KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO -  Editore Ariele
 

Vol 2 - PARTE UNICA



Il Vaticano è stato il naturale alleato delle forze reazionarie, purché esse siano state rispettose della libertà della chiesa, in Nicaragua, contro il dittatore Somoza, si pronunciarono due sacerdoti ed un gesuita, i primi due furono sospesi "a divinis" dalla chiesa e il terzo fu cacciato dall'ordine.
Nel 1933 il dittatore portoghese Salazar introdusse la nuova costituzione, incentrata su principi cattolici e antimoderni, anche Mussolini, moderno braccio secolare sella chiesa, adottò istituzioni medievali, raccomandate dalla chiesa.
Circa l'arricchimento in guerra, il cardinale Liverpool Gasquet ebbe ad affermare, dopo la prima guerra mondiale, che chi era uscito meglio dalla guerra era la chiesa, non solo in termini patrimoniali, infatti, aumentò anche il fervore religioso e si riempirono di persone i luoghi di culto,   dal 1919 al 1930 i tedeschi fondarono tredici nuovi monasteri il mese.
Nel 359 morì l'imperatore romano Teodosio, magnificato da Ambrogio e Agostino, era stato istigato dalla chiesa a perseguitare pagani, ebrei ed eretici, gli successero gli imperatori bambini Arcadio a Costantinopoli ed Onorio a Milano, entrambi sotto la tutela della chiesa, così la chiesa aumentò il suo patrimonio, si liberò dalle imposte e si legò strettamente allo  stato, il cui potere, diceva, veniva da dio, almeno fino a che collaborava con la chiesa. 
Già in Paolo esisteva una tendenza filostatale, poi Crisostomo esaltò anche il potere dell'uomo sulla donna e dei principi sui sudditi. Nel IV secolo i vescovi estesero le loro competenze e divennero anche giudici conciliatori, nella lotta per supremazia, i cristiani divennero i migliori cacciatori di teste (in senso letterale).
Nel 396 tutti i privilegi dei sacerdoti pagani furono annullati e le feste pagane furono proibite, nel 399 venne l'ordine di abolire templi e altari, nel V secolo gli eretici subirono la confisca di beni, l'espulsione e l'esilio, le loro chiese erano cedute ai cattolici, agli eretici fu anche proibito di fare testamento e di ereditare, fu anche istituita la pena di morte per eresia.
I goti erano diventati i più importanti missionari cristiani tra i popoli germanici, dopo aver abbandonato l'arianesimo, essi arrivarono in Italia nel 401. Dalle guerre la chiesa ne guadagnava sempre, il vescovo e padre della chiesa Teodoreto ha affermato che la guerra portava alla chiesa più benefici della pace, allora i vescovi organizzavano  spedizioni militari contro germani e persiani.
Nel 423, sotto Teodosio II, la circoncisione fu punita con la confisca dei beni e con l'esilio, nel 426 l'imperatore cercò di  promuovere la conversione al cristianesimo anche attraverso il diritto di successione.
La leggenda di Pietro, primo vescovo di Roma, non ha fondamento storico, il passo di Matteo (16,17-19): "Tu Pietro e su questa pietra edificherai la mia chiesa", è un'aggiunta posteriore per giustificare il primato di Pietro, manca su tre vangeli su quattro, nei testi paleo-cristiani non si parlava di Roma, come centro della cristianità, e del suo primato, poi, a causa del suo preteso primato, il papa divenne il principale ostacolo verso l'ecumenismo cristiano.
Pietro non fu vescovo di Roma e non arrivò mai a Roma, Claudio a metà del primo secolo espulse da Roma solo ebrei, lo storico Tacito (54-116 d.c.) accennò ai cristiani e diceva che erano originari della Giudea, senza accennare a Pietro.
Nel 1950 Pio XII, con un colpo di scena, annunciò il ritrovamento della tomba del principe degli apostoli, però era solo una povera tomba anonima, senza iscrizioni, risalente al tempo di Costantino, cioè molto posteriore all'epoca in cui visse Pietro.
Gesù aveva annunciato la fine imminente e l'avvento del regno di Dio, invece  nacque la gerarchia della chiesa fino ai vescovi e fino ai vescovi di capoluogo di provincia, detti metropoliti o arcivescovi o patriarchi o esarchi, come quelli d'Alessandria, Cartagine, Antiochia, Nicea, Gerusalemme, Efeso, Cesarea, Antiochia, Gerusalemme, Costantinopoli,  Milano  e Roma.
A metà del II secolo a Roma non si sapeva nulla della successione apostolica derivata da Pietro, alla fine del secolo il più antico elenco dei vescovi di Roma, tenuto da Ireneo, non nominava Pietro, all'improvviso, nel IV secolo, si affermò che Pietro era stato a Roma per 25 anni, però il "liber pontificalis", il registro ufficiale de papi, non menzionava Pietro ma Lino, come primo vescovo della città.
Anche presso gli ebrei, i greci e gli ortodossi le genealogie furono falsificate, dopo l'invasione araba del VII secolo, Costantinopoli divenne il patriarcato più importante in oriente, mentre Roma lo divenne in occidente, le città importanti avevano i patriarchi e Costantinopoli, come Roma, fu definita sede apostolica.
Nel 352 i vescovi di Roma presero per la prima volta il titolo di papa, già stato usato dai vescovi orientali, da notare che nel 255 il vescovo Cipriano non riconosceva alcun primato a Roma, così Origene nel III secolo e Ambrogio nel IV.
Attanasio affermava che Roma era solo un tribunale arbitrale ecclesiastico e voleva che il sinodo fosse convocato solo dall'imperatore, per Basilio le chiese erano una comunità d'eguali, per Girolamo i vescovi avevano gli stessi poteri, Agostino non riconosceva nemmeno il primato dottrinario e giurisdizionale al papa, infatti, al vescovo di Roma anteponeva il concilio plenario.
Sin dalla metà del II secolo la chiesa convocò sinodi, cioè concili locali, provinciali, interprovinciali e generali o ecumenici, i primi sinodi generali non decretarono il primato di Roma, non erano convocati dal papa ma dall'imperatore, che stabiliva anche l'oggetto della discussione, presiedeva il dibattito e dava forza di legge alle decisioni.
Fino al VI secolo, la chiesa d'oriente non riconobbe il primato di Roma e in occidente Roma subiva anche la concorrenza di Milano, in generale il concilio prevaleva sull'autorità del papa, durante il concilio di Nicea del 325, il papa non era nemmeno presente.
L'invasione dei vandali, che nel IV secolo erano in Spagna e nel V in Africa settentrionale, e poi dell'Islam nel VII secolo, spianarono la strada al primato di Roma in occidente, una volta eliminata l'ingombrante concorrenza della chiesa di Cartagine, divenuta capitale dei vandali nel 439, Cartagine fu presa dai bizantini nel 533 e poi fu distrutta dagli arabi il secolo dopo.
Comunque, dopo questi eventi, anche con il primato del papa, in occidente si contestò sempre l'infallibilità del papa in materia di fede, la caduta definitiva dell'impero favorì il primato del vescovo di Roma, una volta che questo si fu consolidato, il papa ridusse l'autonomia dei vescovi e nell'ottocento si definì l'episcopato universale del papa e la sua infallibilità, cioè la sua sovranità assoluta.
Alla corte del papa ben presto dominò lo sfarzo ed i banchetti suntuosi, in antitesi con la povertà evangelica, a Roma dominavano le fazioni, animate dalla voglia d'arricchimento, ci furono antipapi e anche tanti antipapi furono dichiarati santi.
Papa Callisto (217-222) era stato uno schiavo, era avido di denaro e divenne banchiere e speculatore, stabilì l'irrevocabilità dell'ufficio vescovile, anche in caso di peccato mortale da parte del vescovo, per lui e per i successori la chiesa era sempre santa, nonostante i peccati dei suoi preti e vescovi.
Callisto aveva anche autorizzato le nobildonne a prendersi un compagno da letto, generalmente uno schiavo, queste donne praticarono anche gli aborti. Alla fine del IV secolo il latino divenne la lingua ufficiale della chiesa d'occidente, al posto del greco.
Tra i primi diciassette vescovi di Roma, la chiesa ne ha spacciati per martiri undici,  per la maggior parte questi papi non sono personaggi storici, nel III secolo i papi erano generalmente ignoranti e analfabeti.
Un sinodo romano del 378 accusò i vescovi di aver depredato altri episcopati, da notare che papa Damaso I (366-384) aveva detto: "Fatemi vescovo e divento subito cristiano", questo papa fu sostenuto, nella sua candidatura, da un'orda armata di bastoni, era massacratore e omicida ma divenne santo,  esaltava la castità e commise adulterio.  Fu allora che Girolamo, falsificatore di documenti, divenne patrono delle facoltà di teologia.
Papa Damaso mirava al primato e fu sostenuto dall'imperatore Graziano, si prese il titolo di  "pontifex maximus" al posto dell'imperatore, allora era guida spirituale dell'occidente  Ambrogio, che risiedeva a Milano, nel IV secolo il vescovo di Roma aveva un primato solo nel centrosud d'Italia.
Papa Siricio (384-399) volle che i suoi decreti fossero sullo stesso piano dei canoni dei sinodi, Innocenzo I (402-417), dopo la morte di Ambrogio e lo spostamento della capitale d'occidente a Ravenna, ricercò il primato, egli affermò che senza la ratifica del Papa le risoluzioni conciliari non avevano alcun valore, però Agostino non condivideva quest'opinione.
Nel corso del primo millennio a Roma diversi figli di preti diventarono papi, come Bonifacio I (418-422) che voleva il primato di Roma e perciò riscrisse la storia con lenti deformanti papali.
In oriente dopo il sinodo d Efeso (449), definito il sinodo dei briganti, Costantinopoli prese la prevalenza su Alessandria, anche lì le lotte per il potere si servivano di controversie teologiche, nel 381 il concilio di Costantinopoli assegnò il primato orientale a questa città e nel 451 il IV concilio di Calcedonia equiparò il patriarca di Costantinopoli a quello di Roma.
Nel IV secolo l'oriente e l'Egitto erano popolati da migliaia di monaci che offrivano alloggio agli stranieri, curavano i malati, soccorrevano poveri e copiavano libri, ad Alessandria esistevano 600 conventi di monaci e suore che creavano disordini, dispute teologiche e si rivoltavano contro i loro abati.
A volte questi monaci erano usati dai vescovi per fare delle violenze e per fare pressioni sul governo, in Libia vi erano 5.000 monaci seguaci d'Origene, nel 401 centinaia di monaci, perseguitati da Girolamo, fuggirono dall'Egitto e si rifugiarono a Costantinopoli e in Palestina. Girolamo attaccò il vescovo di Gerusalemme, Giovanni, che alimentava la guerra privata dei monaci seguaci di Origene, anche il patriarca d'Antiochia, Isacco, fu attaccato da monaci.
Giovanni Crisostomo era un asceta ed era contro i ricchi, depose sacerdoti adulteri e assassini e attaccò i vescovi che avevano comprato la loro carica, perciò fu attaccato dal vescovo Teofilo d'Alessandria,  Crisostomo non riconosceva il primato di Roma, però sollecitò il vescovo di Roma a svolgere opera d'arbitrato nella controversia.
A quell'epoca accadeva che, nelle dispute, anche i vescovi potessero essere assassinati, dopo la morte di Teofilo, divenne patriarca d'Alessandria, Cirillo (412-444), che con la violenza s'impossessò del patriarcato, egli controllava il commercio del grano egiziano e una banda di monaci, praticò la simonia e perseguitò gli ebrei.
Il monaco Nestorio, già vescovo d'Antiochia, divenne vescovo di Costantinopoli e perseguitò ebrei ed eretici, Cirillo d'Alessandria, che voleva il primato su Costantinopoli, lo accusò d'eresia e cercò l'appoggio di Roma.
Sulla questione pretestuosa della natura di Gesù, si aprì la lotta tra Cirillo e Nestorio, Cirillo promosse intrighi e congiure alla corte di Costantinopoli, Nestorio era monofisita, cioè credeva ad un'unica natura in Cristo e negava l'unione ipostatica, delle due nature umana e divina, sostenuta da Cirillo, in altre parole l'incarnazione della parola di Dio, era contrario alla santificazione di Maria e non la voleva chiamare madre di dio, allora la madonna cominciava ad essere venerata in oriente.
Nel IV secolo a Roma il culto di Maria non era diffuso, tuttavia esistevano delle sette mariane, Cirillo accusò Nestorio di non rispettare la fede di Nicea, egli si serviva d'orde di monaci che andavano all'assalto, nel 431, al concilio di Efeso,  si presentò con una forte scorta fatta di monaci armati di bastoni. Alla fine il papa si pronunciò contro la dottrina di Nestorio, forse perché geloso di Costantinopoli, mentre l'imperatore d'oriente accusò Cirillo di fomentare le discordie.
Nestorio fu accusato d'eresia e destituito, invece il tema del sinodo, in altre parole l'annunciazione di Maria, fu poco trattato, il sinodo fu trasformato in tribunale in cui il giudice era Cirillo e l'imputato era Nestorio.
Cirillo, per vincere la sua battaglia contro Nestorio,  si servì del papa e dei principali episcopati d'oriente, per ottenere la condanna di Nestorio, aveva anche praticato ampiamente la corruzione, perciò il dogma mariano che ne uscì fu pagato a caro prezzo, però oggi è ancora valido.
La fede si difendeva e si diffondeva anche con il denaro, inoltre il dogma sulla maternità di Maria nacque ad Efeso perché la città era stata la patria delle dee pagane Cibele ed Artemide, cioè si  metabolizzavano nel cristianesimo fedi pagane.
L'imperatore Teodosio II fu intimidito dalle azioni terroristiche dei monaci di Cirillo, Nestorio fu mandato in esilio e morì nel 451, seguì la sorte di Crisostomo ed Attanasio, gli interessi dell'impero coincidevano con quelli del papato, papa Leone I Magno (440-461) aveva riconosciuto all'imperatore e non a se stesso il dono dell'infallibilità.
Cirillo perseguitò gli eretici e i pagani, appropriandosi de loro beni, tra loro erano i messaliani, che vivevano in comunità miste di uomini e donne, in Egitto i suoi monaci distrussero le sinagoghe, si appropriò dei beni degli ebrei e li fece fuggire, nella sua opera si servì della corruzione, ciò malgrado fu proclamato santo.
Tra i seguaci di Cirillo vi era il monaco Scenute, che bastonava regolarmente i suoi monaci, votati alla castità, con lo scopo di rafforzare la sua autorità, alcuni di loro morirono a causa delle torture ricevute, poi Scenute divenne santo della chiesa copta, nei  monasteri in cui vissero questi monaci è attestata la presenza di ossa di bambini e di neonati.
Scenute, con l'autorizzazione imperiale, distrusse templi pagani, il suo esercito di asceti riceveva da lui bastonate, pane ed acqua, dopo il 450 nell'Egitto settentrionale gli dei non furono più venerati, ricchi proprietari terrieri greci e pagani furono colpiti ed espropriati, poi dalla chiesa Scenute fu definito l'animatore del movimento monastico egiziano.
Nel V secolo la controversia monofisita lasciò il posto a quella ariana, nel 444 ad Alessandria Dioscoro successe a Cirillo, Dioscoro continuò la lotta per il potere contro Costantinopoli, sorretto da monaci fanatici.
A Costantinopoli, Eutiche, negava la consustanzialità delle due nature in Cristo, anche Nestorio aveva separato la natura divina da quella umana, nella disputa intervenne Dioscoro, aiutato da spie a corte e da monaci, Eutiche prese una posizione monofisita, sostenendo che Gesù aveva due nature solo prima dell'incarnazione, poi ricevette solo una natura divina.
Il patriarca di Costantinopoli, Flaviano, destituì Eutiche ed anche il papa lo condannò, però Eutiche, in un primo momento, ebbe dalla sua l'imperatore Teodosio II; per dirimere la questione, nel 449 si aprì il sinodo di Efeso, detto il sinodo dei briganti, presieduto da Dioscoro, che era seguito dai suoi monaci e dalle sue guardie del corpo, tutti pronti alla violenza, anche Eutiche era appoggiato da Barsumas, che aveva al seguito mille monaci.
Fu stabilito che la dottrina di Eutiche era ortodossa, però ci furono tumulti e, causa delle percosse ricevute, il patriarca Flaviano morì e poi fu fatto santo dai padri conciliari, il sinodo di Efeso fu il trionfo dei monofisiti e di Dioscoro che vinse,  il papa però affermò che il concilio, con la scusa della religione, perseguiva interessi privati.
Al concilio furono denunciati brogli, perché erano stati ammessi alla votazione non vescovi e veri vescovi non avevano potuto votare, perciò, per annullare il verdetto, papa Leone I si appellò all'imperatore.
Nel 451 papa Leone I fece indire all'imperatore Marciano il IV concilio di Calcedonia, che fu parimenti pilotato e turbolento, anche questo concilio fu presieduto dall'imperatore, anche se il papa ne aveva richiesto, senza successo, la presidenza.
Il concilio depose Dioscoro, lo privò della sede vescovile e lo mandò in esilio, ora il papa e il nuovo patriarca di Costantinopoli, Anatolio, sostenevano la dottrina duofisica, in altre parole due nature in Cristo, che divenne la base della teologia occidentale e orientale, la maggior parte dei vescovi erano incompetenti in cose teologiche, quaranta di loro erano analfabeti.
Anche questo fu un sinodo di briganti, i vescovi fecero gazzarre, Dioscoro, prima osannato, fu abbandonato e destituito, definito ladro, assassino, lussurioso ed eretico, il concilio di Calcedonia decretò la supremazia del vescovo di Costantinopoli sull'oriente e stabilì che Costantinopoli aveva le stesse prerogative di Roma, però Roma era in svantaggio, perché la sede dell'impero d'occidente allora era a Ravenna.
Leone I Magno (440-461) affermava che il papa era il successore di Pietro, con l'autorità sui vescovi conferitagli da Cristo, per favorire il suo primato si servì anche dell'imperatore Valentiniano III, che era un debole. Comunque, nel V secolo il vescovo di Roma era il proprietario terriero più grande di tutto l'impero.
Papa Leone I (440-461) vietò agli schiavi di diventare sacerdoti, la chiesa prendeva le distanze dagli umili e si apriva agli aristocratici, infatti papa Callisto (217-222) era stato uno schiavo,  Leone  sosteneva che l'imperatore aveva ricevuto il suo potere da Dio, perciò aveva il dovere di combattere contro eretici e barbari, consigliava il digiuno e la mortificazione della carne, che portavano all'aggressività in battaglia, e proibì i contratti con i non cattolici.
Anche il governo imperiale aveva un certo interesse ad incoraggiare le tendenze centralizzatrici della chiesa di Roma, perciò gli eretici furono allontanati dagli uffici e dalle cariche, si diede la caccia a pelagiani e manichei, i cittadini furono invitati a fare la spia.
Leone I accusava gli eretici di essere falsificatori di scritture, i manichei perdettero la libertà contrattuale e il diritto di successione, il potere secolare seguiva le indicazioni della chiesa, anche se gli eretici arrestati formalmente erano inviati alla giurisdizione statale.
Della morte di Gesù, Leone discolpò Pilato e incolpò gli ebrei, così gli ebrei furono cacciati, espropriati e le loro sinagoghe incendiate, anche gli imperatori romani divennero intolleranti verso le altre religioni perché così volle la chiesa.
Nel 452 Leone I fermò Attila in Italia, forse pagò un riscatto, come si faceva allora, nel 455 però non riuscì a fermare i vandali di Genserico che giunsero a Roma e saccheggiarono la città, senza distruggerla, questo papa fu fatto santo nel 1754.
Contro Calcedonia, il monofisismo divenne dottrina ufficiale in Egitto e in Abissinia, mentre il nestorianesimo conquistò la Mesopotamia, contro Calcedonia ci furono rivolte in Egitto ed in Palestina, con i monaci sempre in prima linea. Nel 542 il monofisismo si diffuse in Egitto (copti e melchiti), in Siria, Etiopia  e Mesopotamia (giacobiti) e  in Armenia.
La resistenza a Calcedonia, che era a favore delle due nature, venne dai monofisiti, e portò alla separazione d'interi popoli d'oriente dal cattolicesimo e nell'VII secolo favorì l'espansione dell'Islam.
Nestorio era stato monofisita e aveva negato l'unione delle due nature in Cristo, nel 486 la dottrina dei nestoriani  divenne religione ufficiale di Persia e si diffuse in Arabia, India e Cina, poi, dopo l'avvento dell'Islam,  la chiesa nestoriana si chiamò chiesa caldea.
L'imperatore Marciano, la monaca Pulcheria e Leone I lavoravano in accordo, pare che Pulcheria,  malgrado avesse fatto voto di castità, pur essendo sposata, avesse rapporti sessuali anche con il  fratello.
Nel 457 ad Alessandria i monaci monofisiti fomentarono rivolte e fecero resistenza alle risoluzioni di Calcedonia, si rivoltarono anche in Palestina, dove occuparono Gerusalemme e misero a fuoco la città, così gli episcopati palestinesi caddero nelle mani dei monofisiti.
Allora l'imperatore Marciano, spinto dal papa, proibì la predicazione ai monaci dissidenti, proibì la costruzione di conventi e la costituzione di nuove confraternite, tolse ai monaci il diritto di fare testamento e di ereditare, poi li bandì, chi li accoglieva era minacciato di confische e deportazione.
Leone I cercò di isolare i monaci, mentre contro gli eretici ariani voleva l'uso delle armi e non il concilio o il dibattito religioso, pare che in Egitto i poveri contadini, sfruttati dai latifondisti greci, ad un certo punto si siano appoggiati anche ai monaci, come a Cartagine si erano appoggiati ai donatisti.
Alla fine del quinto secolo l'imperatore d'oriente Zenone (430-491), che era un fedele cristiano, voleva conquistare i monofisiti alla chiesa cristiana, per ricondurre il clero su una linea mediana e assicurare all'impero l'unità e la pace religiosa, inoltre desiderava riportare la chiesa orientale sotto la sua guida, non ci riuscì perché il vescovo di Roma fomentò una guerra civile sul suo territorio.
Allora a Roma papa Felice III (483-492) era figlio di un prete ed era maestro nel mettere i sovrani uno contro l'altro, sotto di lui divenne re d'Italia il goto Teodorico, mentre il successivo imperatore d'oriente, Anastasio I (491-518), si spostò verso i monofisiti, era allora patriarca di Costantinopoli, Eufemio (490-496), che era calcedoniano, cioè per le due nature in cristo, e perciò prese a parteggiare per Roma.
Nel 492 divenne papa Gelasio che volle dare ai suoi decreti lo stesso valore delle risoluzioni dei sinodi, perché si sentiva al disopra di tutti, però l'oriente lo disapprovò, cercò in tutti i modi di affermare il primato di Roma, per lui la giustizia statale era subordinata a quella della chiesa ed affermava che l'imperatore non era il capo della chiesa ma il suo difensore.
Per il papa, il nodo non era Calcedonia ma il primato su Costantinopoli, abolì l'ultima festività pagana e proibì la licenziosità e il divertimento, a Roma c'erano però chiese ariane e il papa era soggetto al re dei goti, Teodorico, che era cristiano, sotto il pontificato di Gelasio avvenne la conversione di Clodoveo, re dei franchi merovingi.
Nel 498 divenne antipapa Laurenzio, la sua elezione era stata ottenuta con l'oro di Costantinopoli, quindi era amico di Bisanzio, egli vendette seggi vescovili e favorì la corruzione, era favorevole a Teodorico, mentre il suo avversario, papa Simmaco, era contrario. Ci furono scontri e Simmaco fu quasi lapidato, fu ignorato il diritto d'asilo nelle chiese e nei conventi, ci furono saccheggi e le monache furono violentate.
A difesa della sua autorità e indipendenza, nel 501 papa Simmaco produsse una falsa documentazione, in altre parole lettere, ordinanze e atti conciliari falsi, che volevano dimostrare che il papa non poteva esser giudicato, malgrado fosse stato accusato di lussuria con una suora, affermò che i vescovi di Roma avevano l'innocenza e la santità ereditate da Pietro. Nel 506 Simmaco si contrappose all'imperatore Teodorico, che si era avvicinato ai monofisiti.
Nell'impero d'oriente vescovi e monaci si ribellarono all'imperatore monofisita Anastasio di Costantinopoli, sostenuti dal patriarca Macedonio II (496-511), il comandante militare Vitaliano, sostenitore di Calcedonia,  chiese all'imperatore d'oriente la reintegrazione dei vescovi calcedoniani cacciati, trattative con la chiesa di Roma e un concilio con l'obiettivo di riunificare la chiesa, ma l'imperatore Anastasio non seguì i suoi suggerimenti. 
Dopo Anastasio, con la corruzione, divenne imperatore d'oriente Giustino I (518-527), un calcedoniano, appoggiato dai militari, che liquidò l'opposizione monofisita  del partito di Anastasio e impose il credo calcedoniano, poi perseguitò eretici, ariani e monofisiti.
Un'ondata di persecuzioni si abbatté sui monofisiti e sui monaci monofisiti, però in Egitto e Siria l'opposizione mostrava i denti, Giustino ebbe anche contro il patriarca d'Antiochia, Severo, che organizzò la resistenza armata e divenne santo della chiesa copta. Tra le altre misure repressive,  Giustino chiuse chiese ariane ed espropriò i beni di eretici, manichei, ebrei e pagani.
In Abissinia, Giustino prima inviò i missionari e poi le truppe, nel 527 gli successe il nipote Giustiniano, con l'aiuto dei generali Narsete e Belisario, egli fece grandi conquiste, si considerava capo della chiesa e i vescovi gli giuravano fedeltà.
Sotto l'imperatore d'oriente Giustiniano, i vescovi sovrintendevano alle tasse, agli approvvigionamenti, ai trasporti e avevano funzioni arbitrali, Giustiniano concesse alla chiesa poteri più ampi sui legati testamentari, mentre le donazioni alla chiesa restavano esenti dalle imposte di successione, com'erano esenti le attività commerciali della chiesa in Costantinopoli.
In cambio la chiesa sosteneva l'imperatore e le sue guerre, come lo sfruttamento dei sudditi, allora il popolo non sceglieva più il vescovo di Costantinopoli, ma lo facevano solo vescovi e nobili locali, la stessa evoluzione era avvenuta a Roma.
Giustiniano opprimeva il popolo con le tasse ed era bramoso della proprietà altrui, sosteneva una fazione cittadina che derubava le altre, però fu dominato da sua moglie Teodora, che aveva vissuto  in una casa d'appuntamento, aveva numerosi amanti, però  diceva di inseguire  le virtù.
A Roma, dopo una campagna militare, l'antipapa  Silverio fu deposto dal generale Belisario che impose come papa Vigilio (537-555), che gli aveva  offerto del denaro per la sua elezione, Vigilio  fece imprigionare Silverio e lo fece morire di fame, perciò fu simoniaco e assassino. 
Teodora, aveva appoggiato Vigilio alla carica di vescovo di Roma perché voleva da lui un aiuto per fare patriarca di Costantinopoli il monofisita Antimo, però Vigilio poi gli negò questa collaborazione e perciò fu imprigionato dai due coniugi regnanti a Bisanzio.
Nel 553 Giustiniano volle un concilio a Costantinopoli e  in quella sede papa Vigilio fu costretto ad approvare le tesi del concilio volute dall'imperatore. Teodora era legata ai monofisiti, mentre il marito imperatore era stato sostenitore di Calcedonia, l'imperatrice fu generosa con monasteri e conventi, le piaceva assistere alle torture, mise i suoi favoriti in posizione chiave e confiscò i beni dei suoi avversari.
Giustiniano stabilì che gli eretici potevano lasciare i loro beni solo ai cattolici (allora erano chiamati così anche gli ortodossi d'oriente) e non potevano riceverne, essi persero i diritti civili, i loro beni erano confiscati e in caso di recidiva erano messi a morte.
Giustiniano approvò le conversioni forzate, perseguitò i monofisiti e voleva avvicinarsi a Roma, perseguitò montanisti, gnostici e borbonici, che praticavano la comunanza delle donne e l'onanismo per il controllo delle nascite. Nel II secolo  Montano rifiutava le gerarchie ecclesiastiche e voleva un ritorno alla purezza delle origini, per queste idee i montanisti si fecero massacrare.
Giustiniano proibì le donazioni e i lasciti testamentari a favore di pagani e costrinse questi al battesimo, pena la confisca dei beni, chi si opponeva perdeva diritti civili e i beni, ai dotti eretici o pagani fu impedito l'insegnamento, così fu chiusa l'Accademia di Atene, l'ultima grande università pagana, le sue proprietà furono confiscate e l'insegnamento della sua filosofia proibito.
Gli ultimi templi d'Egitto furono chiusi, compreso il tempio di Giove Ammone in Libia, poi si ordinò il battesimo coatto dei pagani, chi era al di fuori della chiesa cattolica era privato di tutti i diritti.
Poi Giustiniano si scatenò ancora contro l'ebraismo, considerata nei primi due secoli "religio licita", gli ebrei furono parificati agli eretici, non potevano avere schiavi, non potevano testimoniare, né stare in un processo contro cattolici, s'impedì loro l'acceso agli uffici pubblici e in Africa le sinagoghe furono trasformate in chiese.
Come gli ebrei, anche i samaritani furono perseguitati, i loro beni furono confiscati e furono loro proibite le funzioni religiose sulla montagna sacra di Garizim, nel 484 essi avevano già subito una repressione sotto l'imperatore d'oriente Zenone, ora perdevano il diritto di indire sinodi, di battezzare, di costruire monasteri.
Nel 529 furono distrutte tutte le sinagoghe dei samaritani, essi non potevano più donare, alienare o ereditare, a Scitopoli la setta si ribellò, alcuni di loro si nascosero sul monte Garizim e furono sterminati, le loro classi superiori però si convertirono al cristianesimo, Giustiniano voleva  l'unità politico religiosa dell'impero romano d'oriente.
In occidente i vandali erano cristiani ariani, credevano all'origine divina del potere del re, dalla Scandinavia penetrarono in Germania, in Ungheria, in Gallia, in Spagna e in Africa del nord, nel 435 come federati si misero al servizio dei romani, nel 442 però crearono un loro impero germanico sotto Genserico.
I vandali erano avversari feroci del cattolicesimo, Genserico si alleò ad ariani e donatisti africani contro Roma, espropriò i cristiani cattolici delle loro terre africane, perciò a lui si unirono schiavi e coloni, spogliò chiese e monasteri, regalando le terre ai suoi guerrieri, fece dell'arianesimo religione di stato, per lui ariano e fedele alla sua corona erano sinonimi, perciò il clero cattolico romano si mise a cospirare contro di lui.
Dopo la conquista di Cartagine, Genserico espropriò il clero cattolico avversario, trasferì le loro chiese al clero vandalico ariano o le trasformò in caserme, perseguitò i cattolici, più per ragioni di sicurezza che di religione, perché per lui i cattolici erano nemici dello stato.
Pretese la conversione all'arianesimo dei suoi dignitari di corte, però combatté lussuria, pederastia, bordelli e prostituzione, ciò malgrado, i vandali furono calunniati, tra l'altro, in guerra fecero meno vandalismo di altri popoli.
Grazie alla distruzione del clero cattolico africano, per opera dei vandali, Roma, che perseguiva il primato, in occidente perse la concorrenza di Cartagine, nel 457 a Genserico successe suo figlio Unerico, che all'inizio fu più tollerante verso i cattolici perché era minacciato da Bisanzio, poi tornò a perseguitarli,  battezzandoli anche con la forza.
Quando divenne re dei vandali Ilderico (523-530), che era allora alleato di Bisanzio e di Giustiniano, richiamò i vescovi cattolici, restituendo loro le chiese, a causa di questo avvicinamento ai cattolici orientali, tradì anche un patto d'alleanza fatto con Teodorico.
Quando i bizantini ripresero il controllo dell'Africa, strappandola ai vandali, grazie alla loro flotta, al generale Belisario ed ai mercenari goti, la loro esazione fiscale fece rimpiangere l'avidità dei vandali.
In occidente, Teodorico aveva preso Ravenna con metodi sanguinari, ma poi cercò di salvaguardare la pace in politica estera, riconobbe la supremazia di Bisanzio e fu tollerante verso il cattolicesimo, riconoscendo l'autorità del papa, in quegli anni il generale Belisario, al servizio de bizantini, con una guerra lampo, conquistò gran pare l'Italia.
Nel 538 i goti di re Vitige assediarono Roma, per la fame, durante l'assedio, ci furono episodi di cannibalismo, per cacciare i goti, l'imperatore d'oriente Giustiniano inviò Belisario contro Vitige che fu sconfitto nel 540,  Belisario però saccheggiò Ravenna. Poi Vitige fu ospitato nella corte di Costantinopoli, come facevano gli antichi persiani, mentre i goti, com'era avvenuto con i vandali superstiti, furono mandati a combattere per Bisanzio contro i persiani e in Italia.
Giustiniano si alleò anche con franchi e combatté contro il re ostrogoto Totila, in nome della madonna conseguì vittorie su vandali e goti, perciò suo nipote Giustino II elesse la madonna patrona dell'esercito.
Nel 552 l'imperatore d'oriente Giustiniano, con l'aiuto de longobardi, distrusse gli ostrogoti e l'esercito goto, ora in Italia il papato si sentiva minacciato dai bizantini, Totila era divenuto re nel 540,  dopo che Ravenna era caduta in mano ai bizantini, era riuscito a conquistare gran parte d'Italia ma fu sconfitto e ucciso da Narsete nel 552, durante il suo regno aveva introdotto riforme di carattere sociale. Dopo queste vittorie bizantine a Ravenna si stabilì l'esarca di Bisanzio.
Con le vittorie di Giustiniano su vandali e goti, i ricchi si arricchirono ancora di più, le leggi sociali di re Totila furono abolite, i latifondi s'ingrandirono e la chiesa fece profitto, rifiorirono le istituzioni conventuali e il vescovo di Ravenna incamerò gli immobili della chiesa ariana.
Giustiniano impose sempre nuove tasse, ci furono perciò tumulti a Bisanzio che causarono molti morti, egli conquistò il nordafrica, sconfisse i popoli ariani, conquistò l'Italia, mentre i ricchi vescovi greci ubbidivano all'imperatore per conservare i loro privilegi.
Dal 568 i longobardi, altro popolo d'origine germanica, conquistarono molte zone d'Italia, soprattutto al nord, mentre la Spagna sudorientale cadde sotto il dominio dei visigoti.

Fine del secondo volume