KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Vol 4 - PARTE SECONDA
Papa Gregorio I Magno, prima definiva i longobardi briganti, assassini e
incendiari, poi fece con loro un trattato di pace a spese di Bisanzio, al re
dei longobardi disse: "Senza la pace si verserebbe il sangue dei contadini, il
cui lavoro va a vantaggio di entrambi".
Opponendosi a Bisanzio, Gregorio arrivò a scomunicare l'esarca di Ravenna,
Romano, il papa era anche vicino alla regina cattolica Teodelinda, moglie del
re longobardo Agilulfo, grazie alla mediazione del vescovo Secondo, consigliere
della regina.
Il papa mandò in regalo alla regina Teodolinda dell'olio santo, schegge della
croce di Cristo e bottigliette con il suo sangue, perciò Teodelinda fece
battezzare con il rito cattolico suo figlio Adaloaldo, poi il re Agilulfo si
accostò al cattolicesimo, accettò i missionari cattolici e restituì le terre
espropriate alla chiesa, aggiungendone delle altre.
A Bisanzio il capitano Foca detronizzò Maurizio, ne sterminò la famiglia e si
fece incoronare imperatore dal patriarca di Costantinopoli, sua moglie Leonzia
divenne imperatrice, Gregorio fece comunella e inviò lettere di gaudio, poi
collocò in Laterano le immagini della coppia imperiale di gangsters, vicine al
santo Cesario.
Gregorio I prese anche a dipingere Maurizio come un oppressore e definì Foca
giustiziere inviato da Dio, bisogna ricordare che Maurizio aveva cercato di
contenere il potere del papa, sostenendo il patriarca di Costantinopoli, al
quale aveva anche conferito il titolo d'episcopo universale, mentre Foca
sembrava disposto a riconoscere il primato di Roma.
Il nuovo imperatore di Bisanzio, Foca, riconoscente al papa, gli regalò il
Pantheon di Roma, già dedicato dai romani a tutte le divinità, che i papi
successivi intitolarono ad ognissanti.
Il cristianesimo fu introdotto in Britannia da mercanti e soldati nel II secolo,
nel 314 al sinodo di Arles, in Francia, vi erano tre vescovi britannici, il
dominio romano sull'isola si concluse nel 400, al tempo di Gregorio I la
provincia meridionale di Britannia era divisa in un regno romano-britannico ad
occidente e nei regni degli Angli e Sassoni ad oriente.
Alla fine del V secolo il re degli Angli del Kent Etelberto, che era pagano,
sposò la principessa cattolica merovingia Berta, pronipote di Clodoveo, la quale
arrivò a corte seguita dal vescovo franco cattolico Liutardo.
Nel 595 Gregorio inviò alla corte di Etelberto il vescovo Agostino di Canterbury
(morto nel 604e fatto santo) per evangelizzare gli anglosassoni britannici, con
quaranta monaci questo ebbe mano libera nella propaganda, Agostino assicurava
anche di poter compiere miracoli, convinse Etelberto a costruire una chiesa in
onore di Pietro e Paolo.
Nel paese il culto di Odino e dei druidi cominciava ad essere messo in crisi, il
re Etelberto si fece battezzare nel 601, poi nel 602 giunsero i rinforzi dal
papa di Roma, così l'abate Mellito, capo della squadra pubblicitaria vaticana,
divenne vescovo di Londra.
Gregorio I invitò Mellito a distruggere gli idoli ma non i templi, che potevano
essere consacrati al Signore, era un'evoluzione sui costumi precedenti della
chiesa cattolica, chiese esplicitamente di trasformare le ricorrenze pagane in
feste cristiane, affermò che, invece di sacrificare i buoi agli dei, si
potevano fare uccidere gli animali e fare dei banchetti in onore di Dio, in
fondo la chiesa non era contro i macelli.
A Roma, sotto Gregorio I, la formazione filosofica e scientifica degli antichi
era stata archiviata in favore dell'esaltazione mistica, ciò malgrado, nel IX
secolo, in tono apologetico, Giovanni Diacono definì Gregorio Magno tempio di
sapienza e uomo sorretto dalle sette arti.
Sotto Gregorio la produzione letteraria fu scarsa, era condannata la cultura
classica, nessun conosceva il greco ed era conosciuto male anche il latino, per
Gregorio l'unica filosofia degna di nota si trovava nella bibbia, la stessa tesi
dell'Islam integralista, che però guarda al corano.
È probabile che il dotto della chiesa, Gregorio, abbia fatto incendiare la
biblioteca imperiale del Palatino e quella del Campidoglio a Roma, egli
propagandava l'ascesi e la fuga al mondo, rifiutava la cultura greca e non
imparò mai il greco, nonostante gli anni da lui trascorsi a Costantinopoli come
nunzio papale.
Gregorio era ostile alla scienza mondana, credeva all'imminente fine del mondo e
nel 600 rampognò il vescovo di Gallia, Desiderio di Vienne, perché insegnava
grammatica e letteratura classica, affermava che non era possibile cantare
contemporaneamente le lodi di Giove e di Cristo.
Gli artifici allegorici di Gregorio non conoscevano limiti, come quelli di
Ambrogio ed Agostino, ad ogni modo egli favori la conversione di tanti regnanti,
si mise a fabbricare reliquie in serie, che si credeva facessero miracoli, con
panni che, affermava, erano stati a contatto con gli apostoli e con le
presunte catene di Pietro.
Nel 599 regalò al re visigoti spagnolo Reccaredo un anello fatto con la catena
di Pietro, un crocefisso fatto con la croce di Cristo e una ciocca di capelli
di Giovanni Battista, il re franco Childeberto ricevette da lui le chiavi di San
Pietro e pezzi delle sue catene, la regina Brunechilde ebbe reliquie di Pietro,
inoltre Gregorio distribuì ai richiedenti resti dei pasti del Battista.
Per incarico dei vescovi c'erano scavatori di tesori d'ossa d santi, Gregorio
importò dall'oriente un braccio dell'apostolo Luca, un braccio dell'apostolo
Andrea ed il mantello dell'evangelista Giovanni, l'imperatrice Costantina,
moglie di Maurizio, gli chiese la testa di Paolo o un'altra parte del suo corpo,
il papa questa volta rispose che era un delitto smembrare il corpo del santo e
le fece avere solo un po' di limatura delle catene d San Pietro.
I diplomatici di Gregorio consegnavano ai potenti miracolose reliquie, delle
quali si esaltava la forza guaritrice, anche se dolori di stomaco e di gotta
del papa non venivano mai meno.
Gregorio I predicò l'obbedienza, approvò le guerre di religione e d'aggressione,
la fustigazione, la tortura, il carcere e la pressione fiscale, approvò
l'antisemitismo e represse le lettere e le scienze, definito da Schiller un
manigoldo, era l'autore più citato dai teologi ed uno degli scrittori più letti
nel medioevo.
Dopo la sua morte, il suo progetto di conversione dell'Inghilterra crollò
temporaneamente, pare che il canto gregoriano a lui attribuito non sia opera
sua, egli non è l'autore nemmeno degli inni poetici a lui attribuiti, era
successo anche con re Davide, ai potenti erano sempre attribuite opere
dell'ingegno altrui. Gregorio, con una lirica, si limitò solo ad esaltare il
criminale Foca.
In Francia i vescovi Sigismondo di Magonza e il suo successore Leudegasio erano
legati alla regina cattolica Brunechilde, che rimasta vedova era reggente in
nome dei figli, promotrice del culto di San Martino e fondatrice di chiese.
Naturalmente la regina era corteggiata da Gegorio I, anche se ella si apriva la
strada tra i cadaveri ed era disposta a tutto per il potere, il papa non faceva
cenno alle faide familiari di Brunechilde e la definiva faro luminoso,
governante intelligente e sapiente, la ringraziava per l'aiuto da lei fornito
alle missioni in Inghilterra e per aver combattuto eresie e paganesimo, per la
conversione dei pagani, le raccomandava l'uso della frusta, della tortura e del
carcere.
Il papa inviò anche alla regina delle reliquie ed il vicario apostolico e
consigliere Siagrio di Autun, ad Autan, Brunechilde fondò un chiostro dedicato
a S. Martino ed un convento femminile, la regina edificò abbazie, fece
donazioni alla chiesa e mise sotto la sua protezione i beni ecclesiastici; ciò
malgrado, quando il suo potere cominciò a vacillare, il papa l'allontanò,
invitandola a pensare alla sua anima.
Nel 599, in seguito ad una cospirazione, Brunechilde fu cacciata dalla corte di
Metz, tradita dai capostipiti dei carolingi e dal santo vescovo di Metz,
Arnolfo, passato dalla parte di suo nipote il merovingio Clotario, che divenne
re dei franchi.
Il regno franco era diviso in tre regni, la Neustria, l'Austrasia e la
Burgundia, Clotario, dopo aver fatto squartare la zia Brunechilde, fece altre
donazioni al clero, esentò la chiesa dalle imposte e le lasciò la libertà di
scegliere i vescovi, conseguentemente ebbe l'appoggio di Roma, anche contro la
vecchia benefattrice della chiesa Brunechilde.
Patrono speciale del re Clotario era San Dionigio, suo tesoriere era il vescovo
di Cahors, Desiderio, alla corte di Clotario rivestirono cariche ufficiali anche
i vescovi Paolo, Audoino di Rouen, Eligio di Noyon e Sulpicio di Bourges. Il
merovingio e neustriano re Clotario I elesse Parigi come capitale del suo regno
unificato.
Nel 614 il successivo re Clotario II convocò a Parigi un sinodo che segnò la
nascita della chiesa nazionale franca, Arnolfo, il capostipite della casa
carolingia, lo aiutò ad estendere la sua sovranità sull'Austrasia e sulla
Burgundia e fu ricompensato, per il suo tradimento, con il vescovado di Metz.
Un altro traditore, Pipino il vecchio d'Austrasia, fece carriera come maestro di
palazzo alla corte di Dagoberto I, figlio di Clotario II, e fu poi proclamato
santo dalla chiesa.
La venerazione dedicata al vescovo Arnolfo iniziò alla fine del VIII secolo ed
anche suo figlio Clodulfo divenne santo, anche in Burgunda era grande la
bramosia di potere dei vescovi, che partecipavano a tutte le faide, con alterne
fortune.
Dagoberto I (600-638), alla morte del padre si trasferì a Parigi e governò
consigliato da Pipino il vecchio e dal vescovo Arnolfo di Metz, fu l'ultimo dei
re merovingi, fece uccidere il fratello Cariberto II e conferì la reggenza d'Austrasia
al vescovo Cuniberto, missionario presso i frisoni.
Dagoberto I era corteggiato e tenuto in grande stima dal clero, favorì vescovadi
e chiostri e volle che i rampolli delle famiglie importanti fossero ospitati
alle scuole dei missionari irlandesi, fondò conventi e abbazie, tra le quali
quella di San Denis divenne famosa come luogo di sepoltura dei re franchi, a
quest'abbazia donò vasti latifondi tolti ai ribelli.
Il re promosse il culto di San Dionigi e si circondò di uomini della chiesa, tra
i quali santo Eligio, orafo e sovrintendente alla zecca, ed il vescovo di Tours,
suo consigliere fu il vescovo Cuniberto, succeduto ad Arnolfo, perseguitò
pagani e sottopose gli ebrei al battesimo forzato.
Sotto Dagoberto I si svilupparono le missioni cattoliche, perciò il re fu
proclamato santo, era un macellaio, ma benefattore della chiesa e amico dei
preti, perciò definito re buono dalla chiesa. Dopo la morte di re Dagoberto I
il regno franco si divise ancora in tre parti, rette da reggenti o maestri di
palazzo o maggiordomi di corte, in pratica primi ministri e amministratori unici
del bilancio pubblico.
In precedenza, il maggiordomo era stato a capo della guardia del sovrano e si
destreggiava tra re e nobiltà, dal 600 il maestro di palazzo divenne
rappresentante dell'aristocrazia, facendo soprattutto i suoi interessi, divenne
viceré e reggente, mentre gli ultimi merovingi sembravano marionette nelle sue
mani.
La più antica iscrizione cristiana di Francia, trovata a Lione, risale al 354,
nel IV secolo la Gallia pullulava di vescovadi autonomia da Roma, nel V secolo
il paese aveva 115 vescovi, anche se la vantata origine apostolica dei vescovati
franchi e spagnoli era naturalmente un falso.
Nel VII secolo si affermò la società medioevale, basata su monarchia, chiesa
ed aristocrazia, i merovingi, a partire da Clodoveo, governarono con
l'assolutismo, avevano anche il potere giurisdizionale ed erano penalmente
irresponsabili, la chiesa concorse ad accrescere il potere monarchico ed esigeva
l'obbedienza al re.
La chiesa era sempre pronta all'accumulazione di denaro e le sue ricchezze
crebbero a dismisura, i vescovi franchi presero parte alle lotte di potere tra
sovrani e aristocrazia, così, alla fine, l'alto clero e l'alta nobiltà minarono
l'unità dell'impero. Otto sovrani sassoni, che avevano combattuto contro i
franchi, rinunciarono al trono e si richiusero in convento per preservare la
loro incolumità.
Nel VII secolo in Francia si contarono ottocento santi, fondarono chiostri ed
erano protetti dalla monarchia, per la massima parte discendevano da famiglie
aristocratiche, allora la nobiltà era la premessa per la santità. L'episcopato
presentava i criminali re cattolici come vicari di Dio in terra, gli uomini
insicuri facevano donazioni alla chiesa e la guerra era fonte di guadagno.
I sovrani frequentavano ed erano amici dei santi, come San Gallo di Colonia e
Sant'Eusicio, mentre le regine lavoravano accanto a vescovi, nel VII secolo si
faceva incetta di reliquie e si facevano pellegrinaggi in Terrasanta.
Il vescovo Gregorio di Tours era sempre d'accordo con la politica imperialista
dei principi, specialmente quando andava a vantaggio della chiesa, perché le
guerre esterne ampliavano il numero dei cattolici, la chiesa voleva soggiogare
tutti i popoli pagani.
Gregorio I definì Deoteria, amante di re Teodeberto, che era donna sposata ad
altri, donna valente e assennata e del re scrisse che governò con giustizia, in
realtà onorò i vescovi e ricoprì la chiesa di doni.
Gli uffici ecclesiastici rappresentavano una forte attrattiva per le famiglie
nobili, sotto i merovingi, i vescovi ebbero una posizione largamente autonoma,
già le famiglie senatorie romane si erano accaparrare le cariche vescovili, per
i nobili germanici l'ufficio episcopale rappresentava la conclusione di una
carriera al servizio del re.
Nacquero principati ecclesiastici e vescovi conti, i vescovi simoniaci erano
comuni, l'alto clero si riempì di privilegi, come la dispensa del servizio
militare, l'esenzione fiscale, l'abusato diritto d'asilo, ebbero giurisdizione
esclusiva su clero ed a volte sui laici, amministravano i beni ecclesiastici e
quelli de re, il vescovo era capo delle abbazie, dove non sempre si osservava il
voto di castità, così le abbazie divennero anche conventicole nobiliari.
Nel V e VI secolo, la creazione dei regni germanici lasciò intatto il patrimonio
della chiesa, anzi l'accrebbe, così la chiesa diventò il più grande proprietario
terriero dopo il re, in Gallia ed in Germania si diventava vescovo dietro
pagamento, come ha affermato anche il santo Gregorio I, detto Magno.
Monarchia ed episcopato erano interdipendenti, la struttura gerarchica della
chiesa nazionale franca era un sostegno al sistema politico, grazie agli
incarichi ecclesiastici, le famiglie più potenti consolidavano privilegi e
ricchezze.
I vescovi erano filomonarchici e i sovrani erano filoecclesiastici perché si
servivano delle missioni per la loro espansione, i merovingi distribuivano seggi
vescovili ai combattenti meritevoli e ricoprivano le chiese di ricchezze e
privilegi.
Nella famiglia del vescovo Gregorio di Tours l'ufficio episcopale era
ereditario, il bisnonno materno era stato vescovo, suo zio paterno era stato
vescovo, il suo prozio materno vescovo, suo cugino vescovo. I vescovi non erano
irreprensibili, tant'è vero che due martiri della chiesa, Protestato e
Desiderio, versarono il sangue per colpa di due vescovi.
Quasi tutti i vescovi erano nobili, avevano vasti latifondi ed erano venerati
come santi, alcuni erano feudatari, padrini dei principi merovingi, approvavano
la guerra e seguivano più le prescrizioni del re che quelle della religione.
Chi era eletto vescovo aveva bisogno della conferma, reale o papale, però i
vescovi erano nominati tenendo conto delle loro ricchezze, della discendenza e
della loro politica e non della loro fede, figli di vescovi diventarono vescovi,
la dignità episcopale divenne oggetto di mercato, infatti, gli investimenti
anticipati per acquisire la carica si recuperavano rapidamente.
Poiché si credeva di poter guadagnare un posto in cielo grazie alla protezione
dei santi, i signori facevano lasciti alla chiesa, così la ricchezza si
spostava dalla nobiltà alla chiesa, oltre le terre, la chiesa aveva le
oblazioni, l'esenzione dalle tasse, la decima, i lasciti e le donazioni, chi non
pagava la decima e chi attentava al patrimonio ecclesiastico era scomunicato.
Merovingi e carolingi nutrirono particolare riguardo verso il patrimonio della
chiesa, così la chiesa divenne un bacino di raccolta di ricchezze che non
doveva essere divise tra eredi, inoltre i beni della chiesa erano inalienabili,
le donazioni fatte alla chiesa erano irrevocabili e non erano prescrittibili.
Vari concili ribadirono questi concetti, come il concilio di Tours del 567.
Le terre donate ai conventi erano organizzate come imprese schiavistiche, sotto
i merovingi c'erano più schiavi che nel IV secolo, la chiesa non proteggeva gli
schiavi fuggiaschi ed i vescovi potevano trattenere gli schiavi cristiani degli
ebrei, invece di affrancarli, in pratica li confiscavano come oggetti di reato.
La chiesa disponeva di schiere di schiavi, indispensabili per i suoi latifondi,
in età carolingia lo schiavo nasceva da schiavi ed era trattato come un bene
mobile, non riacquistava la libertà nemmeno con la consacrazione sacerdotale o
il matrimonio. Inoltre, per incrementare la schiavitù, fu prevista la schiavitù
per tradimento, adulterio, fabbricazione di monete false; agli abati fu vietato
affrancare gli schiavi donati al convento.
Stando così le cose, il re franco Chilperico I affermò che la ricchezza ed il
potere dei franchi erano finiti in mano ai vescovi, perciò provvide ad annullare
i testamenti a favore della chiesa, era una persona colta, però il vescovo
Gregorio lo chiamò ubriacone e ricevette dalla chiesa il trattamento riservato
a Giuliano l'apostata.
I vescovi non erano versati nella scienza e facevano solo danno al buon nome
della chiesa, il loro livello culturale non era superiore a quello dei nobili,
inoltre tra i vescovi, come tra i nobili, era diffusa la violenza.
Il re franco Clotario II (584-629) volle che i vescovi appartenessero alla
nobiltà di corte, questi puttaneggiavano ed il vescovo Bertram di Bordeaux
pare che se la intendesse anche con la regina Fredegonda.
I vescovi sceglievano spesso i loro successori, trasmettevano beni e vescovati
ai nipoti, che a volte erano in realtà figli, acquisivano vescovadi
contraffacendo documenti, come fece Eusebio di Parigi.
Molti si destreggiavano con la corruzione a corte, come fece il vescovo Egidio
di Reims, in occasione delle loro elezioni si verificavano violenze e
battaglie, fatti analoghi si verificarono nelle abbazie per l'elezione di abati
e badesse, verso la fine del VII secolo in Gallia c'erano 400 abbazie che con le
chiese possedevano un terzo delle terre.
Questa proporzione di un terzo delle terre in mano alla chiesa, o meglio delle
sue branchie, è rimasta costante nel tempo in tanti paesi e fino ad oggi, però
non se ne parla quando s'invoca la riforma agraria contro i latifondisti e
quando si dice che Mussolini fu sostenuto dagli agrari, non si ricorda che tanti
agrari erano enti ecclesiastici.
A volte c'erano delle guerre tra vescovi, preti e arcidiaconi, il vescovo era
generalmente nemico del proprio clero, perciò i preti ordivano congiure contro i
vescovi, invocando anche l'aiuto dei laici, a volte i vescovi erano assaliti e
cacciati, nei monasteri c'erano rivolte e assassini. Il diritto d'asilo fu
continuamente calpestato e tanti omicidi si verificarono nelle chiese, con
scontri armati anche sotto l'altare.
Benché i concili condannassero i religiosi che portavano armi, l'abitudine non
venne meno, a volte i preti si facevano assoldare come killer, Eterio, Vescovo
di Lisieux, doveva essere ucciso a colpi d'ascia da un prete, istigato da un
arcidiacono, diversi vescovi furono avvelenati.
Il concilio di Marsiglia del 533 accusò il vescovo di Riez, Contumelioso,
d'adulterio, dissolutezza e furto di beni ecclesiastici, tanti vescovi si
ubriacavano, erano assassini ed adulteri, Cautino, arcivescovo di Clermont,
rubava la proprietà degli altri e praticava l'usura.
Nel 590 in un convento di Poitiers, dedicato a Santa Radegonda, due principesse
monache si rivoltarono contro la badessa, generalmente le suore e i monaci erano
bastonati da abati e badesse. Generalmente le suore di famiglie bene se la
cavavano, non andava così per le altre monache, nei conventi parecchie suore
rimanevano incinte e i conventi di San Benedetto avevano l'abitudine di
seppellire la prole monacale, vittima d'infanticidio, ancora oggi i scoprono gli
scheletri di questi bambini.
Tanti concili si scagliarono contro gli ebrei, un concilio di Toledo dichiarò
gli ebrei schiavi per aver offeso Cristo, i loro patrimoni furono confiscati ed
i loro figli furono loro sottratti, fu loro vietato di fare matrimoni misti, di
avere schiavi cristiani, di avere proprietà e incarichi pubblici, tutte misure
replicate dal nazismo.
Il santo Avito di Vienne operò instancabilmente contro il giudaismo, diceva
d'essere contro la violenza, però fece distruggere una scuola ebraica, anche
Gregorio I e re Guntram erano fieramente antiebrei.
Re Sigiberto III divenne re d'Austrasia a tre anni, reggente al trono era il
vescovo Cuniberto di Colonia (623-663), mentre Pipino il vecchio era maestro di
palazzo, Cuniberto, dopo la morte dell'ultimo merovingio Dagoberto I (600-638),
favorì l'ascesa dei carolingi, cioè tradì la dinastia merovingia che gli aveva
riservato grandi onori.
Il maggiordomato divenne ereditario ed il figlio di Pipino il vecchio, Grimoaldo
I, alleato del vescovo Cuniberto, divenne maestro di palazzo. Prima di morire,
Sigiberto aveva messo il figlio minorenne sotto la tutela di Grimoaldo, che però
favorì il colpo di stato, per mettere i pipinidi sul trono franco.
Il viceré Grimoaldo, con la complicità del vescovo Dido, tonsurò il principe
ereditario merovingio Dagoberto II, e lo chiuse definitivamente in un convento
irlandese, però i franchi di Neustria resistettero al tentato colpo di stato di
Grimoaldo I, che finì al patibolo.
La madre di Grimoaldo I, sant'Iduberga, era stata fondatrice di chiostri e
abbazie, sua figlia era la santa badessa Gertrude, protettrice dai ratti, ed era
in rapporti molto stretti con monaci irlandesi e con l'abate Foillon, anche lui
santo, ucciso e buttato in una porcilaia e quindi adorato come martire.
Batilde, sposata nel 648 a Clodoveo II, cercò di tenere unita la
Neustria-Burgundia con l'aiuto dei vescovi di corte, come Crodoberto di Parigi,
Eligio di Noyon e Audoino di Rouen e perseguì una politica centralista,
governando nel nome di Clotario III, come reggente fece giustiziare il vescovo
di Lione, Aunemundo, che sobillava l'aristocrazia burgunda contro la casa reale
di Neustria.
Batilde per ragioni politiche fece ammazzare nove vestivi dell'opposizione,
questa regina non era anticlericale perché aveva strette relazioni con altri
prelati e fu anche proclamata santa dalla chiesa.
Nel 662 il vescovo Leodegaro era portavoce dell'opposizione aristocratica alla
monarchia unica dei franchi, proclamò re Childerico II, che reggeva l'Austrasia,
il re fu ucciso e Leodegaro fu decapitato, poi fu fatto santo e martire.
Il giovane Dagoberto II fu ammazzato e così Pipino II il medio, il capostipite
dei carolingi, divenne l'uomo più potente d'Austrasia, era nipote di Pipino I il
vecchio e progenitore di Carlo Martello, di Carlo Magno e di suo fratello
Carlomanno, Pipino II inaugurò la storia dei carolingi.
Pipino II, maggiordomo d'Austrasia, s'impose su Ebronio, maggiordomo di
Neustria, alla lotta parteciparono i vescovi delle opposte fazioni, poi Pipino
II sconfisse l'armata di Neustria, comandata da Teoderico III, i re franchi
erano ormai solo comparse e marionette.
Pipino II lasciò sul trono di Neustria Teoderico III, ponendogli a fianco degli
uomini ed un maestro di palazzo di sua fiducia, fu fondatore e protettore di
conventi e propagatore della fede, soprattutto presso i frisoni.
I frisoni furono sconfitti nel 689 e 695 e l'aristocrazia franca trasferì alla
chiesa parte dei territori presi a questi, in Austrasia operava l'arcivescovo
San Willibrord, sostenuto dall'aristocrazia e da Carlo Martello, spettò poi a
Carlo Magno soggiogare definitivamente la Frisia ed i sassoni.
La vedova di Pipino I, Plectrude, governava in nome di Dagoberto III, fece
imprigionare a Colonia il figliastro Carlo Martello che nel 715 fuggì, nel 717
in Neustria governava Chilperico II ed in Austrasia Clotario IV (717-719).
Dopo lunghe lotte Carlo Martello fu riconosciuto maestro di palazzo dell'intero
popolo franco, dal 737 Carlo Martello inaugurò, con la morte degli ultimi
sovrani merovingi, il regno dei carolingi, consolidò il suo potere con continui
massacri, ampliò i confini contro neustriani, alemanni, bavaresi, sassoni,
frisi, mentre al vescovo Pirmino era lasciata l'opera missionaria e mentre
l'inglese San Bonifacio era missionario presso i sassoni.
Le scorrerie di unni e mongoli furono effimere, mentre quelle degli arabi del
VII secolo hanno conseguenze ancora oggi, l'Islam, che vuol dire sottomissione,
era monoteista e aveva preso dall'ebraismo e dal cristianesimo, concedeva 4
mogli e prometteva il giudizio universale, l'inferno ed il paradiso.
L'Islam considerava Mose e Gesù dei profeti che dovevano precedere Maometto, il
quale nacque nel 570 alla Mecca sposò una ricca vedova di un mercante, poi
cominciò le sue rivelazioni divine e si trasformò in condottiero. Con la
violenza diffuse la sua religione, nel 622 fuggì a Medina, dove fece massacrare
molti ebrei che gli si opponevano e vendetti gli altri come schiavi, nel 630
s'impossessò della Mecca e di tutta l'Arabia, nel 632 morì.
Nel 633 il suo suocero, califfo Abu Bakr, conquistò Giordania e Irak, poi il
califfo Omar, dal 635 al 642, conquistò Siria, Palestina, Egitto e Persia,
riducendo l'impero bizantino ad un terzo, il califfo Othman dal 647 al 654
conquistò Libia, Cipro, Rodi, sconfisse la flotta bizantina e minacciò anche
Costantinopoli, il califfo Abdul Malik ed il figlio Walid dal 685 al 715
conquistarono Turkestan, Caucaso e Magreb.
Da Tunisi, la flotta araba controllava il mediterraneo occidentale, così la
chiesa perdeva a favore dell'Islam i due terzi dei suoi fedeli, anche la Spagna
fu occupata dagli arabi nel 710 e fu distrutto il regno spagnolo cattolico dei
visigoti.
I mori passarono anche i Pirenei e nel 720 furono fermati a Poitièrs da Carlo
Martello, aiutato nella sua impresa dal patrimonio della chiesa.
Nel 716 L'anglosassone San Bonifacio era missionario presso i frisoni, stanziati
vicini all'Olanda, nel 719 papa Gregorio II gli conferì l'incarico missionario
presso tutti i popoli miscredenti e nel 722 lo fece vescovo, tuttavia Bonifacio
presso i turingi fallì la sua opera missionaria per la mancanza d'appoggio
militare.
Anche il missionario Willibrord dal 690 faceva il missionario presso frisoni,
danesi e sassoni, sostenuto dalle armi franche, le vittoriose campagne di Carlo
Martello contro i sassoni favorirono la sua opera di conversione, il missionario
distruggeva idoli e faceva miracoli.
Nel 721 Bonifacio si separò da lui ed in Turingia fondò un monastero, in Assia
le prime tracce del cristianesimo anteriore a Bonifacio erano presso
installazioni militari fortificate, alcuni conventi di Turingia e Assia erano
postazioni e capisaldi militari, le piazzeforti franche poi divennero anche sedi
episcopali.
Nel 722 Bonifacio, l'apostolo dei tedeschi, era missionario presso i sassoni, la
loro conversione, con battesimi collettivi obbligatori, avvenne dopo la campagna
di Carlo del 738, la quale fu preparata e realizzata in collaborazione con il
clero e con Bonifacio.
Carlo Martello non era molto religioso ma, per ragioni di conquista, era
interessato alla diffusione del cristianesimo in oriente, usava puttaneggiare
con le sante monache e le vergini consacrate nei chiostri, anche il re Osred di
Northumbria aveva la stessa passione.
Bonifacio era a conoscenza della lussuria dei monasteri e sapeva che le monache
ammazzavano i bambini concepiti, una discepola di Bonifacio, la vergine Egburg,
prediligeva l'amante Bonifacio, di fronte a tutti gli altri uomini.
La popolazione bavarese, di razza mista, si costituì ai primi del VI secolo, due
secoli dopo il territorio era pieno di conventi, già in epoca romana il
territorio conobbe il cristianesimo, tramite soldati e mercanti, poi arrivarono
ariani, monaci irlandesi e predicatori bizantini; la nobiltà per prima si volse
al cristianesimo, per interesse, mentre il popolo fu cristianizzato solo nel
VII secolo.
I duchi bavaresi della famiglia degli Agilulfidi erano dapprima legati ai
longobardi, poi però il paese si avvicinò ai franchi, nel 716 il duca Teodone
cercò di creare una chiesa autonoma bavarese, perciò Carlo Martello saccheggiò
il paese.
Bonifacio si recò in Baviera nel 719 e nel 738, ricevette da papa Gregorio III
l'ordine di riorganizzare la chiesa di Baviera e di farne una specie di
protettorato pontificio, mentre il duca Teodone voleva liberarsi dell'influenza
franca.
Perciò i rapporti tra il papa e Carlo Martello si raffreddarono, in Austria,
Moravia e Baviera operavano missionari irlandesi e scozzesi e la fede non
s'irradiava dalle sedi vescovili ma dai monasteri.
Il vescovo di Salisburgo, Virgilio, confidente di Pipino II, irrideva dei
seguaci di Bonifacio e dei missi papali, che attaccavano il clero franco che
voleva essere autonomo da Roma, invece Bonifacio era asservito a Roma e si
faceva sempre istruire da essa; a Roma faceva continui quesiti in materia di
fede, una volta chiese se i contadini dovevano pagare le tasse e il papa rispose
che era ovvio, perché pagando capivano che la terra aveva un padrone.
Bonifacio affermava che preti e vescovi franchi erano dissoluti, lussuriosi,
omicidi, ubriaconi, litigiosi e falsi, che alcuni sacerdoti celebravano la messa
cristiana e recavano offerte a Wotan, che i vescovi depredavano i borghi,
collezionavano prebende e attaccavano i monasteri, con l'intento di asservirli.
Nell'800 anche il patriarca d'Aquileia, Palino, accusava i vescovi di dissipare
il patrimonio ecclesiastico nella guerra e nel lusso e di commettere delitti.
Nel 744 Bonifacio, al Sinodo di Soisson, fece condannare il prete Aldeberto che
insegnava che erano inutili confessione, pellegrinaggio a Roma, consacrazione
delle chiese ai martiri e fece condannare anche il vescovo itinerante irlandese
Clemente, contrario al celibato.
Bonifacio, quindi, riorganizzò la chiesa nazionale franca, inizialmente
svincolata da Roma, sottoponendola all'obbedienza romana, e nel 745 divenne
vescovo di Magonza, nel 754 fu ucciso dai frisoni in rivolta.
Il papa tornò a sostenere il duca Odilone di Baviera, che voleva staccare il
paese dalla Francia, voleva creare una chiesa nazionale bavarese controllata da
Roma e un protettorato romano, purtroppo Odilone fu sconfitto dai franchi, il
papa fece dietrofront e passò dalla parte del vincitore.
Fine della seconda parte.