KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Vol 1 - PARTE SECONDA
La chiesa condannò la diserzione e ordinò che le milizie fossero costituite
solo da cristiani, nel 362 però Attanasio, faziosamente, invitò alla diserzione
i soldati cristiani che militavano nelle file dell'imperatore pagano Giuliano,
inoltre Attanasio, che si era detto contrario all'assassinio, sostenne che in
guerra era legittimo uccidere il nemico. Comunque, Crisostomo sosteneva che i
militari cristiani dovevano essere solo volontari, per servire lo stato i preti
erano ormai a favore della pace solo in tempo di pace.
C'è chi dice che Costantino si trasferì a Bisanzio perché il suo assassinio dei
parenti aveva generato a Roma un moto generale di riprovazione, poi l'imperatore
fu battezzato in punto di morte da un prete ariano.
Con l'avvento del cristianesimo ricevette impulso l'applicazione della pena di
morte, però l'impiccagione sostituì la crocifissione, e le epurazioni negli
strati alti della popolazione, dove vi era la lotta politica, perché gli strati
bassi si potevano anche costringere ai lavori forzati o alla schiavitù,
Costantino autorizzò l'uso della tortura nei tribunali.
Per favorire la chiesa, si rese più difficile il divorzio e l'adulterio fu
considerato un grave reato, però, mentre i preti predicavano contro la lussuria
e l'adulterio, avevano rapporti lascivi con le loro schiave.
Per tutelare l'asse ereditario dei possidenti, concubine e figli non potevano
ricevere eredità e i figli illegittimi non potevano essere legittimati, inoltre
i servi non potevano denunciare il padrone se non per alto tradimento e frode
fiscale, anche queste riforme furono fatte con l'assenso della chiesa.
Furono previste pene per chi intratteneva rapporti con gli ebrei, invece i
pagani avevano tollerato la religione ebraica e Diocleziano, ultimo persecutore
dei cristiani, non aveva preteso che gli ebrei offrissero sacrifici alle
divinità pagane.
L'editto del 313, firmato da Licinio e Costantino, garantiva la libertà ad ogni
religione, tuttavia, dopo il concilio di Nicea del 325, Costantino accusò gli
ebrei d'essere autori di misfatti, concesse loro di recarsi a Gerusalemme
soltanto un giorno l'anno, vietò loro di avere schiavi cristiani e la
conversione all'ebraismo fu punita con la morte.
Costantino perseguitò anche le eresie, le elezioni dei vescovi erano spesso
irregolari e spesso in esse si ricorreva alla corruzione, perché la carica di
vescovo era ambita e fonte di privilegi, la pratica sarebbe durata per tutti i
secoli successivi.
Tra gli eretici, i donatisti respingevano l'alleanza fra trono e altare, tra
loro Cipriano sosteneva che la validità dei sacramenti dipendeva dalla purezza
di chi li impartiva, cioè chiedeva un clero moralmente sano, per i donatisti non
erano più cristiani quelli che durante le persecuzioni avevano abiurato la loro
fede, la maggior parte dei dirigenti cristiani però, nella ricerca della
supremazia, era di manica larga perché il numero era potenza, come affermava
Mussolini.
Agostino ribatté ai donatisti che anche il sacerdote malvagio e corrotto
rappresentava Dio, tesi in verità molto singolare, che però ha riscosso la
maggioranza del consenso dentro la chiesa. Costantino, assecondando il vescovo
Ciciliano, inviso ai suoi fedeli, diede battaglia ai donatisti e li sterminò,
espropriando le loro ricchezze e privandoli dei luoghi di culto, consegnati ai
cattolici, ed esiliando i loro capi.
Ai donatisti si unirono anche gli schiavi dei latifondisti nordafricani,
generalmente cattolici, scoppiò cioè anche un a rivolta contadina, il santo
Eusebio approvò, con entusiasmo, la repressione operata da Costantino.
Costantino però si muoveva con maggior circospezione nei confronti dei pagani,
perché essi erano ancora la maggioranza in occidente, inoltre egli inizialmente,
come pontefix maximus, nominava anche sacerdoti pagani e presiedeva il collegio
dei sacerdoti pagani, tuttavia a corte e nell'esercito i cristiani facevano
carriera più velocemente.
Nel 330 ci fu la condanna del neoplatonismo, poi Costantino prese a
perseguitare anche i culti pagani e ordinò la distruzione di tutte le immagini
degli dei, privò i templi delle loro entrate, ne proibì il loro restauro e poi
n'ordinò anche la distruzione.
Costantino fece bruciare gli scritti di Porfirio e i cristiani cominciarono a
saccheggiare i templi pagani, mentre i loro arredi sacri erano consegnate alle
chiese cristiane, le ricchezze dei templi affluirono anche nelle casse
imperiali.
Costantino ordinò di esporre nelle piazze le statue pagane sequestrate e da
allora esse, prima custodite al chiuso, diventarono una moda nei viali e nelle
piazze, tante chiese cristiane furono costruite sulle rovine dei templi
distrutti.
La chiesa era attratta dai tiranni purché fossero stati suoi soci e amici e
purché l'avessero favorita, non reclamava diritti per il popolo ma solo per se
stressa, Costantino fu battezzato dall'ariano Eusebio solo prima di morire,
com'era allora di moda, per vedersi cancellati i peccati con il pentimento e il
battesimo.
In Persia in un primo tempo re Sapur I fece giustiziare sua moglie ed esiliare
una sorella perché si erano convertite al cristianesimo, poi re Baharam I
(274-277) perseguitò cristianesimo e manicheismo e suo il figlio Baharam II
fece uccidere sua moglie perché cristiana, ciò attesta che le persecuzioni
religiose non furono una caratteristica dei soli cristiani.
Ciò malgrado, tra il III e il IV secolo, la Persia contava diciotto vescovi
cristiani, cioè sotto i sassanidi ci fu tolleranza religiosa, anche se il
sovrano era generalmente orientato, per la ragione di stato, cioè per
opportunismo di potere perché la Persia era nemica di Roma, verso lo
zoroastrismo o mazdeismo. Infatti, la chiesa persiana era sospettata di
cospirare con i romani, poi i persiani cristiani rifiutavano il servizio
militare e disprezzavano lo zoroastrismo.
In Persia re Sapur II (310-379) cominciò a vedere nei cristiani del suo impero
delle spie dei romani, perciò fece del mazdeismo religione di stato, quando
divenne re Jezdegerd I (339-420), questo prese le distanze dal mazdeismo e si
avvicinò ai cristiani e a Roma, però nel 423 il nuovo re di Persia fu costretto
ad accettare una chiesa cristiana autocefala, cioè indipendente da Roma.
Anche la chiesa armena, più antica di quella persiana, si sviluppò come una
chiesa nazionale, gli armeni, nel propagare la loro fede cristiana, distrussero
templi pagani e uccisero donne e bambini, divenuto il cristianesimo religione di
stato, essi iniziarono le persecuzioni contro i pagani, il santo patriarca
Gregorio, per distrurre i templi pagani, allestì un esercito di monaci, e fece
costruire al loro posto chiese cristiane.
Gregorio divenne arcivescovo e fece in modo che i beni donati al suo episcopato
diventassero proprietà privata della sua famiglia, gli armeni, guidati dal loro
patriarca e alleati dei romani, sconfissero i persiani in battaglia, nel 334
anche Costantino intervenne a fianco degli armeni.
Il re dell'Armenia Tiridate III, prima aveva perseguitato i cristiani e poi si
convertì dieci anni prima di Costantino, la cristianizzazione dell'Armenia
avvenne, per opera di Gregorio, intorno l'anno 280, dopo che questo aveva
guadagnato i favori della sorella del re, la chiesa avanzava dietro mogli,
sorelle e concubine di principi, vedremo meglio la cosa quando si dovranno
convertire i germani.
Sotto i successori di Costantino, l'impero fu considerato un'istituzione
cristiana e gli imperatori furono nobilitati dalla chiesa come figli di Dio, il
figlio di Costantino, Costanzo I, di fede ariana, sterminò i membri maschi della
sua famiglia, le sue guardie del corpo e i suoi sicari erano cristiani, tanto
che Giuliano l'apostata affermò che non esistevano fiere tanto pericolose quanto
i cristiani.
Eusebio non condannò gli assassini ordinati da Costanzo, che aveva ricevuto il
battesimo, anzi l'imperatore era fatto passare dalla chiesa per casto, in realtà
rifiutava le donne perché omosessuale, Costanzo I ricolmò le chiese e i prelati
di doni, ricorse al commercio delle cariche e oppresse i poveri.
Suo fratello Costante riprese a distruggere i templi pagani, intensificò la
lotta contro i donatisti, sequestrò le loro ricchezze e donò le loro chiese ai
cattolici, comunque allora vi erano molti vescovi opportunisti che cambiavano
bandiera, da ariani, a cattolici, a donatisti, era il trasformismo della
politica e dei centri di potere, con il tradimento si poteva fare carriera, ciò
che contava era avere un seguito tra il popolo, diversamente non si potevano
ricattare i potenti, accade ancora oggi.
L'imperatore Costanzo II esonerò i preti e le loro famiglie dal pagamento
dell'imposta fondiaria e delle altre imposte, impedì che i vescovi fossero
giudicati dai tribunali civili, per conseguenza, fu sostenuto dalla chiesa,
anche se ariano, perché ne difese gli interessi.
Per favorire la penetrazione romana, furono costruite chiese nei nodi strategici
e commerciali dell'impero, il cristianesimo era divenuto un "instrumentum
regni", perciò Costanzo II favorì l'unità della chiesa e spedì in esilio il
vescovo Attanasio (295-375), santo e dottore della chiesa che non disdegnava la
lotta per il potere, con la scusa della religione, l'imperatore inasprì anche
le disposizioni contro gli ebrei.
L'impero si accanì contro i culti misterici pagani, le ricchezze dei templi
furono espropriate, le statue distrutte, tra i cristiani Firmino esortava a
sterminare tutti i pagani, così i cattolici passarono dall'ideologia del
martirio a quella della persecuzione.
L'imperatore ordinò la chiusura di tutti i templi con la confisca dei loro
beni, ora le pecorelle dei sudditi accorrevano in massa tra le mani dei nuovi
pastori, perché bisognose di protezione, però ne venivano tosate, Costanzo II
mise anche in piedi un vasto apparato di polizia segreta.
Nel 357 però Roma era ancora roccaforte dell'antica religione, perciò Costanzo
II rese ancora omaggio alle vestali, alcuni decenni dopo la realtà mutò
radicalmente, comunque fu rinnovata la proibizione di magia e divinazione.
Ad Antiochia Gallo, cristiano e cugino di Costantino, visse come un tiranno e
perseguitò e sterminò i pagani, arrivando a sobillare anche il popolo, incendiò
città e massacrò abitanti. Il piccolo Giuliano, appartenente alla famiglia
reale, al ricordo del massacro dei parenti, si abbandonava a crisi di pianto,
era stato educato dall'ariano Giorgio di Cappadocia, per reazione agli abusi dei
cristiani e degli imperatori cristiani fu conquistato dal paganesimo e nel 360
fu acclamato imperatore dalle truppe.
Giuliano (361-363) sostituì la dottrina cristiana con un panteismo centrato sul
culto del sole Helios, esso ebbe un'alta statura morale ed era un letterato,
però fu chiamato "l'apostata" dai cristiani, non si circondava, come i suoi
predecessori, di concubine o di giovinetti, non beveva, nell'amministrazione
dello stato si appoggiò agli intellettuali, cercò di allontanare gli adulatori,
i delatori e le spie, ridusse le tasse, iniziò a ricostruire i templi pagani,
senza però attaccare il cristianesimo, e fu tollerante con gli ebrei.
Ci furono disordini, perché i donatisti profittarono dell'occasione per
vendicarsi dei cattolici, perciò Giuliano fu costretto a fare delle repressioni,
Giuliano criticava l'arroganza e il senso d'elezione d'ebrei e cristiani, però
autorizzò gli ebrei a ricostruire il tempio di Gerusalemme, vestiva con
modestia, era frugale e mangiava il rancio dei suoi soldati, cercò di aiutare i
poveri.
Giuliano diceva che per persuadere gli uomini occorreva la ragione e non la
violenza, richiamò in patria gli esiliati e restituì loro i loro beni, vietò ai
preti di stendere testamenti come notai, per impedire che incamerassero beni di
altri, perché il popolo era analfabeta, impose ai cristiani di restituire le
colonne rubate ai templi pagani.
Tuttavia la sua decisione di escludere i cristiani dalla milizia suscitò una
dura opposizione, nel 363 morì in una campagna contro i persiani, colpito al
fianco da una lancia scagliata da un sicario cristiano, Teodoreto affermò che
l'arma era stata scagliata da un angelo.
Alla morte di Giuliano i cristiani celebrarono l'evento con pubblici banchetti e
distrussero le sue opere letterarie e le sue iscrizioni, Agostino, Crisostomo,
Nazianzeno ed Efrem lo diffamarono crudelmente, Efrem lo chiamò caprone.
Dopo le denigrazioni della chiesa, questo personaggio fu rivalutato nell'età
moderna da Montesquieu, Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Schiller,
probabilmente è stato uno dei più illuminati e umani regnanti di tutti i tempi.
Il suo successore Gioviano (363-364) sacrificò alle divinità pagane, fece la
pace con i persiani, amava il vino e le donne, esiliò militari e funzionari
vicini a Giuliano, restituì i privilegi al clero cristiano che tornò ad
affollare la corte e perciò lo sostenne, nelle alte cariche dello stato però vi
erano ancora dei pagani.
I successori imperatori Valentiniano e Valente erano cristiani con la fede nella
trinità, governarono il primo in occidente e il secondo in oriente, Valentiniano
era vicino alla chiesa cattolica e Valente vicino agli ariani, comunque, erano
entrambi senza scrupoli e fautori di un militarismo esasperato.
Valentiniano (364-375) però cercò di arginare la tendenza del clero a dare la
caccia alle eredità, la chiesa sollecitava i lasciti dalle ricche vedove,
ripudiò la cattolica Marina Severa per sposare Giustina ed il clero, in questo
caso, non ebbe niente da ridire, fu ben disposto verso gli ebrei e sancì che il
clero poteva essere giudicato solo da tribunali ecclesiastici, perseguitò
manichei, donatisti, maghi e quelli che si macchiavano di delitti sessuali.
Valentiniano applicò sistematicamente la pena di morte, senza regolare processo,
con confessioni estorte con la tortura, colpì anche l'aristocrazia, confiscando
le sue ricchezze, rafforzò l'esercito e aumentò la pressione fiscale, tollerò la
corruzione, edificò castelli e sottomise la Britannia, spingendosi oltre il
Reno.
Valente (364-378) in oriente fu l'ultimo imperatore a sostenere l'arianesimo,
all'inizio egli era stato cattolico, però poi ad Antiochia perseguitò i
cattolici, punì la stregoneria con la pena di morte, incendiò biblioteche, non
risparmiò nemmeno le mogli dei congiurati e confiscò ricchezze.
Il IV secolo fu caratterizzato dalla lotta tra arianesimo e cattolicesimo, al
centro di questo conflitto fu il vescovo Attanasio d'Alessandria, dal IV al VI
secolo crebbero le dispute sulla dottrina trinitaria.
A proposito dei misteri e dei dogmi cristiani, Diderot diceva: "Se Dio ci
chiede di sacrificare la ragione ci chiede di occultare ciò che egli ha creato",
fino all'inizio del III secolo nessuno credeva allo spirito santo e Nazianzeno
guardava con sospetto i sinodi dei vescovi, che alimentavano le controversie ed
i conflitti ed erano inconcludenti.
Continuava però la falsificazione e la denigrazione degli avversari e della loro
dottrina, per favorire un partito, fatti importanti erano passati sotto silenzio
da chi stendeva le cronache, così si comportarono Gelasio, vescovo di Cesarea, e
Attanasio, Gelasio falsificò anche la storia.
Per gli ariani Cristo era distinto dal padre e a lui subordinato, per i
cattolici era consustanziale al padre ed era Dio fatto uomo, le dispute
religiose erano frequenti e arrivavano nelle strade, però erano sempre
alimentate dall'interesse economico e di potere, cioè l'interesse per i
vescovati e relative pecorelle e l'interesse per un riconoscimento che veniva
dall'imperatore, che portava altri privilegi.
Infatti, faceva notare il vescovo Nazianzeno, i contrasti ideologici erano un
pretesto, la brama per il potere e i privilegi economici erano il vero motivo
dei conflitti, accade ancora oggi nelle lotte tra i partiti, tanto che il santo
Girolamo riconobbe che era più facile vivere tra le fiere che tra i cristiani.
Tra il IV e il V secolo il patriarcato d'Alessandria era in competizione con
quello d'Antiochia, Ario, che disinteressatamente aveva rinunciato al vescovato
d'Alessandria, a causa della sua dottrina fu esiliato dal vescovo Alessandro,
nel 325 Costantino, per risolvere la disputa a favore dell'unità dell'impero,
convocò il concilio di Nicea, al quale parteciparono pochi vescovi occidentali,
e cercò di dirimere la controversia tra Ario e Alessandro.
In quell'occasione il vescovo cattolico Eusebio riuscì a conquistare i favori
dell'imperatore e il concilio accettò la constanzialità tra padre e figlio e il
dogma trinitario, all'imperatore in realtà premeva solo l'unità della chiesa e
dell'impero, nel IV secolo era l'imperatore che decideva sulla dottrina della
chiesa e convocava i concili.
Gli ariani disertarono il concilio di Nicea, l'imperatore trattò con ostilità i
disobbedienti e mandò in esilio Ario, naturalmente furono bruciati dei libri e
tanti ritrattarono per salvarsi, come il solito, pochi cristiani accettavano il
martirio.
Nel 328 Attanasio era divenuto patriarca d'Alessandria, la sua elezione era
stata irregolare come quella d'Agostino e accompagnata da violenze, ricorse alla
diffamazione e all'eliminazione fisica degli avversari, però poi invocò dallo
stato la libertà per la sua chiesa.
La chiesa non ha mai invocato la libertà come patrimonio di tutti, ma solo la
libertà per se stessa, per la brama di potere e per difendere propri interessi
economici, essa è stata sempre disposta a calpestare tutta l'umanità e ad
appoggiarsi a tiranni di tutti i tipi.
Attanasio aveva condannato la dottrina di Ario e lo diffamò, difese il concilio
di Nicea e si abbassò al pestaggio degli avversari cristiani, bruciò vivo il
vescovo Arsenio, falsificò documenti e sfruttò la sua diocesi, perciò Costantino
gli fece notare il triste spettacolo dato dai figli di Dio che si comportavano
peggio dei pagani, l'imperatore quindi lo mandò in esilio, ma poi lo richiamò.
Stanco dei cattolici, Costantino ordinò al patriarca di Costantinopoli di
riammettere Ario, il quale però morì per la strada, forse assassinato, Attanasio
però affermò che era morto grazie alle sue preghiere.
Scoppiarono tumulti tra vescovi esiliati e poi ritornati ed altri vescovi, ad
Adrianopoli il vescovo Lucio diede da mangiare ai suoi cani il pane della
comunione, gli altari erano profanati, Alessandria era diventata un campo di
battaglia, Attanasio riparò a Roma dove cercò di mettere zizzania tra oriente e
occidente.
Antiochia fu scelta come città di residenza dell'imperatore Giuliano, anche là
ci furono tumulti con gli ariani, il popolo ne uscì stremato dai conflitti e
forse per questo alla fine aderì in massa alla setta eretica giacobita,
costituita da cristiani monofisiti siriani.
Anche a Costantinopoli continuava la guerra civile, dietro lo scontro c'erano
anche questioni politiche, come la sorte di diocesi importanti di Tracia e di
Costantinopoli, la chiesa occidentale e quell'orientale si scomunicarono a
vicenda, Attanasio si schierò con quell'occidentale, protetto dal vescovo di
Roma.
Nel 346 Attanasio ritornò ad Alessandria, poi scappò di nuovo e si rifugiò
presso un'avvenente ventenne, fu destituito quindi per volontà dall'imperatore
nei sinodi di Arles (353) e di Milano (355), nel 362 Attanasio ritornò ancora ad
Alessandria e promise ai vescovi ariani la conservazione del posto, se avessero
riconosciuto il credo niceno.
Al concilio di Rimini, i padri conciliari, appellandosi a Nicea, si ribellarono
al credo ariano di Costanzo II, quando però questo minacciò, accettarono il
credo ariano, più preoccupati della loro poltrona che della loro fede, però, non
appena morì l'imperatore, tornarono al loro credo niceno.
Il patriarca di Gerusalemme, Giorgio di Cappadocia, era un ariano dedito agli
affari nel settore delle pompe funebri, nella produzione di bicarbonato e di
papiri, andava a caccia d'eredità, arrivando anche ad assassinare i beneficiari
di testamenti, incarcerò persone ed esiliò vescovi, perseguitò i pagani e
saccheggiò i loro luoghi di culto, alla fine fu costretto fuggire da Attanasio.
Ambrogio, nato nel 333 o nel 339, era intollerante e inflessibile, era uomo di
potere vicino all'impero e sapeva manipolare la folla, faceva apparire
miracolosamente le reliquie dei santi, nel 374 fu consacrato vescovo di Milano,
otto giorni dopo aver ricevuto il battesimo, allora aveva una conoscenza scarsa
della religione cristiana.
Il santo Ambrogio fu contro gli ariani, i pagani e gli ebrei, falsificò
documenti, sobillò le truppe, però sopravvisse alla caduta di quattro
imperatori, invece l'imperatore Valentiniano I era dedito alla preghiera, in
pratica perciò Ambrogio governò per il giovane sovrano.
Suo figlio, l'imperatore Graziano, perseguì eresie, arianesimo e paganesimo,
rimpinguando le casse dello stato, e rifiutò il titolo di pontifex maximus,
Ambrogio si servì di questo imperatore per combattere il senato di Roma. Il
successivo imperatore Teodosio (379-395), cattolico, continuò le persecuzioni
contro eretici ed ebrei e fece spargere il sangue come fosse acqua.
Nel 375 i goti, divisi in visigoti e ostrogoti, che vivevano sui carri ed erano
originari della Svezia, furono travolti dagli Unni, che vivevano a cavallo e
venivano dall'Asia centrale, perciò chiesero all'imperatore Valente di essere
accolti entro i confini dell'impero come federati, quando irruppero in Italia,
sotto Teodorico, i goti erano già cristiani, anche se ariani, nel 377
l'imperatore Valente fu sconfitto dai goti ad Adrianopoli.
Amare i propri nemici per Ambrogio e Agostino non era possibile, anzi per
Agostino la guerra era legittima, Ambrogio istigava l'imperatore Graziano contro
pagani ed eretici, allora i germani e l'imperatore d'oriente erano ariani e i
romani erano cattolici, allora germano era sinonimo di ariano, di straniero e di
miscredente.
Il governo di Teodosio fu improntato allo spreco, al nepotismo e allo
sfruttamento del popolo, egli confiscò il patrimonio dei suoi nemici, dai
soldati pretendeva un giuramento alla trinità e all'imperatore, sotto di lui i
goti erano privi di cittadinanza e servi dell'impero, Teodosio cercò di mettere
le tribù barbare germaniche una contro l'altra.
Teodosio fu il primo imperatore a gettare le basi di uno stato confessionale,
dichiarando che il cattolicesimo era l'unica religione ammessa nell'impero,
allontanò i vescovi ariani dalle loro chiese ed elevò a patriarca di
Costantinopoli il laico Nettario, che non aveva ricevuto neppure il battesimo.
Ambrogio respingeva la filosofia pagana e il sapere scientifico, nel 376 a Roma
fu distrutto il tempio di Mitra e in quegli anni i culti pagani furono privati
dei residui privilegi fiscali.
Ambrogio condizionava l'imperatore Graziano, perciò divenne lecito distruggere
le sinagoghe, gli ariani non partecipavano ai concili dei vescovi e nei verbali
dei concili finivano solo le tesi dei cattolici, mentre i vescovi seguirono
Ambrogio come un coro.
Ambrogio inserì finte reliquie di martiri nella basilica ambrosiana di Milano,
sulle quali crebbe il culto, anche in altri paesi d'Europa si sviluppò il
traffico delle reliquie dei santi.
Le ragioni del vandalismo contro le sinagoghe risiedevano nella propaganda
antisemita della chiesa, il culto degli ebrei però era ancora tollerato sotto
Teodosio, che aveva solo proibito agli ebrei di possedere schiavi cristiani e di
fari matrimoni misti. L'antisemitismo di Hitler non si potrebbe comprendere se
non avesse alle spalle due millenni d'antisemitismo cristiano.
L'imperatore Graziano alla sua morte non fu pianto dai cattolici, perché prima
di morire aveva revocato le esenzioni fiscali a favore del clero, forse
Valentiniano e Graziano morirono per ordine di Teodosio, che fu un grande per la
chiesa, Teodosio aumentò le imposte e fece delle dure repressioni, però
Ambrogio lodò la sua clemenza.
Agostino condannò la follia dei tessalonicesi che si ribellarono all'imperatore,
ma non la dura repressione dell'imperatore Teodosio che però fu il primo
imperatore a farsi battezzare molto prima di morire.
Teodosio condannò a morte anche i membri della setta eretica degli entratiti,
che rifiutava la carne, il vino, il matrimonio, indossava il saio e viveva in
ascetismo, celebrando l'eucaristia con l'acqua invece che con il vino.
Teodosio erra sostenuto dalla chiesa, che voleva l'unità della chiesa, i
cristiani che si convertivano al paganesimo non potevano più ereditare, erano
vietati i sacrifici e la frequentazione di templi pagani. Agostino era
intollerante e non era contrario alla guerra, non fu un brillante studente,
malgrado ciò, divenne insegnante di retorica, fu battezzato a Milano da Ambrogio
e nel 398 divenne sacerdote.
Agostino era cavilloso e arrivista, non era animalista perché aveva detto: "Dio
ha creato gli animali perché l'uomo, morso da essi, si esercitasse alla virtù
della pazienza", era superficiale, retorico, banale e polemico, attaccò
donatisti, pelagiani, pagani, ebrei, ariani, astrologi, priscilliani e
apollinaristi.
I priscilliani rifiutavano trinità e resurrezione di Cristo e gli apollinaristi,
si richiamavano ad Apollonio di Tiana che aveva fatto miracoli come Cristo.
Agostino aveva disperso le sue energie, abbandonandosi alla lussuria e alla
fornicazione, aveva vissuto con una concubina e poi con una bambina, alla fine
stanco, arrivò ad esaltare la castità.
In Africa settentrionale il vescovo donatista, Massimiano, fu assassinato quando
la sua fede sembrava conquistare l'Africa, la sua chiesa fu saccheggiata, la
chiesa donatista voleva imporsi come comunità di poveri, di tipo comunista,
perciò seminò il panico tra i grandi proprietari terrieri della Numidia,
sostenuti dai cattolici e dall'imperatore.
Anche la diocesi di Agostino era a maggioranza donatista, la sinistra donatista,
cioè i circoncellioni erano visti come ladri e saccheggiatori, che arrivavano
anche ad appiccare il fuoco alle basiliche e rendevano la libertà agli schiavi.
La loro roccaforte era in Algeria, i donatisti erano contadini d'origine
cartaginese o berbero-punica, esisteva colà un gap sociale tra i proprietari
terrieri e i contadini, Agostino difese con risolutezza gli interessi della
classe dei possidenti, prima pensò di convertire alle sue idee gli eretici
donatisti, poi sollecitò la repressione da parte dell'impero.
Per Agostino, vescovo d'Ippona, le torture inflitte dai cattolici erano poca
cosa di fronte ai tormenti dell'inferno, egli in principio era stato contrario
alla pena di morte, ma poi avallò la condanna a morte per i briganti donatisti,
nel 405 l'imperatore Onorio dichiarò eretici i donatisti che furono repressi e
le loro chiese furono consegnate ai cattolici.
I vandali di Alarico invasero l'Italia e nel 410 sospesero le persecuzioni
contro i donatisti, anche in Africa settentrionale i donatisti furono protetti
dai vandali e furono annientati definitivamente solo con l'avanzata dell'Islam.
Agostino sosteneva la dottrina del peccato originale, della predestinazione e
della grazia, attaccò Pelagio che sosteneva invece l'importanza del libero
arbitrio, poi la dottrina d'Agostino fu trasformata in dogma dal concilio d'Orange
del 529 e da quello di Trento.
Nel 410 Pelagio, appartenente ad una ricca famiglia, sbarcò ad Ippona ed
Agostino, ancora non schierato contro di lui, cercò di convincerlo a non
lasciare i suoi beni ai poveri, ma a devolverli alla sua chiesa, Pelagio non
aderì alla richiesta, così si procurò un nemico.
Pelagio, che divenne patriarca di Gerusalemme, affermava che i bambini non
nascevano peccatori e che ogni uomo poteva discernere il bene dal male,
praticava l'ascesi e reprimeva la sessualità. Anche Girolamo attaccò Pelagio,
nel 416 i sinodi di Cartagine e Milano condannarono Pelagio, accusandolo di
aver negato la necessità del battesimo dei bambini e della preghiera.
Papa Innocenzo I e il suo successore Zosimo (417-418) non trovarono colpe in
Pelagio e ammonirono Agostino, chiedendo all'episcopato africano la
riabilitazione di Pelagio e del suo seguace Celestio.
Allora Agostino non si arrese e si rivolse a Ravenna all'imperatore d'occidente
Onorio, figlio di Teodosio, e ottenne la repressione dei pelagiani, la loro
espulsione e la confisca dei loro beni, poi lo stesso papa Zosimo si sottomise
alla volontà dell'imperatore.
In Sicilia i pelagiani avevano trovato protezione, erano ammirati per il loro
ideale umanitario e per la loro condanna dello sfruttamento, per la loro lotta
al clientelismo e alla corruzione, perché erano per la giustizia sociale e la
distribuzione delle ricchezze. Nella storia le questioni politico-sociali
s'intrecciano sempre con quelle teologiche.
Agostino si scontrò con il vescovo pugliese Giuliano, che un nobile con
sensibilità sociale, mentre Agostino mancava di questa sensibilità, Giuliano
definiva Agostino: "Patronus asinorum" e cercò di conciliare grazia con libero
arbitrio, egli criticava anche l'opinione negativa d'Agostino su matrimonio e
concupiscenza, alla fine Giuliano fu scomunicato da papa Zosimo, istigato da
Agostino.
Come S. Tommaso D'Aquino, Agostino difendeva la prostituzione, utile per dare
sfogo alle passioni, diceva, allora però vescovi, abati e badesse mantenevano
spesso bordelli molto redditizi, accadde anche sotto Sisto IV (1471-1488).
Agostino aveva l'abitudine di picchiare la propria famiglia, ogni sabato, a
scopo preventivo.
L'imperatore Onorio, figlio di Teodosio I, e sua sorella erano sotto
l'influenza di Ambrogio, perciò perseguitavano eretici, pagani ed ebrei, così
tanti templi furono demoliti, per Agostino gli ebrei dovevano esser schiavi dei
cristiani, era sicuro che un giorno Dio li avrebbe massacrati, naturalmente
incolpò gli ebrei della morte di Cristo.
Agostino, come Ambrogio, difese la guerra e il servizio militare, per lui lo
Stato era stato voluto da Dio, anche se era corrotto dal peccato, lodava sempre
gli interventi sanguinosi e repressivi dello stato. Per Agostino i non cristiani
avevano meno diritti dei cristiani e gli animali avevano meno diritti dell'uomo,
inoltre, chi combatteva per volontà di Dio, cioè dei preti, poteva anche
uccidere.
Agostino considerava la disobbedienza il peggiore dei peccati, esaltò il
militarismo anche quando sapeva che i militari vessavano i contadini con le
requisizioni, giustificava anche le guerre d'aggressione, con i conseguenti
massacri, esaltò la guerra giusta e affermò che erano giuste tutte le guerre di
Roma, diceva che bisognava portare la civiltà e imporre la pax romana. Diceva
Napoleone che non esiste un'intesa migliore come quella tra preti e soldati.
Agostino era favorevole alla tortura, che diceva che era niente se paragonata
alle pene dell'inferno, sosteneva la pena del taglione e la vendetta, caldeggiò
la guerra santa voluta da Dio, Teodoreto però, senza demagogia, aveva affermato
che la guerra apportava alla chiesa maggiori benefici della pace.
Per Agostino le uniche guerre da condannare erano quelle civili, con romani
contro romani, nel 429 Agostino, con l'avanzata dei vandali, assistette al
crollo del dominio romano in Africa, la popolazione non oppose resistenza
perché indebolita economicamente dallo sfruttamento della chiesa e dello stato,
solo i goti, alleati dei romani, tentarono un'inutile resistenza.
Socrate, i filosofi romani e Averroé avevano difeso la ragione umana contro i
dogmi, anche Lutero esaltò la libertà del cristiano e la sua autonomia di
coscienza, generalmente però le religioni si sono opposte alla libertà di
pensiero, la chiesa cattolica non ha accettato volentieri di adattarsi ai tempi
moderni, ma ha desiderato piegare il tempo ai suoi interessi di potere,
coltivando sempre nostalgie per il medioevo.
Diamo un'occhiata all'estero, dal 1/1/2000 la chiesa luterana svedese, in
omaggio ala separazione dei poteri, non è più religione di stato ed è stato
innestato un processo di privatizzazione massiccia delle proprietà della chiesa
svedese, la chiesa cattolica invece, non pensa di privatizzare le sue ricchezze
e preferisce farsi passare per povera, invece è una potenza finanziaria immane e
planetaria.
nuntius
Fine del primo volume, seguirà, fra dieci giorni circa, la recensione del
secondo.
KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - VOL. I - Editore Ariele
PARTE SECONDA
La chiesa condannò la diserzione e ordinò che le milizie fossero costituite
solo da cristiani, nel 362 però Attanasio, faziosamente, invitò alla diserzione
i soldati cristiani che militavano nelle file dell'imperatore pagano Giuliano,
inoltre Attanasio, che si era detto contrario all'assassinio, sostenne che in
guerra era legittimo uccidere il nemico. Comunque, Crisostomo sosteneva che i
militari cristiani dovevano essere solo volontari, per servire lo stato i preti
erano ormai a favore della pace solo in tempo di pace.
C'è chi dice che Costantino si trasferì a Bisanzio perché il suo assassinio dei
parenti aveva generato a Roma un moto generale di riprovazione, poi l'imperatore
fu battezzato in punto di morte da un prete ariano.
Con l'avvento del cristianesimo ricevette impulso l'applicazione della pena di
morte, però l'impiccagione sostituì la crocifissione, e le epurazioni negli
strati alti della popolazione, dove vi era la lotta politica, perché gli strati
bassi si potevano anche costringere ai lavori forzati o alla schiavitù,
Costantino autorizzò l'uso della tortura nei tribunali.
Per favorire la chiesa, si rese più difficile il divorzio e l'adulterio fu
considerato un grave reato, però, mentre i preti predicavano contro la lussuria
e l'adulterio, avevano rapporti lascivi con le loro schiave.
Per tutelare l'asse ereditario dei possidenti, concubine e figli non potevano
ricevere eredità e i figli illegittimi non potevano essere legittimati, inoltre
i servi non potevano denunciare il padrone se non per alto tradimento e frode
fiscale, anche queste riforme furono fatte con l'assenso della chiesa.
Furono previste pene per chi intratteneva rapporti con gli ebrei, invece i
pagani avevano tollerato la religione ebraica e Diocleziano, ultimo persecutore
dei cristiani, non aveva preteso che gli ebrei offrissero sacrifici alle
divinità pagane.
L'editto del 313, firmato da Licinio e Costantino, garantiva la libertà ad ogni
religione, tuttavia, dopo il concilio di Nicea del 325, Costantino accusò gli
ebrei d'essere autori di misfatti, concesse loro di recarsi a Gerusalemme
soltanto un giorno l'anno, vietò loro di avere schiavi cristiani e la
conversione all'ebraismo fu punita con la morte.
Costantino perseguitò anche le eresie, le elezioni dei vescovi erano spesso
irregolari e spesso in esse si ricorreva alla corruzione, perché la carica di
vescovo era ambita e fonte di privilegi, la pratica sarebbe durata per tutti i
secoli successivi.
Tra gli eretici, i donatisti respingevano l'alleanza fra trono e altare, tra
loro Cipriano sosteneva che la validità dei sacramenti dipendeva dalla purezza
di chi li impartiva, cioè chiedeva un clero moralmente sano, per i donatisti non
erano più cristiani quelli che durante le persecuzioni avevano abiurato la loro
fede, la maggior parte dei dirigenti cristiani però, nella ricerca della
supremazia, era di manica larga perché il numero era potenza, come affermava
Mussolini.
Agostino ribatté ai donatisti che anche il sacerdote malvagio e corrotto
rappresentava Dio, tesi in verità molto singolare, che però ha riscosso la
maggioranza del consenso dentro la chiesa. Costantino, assecondando il vescovo
Ciciliano, inviso ai suoi fedeli, diede battaglia ai donatisti e li sterminò,
espropriando le loro ricchezze e privandoli dei luoghi di culto, consegnati ai
cattolici, ed esiliando i loro capi.
Ai donatisti si unirono anche gli schiavi dei latifondisti nordafricani,
generalmente cattolici, scoppiò cioè anche un a rivolta contadina, il santo
Eusebio approvò, con entusiasmo, la repressione operata da Costantino.
Costantino però si muoveva con maggior circospezione nei confronti dei pagani,
perché essi erano ancora la maggioranza in occidente, inoltre egli inizialmente,
come pontefix maximus, nominava anche sacerdoti pagani e presiedeva il collegio
dei sacerdoti pagani, tuttavia a corte e nell'esercito i cristiani facevano
carriera più velocemente.
Nel 330 ci fu la condanna del neoplatonismo, poi Costantino prese a
perseguitare anche i culti pagani e ordinò la distruzione di tutte le immagini
degli dei, privò i templi delle loro entrate, ne proibì il loro restauro e poi
n'ordinò anche la distruzione.
Costantino fece bruciare gli scritti di Porfirio e i cristiani cominciarono a
saccheggiare i templi pagani, mentre i loro arredi sacri erano consegnate alle
chiese cristiane, le ricchezze dei templi affluirono anche nelle casse
imperiali.
Costantino ordinò di esporre nelle piazze le statue pagane sequestrate e da
allora esse, prima custodite al chiuso, diventarono una moda nei viali e nelle
piazze, tante chiese cristiane furono costruite sulle rovine dei templi
distrutti.
La chiesa era attratta dai tiranni purché fossero stati suoi soci e amici e
purché l'avessero favorita, non reclamava diritti per il popolo ma solo per se
stressa, Costantino fu battezzato dall'ariano Eusebio solo prima di morire,
com'era allora di moda, per vedersi cancellati i peccati con il pentimento e il
battesimo.
In Persia in un primo tempo re Sapur I fece giustiziare sua moglie ed esiliare
una sorella perché si erano convertite al cristianesimo, poi re Baharam I
(274-277) perseguitò cristianesimo e manicheismo e suo il figlio Baharam II
fece uccidere sua moglie perché cristiana, ciò attesta che le persecuzioni
religiose non furono una caratteristica dei soli cristiani.
Ciò malgrado, tra il III e il IV secolo, la Persia contava diciotto vescovi
cristiani, cioè sotto i sassanidi ci fu tolleranza religiosa, anche se il
sovrano era generalmente orientato, per la ragione di stato, cioè per
opportunismo di potere perché la Persia era nemica di Roma, verso lo
zoroastrismo o mazdeismo. Infatti, la chiesa persiana era sospettata di
cospirare con i romani, poi i persiani cristiani rifiutavano il servizio
militare e disprezzavano lo zoroastrismo.
In Persia re Sapur II (310-379) cominciò a vedere nei cristiani del suo impero
delle spie dei romani, perciò fece del mazdeismo religione di stato, quando
divenne re Jezdegerd I (339-420), questo prese le distanze dal mazdeismo e si
avvicinò ai cristiani e a Roma, però nel 423 il nuovo re di Persia fu costretto
ad accettare una chiesa cristiana autocefala, cioè indipendente da Roma.
Anche la chiesa armena, più antica di quella persiana, si sviluppò come una
chiesa nazionale, gli armeni, nel propagare la loro fede cristiana, distrussero
templi pagani e uccisero donne e bambini, divenuto il cristianesimo religione di
stato, essi iniziarono le persecuzioni contro i pagani, il santo patriarca
Gregorio, per distrurre i templi pagani, allestì un esercito di monaci, e fece
costruire al loro posto chiese cristiane.
Gregorio divenne arcivescovo e fece in modo che i beni donati al suo episcopato
diventassero proprietà privata della sua famiglia, gli armeni, guidati dal loro
patriarca e alleati dei romani, sconfissero i persiani in battaglia, nel 334
anche Costantino intervenne a fianco degli armeni.
Il re dell'Armenia Tiridate III, prima aveva perseguitato i cristiani e poi si
convertì dieci anni prima di Costantino, la cristianizzazione dell'Armenia
avvenne, per opera di Gregorio, intorno l'anno 280, dopo che questo aveva
guadagnato i favori della sorella del re, la chiesa avanzava dietro mogli,
sorelle e concubine di principi, vedremo meglio la cosa quando si dovranno
convertire i germani.
Sotto i successori di Costantino, l'impero fu considerato un'istituzione
cristiana e gli imperatori furono nobilitati dalla chiesa come figli di Dio, il
figlio di Costantino, Costanzo I, di fede ariana, sterminò i membri maschi della
sua famiglia, le sue guardie del corpo e i suoi sicari erano cristiani, tanto
che Giuliano l'apostata affermò che non esistevano fiere tanto pericolose quanto
i cristiani.
Eusebio non condannò gli assassini ordinati da Costanzo, che aveva ricevuto il
battesimo, anzi l'imperatore era fatto passare dalla chiesa per casto, in realtà
rifiutava le donne perché omosessuale, Costanzo I ricolmò le chiese e i prelati
di doni, ricorse al commercio delle cariche e oppresse i poveri.
Suo fratello Costante riprese a distruggere i templi pagani, intensificò la
lotta contro i donatisti, sequestrò le loro ricchezze e donò le loro chiese ai
cattolici, comunque allora vi erano molti vescovi opportunisti che cambiavano
bandiera, da ariani, a cattolici, a donatisti, era il trasformismo della
politica e dei centri di potere, con il tradimento si poteva fare carriera, ciò
che contava era avere un seguito tra il popolo, diversamente non si potevano
ricattare i potenti, accade ancora oggi.
L'imperatore Costanzo II esonerò i preti e le loro famiglie dal pagamento
dell'imposta fondiaria e delle altre imposte, impedì che i vescovi fossero
giudicati dai tribunali civili, per conseguenza, fu sostenuto dalla chiesa,
anche se ariano, perché ne difese gli interessi.
Per favorire la penetrazione romana, furono costruite chiese nei nodi strategici
e commerciali dell'impero, il cristianesimo era divenuto un "instrumentum
regni", perciò Costanzo II favorì l'unità della chiesa e spedì in esilio il
vescovo Attanasio (295-375), santo e dottore della chiesa che non disdegnava la
lotta per il potere, con la scusa della religione, l'imperatore inasprì anche
le disposizioni contro gli ebrei.
L'impero si accanì contro i culti misterici pagani, le ricchezze dei templi
furono espropriate, le statue distrutte, tra i cristiani Firmino esortava a
sterminare tutti i pagani, così i cattolici passarono dall'ideologia del
martirio a quella della persecuzione.
L'imperatore ordinò la chiusura di tutti i templi con la confisca dei loro
beni, ora le pecorelle dei sudditi accorrevano in massa tra le mani dei nuovi
pastori, perché bisognose di protezione, però ne venivano tosate, Costanzo II
mise anche in piedi un vasto apparato di polizia segreta.
Nel 357 però Roma era ancora roccaforte dell'antica religione, perciò Costanzo
II rese ancora omaggio alle vestali, alcuni decenni dopo la realtà mutò
radicalmente, comunque fu rinnovata la proibizione di magia e divinazione.
Ad Antiochia Gallo, cristiano e cugino di Costantino, visse come un tiranno e
perseguitò e sterminò i pagani, arrivando a sobillare anche il popolo, incendiò
città e massacrò abitanti. Il piccolo Giuliano, appartenente alla famiglia
reale, al ricordo del massacro dei parenti, si abbandonava a crisi di pianto,
era stato educato dall'ariano Giorgio di Cappadocia, per reazione agli abusi dei
cristiani e degli imperatori cristiani fu conquistato dal paganesimo e nel 360
fu acclamato imperatore dalle truppe.
Giuliano (361-363) sostituì la dottrina cristiana con un panteismo centrato sul
culto del sole Helios, esso ebbe un'alta statura morale ed era un letterato,
però fu chiamato "l'apostata" dai cristiani, non si circondava, come i suoi
predecessori, di concubine o di giovinetti, non beveva, nell'amministrazione
dello stato si appoggiò agli intellettuali, cercò di allontanare gli adulatori,
i delatori e le spie, ridusse le tasse, iniziò a ricostruire i templi pagani,
senza però attaccare il cristianesimo, e fu tollerante con gli ebrei.
Ci furono disordini, perché i donatisti profittarono dell'occasione per
vendicarsi dei cattolici, perciò Giuliano fu costretto a fare delle repressioni,
Giuliano criticava l'arroganza e il senso d'elezione d'ebrei e cristiani, però
autorizzò gli ebrei a ricostruire il tempio di Gerusalemme, vestiva con
modestia, era frugale e mangiava il rancio dei suoi soldati, cercò di aiutare i
poveri.
Giuliano diceva che per persuadere gli uomini occorreva la ragione e non la
violenza, richiamò in patria gli esiliati e restituì loro i loro beni, vietò ai
preti di stendere testamenti come notai, per impedire che incamerassero beni di
altri, perché il popolo era analfabeta, impose ai cristiani di restituire le
colonne rubate ai templi pagani.
Tuttavia la sua decisione di escludere i cristiani dalla milizia suscitò una
dura opposizione, nel 363 morì in una campagna contro i persiani, colpito al
fianco da una lancia scagliata da un sicario cristiano, Teodoreto affermò che
l'arma era stata scagliata da un angelo.
Alla morte di Giuliano i cristiani celebrarono l'evento con pubblici banchetti e
distrussero le sue opere letterarie e le sue iscrizioni, Agostino, Crisostomo,
Nazianzeno ed Efrem lo diffamarono crudelmente, Efrem lo chiamò caprone.
Dopo le denigrazioni della chiesa, questo personaggio fu rivalutato nell'età
moderna da Montesquieu, Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Schiller,
probabilmente è stato uno dei più illuminati e umani regnanti di tutti i tempi.
Il suo successore Gioviano (363-364) sacrificò alle divinità pagane, fece la
pace con i persiani, amava il vino e le donne, esiliò militari e funzionari
vicini a Giuliano, restituì i privilegi al clero cristiano che tornò ad
affollare la corte e perciò lo sostenne, nelle alte cariche dello stato però vi
erano ancora dei pagani.
I successori imperatori Valentiniano e Valente erano cristiani con la fede nella
trinità, governarono il primo in occidente e il secondo in oriente, Valentiniano
era vicino alla chiesa cattolica e Valente vicino agli ariani, comunque, erano
entrambi senza scrupoli e fautori di un militarismo esasperato.
Valentiniano (364-375) però cercò di arginare la tendenza del clero a dare la
caccia alle eredità, la chiesa sollecitava i lasciti dalle ricche vedove,
ripudiò la cattolica Marina Severa per sposare Giustina ed il clero, in questo
caso, non ebbe niente da ridire, fu ben disposto verso gli ebrei e sancì che il
clero poteva essere giudicato solo da tribunali ecclesiastici, perseguitò
manichei, donatisti, maghi e quelli che si macchiavano di delitti sessuali.
Valentiniano applicò sistematicamente la pena di morte, senza regolare processo,
con confessioni estorte con la tortura, colpì anche l'aristocrazia, confiscando
le sue ricchezze, rafforzò l'esercito e aumentò la pressione fiscale, tollerò la
corruzione, edificò castelli e sottomise la Britannia, spingendosi oltre il
Reno.
Valente (364-378) in oriente fu l'ultimo imperatore a sostenere l'arianesimo,
all'inizio egli era stato cattolico, però poi ad Antiochia perseguitò i
cattolici, punì la stregoneria con la pena di morte, incendiò biblioteche, non
risparmiò nemmeno le mogli dei congiurati e confiscò ricchezze.
Il IV secolo fu caratterizzato dalla lotta tra arianesimo e cattolicesimo, al
centro di questo conflitto fu il vescovo Attanasio d'Alessandria, dal IV al VI
secolo crebbero le dispute sulla dottrina trinitaria.
A proposito dei misteri e dei dogmi cristiani, Diderot diceva: "Se Dio ci
chiede di sacrificare la ragione ci chiede di occultare ciò che egli ha creato",
fino all'inizio del III secolo nessuno credeva allo spirito santo e Nazianzeno
guardava con sospetto i sinodi dei vescovi, che alimentavano le controversie ed
i conflitti ed erano inconcludenti.
Continuava però la falsificazione e la denigrazione degli avversari e della loro
dottrina, per favorire un partito, fatti importanti erano passati sotto silenzio
da chi stendeva le cronache, così si comportarono Gelasio, vescovo di Cesarea, e
Attanasio, Gelasio falsificò anche la storia.
Per gli ariani Cristo era distinto dal padre e a lui subordinato, per i
cattolici era consustanziale al padre ed era Dio fatto uomo, le dispute
religiose erano frequenti e arrivavano nelle strade, però erano sempre
alimentate dall'interesse economico e di potere, cioè l'interesse per i
vescovati e relative pecorelle e l'interesse per un riconoscimento che veniva
dall'imperatore, che portava altri privilegi.
Infatti, faceva notare il vescovo Nazianzeno, i contrasti ideologici erano un
pretesto, la brama per il potere e i privilegi economici erano il vero motivo
dei conflitti, accade ancora oggi nelle lotte tra i partiti, tanto che il santo
Girolamo riconobbe che era più facile vivere tra le fiere che tra i cristiani.
Tra il IV e il V secolo il patriarcato d'Alessandria era in competizione con
quello d'Antiochia, Ario, che disinteressatamente aveva rinunciato al vescovato
d'Alessandria, a causa della sua dottrina fu esiliato dal vescovo Alessandro,
nel 325 Costantino, per risolvere la disputa a favore dell'unità dell'impero,
convocò il concilio di Nicea, al quale parteciparono pochi vescovi occidentali,
e cercò di dirimere la controversia tra Ario e Alessandro.
In quell'occasione il vescovo cattolico Eusebio riuscì a conquistare i favori
dell'imperatore e il concilio accettò la constanzialità tra padre e figlio e il
dogma trinitario, all'imperatore in realtà premeva solo l'unità della chiesa e
dell'impero, nel IV secolo era l'imperatore che decideva sulla dottrina della
chiesa e convocava i concili.
Gli ariani disertarono il concilio di Nicea, l'imperatore trattò con ostilità i
disobbedienti e mandò in esilio Ario, naturalmente furono bruciati dei libri e
tanti ritrattarono per salvarsi, come il solito, pochi cristiani accettavano il
martirio.
Nel 328 Attanasio era divenuto patriarca d'Alessandria, la sua elezione era
stata irregolare come quella d'Agostino e accompagnata da violenze, ricorse alla
diffamazione e all'eliminazione fisica degli avversari, però poi invocò dallo
stato la libertà per la sua chiesa.
La chiesa non ha mai invocato la libertà come patrimonio di tutti, ma solo la
libertà per se stessa, per la brama di potere e per difendere propri interessi
economici, essa è stata sempre disposta a calpestare tutta l'umanità e ad
appoggiarsi a tiranni di tutti i tipi.
Attanasio aveva condannato la dottrina di Ario e lo diffamò, difese il concilio
di Nicea e si abbassò al pestaggio degli avversari cristiani, bruciò vivo il
vescovo Arsenio, falsificò documenti e sfruttò la sua diocesi, perciò Costantino
gli fece notare il triste spettacolo dato dai figli di Dio che si comportavano
peggio dei pagani, l'imperatore quindi lo mandò in esilio, ma poi lo richiamò.
Stanco dei cattolici, Costantino ordinò al patriarca di Costantinopoli di
riammettere Ario, il quale però morì per la strada, forse assassinato, Attanasio
però affermò che era morto grazie alle sue preghiere.
Scoppiarono tumulti tra vescovi esiliati e poi ritornati ed altri vescovi, ad
Adrianopoli il vescovo Lucio diede da mangiare ai suoi cani il pane della
comunione, gli altari erano profanati, Alessandria era diventata un campo di
battaglia, Attanasio riparò a Roma dove cercò di mettere zizzania tra oriente e
occidente.
Antiochia fu scelta come città di residenza dell'imperatore Giuliano, anche là
ci furono tumulti con gli ariani, il popolo ne uscì stremato dai conflitti e
forse per questo alla fine aderì in massa alla setta eretica giacobita,
costituita da cristiani monofisiti siriani.
Anche a Costantinopoli continuava la guerra civile, dietro lo scontro c'erano
anche questioni politiche, come la sorte di diocesi importanti di Tracia e di
Costantinopoli, la chiesa occidentale e quell'orientale si scomunicarono a
vicenda, Attanasio si schierò con quell'occidentale, protetto dal vescovo di
Roma.
Nel 346 Attanasio ritornò ad Alessandria, poi scappò di nuovo e si rifugiò
presso un'avvenente ventenne, fu destituito quindi per volontà dall'imperatore
nei sinodi di Arles (353) e di Milano (355), nel 362 Attanasio ritornò ancora ad
Alessandria e promise ai vescovi ariani la conservazione del posto, se avessero
riconosciuto il credo niceno.
Al concilio di Rimini, i padri conciliari, appellandosi a Nicea, si ribellarono
al credo ariano di Costanzo II, quando però questo minacciò, accettarono il
credo ariano, più preoccupati della loro poltrona che della loro fede, però, non
appena morì l'imperatore, tornarono al loro credo niceno.
Il patriarca di Gerusalemme, Giorgio di Cappadocia, era un ariano dedito agli
affari nel settore delle pompe funebri, nella produzione di bicarbonato e di
papiri, andava a caccia d'eredità, arrivando anche ad assassinare i beneficiari
di testamenti, incarcerò persone ed esiliò vescovi, perseguitò i pagani e
saccheggiò i loro luoghi di culto, alla fine fu costretto fuggire da Attanasio.
Ambrogio, nato nel 333 o nel 339, era intollerante e inflessibile, era uomo di
potere vicino all'impero e sapeva manipolare la folla, faceva apparire
miracolosamente le reliquie dei santi, nel 374 fu consacrato vescovo di Milano,
otto giorni dopo aver ricevuto il battesimo, allora aveva una conoscenza scarsa
della religione cristiana.
Il santo Ambrogio fu contro gli ariani, i pagani e gli ebrei, falsificò
documenti, sobillò le truppe, però sopravvisse alla caduta di quattro
imperatori, invece l'imperatore Valentiniano I era dedito alla preghiera, in
pratica perciò Ambrogio governò per il giovane sovrano.
Suo figlio, l'imperatore Graziano, perseguì eresie, arianesimo e paganesimo,
rimpinguando le casse dello stato, e rifiutò il titolo di pontifex maximus,
Ambrogio si servì di questo imperatore per combattere il senato di Roma. Il
successivo imperatore Teodosio (379-395), cattolico, continuò le persecuzioni
contro eretici ed ebrei e fece spargere il sangue come fosse acqua.
Nel 375 i goti, divisi in visigoti e ostrogoti, che vivevano sui carri ed erano
originari della Svezia, furono travolti dagli Unni, che vivevano a cavallo e
venivano dall'Asia centrale, perciò chiesero all'imperatore Valente di essere
accolti entro i confini dell'impero come federati, quando irruppero in Italia,
sotto Teodorico, i goti erano già cristiani, anche se ariani, nel 377
l'imperatore Valente fu sconfitto dai goti ad Adrianopoli.
Amare i propri nemici per Ambrogio e Agostino non era possibile, anzi per
Agostino la guerra era legittima, Ambrogio istigava l'imperatore Graziano contro
pagani ed eretici, allora i germani e l'imperatore d'oriente erano ariani e i
romani erano cattolici, allora germano era sinonimo di ariano, di straniero e di
miscredente.
Il governo di Teodosio fu improntato allo spreco, al nepotismo e allo
sfruttamento del popolo, egli confiscò il patrimonio dei suoi nemici, dai
soldati pretendeva un giuramento alla trinità e all'imperatore, sotto di lui i
goti erano privi di cittadinanza e servi dell'impero, Teodosio cercò di mettere
le tribù barbare germaniche una contro l'altra.
Teodosio fu il primo imperatore a gettare le basi di uno stato confessionale,
dichiarando che il cattolicesimo era l'unica religione ammessa nell'impero,
allontanò i vescovi ariani dalle loro chiese ed elevò a patriarca di
Costantinopoli il laico Nettario, che non aveva ricevuto neppure il battesimo.
Ambrogio respingeva la filosofia pagana e il sapere scientifico, nel 376 a Roma
fu distrutto il tempio di Mitra e in quegli anni i culti pagani furono privati
dei residui privilegi fiscali.
Ambrogio condizionava l'imperatore Graziano, perciò divenne lecito distruggere
le sinagoghe, gli ariani non partecipavano ai concili dei vescovi e nei verbali
dei concili finivano solo le tesi dei cattolici, mentre i vescovi seguirono
Ambrogio come un coro.
Ambrogio inserì finte reliquie di martiri nella basilica ambrosiana di Milano,
sulle quali crebbe il culto, anche in altri paesi d'Europa si sviluppò il
traffico delle reliquie dei santi.
Le ragioni del vandalismo contro le sinagoghe risiedevano nella propaganda
antisemita della chiesa, il culto degli ebrei però era ancora tollerato sotto
Teodosio, che aveva solo proibito agli ebrei di possedere schiavi cristiani e di
fari matrimoni misti. L'antisemitismo di Hitler non si potrebbe comprendere se
non avesse alle spalle due millenni d'antisemitismo cristiano.
L'imperatore Graziano alla sua morte non fu pianto dai cattolici, perché prima
di morire aveva revocato le esenzioni fiscali a favore del clero, forse
Valentiniano e Graziano morirono per ordine di Teodosio, che fu un grande per la
chiesa, Teodosio aumentò le imposte e fece delle dure repressioni, però
Ambrogio lodò la sua clemenza.
Agostino condannò la follia dei tessalonicesi che si ribellarono all'imperatore,
ma non la dura repressione dell'imperatore Teodosio che però fu il primo
imperatore a farsi battezzare molto prima di morire.
Teodosio condannò a morte anche i membri della setta eretica degli entratiti,
che rifiutava la carne, il vino, il matrimonio, indossava il saio e viveva in
ascetismo, celebrando l'eucaristia con l'acqua invece che con il vino.
Teodosio erra sostenuto dalla chiesa, che voleva l'unità della chiesa, i
cristiani che si convertivano al paganesimo non potevano più ereditare, erano
vietati i sacrifici e la frequentazione di templi pagani. Agostino era
intollerante e non era contrario alla guerra, non fu un brillante studente,
malgrado ciò, divenne insegnante di retorica, fu battezzato a Milano da Ambrogio
e nel 398 divenne sacerdote.
Agostino era cavilloso e arrivista, non era animalista perché aveva detto: "Dio
ha creato gli animali perché l'uomo, morso da essi, si esercitasse alla virtù
della pazienza", era superficiale, retorico, banale e polemico, attaccò
donatisti, pelagiani, pagani, ebrei, ariani, astrologi, priscilliani e
apollinaristi.
I priscilliani rifiutavano trinità e resurrezione di Cristo e gli apollinaristi,
si richiamavano ad Apollonio di Tiana che aveva fatto miracoli come Cristo.
Agostino aveva disperso le sue energie, abbandonandosi alla lussuria e alla
fornicazione, aveva vissuto con una concubina e poi con una bambina, alla fine
stanco, arrivò ad esaltare la castità.
In Africa settentrionale il vescovo donatista, Massimiano, fu assassinato quando
la sua fede sembrava conquistare l'Africa, la sua chiesa fu saccheggiata, la
chiesa donatista voleva imporsi come comunità di poveri, di tipo comunista,
perciò seminò il panico tra i grandi proprietari terrieri della Numidia,
sostenuti dai cattolici e dall'imperatore.
Anche la diocesi di Agostino era a maggioranza donatista, la sinistra donatista,
cioè i circoncellioni erano visti come ladri e saccheggiatori, che arrivavano
anche ad appiccare il fuoco alle basiliche e rendevano la libertà agli schiavi.
La loro roccaforte era in Algeria, i donatisti erano contadini d'origine
cartaginese o berbero-punica, esisteva colà un gap sociale tra i proprietari
terrieri e i contadini, Agostino difese con risolutezza gli interessi della
classe dei possidenti, prima pensò di convertire alle sue idee gli eretici
donatisti, poi sollecitò la repressione da parte dell'impero.
Per Agostino, vescovo d'Ippona, le torture inflitte dai cattolici erano poca
cosa di fronte ai tormenti dell'inferno, egli in principio era stato contrario
alla pena di morte, ma poi avallò la condanna a morte per i briganti donatisti,
nel 405 l'imperatore Onorio dichiarò eretici i donatisti che furono repressi e
le loro chiese furono consegnate ai cattolici.
I vandali di Alarico invasero l'Italia e nel 410 sospesero le persecuzioni
contro i donatisti, anche in Africa settentrionale i donatisti furono protetti
dai vandali e furono annientati definitivamente solo con l'avanzata dell'Islam.
Agostino sosteneva la dottrina del peccato originale, della predestinazione e
della grazia, attaccò Pelagio che sosteneva invece l'importanza del libero
arbitrio, poi la dottrina d'Agostino fu trasformata in dogma dal concilio d'Orange
del 529 e da quello di Trento.
Nel 410 Pelagio, appartenente ad una ricca famiglia, sbarcò ad Ippona ed
Agostino, ancora non schierato contro di lui, cercò di convincerlo a non
lasciare i suoi beni ai poveri, ma a devolverli alla sua chiesa, Pelagio non
aderì alla richiesta, così si procurò un nemico.
Pelagio, che divenne patriarca di Gerusalemme, affermava che i bambini non
nascevano peccatori e che ogni uomo poteva discernere il bene dal male,
praticava l'ascesi e reprimeva la sessualità. Anche Girolamo attaccò Pelagio,
nel 416 i sinodi di Cartagine e Milano condannarono Pelagio, accusandolo di
aver negato la necessità del battesimo dei bambini e della preghiera.
Papa Innocenzo I e il suo successore Zosimo (417-418) non trovarono colpe in
Pelagio e ammonirono Agostino, chiedendo all'episcopato africano la
riabilitazione di Pelagio e del suo seguace Celestio.
Allora Agostino non si arrese e si rivolse a Ravenna all'imperatore d'occidente
Onorio, figlio di Teodosio, e ottenne la repressione dei pelagiani, la loro
espulsione e la confisca dei loro beni, poi lo stesso papa Zosimo si sottomise
alla volontà dell'imperatore.
In Sicilia i pelagiani avevano trovato protezione, erano ammirati per il loro
ideale umanitario e per la loro condanna dello sfruttamento, per la loro lotta
al clientelismo e alla corruzione, perché erano per la giustizia sociale e la
distribuzione delle ricchezze. Nella storia le questioni politico-sociali
s'intrecciano sempre con quelle teologiche.
Agostino si scontrò con il vescovo pugliese Giuliano, che un nobile con
sensibilità sociale, mentre Agostino mancava di questa sensibilità, Giuliano
definiva Agostino: "Patronus asinorum" e cercò di conciliare grazia con libero
arbitrio, egli criticava anche l'opinione negativa d'Agostino su matrimonio e
concupiscenza, alla fine Giuliano fu scomunicato da papa Zosimo, istigato da
Agostino.
Come S. Tommaso D'Aquino, Agostino difendeva la prostituzione, utile per dare
sfogo alle passioni, diceva, allora però vescovi, abati e badesse mantenevano
spesso bordelli molto redditizi, accadde anche sotto Sisto IV (1471-1488).
Agostino aveva l'abitudine di picchiare la propria famiglia, ogni sabato, a
scopo preventivo.
L'imperatore Onorio, figlio di Teodosio I, e sua sorella erano sotto
l'influenza di Ambrogio, perciò perseguitavano eretici, pagani ed ebrei, così
tanti templi furono demoliti, per Agostino gli ebrei dovevano esser schiavi dei
cristiani, era sicuro che un giorno Dio li avrebbe massacrati, naturalmente
incolpò gli ebrei della morte di Cristo.
Agostino, come Ambrogio, difese la guerra e il servizio militare, per lui lo
Stato era stato voluto da Dio, anche se era corrotto dal peccato, lodava sempre
gli interventi sanguinosi e repressivi dello stato. Per Agostino i non cristiani
avevano meno diritti dei cristiani e gli animali avevano meno diritti dell'uomo,
inoltre, chi combatteva per volontà di Dio, cioè dei preti, poteva anche
uccidere.
Agostino considerava la disobbedienza il peggiore dei peccati, esaltò il
militarismo anche quando sapeva che i militari vessavano i contadini con le
requisizioni, giustificava anche le guerre d'aggressione, con i conseguenti
massacri, esaltò la guerra giusta e affermò che erano giuste tutte le guerre di
Roma, diceva che bisognava portare la civiltà e imporre la pax romana. Diceva
Napoleone che non esiste un'intesa migliore come quella tra preti e soldati.
Agostino era favorevole alla tortura, che diceva che era niente se paragonata
alle pene dell'inferno, sosteneva la pena del taglione e la vendetta, caldeggiò
la guerra santa voluta da Dio, Teodoreto però, senza demagogia, aveva affermato
che la guerra apportava alla chiesa maggiori benefici della pace.
Per Agostino le uniche guerre da condannare erano quelle civili, con romani
contro romani, nel 429 Agostino, con l'avanzata dei vandali, assistette al
crollo del dominio romano in Africa, la popolazione non oppose resistenza
perché indebolita economicamente dallo sfruttamento della chiesa e dello stato,
solo i goti, alleati dei romani, tentarono un'inutile resistenza.
Socrate, i filosofi romani e Averroé avevano difeso la ragione umana contro i
dogmi, anche Lutero esaltò la libertà del cristiano e la sua autonomia di
coscienza, generalmente però le religioni si sono opposte alla libertà di
pensiero, la chiesa cattolica non ha accettato volentieri di adattarsi ai tempi
moderni, ma ha desiderato piegare il tempo ai suoi interessi di potere,
coltivando sempre nostalgie per il medioevo.
Diamo un'occhiata all'estero, dal 1/1/2000 la chiesa luterana svedese, in
omaggio ala separazione dei poteri, non è più religione di stato ed è stato
innestato un processo di privatizzazione massiccia delle proprietà della chiesa
svedese, la chiesa cattolica invece, non pensa di privatizzare le sue ricchezze
e preferisce farsi passare per povera, invece è una potenza finanziaria immane e
planetaria.
Grazie a numicco@tin.it