KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO -  Editore Ariele
 

Vol 3 - PARTE SECONDA


Nel primo millennio i santi, per il credito che riscuotevano, furono canonizzati direttamente dal popolo, poi i papi si riservarono il diritto di beatificare e santificare, oggi si può affermare che non è Dio ad avere bisogno dei miracoli, ma la chiesa, con lo scopo di mantenere il suo potere e di accrescere le sue ricchezze, i santuari, infatti, sono stati sempre molto ricchi.
Per la chiesa solo i suoi miracoli, da essa certificati, sono autentici, eppure ne hanno fatto anche Budda e Krishna, anche il pagano Apollonio di Tiana fece miracoli, anche se furono attribuiti da Giustino e dalla chiesa all'opera del diavolo.
Con le crociate, l'oriente si rivelò per la chiesa un patrimonio di reliquie, che spesso erano comprate o sottratte in guerra, infatti le ossa di Marco finirono da Alessandria a Venezia, anche i primitivi usavano custodire resti di persone venerate, di Budda furono distribuiti tra i seguaci le ceneri, le ossa, i capelli, i denti e il bastone; di Maometto si conservarono i peli della barba, invece l'ebraismo non aveva il culto delle reliquie, in Israele chi toccava il cadavere di una persona era impuro per sette giorni.
Il culto cristiano delle reliquie si ricollegava anche al culto degli eroi semidei pagani, che erano stati guerrieri eccellenti, fondatori di templi, di città e di dinastie, i greci conservavano le loro ossa, per averne protezione, su un sepolcro elevato al centro della città, oppure erano inserite in un reliquario ed erano portate in processione.
Le tombe degli eroi erano luoghi di guarigione e di divinazione, gli antichi però non frazionarono i resti degli eroi, né praticarono il commercio delle reliquie, come avvenne tra i cristiani, presso i quali la tomba del martire divenne oggetto di culto, ancora prima del culto delle immagini.
Le reliquie potevano essere primarie, come la testa, e secondarie, come un dente, e da contatto,  come indumenti od oggetti venuti a contatto con i santi, allora  si credeva anche che le ossa dei santi trasudassero olio santo profumato. La raccolta delle reliquie divenne così diffusa che, appena moriva un monaco stimato, si accorreva al suo capezzale per appropriarsi del suo cadavere, che poi era sezionato.
La prima traslazione della salma di un martire ebbe luogo ad Antiochia nel 354, fu trasportato il corpo del santo Babila a Dafne, con lo scopo di contrastarvi il culto d'Apollo, poi Cirillo trasportò i corpi dei due martiri, Ciro e Giovanni d'Alessandria, a Menuthis, per far dimenticare il culto di Iside, già praticato in questa città.  Nel 386 Ambrogio scoprì le ossa dei martiri Gervasio e Protasio e le spedì dappertutto.
Quindi si diffuse l'usanza di custodire il resto dei martiri sotto l'altare, così l'altare divenne una tomba consacrata e ogni chiesa volle avere le reliquie di un santo per il suo altare, ancora oggi perciò l'altare delle chiese ha la forma di un sarcofago.
Si eseguivano i giuramenti sopra le reliquie, che erano portate anche in guerra, per appropriarsi di reliquie si allestivano campagne militari, fino al XIII secolo l'acquisizione privata o libero commercio di reliquie avvenne liberamente, senza alcun controllo da parte della chiesa.
Per sfuggire all'inferno, i comuni cristiani si portavano le reliquie dei santi nella tomba e, poiché Teodoreto e Gregorio I Magno (560-604) avevano affermato che il più piccolo frammento di reliquia aveva la stessa efficacia di uno scheletro intero, si prese a frantumare gli scheletri dei santi. Inevitabilmente ci furono anche delle truffe, vendendo per ossa di  santi martiri ossa di comuni mortali e anche d'animali.
Così si smembrarono cadaveri e si frantumarono strumenti di tortura che si diceva avessero straziato i martiri, come avvenne con la presunta croce di Cristo, Gregorio Magno I (590-604) spediva ai sovrani schegge della croce di Cristo e capelli di Giovanni Battista, anche Bonifacio IV (608-615) esportò in Francia ossa di santi.
Al concilio d'Efeso del 431, Cirillo, con la corruzione, impose il dogma di Maria madre di Dio, così le sue immagini entrarono per la prima volta nelle case dei cristiani d'oriente, poi dal VII secolo Maria diventò la patrona e la regina degli eserciti cristiani.
Dal V al VI secolo si sviluppò il commercio di reliquie mariane, erano venerate reliquie del suo abito e a Monaco il suo pettine, la riforma protestante respinse la venerazione delle reliquie che fu però ripristinata dal concilio di Trento, anche perché il culto delle reliquie era collegato a quello dei santi martiri e ai pellegrinaggi, con gli interessi economici che ne scaturivano. Anche il culto delle immagini fu difeso perché collegato a rappresentazioni artistiche vendute dai monasteri.
Come gli ebrei e gli arabi, anche i cristiani adottarono le processioni, i cristiani facevano voti come avevano fatto i pagani, anche i pagani, come i cristiani, avevano portato ai templi offerte votive ed ex voto, come riproduzioni di arti guariti.
Nei templi pagani e cristiani si portavano in dono anche animali e parte dei bottini di guerra, in quei luoghi tutti chiedevano guarigioni e perciò i templi diventarono anche degli ospedali,   l'uso di dormire nei luoghi sacri, per averne delle visioni, risaliva ai pagani. I templi pagani e cristiani divennero anche banche, dove si custodivano ricchezze e si facevano transazioni finanziarie.
I pellegrinaggi furono praticati in Cina dai confuciani, in Egitto e in Grecia, alla fine del V secolo a.c. Asclepio diventò il più importante dio di salvazione, era taumaturgo e redentore e fu deificato, sedava le tempeste e resuscitava i morti, alla fine ascese in cielo. Strane queste coincidenze con Cristo, tanti miti pagani furono metabolizzati dal cristianesimo e attribuiti a Cristo.
Epidauro, nel Peloponneso, dal VII al V secolo a.c. fu una specie di Lourdes cristiana, vi si facevano cure traumatologiche e idriche, aveva un albergo per pellegrini, si diceva che più importanti erano le donazioni fatte al santuario, maggiore era le probabilità di guarigione, ingegnoso questo stratagemma dei sacerdoti!
Ciò che fu Asclepio in Grecia, lo divenne nel II secolo a.c. Serapide in Egitto, dove aveva 42 templi e ospedali, Pacomio, il fondatore del monachesimo cristiano, era un medico che aveva servito in precedenza Serapide.
In Grecia nei templi s'interpretavano i sogni e si spiegavano gli oracoli, anche Artemide era considerata eternamente vergine, anche Iside era rappresentata come una vergine con il bambino in braccio, era anche detta la madre di Dio, in un suo tempio c'era anche una banca. Presso alcuni templi pagani  si praticava anche la prostituzione sacra.
Pian piano il pellegrinaggio religioso divenne obbligatorio a Gerusalemme, a Roma, con i giubilei, ed alla Mecca e nessuno si presentava ai santuari a mani vuote. Con la riforma religiosa di Costantino, decaduto il pellegrinaggio alle tombe degli eroi pagani, nel IV secolo si affermò il pellegrinaggio cristiano,  favorito da Elena, madre di Costantino.
Le chiese presero ad esibire frammenti della croce di Cristo, i quali erano autenticamente falsi, poi si prese a venerare il sangue e il prepuzio di Cristo, che era portato in processione e venerato da Santa Brigida di Svezia,  perciò nel 1426, ad Anversa, esisteva la confraternita del santo prepuzio.
Nei luoghi di pellegrinaggio cristiani, com'era accaduto al tempo del pagano Asclepio, avvenivano guarigioni miracolose, con esorcismi erano curati i posseduti e gli invasati, detti anche indemoniati, che erano spesso solo degli epilettici o dei malati mentali.
In Palestina monaci devoti erano in grado di indicare tutti i luoghi citati dalle scritture, Girolamo credeva che in quella terra fossero sopravvissute anche le impronte di Cristo, poi a Gerusalemme si prese l'abitudine di asportare, per fede, la terra dal monte degli ulivi, con il rischio di trasformare l'altura in una pianura.
Nei luoghi di culto, per curare i malati, si faceva uso di acqua consacrata, si fece anche traffico di oggetti benedetti e di souvenir, di amuleti e portafortuna per pellegrini. Se i cristiani adoravano immagini, senza essere idolatri, bisogna ricordare che all'inizio dell'era cristiana, in pratica, nemmeno i pagani  identificavano più le immagini con gli dei, non erano poi così sciocchi.
In epoca ellenistica il santo asceta Apollonio di Tiana non celava la sua impudicizia e le sue mortificazioni corporali, seguendo questo costume, dalla seconda metà del IV secolo nacquero in Egitto comunità monastiche, la santità si riconosceva dal cattivo odore.
Alcuni di questi monaci, soprattutto in Siria, si riconoscevano perché, pregando, stavano immobili sotto la pioggia, invece gli stiliti stavano accovacciati su una colonna, in Siria, prima della croce, adottata come simbolo cristiano solo nel IV secolo,  il pesce divenne il simbolo del Messia, dei cristiani e di Cristo.
Si diceva che Gesù era nato sotto il segno dei pesci, la tiara papale, di origine babilonese, ha la forma della testa di un pesce, gli antichi pescatori palestinesi avevano come totem un pesce, inoltre i re pescatori merovingi francesi, che si dicevano discendenti di Cristo, avevano per simbolo un pesce.
Il santo Simeone da una colonna faceva miracoli e riceveva offerte, quando nel 459 morì, seicento soldati di Antiochia dovettero proteggere la sua salma da chi voleva farne reliquie. La polvere di luoghi sacri o uomini sacri era considerata naturale veicolo di benedizione, con capacità terapeutiche, il fervore religioso spesso sfociava nell'estasi.
Nella città di Seleucia era venerata la santa Tecla, discepola di Paolo, c'erano le sue reliquie e si diceva facesse  miracoli, i pellegrini facevano donazioni per riceverne aiuto e i suoi santuari, per difendersi dai briganti e preservare le loro ricchezze, erano muniti come fortezze.
Poiché presso i Pagani anche Ermete era stato rappresentato avvolto in fasce in una stalla,  i racconti dell'infanzia di Gesù furono accolti bene dal popolo; poiché i miracoli erano frequenti e straordinari,  Agostino cercò di registrarli.
Una Lourdes cristiana era nel santuario di Mena, in Egitto, nel IV e V secolo questo santo, quando  i cristiani abbandonarono l'obiezione di coscienza, divenne protettore dei combattenti cristiani, Mena era un guaritore e, con olio ed acqua benedetta, venduti in ampolline, guariva gli infermi.
Questo santuario era così ricco che l'imperatore Zenone, per proteggerlo dai banditi, vi mise una guarnigione di 1.200 uomini. In Egitto un'altra sede di pellegrinaggio cristiano era a Menuthis, vicino ad Alessandria, dove era stato un tempio pagano dedicato a Serapide o Iside, vi si facevano miracoli ed oracoli.
I santi cristiani Teofilo e Cirillo cancellarono da quel luogo il culto di Iside, per imporvi il culto cristiano, per fare questo Cirillo vi trasportò le ossa di due presunti martiri cristiani, Ciro e Giovanni, e le collocò nella chiesa degli Evangelisti di Menuthis, cioè nello stesso santuario prima dedicato ad Iside.
A Costantinopoli erano venerati i santi guaritori cristiani Cosma e Damiano,  contraltare dei pagani Castore e Polluce, i tedeschi divennero estimatori dei due santi e le loro reliquie oggi sono venerate a Monaco, questi due santi erano favoriti anche dai gesuiti e divennero patroni delle corporazioni e delle confraternite.
A Roma, sia pure tardivamente rispetto all'oriente, si millantarono più tombe di martiri che in qualsiasi altro luogo, papa Damaso era dedito a scovare tombe di martiri, alle cui tombe poi favoriva il pellegrinaggio.
Nel VI secolo a Roma vi erano dozzine di tombe di santi, assieme a quelle di Pietro e Paolo, si distribuivano, in loro nome, ampolle e si costruirono chiese su di esse, che poi si riempirono d'offerte votive e di preziosi.
I ricchi regalarono alle chiese anche latifondi, anche gli imperatori fecero ricche donazioni ed il Liber Pontificalis era anche un registro di queste donazioni, così nel IV secolo Roma divenne ricchissima di chiese.
Socrate cercò di indurre gli uomini a pensare in modo autonomo, facilitato dal fatto che, nel mondo greco-romano, l'istruzione serviva a sviluppare la conoscenza, cioè era legata alle cose terrene. Invece presso gli ebrei l'istruzione era legata alla religione, nel giudaismo rabbinico educazione e religione andavano di pari passo, le scuole erano collegate alle sinagoghe e non erano aperte alle donne, i rabbini o maestri erano venerati.
Malgrado Agostino avesse confessato che la bibbia gli sembrava una fiaba per bambini, anche i cristiani puntarono all'educazione religiosa ed abbandonarono quella laica, assieme alla ricerca della conoscenza, Dio diventava il vero ed unico fine della conoscenza, mediato dalla chiesa.
Origene e Crisostomo non erano interessati al mondo visibile, per Clemente, Origene e Crisostomo la pena era un mezzo educativo, per Agostino il padre doveva essere il vescovo della famiglia, la donna doveva essere a lui sottomessa e i figli dovevano obbedienza ai genitori.
Però per la chiesa questo principio poteva essere derogato, perché se i figli decidevano di diventare sacerdoti, il parere contrario dei genitori non contava.
Paolo aveva messo i cristiani sull'avviso del pericolo della filosofia e della scienza, i primi cristiani erano ignoranti e Tertulliano riconobbe che tra i cristiani gli idioti erano la maggioranza, perciò il pagano Celso accusava i cristiani di stare alla larga dalle persone colte, per associarsi solo agli incolti.
I monaci disprezzavano la scienza, ritenendola antagonista della fede, per loro l'ignoranza era il presupposto di una vita virtuosa, alla fine del IV secolo, nelle zone desertiche d'Egitto vivevano 24.000 asceti che praticavano il digiuno per rafforzare l'anima, fame, sporcizia e lacrime erano il loro più grande ideale cristiano.
Questi uomini a volte erano nudi e pascolavano l'erba come le bestie, si diffusero fino in Etiopia, dove in certi casi fecero piazza pulita dell'erba e perciò vennero scacciati da pastori, i più noti asceti egiziani erano analfabeti, come l'altro fondatore del monachesimo cristiano, dopo Pacomio, cioè Antonio Abate.
Nel 190 il vescovo Ireneo non sapeva scrivere, papa Zefirino era ignorante ed al sinodo di Antiochia (324-325) la maggioranza dei vescovi era incompetente in materia ecclesiastica, al concilio di Calcedonia del 451, 40 vescovi erano analfabeti, ancora per due secoli i dirigenti della chiesa avrebbero respinto la cultura dei gentili.
Nel 172 Taziano  condannava la cultura greco-romana, Ermia giudicava inutile la filosofia, Ignazio di Antiochia respingeva l'istruzione e i contatti con il paganesimo, nel 180 il vescovo di Antiochia, Teofilo, proclamò la cultura greca come immorale e senza valore.
Solo Ireneo ed Origene conoscevano la cultura classica, anche se la rigettavano, i classici ed Omero erano accusati di corrompere la gioventù, anche Tertulliano condannava la cultura pagana, per lui solo la fede era importante.
Nel IV secolo Anobio di Sicca condannava gli dei, la letteratura mitologica, l'architettura e le arti figurative dei gentili, per lui solo il cristianesimo poteva fornire la verità, questo santo faceva risaltare la bassezza del mondo pagano.
Generalmente dai primi cristiani il teatro greco era definito immorale, perché presentava storie di violenze, di lussurie e d'adulterio, si riteneva che attraverso il teatro entrassero nel cuore umano anche i vizi.
Per Girolamo anche la musica delle scene era una minaccia per la morale, secondo Lattanzio gli dei insegnavano solo malaffare e malvagità, per lui nel teatro si rappresentava quanto c'era d'infame ed esecrabile. Pèrciò nel IV secolo, al concilio spagnolo di Illiberris, si proibì l'unione tra cristiani ed attori, oltre a quella tra cristiani ed ebrei.
Da giovane Agostino era stato attratto dal teatro pagano ed aveva anche scritto un pezzo per il teatro, poi esaltò le rappresentazioni cristiane, che erano in antitesi a quelle pagane, e definì il teatro pagano frivolo, sudicio e svergognato, ancora nel XX secolo Leone XIII vietò tutti i libri e i film immorali.
Nel IV secolo il cristianesimo non aveva considerazione tra le persone colte, ma tra gli schiavi e la gente minuta, però il cristianesimo già sentiva il bisogno di persone colte e corteggiava i ricchi, fino al VI secolo i cristiani non ebbero scuole proprie, poi Clemente d'Alessandria fece trasmigrare la filosofia pagana nel mondo cristiano.
Quindi, per opera di Clemente e di Origene, il cristianesimo si trasformò, anche Basilio traeva ausilio dai libri dei greci e così la filosofia fu finalmente accettata, divenendo però "ancilla" della teologia.
Comunque per cristiani continuarono ad essere considerate malfamate la matematica, la geometria e la scienza, guardate con sospette perché fonti di eresie, cioè minacciavano la verità della fede, furono attaccate le scienze naturali e la medicina fu sospettata di allontanare da Dio, chi vedeva nei terremoti dei processi geofisici e non divini era definito eretico.
Contemporaneamente la chiesa diede risalto alla mitologia biblica e alla creazione biblica, per conseguenza tra i cristiani solo alla fine del medioevo si sarebbe appreso che la terra era sferica, cosa già conosciuta da alcuni antichi filosofi greci.
Tra i cristiani si diffuse l'interpretazione allegorica della bibbia, sostenuta da Ambrogio ed Agostino, che era sospettoso verso le scienze naturali, le altre scienze e rifiutava l'arte, per lui tutto ciò che si doveva conoscere era nella bibbia, una tesi simile all'odierno integralismo islamico che guarda al corano.
La chiesa perciò incoraggiò l'ignoranza, anche i principi erano analfabeti e usavano, al posto della firma, un sigillo, Teodorico vietò l'istruzione ai bambini, così la ricerca scientifica cadde nell'oblio, mentre la filosofia fu ancora sospettata d'eresia, conseguentemente nel IV secolo la professione d'insegnante era vista con sospetto.
Agostino sbeffeggiava la filosofia, che perciò cadde in disuso anche nell'università di Costantinopoli, la chiesa vedeva anche con sospetto le opere storiche, crebbe il pregiudizio sul sapere laico, per la chiesa non era importante saper leggere e scrivere, nei conventi per i novizi non era prevista istruzione, mentre per loro era importante l'ascesi e la preghiera.
Sumeri, indiani, egiziani e babilonesi avevano esorcizzato gli spiriti maligni o demoni, in Israele anche le malattie erano imputate a spiriti malvagi, tra i rabbini c'erano esorcisti di professione che scacciavano i demoni, dai quali in tutto il mondo ci si difendeva con amuleti, per gli ebrei Dio era il creatore anche dei demoni, si credeva che gli spiriti maligni, che davano malattie, si annidassero nella sporcizia, avevano cioè capito che la sporcizia conteneva batteri patogeni.
Anche Cristo scacciava gli spiriti maligni e satana, i demoni furono visti come artefici di possessioni e malattie, perciò anche i sacerdoti cristiani presero a fare gli esorcisti, Gesù e i suoi discepoli furono esorcisti, anche Attanasio evidenziò il potere dei cristiani sui demoni.
Ancora oggi tra alcuni sacerdoti cristiani che fanno gli esorcisti, ci sono quelli che dichiarano di essersi imbattuti in spiriti maligni, streghe e stregoni che portano disgrazie, i cristiani accusarono gli eretici di essere posseduti dal diavolo e alcune persone sono state esorcizzate da loro a forza, però Ireneo rimproverava agli esorcisti eretici concorrenti di operare con l'aiuto di trucchi o del demonio.
Non sempre i demoni si presentavano come ripugnanti, a volte si presentavano sotto corpo di donna, secondo Agostino anche gli dei pagani erano demoni, egli credeva che si potesse interrogare gli spiriti, che si potessero fare accordi con il diavolo, che ci si potesse unire sessualmente con lui, tesi riprese nel medioevo, durante la caccia alle streghe.
La demonologia era collegata alla magia malefica e ci si tutelava con gli amuleti, tra essi il più importante era la croce, già usata nella Palestina precristiana, con lo scopo di difendersi dal malocchio.
Si credeva che con la croce  si potevano mettevano in fuga i demoni, si riteneva che anche lo sputo allontanasse i demoni, come l'affumicamento e l'uso d'incenso, che oggi sappiamo essere antibatterici.
Per allontanare i demoni si usava anche l'olio dei martiri, le reliquie, il fuoco, l'aglio, le cipolle, la danza e l'astensione dalla carne di maiale, il fuoco, l'aglio e la cipolla sono antibatterici, a volte la carne di maiale porta malattie, la gente non è sempre cieca.
In origine, in Europa la terra appartenne alle comunità locali e in un secondo tempo passò ai clan familiari, le guerre arricchirono minoranze e fecero crescere i latifondi familiari, sui quali lavoravano gli schiavi, mentre i piccoli contadini erano costretti a vendere, perché oberati da debiti.
Nei primi secoli il latifondo crebbe sempre di più, a vantaggio anche degli imperatori, la metà del nordafrica apparteneva a sei famiglie romane. 
La ricchezza di alcuni crebbe anche con i bottini di guerra, con i risarcimenti di guerra e con i tributi di guerra, inoltre con il credito e con le confische a carico dei perseguitati eretici; anche Silla si arricchì così, Marco Crasso, Plinio il Giovane e Seneca erano ricchissimi e Plinio il Giovane aveva praticato anche l'usura.
Per far quadrare il bilancio, gli imperatori presero a peggiorare il contenuto metallico delle monete, Diocleziano cercò di fissare i prezzi delle merci per aiutare l'economia e i poveri, ma fallì. Caracalla, per pagare i soldati, impose tributi sempre maggiori, Settimo Severo procedette a confische e Massimino I (235-238), per fare cassa, vendette proprietà statali, mentre la popolazione era vessata da requisizioni straordinarie.
Per i greci e latini la ricchezza era considerata una fortuna e la povertà una calamità, nel V secolo a.c., dalle attività dei cambiavalute, nacquero le banche. Le famiglie senatoriali romane godevano di alte rendite dai loro latifondi, inoltre, mentre aumentavano i poveri, i soli obbligati a pagare le tasse, l'esercito ingoiava somme sempre più ingenti.
Per i greci ed i latini, chi lavorava per un salario s'abbassava al livello d'uno schiavo, questa era l'opinione anche di Cicerone, che non vedeva bene nemmeno artigianato e commercio, il commercio era approvato solo quando forniva proventi poi investiti in beni fondiari, gli aristocratici non stimavano il commercio, a volte però praticavano l'usura.
Solo la proprietà fondiaria era stimata,  per Platone commercio e finanza non meritavano stima, per i cinici il denaro era cosa volgare, tra gli ebrei, gli esseni disprezzavano la ricchezza e il commercio e vivevano in comunione di beni.
I primi cristiani condannavano i ricchi e la proprietà privata e praticavano la comunione dei beni,  aspettando l'imminente fine del mondo, erano quasi tutti poveri e schiavi, tra loro gli ebioniti o poveri ricollegavano la loro povertà agli apostoli, altre sette cristiane erano contrarie alla proprietà ed al denaro.
La primitiva chiesa dei poveri si presentava anche come un'istituzione caritativa, i vescovi però, piano piano, accrescevano le loro sostanze e guardavano con crescente interesse alle classi benestanti che facevano loro donazioni e lasciti.
Ben presto Paolo, che aveva parlato  della redenzione, del peccato originale e della predestinazione, si aprì  ai gentili ed ai padroni, giudicando positivamente la proprietà e condannando  i nullatenenti che non volevano lavorare, la sua comunità non praticava più la comunione dei beni.
I primi cristiani avevano anche un'avversione verso lo stato che era visto al servizio di satana, esso era definito da loro: "La grande meretrice, il moloc orrore della terra", per Cristo gli stati facevano parte della "civitas diaboli".
Ben presto però i cristiani successivi fecero il loro compromesso con il potere, infatti per Paolo, che  era collaborazionista, lo stato era stato preordinato da Dio, poi, da Costantino in poi, i dirigenti cristiani giunsero ad esaltare gli imperatori.
Quindi la chiesa giudicò il commercio necessario, anche se lo vietò ai chierici, già nel III secolo ci furono banchieri cristiani, lo stesso papa Callisto I fu un banchiere e un usuraio, poi la chiesa arrivò a mettere le mani sui latifondi e accumulò privilegi, in un quadro storico in cui le tasse le pagavano solo i poveri.
Chi lasciava i beni ai poveri, in pratica li lasciava alla chiesa, nella storia della chiesa, infatti, i poveri divennero un eufemismo, usato per accrescere il suo patrimonio; comunque, all'inizio, anche i vescovi, a volte, lasciavano le loro terre private alla chiesa, così fecero Cipriano, Basilio e Gregorio di Nissa, queste terre erano appartenute alla loro famiglia o le avevano avute in donazione a loro volta.
Malgrado Platone ed Aristotile avessero fatto presente che la povertà poteva portare alle  rivolte, la chiesa, raggiunta la ricchezza,  divenne ben presto sorda alla sorte degli emarginati, ora prometteva ai poveri solo il regno dei cieli e invitava i ricchi a fare elemosine per i poveri;  contemporaneamente Cipriano benediceva la fortuna dei poveri che non avevano le tribolazioni e gli affanni dei ricchi, anche Clemente ce l'aveva più con i peccatori che con i ricchi.
L'elemosina era stata praticata anche dai greci, dal IV secolo la chiesa tenne a freno i poveri e corteggiava i ricchi, infatti  Gregorio Nazianzeno vedeva nella ricchezza un dono di Dio e affermava che era meglio aiutare i ricchi divenuti poveri che i nati poveri.
Ambrogio, a causa della sua elevata posizione sociale, patrocinava la causa dei poveri senza guastarsi i ricchi, non era contro i ricchi o contro la proprietà e invitava all'elemosina, però, almeno lui, fece presente che la proprietà non aveva fondamento nella natura ma nell'usurpazione, non gli era sfuggito che le terre e le sostanze erano state spesso rubate ad altri.
Come sappiamo, i primi cristiani erano poveri e mettevano tutto in comune, come fossero comunisti, tale costume continuò con i monaci cristiani, mentre, ben presto, gli altri cristiani si dissociarono, inseguendo i loro interessi privati.
Comunque, tra alcuni dirigenti cristiani rimase una certa antipatia per i ricchi e Giovanni Crisostomo (347-409) affermò che solo con l'ingiustizia e l'iniquità si diventava ricchi, accusò i giudici di farsi corrompere e affermò che l'avidità faceva scoppiare guerre e rapine, quindi consigliò ai ricchi di fare beneficenza per salvarsi l'anima.
Crisostomo però, per non alienarsi i ricchi benefattori della chiesa, non rinnegò esplicitamente la proprietà privata e osservò che, mentre i ricchi passavano notti insonni, i poveri riuscivano a dormire, affermava che i poveri erano più felici dei ricchi, asserì che il lavoro era un mezzo per l'educazione e una cosa virtuosa, perché l'uomo era nato per il lavoro. Certamente però non gli era sfuggito il fatto che le classi privilegiate sfuggivano il lavoro, soprattutto quello manuale, cioè il vero lavoro.
Per Teodoreto ricchezza e povertà facevano parte dell'ordine naturale voluto da Dio, Agostino difese le differenze sociali esistenti e la proprietà, che, anche per lui, era dono di Dio, anche per lui la ricchezza non rendeva felici, per Agostino il guadagno del commerciante era legittimo, invece Salviano di Marsiglia aveva affermato che la vita degli uomini d'affari era inganno e spergiuro.
Così l'immenso patrimonio fondiario della chiesa fu definito eufemisticamente: "Proprietà dei poveri". Agostino ebbe a combattere i manichei, che guardavano il denaro come un male, e i pelagiani che invitavano i ricchi a rinunciare ai loro beni, corteggiò gli straricchi e si pronunciò a favore delle elemosine, metteva anche in guardia i poveri dalla bramosia dell'avere.
Agostino esaltava il lavoro degli altri, specialmente il lavoro nei campi, durante i quali s'innalzavano inni religiosi che, oltre a rafforzare lo spirito, facevano sentire meno la fatica, come accadeva agli schiavi negri americani. Agostino voleva anche la sottomissione di mogli, figli e schiavi.
Con l'aumento di ricchezza, vescovi e chierici furono contagiati dalla sete di potere e dalla venalità, si esortarono i fedeli a fare offerte volontarie alla chiesa e agli spiccioli dei poveri si aggiunsero le ricche offerte dei ricchi; Tertulliano, a carico dei fedeli, introdusse anche una specie di quota associativa, per Ireneo l'offerente acquistava un credito in cielo.
Nei primi due secoli i sacerdoti vivevano d'offerte volontarie, poi si prese a prelevare dai fedeli una  tassa, detta decima sulla terra,  con la motivazione che i santi della chiesa non potevano procacciarsi gli alimenti da soli. Il primo collettore di queste entrate divenne il vescovo, che rivendicava il potere di amministrare, insegnare ed ordinare, a lui erano sottomessi chierici e laici.
Il vescovo poi, controllando la cassa, come accade oggi anche in politica, s'impose in maniera assoluta sul suo clero che poteva, a suo arbitrio, insidiare o destituire, divenne amministratore del patrimonio ecclesiastico, delle offerte e delle donazioni, delle quali doveva rendere conto solo a Dio, in pratica a nessuno. Sacerdoti e diaconi rispondevano solo a lui e ne ricevevano uno stipendio, però, siccome questo era esiguo, i sacerdoti all'inizio esercitavano anche un altro mestiere.
Nel 343 l'imperatore Costanzo concesse esenzioni fiscali ai chierici che svolgevano attività commerciali, da Costantino in poi, cioè nel IV secolo, la chiesa prese ad incrementare la sua proprietà immobiliare, però nel III secolo la chiesa di Cartagine era già ricca.
Ad innestare le persecuzioni di cristiani cattolici,  eretici, ebrei e pagani, fu anche la voglia di riempire le casse dello stato con la confisca di loro beni, nei secoli a venire quest'operazione si sarebbe ripetuta a carico di ebrei, templari e gesuiti, perché lo stato faceva espropriazioni sia in pace sia in guerra, così facendo mirava all'equilibrio di bilancio.

Fine della seconda parte del III volume.