KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO -  Editore Ariele
 

Vol 4 - PARTE PRIMA

Ernesto Rossi ha detto che il Vaticano è naturale alleato delle forze reazionarie dalle quali può ottenere i privilegi che chiede, la Santa Sede esercita un potere indiretto sul governo tramite il braccio secolare, così raggiunge i suoi obiettivi senza assumersi responsabilità, è il governo anonimo per interposta persona.
Pio IX, contrario alla modernità ed ai diritti umani, emanò tre dogmi, nel 1854 quello dell'immacolata concezione e nel 1870 quello del primato di Pietro e quello dell'infallibilità papale. La chiesa cattolica fonda la sua potenza sull'ignoranza, l'uomo sarebbe eterno bambino, mentre il papa è l'autorità assoluta e la fonte della verità definitiva, l'ignorante è sempre in condizione di minorità ed è incapace di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro.
In un primo momento i vescovi romani riconobbero la supremazia dell'impero d'Oriente, il potere degli imperatori di Bisanzio era fatto derivare da Dio, questi imperatori  comandavano sui patriarchi, sui vescovi ed anche sul vescovo di Roma ed ingerivano nelle faccende ecclesiastiche.
Il crollo dell'impero d'occidente nel 476, di fatto, consolidò la posizione del papato di Roma e ne favorì l'indipendenza da Bisanzio, anche se all'inizio la fine del potere di Roma imperiale fu vista dal vescovo di Roma come una catastrofe, anche perché il vescovo di Roma aveva collaborato strettamente con l'imperatore di Roma.
Così Roma divenne una città di preti e le festività civili scomparvero a favore di quelle religiose, i  privilegi ecclesiastici erano tali che il mestiere di prete attirava molti, per conseguenza nel 592 l'imperatore d'oriente, Maurizio, proibì la fuga dei soldati e dei funzionari nei chiostri e tra le file del clero.
Nel V secolo il vescovo di Roma era diventato il più grande latifondista dell'impero romano, sotto i merovingi, i papi dirigevano i funzionari statali, l'esercito e contribuivano alla scelta dei governatori delle province.
I papi, con l'aiuto dei longobardi, presero le distanze da Bisanzio, poi, con l'aiuto dei franchi, si liberarono dei longobardi. Il papa mirava al primato  sugli altri patriarchi, però fino al 754 fu suddito di Costantinopoli, poi, offrendo la corona imperiale al re dei franchi, si trasformò in padre dei regnanti.
Il neonato impero romano d'occidente però fu  considerato un'usurpazione da Bisanzio, con il sacro romano impero, il papa conquistava  popoli ex ariani e pagani, accresceva le sue ricchezze e gettava le basi per un proprio stato, facendosi forte della falsa donazione di Costantino.
I vescovi erano imparentati con l'aristocrazia, con la quale condividevano interessi economici e politici e partecipavano alle lotte per il potere, guidati sempre dal proprio interesse, al centro d'ogni interesse si ergeva la chiesa.
Ai vescovi di Gallia furono concessi incarichi militari ed il territorio che la chiesa di Roma perdeva con l'espansione araba, lo acquistava in nord Europa, tra gli ostrogoti, i vescovi assunsero funzioni statali ed in  Inghilterra  i vescovi divennero membri del parlamento, governanti e condottieri.
I vescovi crearono il diritto, innalzarono e abbatterono re, anche in Italia vescovi ed abati occuparono uffici amministrativi assieme ai conti, promulgando le leggi assieme ai governi civili. La chiesa sopravvisse sempre alla caduta dei suoi alleati, anzi rafforzandosi ad ogni cambio di regime, calpestando la giustizia ed il popolo, tentò sempre di trasformare lo stato in un suo  sgherro.  Nel Medioevo il clero era mosso solo dal proprio egoismo, dalla bramosia del potere e delle ricchezze, non era commosso dalle miserie delle masse.  I sinodi dei franchi, tenuti a principio del IX secolo, non si preoccupavano dell'indigenza generalizzata, ma dell'intangibilità dei patrimoni ecclesiastici e dall'affrancamento dei prelati dal pagamento delle imposte.
All'inizio il vescovo di Roma aveva riconosciuto il primato dell'impero, poi elaborò la dottrina delle due potestà, secondo la quale il potere civile e quello spirituale erano entrambi d'origine divina  e di pari dignità, in un terzo momento elaborò la dottrina delle due spade, in base alla quale Cristo avrebbe consegnato alla chiesa le due spade del potere temporale e di quello spirituale, riconoscendo quindi al papa il primato.
In cambio dei suoi privilegi, la chiesa offrì all'impero la docilità assoluta dei sudditi, perché ora il potere veniva da Dio, in contrasto nettissimo con l'odio verso lo stato da parte dei primi cristiani, anche Gregorio VII (1073-1085) diceva che il potere imperiale era sotto influssi diabolici, però poteva essere santificato, non operando bene, ma con  il riconoscimento dell'autorità del papa, unico depositario di verità e di giustizia.
Il papa acquisì privilegi feudali, distribuì regni e principati, tanto che lo stesso Gregorio VII riteneva di poter infeudare l'Inghilterra ed Adriano IV  (1154-1159)  voleva concedere l'Irlanda ad Enrico II.
Per mezzo d'eserciti e di mercanti il cristianesimo si diffuse in Gallia settentrionale e fino al Reno, nel III secolo apparvero in Francia le prime comunità cristiane, nel IV secolo il cristianesimo divenne religione dominante in alcuni territori renani, alla fine del V secolo ci fu  l'evangelizzazione dei franchi, alla fine del VI secolo l'evangelizzazione degli anglosassoni e dei longobardi, nel IX secolo si cristianizzò la Scandinavia, nel X secolo si convertirono slavi occidentali ed ungheresi.
Furono rasi al suolo templi pagani ed altri furono trasformati in  chiese cristiane, per missionari il regno di Dio, in pratica, aveva natura assolutamente materiale, i sacerdoti prosperavano sulla paura e sull'angoscia della gente, che era vittima della peste, della guerra e della carestia.
Allora era proibito ai cristiani di mangiare alla stessa tavola dei pagani, la prima a convertirsi al cristianesimo, per cupidigia ed interesse, fu la nobiltà, con l'alleanza della chiesa con lo stato anche le guerre dei re cristiani divennero sacre.
Della religione della tolleranza i germani convertiti fecero una religione guerresca, il clero sapeva infondere ai germani convertiti la fierezza della nuova condizione, i franchi presero il posto del popolo eletto d'Israele, adoravano San Giorgio, che aveva ucciso un drago, e San Martino, che era un ex guerriero.
Numerosi principi germanici si convertirono perché Cristo li avrebbe guidati alla vittoria in battaglia, tanti di loro si fecero battezzare dopo un voto e una strage ben riuscita; sotto i carolingi, le vittorie militari più importanti furono attribuite a San Pietro, invece i rovesci militari erano imputati dai preti alla scarsità della fede ed ai peccati, mentre profetizzavano la vittoria finale di Cristo.
Dopo la conversione dei loro principi, i barbari germani si convertirono, tribù per tribù e non individualmente, i legati papali  presso i principi prima convertivano le loro mogli poi, attraverso queste, i principi, quindi, per inerzia, intere tribù.
L'elemento decisivo per la conversione non era il vangelo, ma la scelta del re, il suo matrimonio con una cristiana o una grande vittoria militare, poi i propagandisti cristiani si volsero a convertire i grandi latifondisti feudatari, sulle cui terre erigevano preliminarmente una chiesetta, il popolo sarebbe venuto automaticamente.
Nell'alto o primo medioevo i contadini erano generalmente pagani, mentre i cittadini erano cristiani, quindi i pagani erano più numerosi dei cristiani, il cristianesimo nacque come religione cittadina e poi divenne religione di stato, divenne la regione dei feudatari dominanti e attraverso questi, in un secondo tempo, si estese ai contadini, che però, contemporaneamente, continuavano a seguire pratiche pagane.
I contadini erano usi adorare gli alberi, come la quercia, pietre e fonti, perciò i sinodi condannarono queste pratiche pagane, i Germani praticavano una religione naturale dai tratti panteistici, veneravano i boschi, i monti, le sorgenti,  i fiumi, i mari, il sole, la luce, l'acqua, gli alberi e le pietre, credevano nei demoni e negli spiriti, loro eredi furono le streghe medievali, perseguitate dalla chiesa.
Ad un certo punto l'organizzazione ecclesiastica, con l'assenso di principi conquistatori,  prese a praticare nei territori conquistati  i battesimi forzati e la distruzione di templi pagani. Presso Colonia, San Gallo, zio di San Gregorio, vescovo di Clermont-Ferrand, fece incendiare un tempio pagano e fu salvato dalla furia vendicatrice dei contadini dall'intervento del re.
Durante la lotta contro il paganesimo, alcuni santi cristiani furono incendiari e predoni, San Vigilio, vescovo di Trento,  nel 400 distrusse un'immagine e fu lapidato dai contadini incolleriti.
San Benedetto (morto nel 543), padre del monachesimo occidentale,  si accanì contro un tempio d'Apollo e contro  i boschi sacri, in Irlanda San Colombano (morto nel 615) con i suoi monaci sradicò i culti pagani e fondò un centinaio di conventi, poi si diresse in Gallia dove, appoggiato dai merovingi, abbatteva i templi pagani con il fuoco, quindi si rifugiò presso i longobardi.
Oggi San Colombano è patrono dell'Irlanda e protegge dalle inondazioni  e dalle malattie mentali, il suo discepolo, San Gallo, incendiò templi e boschi e si diede alla caccia d'idoli, praticò il battesimo coatto, e naturalmente, come S. Colombano, compì  miracoli, anche Eligio, vescovo di Noyon, dopo aver riattaccato la zampa ad un ronzino, divenne patrono dei maniscalchi.
Martino di Tours (morto nel 397)  con l'aiuto dei suoi monaci, ma contrastato dai contadini, spianò templi, altari druidi e querce sacre, era stato prima militare presso l'esercito romano e iniziò la sua carriera religiosa come esorcista, vedeva il demonio nell'aspetto dei pagani, in seguito alle sue guarigioni miracolose, divenne vescovo, santo e patrono dei francesi, ben 425 paesi della Francia oggi portano il suo nome.
Nelle spedizioni belliche, i principi merovingi portavano come reliquia il suo leggendario mantello, sul quale si prestavano giuramenti e si stringevano accordi, ove Martino aveva distrutto luoghi di culto pagani, aveva fatto costruire centri di culto cristiani e sui templi distrutti e sulle necropoli pagane fece costruire monasteri.
Stato e chiesa favorirono insieme la diffusione della nuova fede e la distruzione dell'antica, Bonifacio V (619-625) invitava il re degli Angli d'Inghilterra  a distruggere i luoghi di culto pagani, in Germania il culto pagano fu represso con l'esilio, l'esproprio e la riduzione in schiavitù.
Si proibirono anche banchetti, canti e danze pagane, i concili gallici condannarono magia, esorcismo, divinazioni, riti per i morti, sacrifici, banchetti, danze, il culto dei geni delle rocce, degli alberi, delle sorgenti ed i sacrifici a favore di Giove (Donar) e Mercurio (Odino).
I franchi dal Reno meridionale si stanziarono in Belgio ed in Francia settentrionale,  come federati dei romani, prestavano servizio nell'esercito romano e, contemporaneamente, erano  impegnati in faide tribali, acclamavano re e li deponevano.
Meroveo nel 450 aveva combattuto con Ezio contro gli Unni, Childerico (morto nel 482),  anche se non era cristiano, concesse privilegi alle chiese, gli successe Clodoveo I (466-511) un bandito che estese il suo regno con rapine, assassini e razzie, alla fine assoggettò i gallo-romani.
Clodoveo I divenne cristiano cattolico e perciò fu  decantato dal vescovo Gregorio, allora la maggior parte dei principi barbari erano cristiani ariani, il re si convertì dopo aver sposato la principessa cattolica burgunda, Clotilde, che perciò divenne santa.
Il matrimonio fu arrangiato da due santi, Avito e Remigio, dopo una difficile vittoria contro gli Alemanni provenienti dall'Elba, nel 496 a Reims Clodoveo si convertì e si fece battezzare, in pompa magna, fu acclamato dai vescovi come un novello Costantino, mentre Remigio lo incitava ad incendiare le vestigia delle vecchie religioni.
Remigio era un vescovo di famiglia aristocratica e divenne l'apostolo dei franchi, predicò il cattolicesimo tra ariani e pagani, fece miracoli e distrusse altari pagani, anche il vescovo Avito era un aristocratico, figlio di un vescovo e fratello di un altro vescovo, lavorò per il passaggio dei franchi al cattolicesimo, promettendo fortune belliche.
S. Avito raccomandò a Clodoveo le missioni presso i pagani, in pratica raccomandò la guerra e favorì la conversione dei Burgundi, quindi Clodoveo I fece convertire al cattolicesimo i suoi uomini, che erano ariani e pagani, mentre i principi della chiesa, Avito e Remigio, occuparono posti d'onore alla corte di Clodoveo ed esercitavano su di lui massima influenza.
Il re elargì al clero donazioni e terre, provenienti dai bottini di guerra, si assicurò il sostegno del clero gallo-romano, la sua conversone al cattolicesimo, come quella di Costantino, fu un atto squisitamente politico, divenne cattolico per favore la su espansione territoriale e così fondò il regno dei franchi su germani e gallo-romani.
I burgundi dalla Scandinavia si erano prima insediati in Germania orientale, nel 435 irruppero in Gallia e si stabilirono nel sudest,  nel 461 fecero loro capitale Lione, nel IV secolo, tramite i visigoti, si convertirono in parte all'arianesimo,  poi si avvicinarono al cattolicesimo. Nel 500 la chiesa cattolica istigò Clodoveo I a fare guerra ai burgundi e  il re dei burgundi, Gundobado (480-516) accusò i vescovi cattolici di averlo tradito.
I visigoti si erano separati dagli ostrogoti, che erano stati sterminati dall'imperatore romano Giustiniano I, divennero ariani e si stanziarono sulle rive del Danubio, poi penetrarono in Italia, nel 415 penetrarono in Spagna, lo stesso anno il loro re Ataulfo morì assassinato a Barcellona da un cattolico del suo seguito.
Il re visigoto Teodorico II (453-466), che era cristiano ariano,  sconfisse duramente gli svevi  cattolici stanziati in Portogallo, così il cattolicesimo per un secolo fu sradicato in Portogallo, i re goti erano per la libertà religiosa e si scontrarono con il fanatismo religioso dei missionari cattolici, in ogni modo conquistarono la Spagna.
L'episcopato cattolico di Gallia, costituito da membri della nobiltà senatoria romana, si orientò verso Clodoveo I, unico re cattolico dei germani, così, nella guerra tra visigoti e franchi, questi vescovi parteggiavano per i franchi, anche se alcuni vescovi cattolici, come Cesario e Quinzano,  pare che si macchiassero di tradimento verso Clodoveo,  in altre parole facevano il doppio gioco.
Nel 507 Clodoveo, alleato con i burgundi, mosse guerra contro i visigoti  e presentò la guerra come una crociata per la liberazione della chiesa, alcuni vescovi guidavano la battaglia, la Madonna era la loro consigliera strategica.
I visigoti ariani furono sconfitti, i vescovi avevano aizzato i franchi a questa guerra, che,  come le altre guerre, era nata dalla sete di dominio di Clodoveo e dei vescovi, inoltre i vescovi si servivano di Clodoveo per la loro missione di conversione.
Penetrati a Bordeaux, i franchi rubarono il tesoro che il re visigoto Alarico aveva rubato ai romani, dopo aver preso  Roma, poi Clodoveo regalò parte del ricco bottino a S. Martino, suo aiutante a Tours.
Dopo la guerra Clodoveo, arricchì d'altri donativi il chiostro di San Martino, consegnò le chiese ariane ai cattolici e  impose la fusione delle tribù franche renane con i franchi salii, naturalmente San Gregorio lo acclamò come nuovo Costantino.
I successori di Clodoveo I favorirono la chiesa, il cattolicesimo ed il monachesimo, combatterono il paganesimo con energia crescente, con brutalità conquistarono la Burgundia e la Provenza (534-537) e continuarono la strada dell'alleanza fra trono e altare.
Intorno al 500 re Sigismondo di Burgundia si convertì dall'arianesimo al cattolicesimo, aveva commesso orribili violenze e delitti, nel 523 i franchi cattolici si scagliarono contro i burgundi cattolici, istigati da santa Clotilde, che voleva vendicarsi dell'assassinio dei suoi genitori. Comunque, anche Sigismondo, che aveva assassinato un figlio, divenne santo della chiesa cattolica, perché operò per la cattolicizzazione dei burgundi.
Nel 510 la Turingia tedesca era alleata con i visigoti di Teodorico contro i franchi, la casa reale di Turingia fu sterminata e sopravvisse la principessa Redegonda, che fondò un chiostro vicino Poitiers e divenne santa, allora tutti i santi dovevano essere aristocratici, cattolici e ben visti dai vescovi cattolici.
Molti prelati cattolici avevano cospirato con i franchi cattolici nei territori di missione presso i visigoti, nel 531 il re franco Childeberto I irruppe in territorio visigoto, accompagnato dal vescovo Leonzio, e sconfisse il re dei visigoti, Amalarico, presso Narbona.
Il re franco Teodeberto I, della schiatta dei merovingi, compì tante imprese belliche, con le solite distruzioni e stragi, fece donativi alla chiesa e la esentò dalle tasse, perciò San Gregorio lo esaltò, affermando che governò con giustizia.
Il re franco Clotario I continuò la guerra ai pagani e nel 555 fece la guerra ai  sassoni, promosse la venerazione dei santi, fece traslare le ossa dei martiri  e fondò numerosi chiostri, però, bramando  le crescenti ricchezze della chiesa, pensò di chiedere un terzo delle entrate alla chiesa, i vescovi gli risposero che, se toglieva qualche cosa a Dio, presto avrebbe perso il regno.
Childeberto I, usurpatore ed incestuoso, ladro di terre e assassino, era però sottomesso al clero, era circondato da preti a corte e collezionava reliquie, ricoprì di regali la chiesa cattolica e perseguitò pagani, perciò la chiesa  lo definì mite e giusto.
I longobardi provenivano dalla Scandinavia e avevano combattuto a fianco dei romani, si stanziarono nel corso dell'Elba, vicini ai sassoni,  quindi arrivarono in Ungheria e poi in Italia settentrionale, in maggioranza erano ariani, ma tra loro non mancavano cattolici e pagani.
Erano brutali conquistatori e razziatori, la loro penetrazione in Italia fu facilitata dal fatto che il paese era esausto per la lunga guerra contro i goti, nel 569 presero Milano e nel 572 Pavia,  dove fissarono la loro capitale, la città era stata anche la capitale degli ostrogoti.
Con l'arrivo dei longobardi, in Italia restarono sottomesse a Bisanzio solo Roma, Venezia, Ravenna, Napoli, Reggio e Taranto, i longobardi facevano scorrerie nel territorio bizantino, espropriarono terre e distrussero chiese e conventi. Ciò malgrado, a Treviso il vescovo Felice offrì a re Alboino le chiavi della città e  molti altri vescovi fecero accordi con i longobardi, anche per assicurarsi la successione del loro vescovado.
Quando Alboino sposò la principessa franca e cattolica Clodosvinta, il vescovo Nicezio di Treviso  sollecitò la regina a far convertire il coniuge ariano al cattolicesimo, secondo una tecnica collaudata dei vescovi verso i principi non cattolici, si convertiva prima la regina, poi, per mezzo di questa il  re, i sudditi sarebbero poi venuti automaticamente.
In Francia il re franco Chilperico I (561-584) uccideva gli avversavi politici e ne incamerava i beni, istigato dalla moglie Fredegonda, amica del vescovo Egidio di Reims. I vescovi di corte prendevano attivamente parte alle congiure, infatti, il vescovo Protestato di Rouen, alleatosi con Meroveco e con il vescovo di Reims, Egidio, partecipò ad una congiura contro Chilperico I che falli e Moroveco ed Egidio furono messi a morte.
Mentre la dinastia merovingi s'indeboliva, anche a causa di faide e intrighi, i latifondisti feudali si rendevano sempre più indipendenti dalla monarchia, il vescovo d Bordeaux, Bertram, era in stretti rapporti con la regina Fredegonda ed un giorno fu accusato dal vescovo Palladio di Saintes di lussuria, adulterio e spergiuro.
Nel 585 le truppe del santo Guntram, re di Burgundia (festeggiato il 25 marzo), e giudicato da Gregorio di Tours incline alla misericordia, assalirono la chiesa di S. Vincenzo, depredando e assassinando preti.
A Roma papa Pelagio II (579-590) invocava l'aiuto dei franchi contro i longobardi che volevano unificare l'Italia con Roma capitale, inoltre i vescovi di  Milano e Aquileia avevano promosso uno scisma religioso contro il papa.
Nel 583 i franchi, alleati con i bizantini, mossero contro i longobardi, i longobardi si riconobbero tributari e il re franco Childeberto II tornò a casa, dopo aver fidanzato la sorella Clodosvinta con il re longobardo Autari, poi nel 591 Childeberto II tornò in Italia ed aumentò il tributo a carico dei longobardi.
Il re dei visigoti Leovigildo (568-586)  aveva messo al bando i vescovi cattolici, espropriato le loro chiese e imposto la fede ariana, però egli era soprattutto contro il clero cattolico, perché costruì chiese e conventi cattolici e pregava nelle chiese cattoliche.
Nel 579 Leovigildo fece sposare suo figlio Ermenegildo alla principessa franca cattolica Ingunda,  poi si cercò di convertire con la forza Ingunda  all'arianesimo, mentre il vescovo cattolico Leandro, zio materno di Ermenegildo, tallonava Ingunda perché rimanesse cattolica.
Così Ingunda era assediata da una famiglia di santi, infatti, Leandro era fratello di S. Isidoro di Siviglia, Leandro fece scacco matto e nel 579 riuscì anche a convertire Ermenegildo al cattolicesimo e lo istigò a ribellarsi al padre Leovigildo, che però prevalse nello scontro,  bandì Leandro e mise a morte il figlio Ermenegildo.
Papa Gregorio I (590-604) affermò che Ermenegildo fu ucciso perché si era rifiutato di diventare ariano e ne fece un  martire cristiano del fanatismo ariano, nel 1585 papa Sisto V lo innalzò all'onore degli altari, per vendicare Ermenegildo, i franchi intervennero contro i visigoti.
Leovigildo  perseguì una politica anticattolica e controllava la chiesa ariana anche in questioni dogmatiche, per Isidoro di Siviglia era l'anticristo, dopo la sua morte, il figlio Reccaredo (586-601), divenuto re dei visigoti, passò al cattolicesimo, perché voleva come alleata la chiesa. Isidoro affermò che era mite e di buon cuore e che restituì alla chiesa ciò che il fisco le aveva tolto sotto il regno del padre.
I visigoti di Spagna si convertirono al cattolicesimo sotto papa Pelagio II (579-590), mentre gli ostrogoti erano stati cancellati dalla storia, da allora il cattolicesimo plasmò la Spagna e i suoi sovrani si conformarono alle decisioni dei concili di Toledo, capitale del regno visigoto, allora in Spagna anche gli svevi, che erano ariani, avevano un loro territorio.
Il popolo visigoto però stentava a seguire il re nella sua conversione, con il terzo concilio di Toledo del 589 furono dispersi gli organismi ecclesiastici ariani, gli ariani furono esclusi dagli uffici pubblici e così sotto il regno visigoto di Reccaredo scomparvero gli ultimi ariani di Spagna.
I vescovi, con in testa San Isidoro di Siviglia, esaltarono Reccaredo come novello Costantino, il concilio di Toledo, durante il quale gli ariani in massa si convertirono al cattolicesimo, condannò l'arianesimo, perseguitò gli ebrei e rafforzò le servitù ecclesiastiche, allora S. Leandro  era mediatore nei rapporti tra re Reccaredo  e papa Gregorio I.
Reccaredo faceva la guerra perché il suo popolo non si disabituasse alle armi, creò una flotta, infranse ogni opposizione al cattolicesimo, agli ariani furono interdetti i pubblici uffici, il loro patrimonio fu confiscato, alcuni vescovi ariani trovarono la morte e ci furono conversioni coatte, furono  bruciate  bibbie ariane.
Gregorio I (590-604) attaccò giudaismo, paganesimo ed eresie, con la violenza, la predicazione e la corruzione, ai convertiti alleggeriva le gabelle e le aumentava a chi non si convertita, una pratica poi usata dall'Islam nella sua opera di conversione.
Papa Gregorio I fu il primo monaco a diventare papa, discendeva da una ricca famiglia senatoria romana, con grandi latifondi,  la sua famiglia aveva dato altri due papi, Agapeto I e Felice III, la madre e due sue zie si fecero monache, dal IV secolo ormai la maggioranza dei santi  apparteneva a ricche famiglie, erano governanti, vescovi o uomini di chiesa.
Gregorio I era malaticcio ed attendeva la fine del mondo, dichiarò che la peste era la punizione divina per i peccati dei longobardi, pregava i santi mai esistiti, Gervasio e Protasio, inventati da Sant'Ambrogio di Milano.
Gregorio era stato prefetto bizantino di Roma ed ex giudice penale, poi  mirò al trono episcopale, fondò sei monasteri, a Bisanzio aveva chiesto all'imperatore truppe e denaro per combattere i longobardi. Dalla fine del 400 il patriarca di Costantinopoli ricopriva il titolo di patriarca ecumenico, al tempo di Gregorio era patriarca Giovanni IV.
Dall'imperatore Giustiniano era stato riconosciuto il peso del vescovo di Roma, perciò Gregorio, come il predecessore Pelagio, si scagliò contro la superbia del patriarca di Bisanzio e contro l'imperatore di Bisanzio che non volevano riconoscere il primato del papa.
Poiché anche il successore di Giovanni IV,  S. Ciriaco, usava il titolo di patriarca ecumenico, alla fine anche Gregorio I decise di assumere questo titolo e chiamava Pietro, principe degli Apostoli,  rivendicando il suo primato.
Gregorio I chiedeva a monaci e suore obbedienza, disciplina e voto di povertà e li chiamava soldati della chiesa, era severo con i monaci ma con  potenti faceva eccezioni, vietò ai sudditi di criticare i superiori o di rovesciarli, diceva che l'uomo aveva meritato di essere sottomesso a cattivi padroni, chi biasimava l'autorità dei superiori, biasimava colui che l'aveva conferita loro, cioè dio, in  tal modo si guadagnò la stima di tutta la classe dirigente.
Tra i suoi atti di coraggio si segnala che accusò il vescovo Natale di Salona di gozzovigliare, di corruzione, violenza,  violazione del celibato e perciò lo scomunicò, però allora in Sardegna i poveri erano salassati dalle tasse, i preti si appropriavano dei patrimoni dei conventi, praticavano violenza, usura ed omosessualità, l'arcidiacono andava a caccia delle donne degli altri e l'arcivescovo rubava le ricchezze altrui, eppure  Gregorio non intervenne e non li cacciò via.
Quando il vescovo Andrea di Taranto, che maltrattava i preti  e teneva relazioni con le donne, uccise una donna di botte, il papa lo sospese dalla celebrazione della messa solo per due mesi, per gli altri comuni peccatori carnali della chiesa le pene previste erano maggiori, naturalmente sempre se erano scoperti.
Gregorio I raccomandò la tortura e la galera, usò la violenza, la carcerazione  e le agevolazioni fiscali per favorire le conversioni de pagani, nella lotta all'eresia usò anche il denaro, raccomandò ai sudditi mansuetudine, obbedienza e devozione, per lui gli eretici erano ribelli e superbi e non  meritavano tolleranza, si accanì contro gli eretici donatisti perché volevano anche la divisione delle terre.
Sotto Gregorio I, detto Magno, gli ebrei non potevano costruire sinagoghe, fare i missionari, fare conversioni, fare matrimoni misti, ereditare, possedere incarichi pubblici o militari, possedere schiavi cristiani; il papa spingeva gli ebrei alla conversione con la corruzione, inoltre sostenne il battesimo forzato d'ebrei.
Il papa possedeva terre in Italia, Europa ed Africa, era il più grande latifondista d'Italia, alcune terre le aveva rubate alla chiesa ariana, allora la chiesa cattolica era la prima potenza economica d'Italia, arricchita anche da lasciti e donazioni.
I contadini erano salassati dalle tasse imperiali, dagli affitti e dai tributi alla chiesa, subivano l'estorsione dai preti anche per un permesso di matrimonio, Gregorio, come il resto del clero, quando riceveva denaro, si definiva cassiere dei poveri, ma era solo un eufemismo, allora i vescovi non si prendevano cura degli oppressi e dei poveri e i contadini liberi e proprietari di terra erano rari.
Per Gregorio I le divisioni in classi erano la conseguenza del peccato, perciò si doveva accettare il dominio degli altri, Dio e la chiesa erano per il mantenimento della schiavitù, anche la chiesa e i conventi avevano bisogno di schiavi, il papa scoraggiava gli schiavi che volevano fuggire e regalava schiavi agli amici, stranamente, faceva affari anche in attesa della prossima fine del mondo.
Roma si era messa prima sotto la protezione di Bisanzio e poi di Teodorico, re dei goti, quando prevalsero i bizantini i papi furono sottomessi all'esarca, il governatore bizantino di Ravenna; dopo la morte dell'imperatore di Bisanzio, Giustiniano, avvenuta nel 565, l'impero di Bisanzio fu sotto  la minaccia dei persiani, perciò il papa si avvicinò ai longobardi, i bizantini in Italia controllavano Ravenna, la Pentapoli, Venezia, Genova, Roma, Napoli e Amalfi. Nel 589 Gregorio, timoroso dei longobardi, che volevano unificare l'Italia, si avvicinò ai franchi.
Gregorio fu il fondatore del potere temporale dei papi, anche se lo stato del chiesa non era ancora nato, i vescovi di Gregorio eleggevano i governatori provinciali, anche se l'imperatore di Bisanzio emanava i decreti ecclesiastici, indiceva i concili, ratificava l'elezione del papa e d'altri importanti seggi episcopali in Italia e deponeva arcivescovi.
Gregorio I si destreggiava tra oriente e occidente, badando solo al proprio interesse,  si disse fedele all'imperatore di Bisanzio Maurizio  e poi al suo successore e assassino Foca, ufficialmente anche le truppe stanziate a Roma dipendevano da Ravenna, cioè da Bisanzio, però Gregorio n'assunse il comando e nominò gli ufficiali.

Fine della prima parte.