche San Basilio era contro la
libertà di pensiero, cioè era contro l'eresia degli altri.
Ai cristiani trionfanti stavano a cuore la distruzione dei luoghi di culto
concorrenti e la persecuzione dei seguaci delle altre confessioni religiose, i
templi antichi hanno sempre attirato ricchezze, tra loro si facevano concorrenza
e di denaro non ce n'era mai abbastanza per i dirigenti cattolici.
Nel quarto secolo i cristiani erano urbanizzati, entrati nelle istituzioni e
civilizzati, mentre i pagani erano più rurali e considerati selvaggi, cioè erano
regrediti, perché in epoca ellenica avevano coltivato arti e cultura e abitato
anche nelle città.
Prima di Costantino i padri della chiesa predicavano la tolleranza e reclamavano
la libertà di culto, invitando a non odiare nessuno, all'inizio anche
Tertulliano era a favore della libertà di culto, le sue prese di posizione però
erano state solo tatticismo politico verso il potere romano.
Una volta ottenuta la libertà di culto, i cristiani iniziarono le polemiche
contro i pagani, come prima avevano fatto contro ebrei ed eretici cristiani,
attaccarono l'idolatria perché i miti antichi erano scandalosi, gli dei pagani
non erano altro che cani e maiali.
Sottolineavano che le rondini facevano cadere escrementi sulle statue degli dei,
per Tertulliano era peccato anche fabbricare statue agli dei, com'era peccato
portare i processione gli dei e baciare le loro statue, Agostino affermava che
le immagini degli dei non proteggevano gli uomini in battaglia.
Alla metà del II secolo Aristide condannava l'uso egiziano di divinizzare le
forze della natura e gli animali, per lui il regno animale e vegetale non
significavano nulla, i cristiani non si sentivano naturalisti, ma superiori alla
natura.
Taziano criticò costumi e filosofia pagana, diffamando la cultura pagana, del
resto tutti i padri della chiesa come Policarpo, Ireneo, Teofilo definivano la
filosofia pagana come una frottola menzognera e folle.
Tertulliano riconosceva che gli dei erano una personificazione e divinizzazione
delle forze della natura e ne denigrava il carattere osceno, perciò proibì ai
cristiani di fabbricare statue e proibì il servizio militare. Alla fine del IIII
secolo, Clemente d'Alessandria condannava la mitologia, classica con la
divinizzazione degli astri, Attanasio vi vedeva solo immoralità e depravazione
sessuale.
Visto che gli uomini con la religione si mettevano in relazione con l'aratura,
la semina e la nascita dei frutti della terra, Clemente si chiedeva perché gli
uomini abbandonavano il cielo per venerare la terra, lui la terra la calpestava
con i piedi e non l'adorava, era inoltre scandalizzato dalla riproduzione della
sessualità, voleva sostituire il cosmo dominato dalle forze di natura con un
cosmo controllato dalla chiesa.
Quando il cristianesimo divenne lecito, iniziò la persecuzione del paganesimo,
il sinodo di Elvira nel IV secolo colpì l'idolatria e le usanze pagane. Le
vittime delle persecuzioni romane dei cristiani nei primi tre secoli furono
poche migliaia, infatti, Origene, morto nel 254, affermava che i martiri
cristiani erano un numero piccolo e facile da calcolare.
Una volta assunto il potere, il cattolicesimo fu capace di superare quella
cifra, tra i nemici della sua fede, in un solo giorno. I cristiani furono
perseguitati sotto Marco Aurelio (177), sotto Diocleziano, Massimiano e
Valeriano, morto Diocleziano, i cristiani si vendicarono trasformando il suo
mausoleo di Spalato in una chiesa cristiana.
Nei secoli successivi le persecuzioni degli avversari sarebbero state ben viste
dalle gerarchie ecclesiastiche, perché in grado di esaltare gli animi, generare
coesione e fare propaganda alla chiesa, anche Hitler avrebbe appreso da questa
lezione.
Nel 311 Galerio emanò l'editto di tolleranza di Nicomedia, che metteva fine alla
persecuzione dei cristiani, il cristianesimo diventava "religio licita" e i suoi
adepti potevano costruirsi delle chiese, nel 313 Costantino emise l'editto di
tolleranza verso tutte le religioni, a vantaggio soprattutto dei cristiani.
Eusebio e Lattanzio erano protetti da Costantino, il primo formulò contro gli
imperatori pagani le più infami calunnie, attestando l'orrore del paganesimo e
le virtù del cristianesimo, poi si rallegrò quando Costantino aveva preso a
perseguitare i pagani, anche il secondo aveva attaccato gli ultimi imperatori
pagani.
I primi imperatori cristiani si adoperarono per distruggere gli scritti di due
filosofi pagani, Celso e Porfirio, vissuti nel II e III secolo, Celso aveva
individuato nel cristianesimo una commistione d'ebraismo, stoicismo, platonismo,
religione egiziana, persiana e culti misterici e rideva sul senso d'elezione
d'ebrei e cristiani.
Celso si chiedeva perché Dio era venuto in terra, non sapeva già tutto se voleva
porre rimedio al male, purché non era venuto prima, perché si era rivolto solo
ad un popolo, inoltre rimarcava che la dottrina morale di Cristo non era nuova,
perché anticipata dai pitagorici. Poi aggiungeva che di divinità morte e risorte
già si sapeva, come di miracoli, inoltre notava che i cristiani si rivolgevano
ai ceti più ignoranti.
Porfirio, nato nel 233, fu la prima vittima della censura cattolica, la sua
opera fu condannata alla distruzione da Costantino, Teodosio II e Valentiniano
III, anch'egli si chiedeva perché Cristo era venuto in ritardo sulla terra,
condannando tanti uomini precedenti alla perdizione, sottolineò le
contraddizioni tra vecchio e nuovo testamento e negò la natura divina di Cristo.
Porfirio accusava Paolo d'avidità e di aver spillato soldi alla ricche
credulone, Paolo, come si era giustificato per i suoi falsi e per i suoi brogli
finanziari, riguardo a queste accuse aveva detto:" Chi andrebbe in guerra a
proprie spese, chi possedendo un gregge non si nutrirebbe del suo latte?".
Con Costantino, nato nel 285, iniziò l'alleanza fra trono e altare, egli si
circondò di preti a corte e promosse il cristianesimo romano, aveva ucciso
figlio, moglie, suocero e cognato, ma non importa, fu osannato dalla chiesa
cattolica e fatto santo da quella ortodossa.
Costantino era d'umili natali e sua madre Elena era stata la concubina di
Costanzo Cloro, Elena fu fatta santa dalla chiesa, Costantino era un uomo
bellicoso che amava sterminare i suoi nemici, infatti, soffocò nel sangue
Franchi e Germani e abbandonò i prigionieri alle fiere del circo.
All'inizio egli divideva l'impero con Licinio, Massenzio e Massimino Daia, un
sistema tetrarchico voluto da Diocleziano per tenere insieme l'immenso impero,
Costantino però, per raggiungere l'unità dell'impero solo sotto di lui, si alleò
con i cristiani contro gli altri tre soci.
Massenzio (306-312) aveva lasciato in vigore l'editto di tolleranza di Galerio e
non perseguitò i cristiani, tuttavia mandò in esilio da Roma i vescovi Eusebio e
Marcello, per brogli elettorali, perciò i cristiani avevano preso le distanze da
lui e gli preferirono Costantino.
Massenzio, fece un altro errore politico, costruì una rete stradale prelevando
imposte dai grandi proprietari terrieri, appartenenti alla classe senatoria
vicina alla chiesa, perciò i cristiani lo avversarono.
Eppure Costantino non era un credulone religioso, appoggiava i vescovi solo per
convenienza politica, adorava Marte e Saturno e si convertì al cattolicesimo
ariano solo prima di morire, anche perché così gli erano cancellati tutti i suoi
peccati precedenti.
Massimo Daia, era stato un persecutore dei cristiani ma poi fece loro delle
concessioni, sotto di lui i cristiani che subirono il martirio furono solo tre,
Licinio era stato alleato di Costantino e dei cristiani.
Quando Costantino si volse contro Licinio, la guerra fu presentata dai
cristiani come guerra di religione, i sacerdoti cristiani accompagnavano i
soldati in battaglia e le insegne militari si arricchirono di simboli cristiani,
alla fine Costantino rimase sovrano assoluto di tutto l'impero.
Quando Licinio era alleato di Costantino, Eusebio e Lattanzio avevano chiamato i
due imperatori gli eletti del signore, quando Licinio divenne nemico di
Costantino, Eusebio prese a diffamarlo e il concilio di Nicea scomunicò chiunque
si fosse messo al suo servizio. Anche Licinio, riducendo la corte, cioè i
parassiti, e aumentato le tasse sui proprietari terrieri, s'inimicò i cristiani,
vicini ai latifondisti.
Costantino trionfante regalò alla chiesa il palazzo del Laterano, le fornì i
mezzi per il restauro di chiese e sovvenzionò l'alto clero, sotto di lui la
chiesa era passata da oppressa, a riconosciuta, a favorita e godette di
crescenti privilegi, diventando sempre più ricca.
Egli donò terre alla chiesa in tutto l'impero, costruì chiese dotandole di
possessi fondiari, spesso sulle rovine dei templi pagani, i vescovi ricevettero
dall'imperatore onori e premi in denaro, furono incaricati di distribuire il
grano ai poveri, furono incaricati di giudicare in cause civili, mentre allo
stato spettava l'esecuzione delle sentenze.
Poiché i vescovi avevano generalmente un secondo impiego, furono anche esonerati
dal pagare imposte sulle attività produttive, da allora il tema delle esenzioni
tributarie diverrà cruciale nella storia della chiesa.
Poiché a causa di queste concessioni, diminuirono le entrate statali, nel 320
Costantino proibì ai ricchi di entrare nelle gerarchie ecclesiastiche, però nel
321, per favorire ancora il clero, autorizzò la chiesa ad accettare lasciti
testamentari, da allora tanti fecero lasciti alla chiesa per salvarsi l'anima,
tanto che essa nel medioevo arrivò a possedere un terzo della ricchezza,
soprattutto terriera, dell'Europa.
I privilegi concessi al clero da Costantino furono così rilevanti che i membri
dei consigli cittadini entrarono in massa nel clero e nel 326 il sovrano fu
costretto a limitare questo esodo in massa, per lo stesso motivo nel 370 fu
revocato temporaneamente il diritto a ricevere lasciti, con le proteste del
santo Girolamo.
Nel 325 una città della Frigia chiese all'impero l'esenzione fiscale, perché
tutti i suoi abitanti erano cristiani, anche Maometto concesse facilitazioni
fiscali ai convertiti ed in Egitto anche i sacerdoti pagani avevano avuto
privilegi fiscali.
Costantino fece concessioni ai cristiani e mise il clero al proprio servizio,
però s'intromise nella sfera ecclesiastica, non sostenne la separazione dei
poteri, infatti, era lui a convocare concili, poi, quando spostò la capitale
dell'impero a Costantinopoli, favorì l'affermazione del potere monopolistico
della chiesa cattolica a Roma.
Costantino era chiamato "il salvatore" dai cristiani, dopo aver unificato
l'impero sotto la sua autorità, esautorò i senatori dalla gestione del potere e,
per favorire ancora la chiesa, prese combattere le eresie, usando la religione
come uno strumento per il potere, nelle sue guerre era accompagnato dai vescovi.
Oggi in oriente Costantino è detto il tredicesimo apostolo, è annoverato tra i
santi con sua madre Elena e la sua immagine si trova nelle chiese greche, la sua
festa religiosa cade il 21 maggio.
Coerentemente con il comandamento di non uccidere, nei primi tre secoli i
cristiani non avevano voluto prestare servizio militare e si dichiararono anche
contro la violenza, rifiutando anche la legittima difesa, cioè porgevano l'altra
guancia, furono anche contro la pena di morte, il vescovo di Roma, Ippolito,
vissuto nel III secolo, si disse anche contro la caccia, nel secolo successivo
su questi temi nella chiesa sarebbe avvenuta una rivoluzione copernicana.
Sembra che nella guerra giudaica del 66-70 d.c. e nel 131 d.c., al tempo della
rivolta di Simone Barcokeba, i cristiani non avevano voluto impugnare le armi
contro i romani, però già nel II secolo nell'esercito romano erano presenti dei
cristiani, che furono le prime vittime della furia anticristiana di Diocleziano.
Tra il 301 e il 311 dei cristiani furono martirizzati, poi nel 313 Costantino
emise l'editto di tolleranza, da quel momento la chiesa prese a trasformarsi in
chiesa militare e nel 314 il sinodo di Arles sancì la scomunica per i cristiani
disertori.
Così, per opportunismo di carriera, la maggioranza dei generali dell'impero
divennero cattolici, affiancati da pochi ariani e pagani, un secolo dopo i non
cristiani furono banditi dall'esercito, mentre chiese e monasteri divennero
territorio franco, sbarrati all'esercito e alla giustizia.
Lattanzio era stato contro la guerra, contro il servizio militare e contro la
pena di morte, poi arrivò ad esaltare il servizio militare e il clero prese a
benedire le armi, si apriva la strada alle guerre di religione, si pregava prima
della battaglia e le insegne dell'esercito erano cristiane.
La chiesa, ricolma d'onori, si sentì sempre più vicina e complice dello stato,
la maggior parte dei membri della corte di Costantino era fatta da cristiani,
anche il simbolo della croce comparve sulle monete imperiali e sullo scettro
dell'imperatore.
Ambrogio prese a predicare l'eroismo in battaglia ed Agostino asseriva che i
militari compiacevano Dio, il clero fu inquadrato in formazioni i militari, i
sacerdoti guidavano 100 uomini ed i vescovi 1.000, inoltre le loro chiese
ospitavano le guarnigioni dell'impero.