KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO -  Editore Ariele
 

Vol 3 - PARTE PRIMA



Quasi tutti i testi sacri sono stati scritti sotto falso nome d'autore, questa falsificazione ha percorso tutta l'antichità e fino al medioevo cristiano, della falsificazione fanno parte anche la donazione di Costantino e le false decretali pseudoisidoriane.
Falsi letterari esistevano presso greci, romani, indiani, egizi, persiani ed ebrei, la falsificazione era nella consuetudine, favorita dalla credulità della gente, perché il lettore era privo di senso critico e di malizia, perciò facile da fuorviare, si definiscono testi pseudoepigrafici quelli scritti sotto falso nome. Oggi le falsificazioni storiche e politiche non si servono di falsi autori ma di firme note, si limitano a manipolare le notizie, a omettere le notizie e a fare disinformazione.
La falsificazione o contraffazione presuppone l'idea di proprietà intellettuale e d'autenticità dell'opera dell'ingegno che nell'antichità non era tutelata come oggi, così numerosi scritti religiosi, grazie all'impostura della religione, sono entrati nella storia delle religioni sotto falso nome.
Con il fine di fare di dare autorevolezza alla propria propaganda, vi era il costume di porre gli scritti religiosi sotto l'autorità di nomi celebri, per dare maggiore risalto alle proprie opinioni, mentre il vero autore rimaneva in ombra. Del resto oggi c'è l'utile e la vanità della proprietà intellettuale, mentre allora non c'erano.
Oggi si parlerebbe di truffa letteraria, della quale però l'antichità non aveva regolamentazione giuridica, infatti, la legislazione antica non proteggeva la proprietà letteraria, ma solo il manoscritto. Forse da questo costume antico è nata anche la pseudonimia moderna, che si ha quando l'autore usa un altro nome o un nome d'arte, ma non per nascondersi. Comunque, in passato, a volte i falsi servivano anche a legittimare altri falsi.
Presso i romani, la falsificazione letteraria non era diffusa, però nel 181 a.c. a Roma si scoprirono dei falsi di Numa Pompilio, anche il medico Galeno (129-199) scoprì dei falsi sotto il suo nome, nel 1583 a Venezia fu rinvenuto un falso letterario attribuito a Cicerone, pare inoltre che Solone avesse interpolato un verso dell'Iliade, per consolidare le sue pretese sull'isola di Salamina.
Come succede oggi con i falsi museali, anche allora con i falsi si faceva profitto, certi testi, anche se falsi, acquistavano anche valore e soddisfacevano le richieste delle biblioteche, come quelle d'Alessandria e Pergamo.
Poi si crearono falsi a vantaggio di una causa e di un partito o per la propagazione della fede, a volte, invece di falsificare interi libri, s'interveniva su opere autentiche con interpolazioni, mutilazioni, correzioni o inserendo note nel testo, questa sorte la ebbero anche opere già nate false.
L'uomo è pervaso di paura e insicurezza verso la natura, passò dall'animismo, al culto degli antenati, al politeismo e al monoteismo, la credulità, alimentata dai persuasori occulti,  fa il resto, infatti, Pausania ebbe ad affermare che non è facile convincere la gente del contrario di ciò che essa è abituata a credere, anche a causa delle pregiudiziali opzioni ideologiche, di partito  o di fede.
In oriente e nel Mediterraneo era diffusa l'idea che Dio si era rivelato con leggi scritte, un'idea poi mutuata da ebraismo, cristianesimo e Islam. Per superare le assurdità e il caos delle religioni, il faraone Amenofi IV (1364-1347 a.c.) cercò di sostituire il politeismo con il culto del dio sole o Aton, da cui sembra che derivò l'Adonai degli ebrei reduci dall'Egitto, comunque, anche in Egitto prosperò la falsificazione religiosa e storica, naturalmente a vantaggio di alcuni faraoni contro altri faraoni deceduti.
Diceva Quintiliano, retore romano, che era impossibile confutare ciò che non era mai esistito e che era oggetto di fede, nell'antichità, per motivi religiosi e politici, si falsificavano anche gli oracoli e si dichiarava di aver assistito a portentosi segni divini.
Ciò malgrado, parecchi antichi ritennero gli oracoli trucchi e imbrogli, le falsificazioni dei greci furono superate da quelle fatte dagli ebrei sulle loro scritture e questi furono superati dai cristiani, tra i cristiani, nella battaglia per la fede, in pratica per il potere, l'accusa di falso fu lanciata da tutte le sette contro tutte le altre.
Le scritture sacre, o ispirate da Dio, videro per la prima volta la luce in Cina, in India e in Egitto, la letteratura sacra ebraica vide la luce dopo la cattività babilonese (6° secolo a.c.), mentre il canone ebraico fu fissato nel 100 d.c., ad esso si legarono anche i protestanti che rigettarono i libri deuterocanonici dei cattolici,  mentre tra i cristiani, molti gnostici rigettarono tutto il vecchio testamento in blocco.
La bibbia ebraica fu proceduta dalla tradizione orale e da altri libri smarriti, come il "Libro degli svegliati", "Il libro delle guerre di Geova" e "Lo scritto del profeta Iddio", citati nel vecchio testamento, anche il nuovo testamento cristiano fu preceduto dalla tradizione e da diversi vangeli, arrivati a noi incompiuti o in alcuni brani,  perché distrutti dall'opera censoria della chiese cattolica.
L'esistenza degli antichi patriarchi ebrei non è documentata da nessuna parte, Erodono (V secolo a.c.) ignora totalmente Mosè, l'unica fonte su di lui, come su Noè, su Abramo e Gesù è la bibbia, non si conosce la tomba di Mosè, anche se i monaci cristiani di Palestina tentarono di spacciarne una, com'è accaduto a Roma per la tomba di Pietro.
I libri biblici sono stati attribuiti a personaggi eminenti delle storie raccontate, però sono opera di più persone, restate anonime e comunque legate alla casta sacerdotale, la chiesa cattolica ha sempre combattuto la libertà in queste indagini e Pio XII nel 1906 sostenne la paternità di Mosè sul Pentateuco, che in realtà questa è opera di più persone, che scrissero nel corso di più generazioni, diverse da Mosè.
Nel vecchio testamento, come nel nuovo, ci sono strane ripetizioni e contraddizioni, che si spiegano solo con generazioni d'autori diversi, come una doppia storia della creazione, una doppia genealogia di Adamo, un doppio diluvio, anche re Davide a volte non sembra un personaggio storico, perché non è riportato sui testi storici, perciò le opere letterarie attribuite a lui, come i salmi, sono opera d'altre persone. La storia o mito di Davide assomiglia al mito di Romolo.
Salomone fu un grande costruttore però, con le tasse e il lavoro forzato portò Israele alla decadenza e alla divisione, nemmeno le opere letterarie attribuite a Salomone sono opera sua, forse nacquero in epoca ellenistica, perciò il suo libro, l'Ecclesiaste, divenne canonico solo nel 96 d.c., a Salomone sono stati anche attribuiti degli apocrifi.
Il libro di Giusuè è d'autore ignoto, databile nel VI secolo a.c., all'epoca dell'esilio babilonese, inoltre ha subito aggiunte e rimaneggiamenti, il libro d'Isaia è stato prodotto da diversi autori e fu completato nel 180 a.c., la maggior parte nacque sotto Alessandro Magno (336-323 a.c.), il libro d'Ezechiele fu rimaneggiato e solo un quinto appartiene ad un autore originale.
Il libro di Daniele fu composto al tempo di Antioco Epifanie (164 a.c.), mentre Daniele era vissuto nel VI secolo a.c. alla corte di Babilonia, il suo libro è l'apocalisse più antica e un'evoluzione  dell'escatologia ebraica.
I libri apocalittici degli ebrei sono stati composti da autori sconosciuti e poi attribuiti ad altri, come i falsi artistici, riportano sogni, estasi, rapimenti e catastrofi, anche i libri di Baruch sono falsi, furono redatti mezzo millennio dopo l'esistenza del profeta Baruch e finiti nel 50 d.c. Le falsificazioni avvenivano, malgrado l'avvertimento che falsificare la bibbia era un delitto.
Anche gli oracoli sibillini e le profetesse greche invasate raggiravano i credenti, i 14 libri degli oracoli sibillini furono falsificati, poi, come gli ebrei si richiamavano alla sibillistica pagana, i cristiani si richiamarono a quell'ebraica.
Anche i libri cristiani, apocrifi o canonici, furono interpolati e rimaneggiati, la sofisticazione doveva sostenere una fede e confutare gli avversari, le falsificazioni nacquero fin all'inizio e non cessarono mai, anche se qualcuno, per accertare i fatti, ha tentato di risalire alla fonte, perché si crede che l'acqua più pura sgorga alla fonte, non sa però se ciò valga per la religione, inoltre quest'opera è impossibile perché ci mancano gli originali.
La storicità di Gesù non è attestata né da Svetonio, né da Plinio il Giovane, né da Filone e né da Giusto di Tiberiade, l'unica fonte è il nuovo testamento. Gesù credeva all'imminente fine del mondo, per lui la sua generazione doveva essere l'ultima, dopo la morte di Gesù si attese il suo ritorno, egli non venne ed al suo posto s'installò la chiesa. A volte sembra che il cristianesimo si sia prodotto nella tradizione, senza un'esistenza provata di Gesù.
Per tutto il II secolo non ci fu canone fisso dei vangeli, ogni chiesa aveva il suo vangelo e i racconti sulla vita di Gesù, Marcione accoglieva solo il vangelo di Luca e le lettere di Paolo. Il primo libro dei giudeo-cristiani fu il libro degli ebrei, Clemente d'Alessandria, morto nel 215, usava indifferentemente il vangelo degli egizi, quello degli ebrei ed i vangeli canonici.
Dopo diversi concili, nel IV secolo fu fissato il canone cattolico ed il concilio di Trento del 1546 confermò definitivamente il canone. Non possono essere ispirati i vangeli, perché sono pieni di contraddizioni, i cristiani dopo le scritture, presero a falsificare anche le risoluzioni conciliari e i trattati, ciò malgrado, la chiesa ha garantito l'autenticità dei testi e l'ispirazione divina del canone.
Non possediamo l'originale di nessuno scritto della bibbia, il più antico libro di Marco è stato scritto in lingua latina, che Marco non conosceva, però sono arrivati a noi frammenti di papiri che risalgono al III secolo a.c.
Anticamente i libri erano manoscritti e i copisti, a volte, mentre copiavano facevano delle manipolazioni o inserivano delle note nel testo, anche per enfatizzare, ciò accadeva soprattutto nei primi secoli dell'era volgare.
Le frodi ingannavano i lettori, anche perché questi libri erano considerati ispirati, s'ingannavano i lettori sul nome dell'autore, sul luogo e sul tempo della stesura e s'inventavano i fatti, facendoli passare per rivelazioni.
I falsi furono fatti anche per creare una dottrina, per sostenere un partito della chiesa e per dirimere una controversia, si facevano falsi per dimostrare la fondazione apostolica di un vescovato, per ampliare la proprietà di un monastero e nel IV secolo si produssero anche false reliquie e false vite di santi, i falsi esaltavano una dottrina e gettavano discredito sulla dottrina avversaria.
Solo di rado si conoscono i nomi dei falsari, il falsario si sentiva inferiore al nome che usava, le contraddizioni bibliche dovrebbero attestare la falsità delle testimonianze, come avviene nei tribunali, accadeva che i falsificatori mettessero in guardia dai falsi degli altri, altri giuravano di dire il vero, si servivano di testimoni e, qualche volta, per avere credito, affermavano anche qualche verità.
Le falsificazioni avvenivano a sostegno della fede, nel IX secolo si presero a falsificare anche documenti papali, i quattro vangeli all'inizio furono tramandati in forma anonima, poi la chiesa dichiarò che quelli canonici risalgono agli apostoli.
Marco forse era un cristiano ex pagano, lo si riconosce dalla sua polemica antigiudaica, forse il vangelo di Matteo fu opera di una scuola intera, anche gli atti degli apostoli nacquero anonimi, il quarto vangelo è opera non dell'apostolo.
Dionigi d'Alessandria, morto nel 265, negò che l'apocalisse fosse opera dell'apostolo Giovanni, forse fu opera di Cerinto e di Giovanni il Presbitero, anche se l'autore dell'apocalisse si firma con il nome dell'apostolo e si presenta come testimone dei fatti.
Nemmeno le epistole di Paolo sono autentiche, soprattutto le lettere a Timoteo, a Tito, quella ai Colossesi, anche se la seconda lettera ai Tessalonicesi è firmata da Paolo, è stata manipolata la lettera agli efesini e la lettera agli ebrei che, fino al IV secolo, non era giudicata né apostolica, né canonica.
Le epistole cattoliche, attribuite a Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda, solo nel IV secolo furono inserite nel canone, per Lutero la I epistola di Pietro  era contraffatta e nel 200 il canone Muratori della chiesa romana non la menzionava, lo stesso canone non menzionava le epistole II e III di Giovanni e l'epistola di Giacomo che era respinta da Tertulliano, Origene e Lutero.
Le interpolazioni dei testi furono numerose tra i cristiani, per esaltare Cristo e per far passare opinioni, le epistole di Paolo furono rimaneggiate da Taziano, per motivi estetici, e da Marcione per i contenuti. 
Girolamo, per incarico di papa Damaso I (366-384), fece una revisione delle bibbie latine e creò la Volgata latina, così facendo modificò numerosi passi, però nel XVI secolo il concilio di Trento dichiarò autentica la sua Vulgata.
La trinità era conosciuta nel mondo pagano, mancava nel cristianesimo dei primi secoli e  s'impose tra i cristiani nel IV secolo, Gesù non aveva nessuna concezione trinitaria, per sostenere la fede nella trinità, furono create le interpolazioni false di Matteo e Giovanni, infatti, gli antichi manoscritti greci mancano del passo di Giovanni I (5,7) che accenna al padre, al figlio ed allo spirito santo.
Molte falsificazioni hanno influito, in maniera determinante, sullo sviluppo della dogmatica della chiesa, sulla sua politica e sulla sua storia, la scorta di documenti contraffatti è illimitata.
Tanti teologi antichi consideravamo apostolici molti libri poi definiti apocrifi, ogni chiesa aveva il suo vangelo, a causa della lotta per il primato e il potere, poi la chiesa definì non autentiche o apocrife alcune scritture. È anche vero che i concili cercarono di mettere ordine al caos delle scritture e perciò, a tale fine, dichiararono apocrifi alcuni scritti.
Anche gli apocrifi furono scritti da cristiani e servirono a diffondere il cristianesimo, alcuni di essi furono rimaneggiati e falsificati, a volta, alcuni falsi erano attribuiti ad avversari per screditarli, tutti i santi dirigenti delle chiese si rinfacciavano i falsi. Il vescovo Eustazio d'Antiochia accusò il vescovo Eusebio di Cesarea di aver falsificato il credo di Nicea del 325, alcuni apocrifi erano più antichi di scritti poi divenuti canonici.
Il vangelo dei nazareni aveva tratti in comune con il vangelo di Matteo, come il vangelo degli ebioniti, che non credevano alla nascita verginale di Gesù ed erano vegetariani. Nel vangelo degli ebrei la madre era lo spirito santo, nei primi secoli circolarono anche falsi attribuiti a Gesù, il vangelo apocrifo di Pietro, scritto nel II secolo, fu scoperto solo nel 1886.
L'apocalisse di Pietro era commentata da Clemente d'Alessandria, considerata ispirata da Metodio e inserita nel canone cattolico di Muratori, alla pari dell'apocalisse di Giovanni. Nel IV secolo nacque anche l'apocalisse di Paolo, che accennava ad una discesa di Paolo all'inferno, di cui si descrivevano le pene, ad essa s'ispirò anche Dante per scrivere la divina commedia.
Esistono anche vangeli attribuiti a Maria, nel protovangelo di Giacomo si parla della fanciullezza di Maria, questo vangelo fu accettato in oriente e rifiutato in occidente, la Didaché, o dottrina dei dodici apostoli, fu scoperta nel 1883 e risale al secondo secolo.
Le costituzioni apostoliche, in otto volumi, contengono dottrina, diritto e liturgia, nacquero nel 400 in oriente, i primi sei libri furono attribuiti agli apostoli, anche la professione apostolica di fede del IV secolo conteneva il credo ufficiale attribuito agli apostoli, forse il primo nucleo nacque alla fine del II secolo a Roma.
Le storie o atti degli apostoli, sono apocrifi databili II e III secolo, poi furono contraffatti, tra di essi, gli atti di Giovanni furono respinti da Eusebio ed Agostino, questi scritti erano di supporto alla campagna d'evangelizzazione, gli atti di Pietro integravano la storia canonica degli apostoli e gli atti di Paolo erano raccomandati da Origene ed Eusebio, gli atti di Pilato nacquero per  testimoniare l'esistenza storica  di Gesù e per parlare del suo processo.
Nel III secolo fu falsificato Clemente Romano, papa Zefiro (199-217) produsse un falso trattato attribuito a Tertulliano, anche Attanasio fu falsificatore e scrisse un'opera di tendenza antiebraica, il vescovo Apollinare scrisse sotto il nome d'Attanasio, inoltre sotto il nome di Ambrogio esistono molti falsi.
È falso il carteggio tra Girolamo e papa Damaso, è falso il Liber Pontificalis, registro ufficiale dei papi che, fino ai papi del IV secolo, non ha valore storico, esistono anche falsi attribuiti ad Agostino, tra i falsificatori si cita Hieronymus Vignier, morto nel 1611, un oratoriano noto come falsificatore di documenti.
Tommaso D'Aquino fu sedotto da un falso attribuito a Dionigi l'Aeropagita, il vero autore era, in realtà, un monofisita anonimo, la lettera di Pilato rende testimonianza alla resurrezione e all'ascensione di Cristo, perciò la chiesa copta venera Pilato come santo.
I cristiani fecero carte false per dimostrare il parto virginale di Maria, contestato da ebrei e giudeocristiani. Nel II secolo prese vita un carteggio tra Paolo e il filosofo stoico Seneca (4 a.c. e 65 d.c.), che fu poi dichiarato falso da Erasmo da Rotterdam, comunque, grazie a questo falso, i primi cristiani giunsero ad annoverare Seneca tra santi cristiani.
Nel 64 d.c. Nerone accusò i cristiani di aver incendiato diversi quartieri Roma, forse i cristiani erano innocenti o forse l'incendio non era doloso, Svetonio e Tacito accennano al processo ai cristiani, questi fatti testimoniano la presenza a Roma di una setta di cristiani,  giudei o gentili convertiti, ma non dell'esistenza del Gesù storico o dell'arrivo a Roma di Pietro.
I romani erano tolleranti in fatto di religione, esentarono gli ebrei anche dal sacrificio a favore dell'imperatore, per due secoli i cristiani non furono perseguitati, poi iniziarono le persecuzioni e tanti, per sfuggire alla condanna, rinnegarono la loro religione, fu Diocleziano (morto nel 313) che si accanì contro quelli che non facevano il sacrificio all'imperatore.
Le persecuzioni iniziarono all'inizio nel 250, sotto l'imperatore Decio, la chiesa però ha cercato di far credere che fino ad allora la chiesa di Roma aveva avuto 11 vescovi martiri su 17, queste sono leggende, questi primi papi non sono personaggi storici, mentre agli inizi del IV secolo i papi, per sfuggire alle persecuzioni, erano spesso apostati.
Il culto dei martiri cominciò nel III secolo, tra di loro vi erano pochi vescovi che però, al sicuro, incoraggiavano gli altri alla resistenza, incredibilmente la moglie di Pietro, Tecla, per tradizione è considerata martire e santa, si afferma che le sue presunte reliquie sono conservate a Milano.
Gli atti persiani dei martiri, che si presentano come storia vera e non come una leggenda, narrano di torture e di morti cruente di cristiani, in realtà i martini cristiani non furono molti, alcuni furono fatti santi e di loro si parla  nel Martirologo romano.
Secondo le cronache a noi tramandate, nei primi tre secoli questi martiri  sarebbero stati circa 1.500, ma forse sono stati meno, Origene affermava che erano stati pochi e facili da contare. Ciò malgrado si crearono falsi martiri e falsi episcopati sui loro nomi, attribuendo ad ogni sede vescovile una discendenza apostolica, tutti gli elenchi vescovili che contengono una successione apostolica sono falsi.
I nomi dei vescovi romani sono incerti fino al 235, anche Bisanzio seguì la strada di Roma  e nel IX secolo fece risalire il suo patriarcato all'apostolo Andrea, che così sarebbe divenuto il primo vescovo di Costantinopoli.
La chiesa d'Alessandria aveva come capostipite Marco, le cui spoglie furono poi trafugate dai veneziani, la lista alessandrina dei vescovi fu accettata anche da Eusebio, in realtà, il primo vescovo d'Alessandria fu Demetrio (189-231).
Corinto e Antiochia, in concorrenza con Roma,  dicevano di aver avuto come primo vescovo Pietro, in realtà il primo vescovo di Roma fu un certo Lino, la successione apostolica di Antiochia fu inventata nel III secolo da Giulio Africano.
La successione apostolica della chiesa armena era fatta risalire a Taddeo e Bartolomeo e, a volte, a Cristo stesso, invece il primo vescovo d'Edessa fu Kune, morto nel 313. Nel IV secolo si parlava di una lettera di Gesù caduta dal cielo, che serviva a dimostrare che la resurrezione di Gesù era avvenuta, con il tempo queste lettere celesti divennero sempre più frequenti.
La lotta tra i vescovadi d'Aquileia, Ravenna e Grado fu accompagnata da documenti falsi, con i falsi, Barnaba diventò primo vescovo di Milano, in Gallia nel V secolo Arles mirava alla supremazia su Marsiglia, Narbona e Vienne, perciò si affermò che la sede vescovile di Arles risaliva al santo Trofimo, discepolo di S. Pietro, tutta questa falsificazione era stata opera del vescovo Patroclo.
In Renania la città di Metz si richiamò a Clemente, Treviri ai discepoli di Pietro, Magonza a Crescenzo, discepolo di Paolo, a Treviri si falsificarono atti conciliari, per impedire che Colonia divenisse sede metropolita. Tutti questi falsi ebbero un imprimatur ecclesiastico, perché la chiesa arrivò a sostenere che dove c'era una sede vescovile era passato un apostolo, un suo discepolo o un successore di questo.
Nel IV secolo s'interpolarono i testi del II secolo, con il concilio di Calcedonia del 451 si fabbricarono diversi falsi, nel IV secolo le zuffe d'interesse tra monasteri e vescovadi portarono a manipolazioni di documenti, con i falsi si promosse il culto di santi, s'inventarono miracoli e reliquie.
Con i falsi si credeva di servire la religione, la missione cristiana giustificava l'inganno, il fine santificava i mezzi, i falsi erano bugie necessarie perché il popolo era fatto di bambini, anche Platone sosteneva che si poteva utilizzare la menzogna a fin di bene, anche Filone consigliava l'uso della bugia, per il bene degli individui e della patria, forse è stato lui l'inventore della propaganda di stato.
Aveva affermato Paolo: "Se a causa della mia menzogna si glorifica Dio, perché io devo essere biasimato?", anche per Clemente la menzogna e il raggiro si potevano usare a fin di bene, cioè per la salvezza dell'anima, per Origene la menzogna poteva essere un farmaco, perché anche Dio poteva mentire con lo scopo di realizzare un piano di salvezza.
Giovanni Crisostomo sostenne la necessità della menzogna, sempre con lo scopo di salvare l'anima, infatti, anche i medici, a volte, ingannano i malati con i placebo e con la suggestione, con il fine buono di portarli a guarigione.
Infatti, secondo Giovanni Cassiano di Costantinopoli, la bugia era salutare come i farmaci, tra i vizi egli non citava l'inganno, anche per Tommaso D'Aquino, per la causa del cattolicesimo, era lecito ingannare e i gesuiti hanno condiviso l'idea che mentire sia utile per una buona causa.
Gesù fece 38 miracoli, 19 di essi sono narrati solo da Marco, anche l'apostolo Taddeo, secondo Eusebio, faceva molti miracoli, leggendo i vari evangelisti, alcuni miracoli, a causa delle contraddizioni di cui si è parlato, a volte sembrano fatti a favore di una persona a volte a favore di più persone.
Nei tempi in cui erano di moda i vaticini e le divinazioni, tutti credevano ai miracoli, per denigrare i miracoli al massimo si potevano attribuire al diavolo, però alcuni dei miracoli attribuiti a Gesù erano già stati fatti da altri, prima che egli nascesse.
Budda aveva camminato sull'acqua e placato le tempeste, a Babilonia certi Dei rianimavano i defunti, il salvatore Asclepio, Osiride e Attis resuscitarono dalla morte. Tutti credevano alle divinità inviate dal cielo come redentori, salvatori e pastori, nati da una vergine, le divinazioni profetiche e i vaticini avevano  molto credito.
Però sulle profezie si fecero delle forzature, i profeti ebraici generalmente avevano scritto riferendosi al passato già verificatosi, per la chiesa mille passi degli antichi profeti avevano già parlato di Gesù, in realtà, questi profeti si riferivano ad altri personaggi.  I prodigi dei profeti e di Cristo furono, con il tempo, ampliati ed arricchiti, infatti, il miracolo si fonda sull'esagerazione, perché per Dio niente è impossibile.
Dopo Cristo i miracoli furono attribuiti ai martiri cristiani che, si narrava, avevano sopportarono coraggiosamente le torture, poi questi santi continuarono i loro miracoli anche dopo la morte, dei martini si conservarono anche le reliquie, a volte questi martiri della tradizione non erano mai esistiti.
Dopo Costantino non ci furono più martiri cristiani, anche perché ora era il cristianesimo a fare martiri, al posto loro vennero monaci e asceti che facevano miracoli, non poteva esserci un santo senza miracoli e chi li faceva era acclamato santo dal popolo, in un secondo tempo, per la loro canonizzazione, ci volle la certificazione dei loro miracoli da parte del papa, che così accentrava sempre più funzioni e poteri, mentre fedeli e vescovi ne erano esclusi.
Si credeva che i poteri taumaturgici del santo deceduto fossero conservati nelle ossa del suo scheletro, perciò delle ossa di santi si faceva incetta e mercato, tuttavia si alzò qualche voce critica e Benedetto XIV (1740-1758) dichiarò solennemente che l'inserimento di un nominativo nel Martirologo romano, non dimostrava assolutamente la santità del soggetto.
Allora si diceva che San Benedetto aveva fatto sgorgare l'acqua dalla roccia, che fece resuscitare due persone e fece camminare sull'acqua un suo discepolo, si credeva che anche Agostino fece resuscitare un morto.  Nel medioevo, oltre ai miracoli salutari, si credeva anche ai miracoli punitivi dei santi cristiani, una specie di magia nera, in certi vangeli apocrifi anche Gesù bambino aveva fatto miracoli del genere.
Fino al quinto secolo si veneravano i santi ma non Maria, poi anche Maria ebbe santuari, venerazione e fece miracoli, per il popolo certe invenzioni mitiche avevano il peso della verità, inoltre per gli antichi non si faceva distinzione tra romanzo storico e storia vera, come non si faceva distinzione tra storia e leggenda. Questa credulità fruttò alla chiesa credito, potere e ricchezze.

Fine della prima parte del III volume