KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Vol 4 - PARTE TERZA
Pipino II mise su due sedi vescovili bavaresi due monaci irlandesi di sua
fiducia, che non prendevano ordini da Bonifacio, uomo di fiducia di Roma, papa
Zaccaria (741-752) minacciò di scomunicarli anche perché sostenevano la tesi che
la terra era sferica. Nel 763 divenne duca di Baviera Tassatone III che,
desiderando l'indipendenza dai franchi, si avvicinò ai longobardi di Desiderio,
sposandone anche una figlia.
Tornando indietro in oriente, nel 622 l'imperatore Eraclio di Bisanzio, con i
tesori della chiesa ricevuti dal patriarca Sergio poté indire la prima crociata
contro i persiani, che nel 614 avevano preso Gerusalemme e nel 617 minacciavano
Costantinopoli. Eraclio vinse e saccheggiò il territorio dei mandei o sabei,
gnostici cristiani seguaci di Giovanni Battista, purtroppo però si stava
profilando una nuova minaccia, l'invasione araba.
Al secondo concilio ecumenico di Costantinopoli del 681, il patriarca d'Antiochia,
Macario, si presentò con documenti falsi, papa Onorio I fu scomunicato e furono
accusati d'eresia i papi Vittorio I, Zefirino e Callisto.
Papa Giovanni IV (640-642), consacrato senza il benestare dell'imperatore, si
sollevò contro Bisanzio, anche il nuovo patriarca di Bisanzio Teodoro I
(642-649) mosse all'attacco contro la casa imperiale, inoltre l'esarca africano
Gregorio preparava una sollevazione contro Bisanzio, sostenuto dal papa, però
nel 647 fu sconfitto dagli arabi.
A Roma comparvero molti monaci africani fuggiti dal potere di Bisanzio, Martino
I (649-653) fu il primo pontefice a perseguire decisamente il distacco di Roma
da Bisanzio. Allora falsari a favore della chiesa erano l'abate Massimo, fatto
santo, e lo pseudo-Dionigi.
L'imperatore Costante di Bisanzio ribadì che il vescovo di Ravenna non era
soggetto a Roma ma a Bisanzio, nel VII secolo anche la chiesa siciliana era
orientata verso Bisanzio. I longobardi, originaria della Germania
settentrionale, dopo le invasioni del 568 si erano impadroniti dell'Italia
settentrionale e centrale, mentre nel sud dominavano Roma ed i bizantini, i papi
si destreggiavano tra Bisanzio ed i longobardi.
Nel VII secolo la chiesa cattolicizzò i longobardi, che volevano unificare
l'Italia, e poi ne distrusse la potenza, con il re longobardo Ariperto I
(653-661) l'orientamento cattolico della regina Teodolinda prese il sopravvento,
perciò re Ariperto restituì delle terre al papa, era pluriomicida, però da
Paolo Diacono fu definito uomo pio.
Con re Liutprando la potenza dei longobardi raggiunse il culmine in Italia, era
cattolico e benefattore della chiesa, però voleva unificare l'Italia sotto di
se, perciò il papa, toccato nei suoi interessi, gli fu avverso. Ad oriente
l'imperatore Giustiniano II (685-711) fece deportare e giustiziare migliaia di
slavi, nel 711 i bulgari minacciarono Costantinopoli, nel 717 fu la volta degli
arabi.
Il concilio d'Elvira aveva proibito il culto delle immagini, iniziato dagli
gnostici, i monaci ne avevano diffuso il costume perché erano fabbricanti
d'immagini, il popolo venerava le icone come idoli, ad esse chiedevano miracoli,
perciò in oriente gli iconoclasti chiesero la distruzione delle immagini. Nel
VII secolo i pauliciani d'Armenia combattevano, oltre le immagini, la croce, le
cerimonie esteriori ed i sacramenti.
I soldati incaricati di asportare le icone dalle chiese furono ammazzati dal
popolino in rivolta, forse istigato dai monaci, il dominio bizantino in Italia
centrale crollò proprio allora, in ogni modo il concilio di Costantinopoli del
757 condannò il culto delle immagini. Il clero sapeva che il suo potere si
fondava sulla magia, sulle suggestioni e sul fascino del servizio divino, anche
per questo aveva coltivato le icone.
Papa Gregorio II (715-731) condannò l'intromissione dell'imperatore d'oriente
nelle questioni di fede e venne da questo minacciato di essere trascinato in
catene. Nel 717 l'imperatore d'oriente Leone III, per fare la guerra agili
arabi, aumentò le tasse alla chiesa romana, i vescovi italiani si ribellarono e
si opposero anche all'iconoclastia imperiale, anche papa Gregorio II esortò alla
lotta contro Costantinopoli, minacciando la separazione da Bisanzio e proibì
anche il pagamento delle tasse a Bisanzio.
L'esarca Paolo di Ravenna ricevette da Bisanzio l'ordine di deporre papa
Gregorio II, però duchi e truppe bizantine furono espulsi da tutta Italia ed
anche Venezia si rivoltò, allora i longobardi erano alleati di Roma e, nella
situazione di crisi, a Costantinopoli fu proclamato un antimperatore, nella
figura di Cosma, la rivolta fu domata nel 730.
Poiché gli italiani avevano proclamato imperatore Tiberio Petasio, il papa, che
voleva comandare da solo a Roma, si riavvicinò a Costantinopoli, Petasio fu
trucidato e la sua testa spedita a Costantinopoli, poi l'imperatore aumentò le
tasse in Italia e separò l'Illiria e la Sicilia da Roma.
Il nuovo imperatore Costantino V (741-776) perseguitò i monaci difensori delle
immagini, espropriò e chiuse alcuni monasteri, altri li distrusse, costrinse i
monaci e le monache a sposarsi, giustiziò alcuni monaci, alcuni di loro
fuggirono a Roma, accadeva ciò mentre i bulgari minacciavano Costantinopoli.
Liutprando, che era convinto cattolico e difensore della chiesa, nel 732 prese
Ravenna, l'esarca, allora alleato del papa, si rifugiò a Venezia. Malgrado
Liutprando avesse appoggiato Roma contro Bisanzio, il papa spinse la flotta
veneziana a riprendere Ravenna ed aizzò i duchi longobardi di Spoleto e
Benevento e i vescovi longobardi contro il loro re.
Quindi Gregorio III chiese aiuto a Carlo Martello, in regalo gli inviò un pezzo
della catena e le chiavi dell'apostolo Pietro, anche se nel 738 i longobardi
erano intervenuti in Provenza contro i saraceni, a fianco dei franchi, questa
prima richiesta del papa non ebbe successo.
Però il regno franco, sempre in guerra, utilizzava i monasteri come teste di
ponte per la conquista e riteneva che la sua espansione e l'espansione del
cattolicesimo fossero connessi, quindi Carlo Martello non poteva ignorare per
sempre le sollecitazioni della chiesa e del papa.
Gregorio III fu l'ultimo papa a chiedere la convalida dell'elezione papale a
Costantinopoli, il successore papa Zaccaria (741-752) ribaltò le alleanze e si
alleò con Liutprando contro i duchi lombardi ribelli, in cambio il papa
ricevette dai longobardi altri regali in terre, a spese di Bisanzio.
Nel 743 Liutprando attaccò Ravenna ed il papa lo invitò a desistere, nel 744
Liutprando morì e il papa convinse il successore Rachi a non attaccare la
pentapoli, poi Rachi andò in pellegrinaggio a Roma e quindi si chiuse in
convento.
Alla morte di Carlo Martello, avvenuta nel 741, l'impero fu diviso tra
Carlomanno e Pipino III il breve, il primo ebbe l'Austrasia e il secondo
Neustria, Burgundia, Provenza e Baviera. Entrambi erano allievi di monaci e
massacratori, si diceva che erano mossi da dio, perciò meritevoli di una
ricompensa in cielo.
Carlomanno, in seguito venerato come santo, sterminò gli alemanni e confiscò le
loro terre, la chiesa ne guadagnò il vescovado di Costanza che diventò la più
grande diocesi tedesca del medioevo, si arricchirono di terre prese al nemico
anche alcune abbazie, come quella di San Gallo. Nel 747 anche Carlomanno si
chiuse in un chiostro, alle porte di Roma, e poi a Montecassino.
Pipino III (741-768) fu quasi sempre in guerra, accompagnato dal figlio Carlo
Magno, alla corona s'interponeva l'ultimo dei merovingi, Childerico III,
Pipino III chiese il parere a papa Zaccaria, che gli fece sapere che il rango di
re spettava a chi aveva il potere effettivo, Zaccaria lo fece ungere re da
Bonifacio, mentre Childerico III e suo figlio furono chiusi in un convento.
L'atto di Zaccaria implicava che il papa aveva il diritto di disporre a
piacimento delle corone regali, almeno apparentemente, la monarchia diventava
un'istituzione divina attribuita al pontefice, da allora i figli di Pipino III,
Carlomanno e Carlo Magno, continuarono a fregiarsi del titolo di re per grazia
di Dio.
Ora il re era separato nettamente dal popolo, perché il suo potere veniva da Dio
ed era al servizio di Dio, in pratica della chiesa, l'ufficio monarchico,
assumendo un carattere teocratico, rafforzava la sua influenza di fronte ai
sudditi ed ai nobili, ma non di fronte al papa e a controllare il re c'era
l'alto clero, il re era co-reggente con Cristo, mentre il popolo non aveva
nessuna sovranità.
Divenne re dei longobardi Astolfo (749-756) che voleva la distruzione di Roma,
contro di lui papa Stefano II chiese l'aiuto prima all'imperatore Costantino V
di Bisanzio, impegnato contro gli arabi, poi a Pipino III.
Stefano II, per perorare la sua causa, si recò alla corte di Pipino, secondo gli
annali pontifici i sovrani franchi si sarebbero gettati ai suoi piedi, secondo
gli annali franchi, il papa, in abiti penitenziali, si prostrò davanti a Pipino
III.
Pipino III era salito al potere con l'aiuto di papa Zaccaria e perciò giurò di
proteggere Roma, il papa nominò Pipino III patrizio romano, titolo prima
appartenuto all'esarca di Ravenna, così sancendo la separazione definitiva di
Roma da Bisanzio.
La donazione di territori fatta da Pipino III alla chiesa, divise l'Italia in
due fino al 1870, anche se Pipino regalò al papa solo ciò che era appartenuto
a Bisanzio.
Il papa millantava il sepolcro di Pietro a Roma e si diceva portavoce di
Pietro e suo erede, tra il VII e l'VIII secolo Pietro era diventato il santo più
importante per anglosassoni e franchi, aveva tanti monasteri a lui dedicati, era
garante dell'aldilà, dell'aldiqua, protettore, guerriero e guardiano del
paradiso, probabilmente Pietro non è mai stato a Roma.
Pipino III era succube del papa, era pieno d'amore per San Pietro, era dominato
dai piaceri sensuali, però non voleva assolutamente essere respinto dal regno
dei cieli.
Nel 754 papa Stefano II unse Pipino III re, che divenne re per grazia di Dio, da
allora il papa lo chiamò per sempre "compare", con l'unzione esso si era reso
servo o dipendente della chiesa, infatti, affermò Innocenzo III che più grande
dell'unto è colui che unge.
Anche il nuovo papa Paolo I (757-767), continuò a chiamare Pipino III "compare",
poiché questo papa era anche padrino della figlia di Pipino III, Gisla. In
questo nuovo quadro istituzionale, i francesi non potevano più scegliersi un re,
senza l'approvazione del papa, com'era accaduto prima per i papi nei confronti
di Bisanzio.
Pipino III s'impegnò a difendere il patrimonio della chiesa e ad accrescerlo e
regolò per legge l'esazione delle decime a favore della chiesa, però i notabili
franchi non volevano la guerra ai longobardi e stavano per ribellarsi, anche il
fratello di Pipino, da Montecassino, cercò di impedire la guerra e perciò il
papa lo fece rinchiudere in un monastero di Vienne.
Nel 754 Pipino sconfisse i longobardi di Astolfo, che si rifugiò a Pavia, e li
rese tributari, Astolfo ruppe il trattato di pace e assediò Roma, il papa
minacciò Pipino III di scomunica e di un giudizio universale se non fosse
intervenuto a suo favore, nel 756 Pipino III si mosse di nuovo contro i
longobardi e sconfisse di nuovo Astolfo.
L'imperatore di Bisanzio si aspettava la restituzione delle terre italiane che
gli erano state prese dai longobardi, invece Pipino III le donò al papa, così
nasceva lo stato sacerdotale della chiesa, nato con le guerre e gli inganni, con
falsi documenti e con false donazioni e durato più di mille anni.
Roma volle far basare la donazione dei franchi su un antico diritto costruito
su un falso, la donazione di Costantino, lo stato della chiesa doveva divenire
il fondamento materiale e la garanzia del dominio spirituale del papa.
L'attività falsaria è stata abusata dalla chiesa, anche se Pio XI ha asserito
che la chiesa è colonna e fondamento della verità.
L'antichità cristiana superò in contraffazione l'età pagana e quella del Vecchio
testamento e il medioevo superò il primo cristianesimo nell'attività falsaria.
Nel medioevo i falsi svolsero un ruolo cospicuo, erano false le vite dei santi,
le storie dei miracoli, l'attività falsaria fu ordinatrice della chiesa e del
diritto, il medioevo fu l'eldorado dei falsari.
Dal VI all'VIII secolo l'attività falsaria fu una specializzazione teologica in
oriente, mentre in occidente si sviluppò dall'VIII al XII secolo, nell'alto
medioevo in occidente i falsari furono quasi esclusivamente uomini di religione,
ciò che era essenziale si fondava sulla menzogna e sull'inganno, si faceva della
falsificazione e dell'ipocrisia una virtù.
Poiché il fine della conversione e della supremazia della chiesa giustificava i
mezzi, potevano essere utili menzogna ed inganno, lo avevano insegnato anche
San Paolo, Origene, Crisostomo e Sant'Agostino.
Inoltre, di solito nessuno si accorgeva delle falsificazioni, vi si dedicavano
abati e vescovi, come Huilduin, abate di S.Denis (814-840), l'arcivescovo
Hinkmar di Reims (845-82), Pilgrim (971-991) vescovo di Passan e Callisto II
(1119-1124), che autenticò falsi fatti fare quando era vescovo di Vienne.
Malgrado questi fatti, papa Adriano II (885) affermò che la chiesa fugge
l'inganno e la bugia e Pio XI ha affermato che essa è il fondamento e la colonna
della verità.
Durante il medioevo, preti e monaci con dei falsi procacciarono dei privilegi
alla chiesa, in nome della vera fede, dal IV secolo furono contraffatte
risoluzioni conciliari ed atti conciliari, sulla bibbia fu anche inserita
un'indicazione trinitaria fasulla.
Durante il concilio di Costantinopoli del 680, il patriarca d'Antiochia,
Macario, tentò di dimostrare la dottrina dell'unità della volontà di Cristo, il
monoteletismo, con l'aiuto di documenti sinodali e dei padri della chiesa
falsificati.
In quel periodo l'abate Anastasio Sinaita accusava i monofisiti di falso, erano
all'opera 14 calligrafi, che lavoravano sotto la guida del prefetto Severiano,
in un opificio per falsari, però anche il Santo Anastasio (festeggiato il 21/4)
faceva falsificazioni, che definiva perfette, ed invitò i seguaci ad imitarlo,
ricordando le astuzie di Paolo.
Ci furono anche falsificazioni agiografiche o false narrazioni delle vite dei
santi e false reliquie, c'erano innumerevoli frammenti della croce di Cristo,
dodici prepuzi di Cristo erano venerati dalla confraternita del santo prepuzio,
il vescovo di Osnabruck, Brenno (1068-1088), falsificò un documento imperiale di
Carlo Magno, Otloh di S.Emmetran con dei falsi tentò di sottrarre il monastero
all'influenza del vescovo, egli attestava anche il possesso di reliquie di
Dionigi l'Aeropagita, a suo volta falsario e suo maestro.
Nel medioevo s'inventarono anche epistole celesti che esortavano alla pace, alla
guerra, ad una crociata, ecc., pullulavano le favole miracolistiche e le
leggende dei santi, nei secoli X e XI fu inventata da preti e monaci una sequela
di vite di santi.
Documenti falsi furono usati nelle lotte intestine tra vescovadi, con falsi
diplomi o concessioni, a Roma fu contraffatta la lista dei vescovi, al fine di
garantire la continuità della successione apostolica a partire da Pietro;
seguirono l'esempio altri vescovi che facevano discendere i loro episcopati dai
discepoli, Magonza da Paolo, Milano da Barnaba, ecc.
Nel 731 in Inghilterra fu ideata una risposta di papa Gregorio I al vescovo di
Canterbury, Agostino, in realtà redatta da Nothelm, futuro arcivescovo della
città, con essa il papa concedeva ad Agostino il diritto ad ordinare i vescovi,
con falsi documenti e false lettere pontificie Canterbury cercò d'imporre il
suo primato sull'arcivescovo di York.
L'arcivescovo di Vienne e futuro pontefice Calisto II (1119-1124) fu un papa
falsario e scrisse epistole papali false dei papi precedenti, in Germania
Magonza ottenne il suo primato grazie a falsi attestati di Pipino III e Carlo
Magno, anche Brema costruì dei falsi per acquisire privilegi.
L'arcivescovo Adalberto di Amburgo-Brema, con l'aiuto di scrivani, confezionò
documenti d'imperatori e papi, suo scopo era liberare il suo vescovado dalla
subordinazione, per renderlo uguale ad altri vescovadi più importanti.
Nel 968, con un documento falso di Giovanni XIII, si conferiva all'arcivescovo
Adalberto di Magdeburgo il primato su tutti i vescovi e arcivescovi di Germania.
Anche i monasteri fecero dei falsi, cioè privilegi pontifici d'epoca merovingia,
con lo scopo di sottrarsi all'influenza dei vescovi, i monaci del monastero di
S. Emmaram, con false attestazioni nel XIII secolo, riuscirono a diventare
indipendenti dall'impero e subordinati solo al papa.
A metà del XII secolo in Turingia l'abate Reinhardsbrunn falsificò dei documenti
per appropriarsi di terre del vicino convento dei cistercensi, alcuni si
procuravano falsi documenti su commissione, per essere esentati dal servizio
militare o per assicurarsi l'elezione ad abate.
Paolo Diacono, era un bibliotecario falsario presso Montecassino, dove fabbricò
diplomi reali e documenti pontifici, al monastero di Fulda i monaci Rodolfo e
Meginhard avevano redatto falsi di Pipino III, Carlo Magno e papa Zaccaria, con
lo scopo di sottrarre le decime all'arcivescovo di Magonza.
La falsa donazione di Costantino nacque nella cancelleria di papa Stefano II,
con quell'atto egli superò le resistenze di Pipino III e si presentò come
legittimo padrone d'Italia, poi indusse i franchi a muovere guerra ai longobardi
che volevano dominare l'Italia.
La donazione derivava dalla leggenda di San Silvestro, nata a Roma nel V
secolo, la quale narrava che papa Silvestro guarì Costantino dalla lebbra e lo
battezzò, per riconoscenza l'imperatore regalò alla chiesa il Laterano, Roma e
l'Italia e fece il papa superiore agli altri patriarchi.
All'inizio Roma non si servì molti di questo falso documento, lo richiamò per
primo papa Adriano I, in uno scambio epistolare con Carlo Magno, poi fu imposto
definitivamente alla metà del IX secolo, quando si procedette alla creazione di
un altro falso, le decretali pseudoisidoriane, attribuite allo spagnolo santo
Isidoro, sulle quali si fondò lo stato della chiesa.
Nel 1053 Leone XI su di esse fondò il primato del papa, trasformando la falsa
donazione di Costantino in restituzione da parte di Costantino di quanto donato
da Dio alla chiesa, così la chiesa non doveva riconoscenza ai franchi, con
Gregorio VII (1073-1085) la donazione di Costantino divenne parte integrante del
diritto canonico.
Urbano II (1088-1099), beatificato nel 1881, istigatore della prima crociata che
procurò il massacro di Gerusalemme, dichiarò che con la donazione la Corsica e
le isole Lipari erano di proprietà della santa sede, nel XII secolo lo
scolastico Onorio sostenne che Silvestro aveva ottenuto da Costantino anche la
garanzia che nessun imperatore avrebbe dovuto regnare senza l'assenso del
pontefice, in tal modo l'imperatore diventava vassallo del papa e l'impero si
trasformava in feudo papalino.
Gregorio IX (1227-1241) sostenne che Costantino aveva concesso al papa il
dominio universale, non doveva esistere un imperatore indipendente dal papa.
Ludovico il Bavaro (1314-1347) e Sigismondo (1433), in qualità di futuro
imperatore, giurarono di osservare la donazione di Costantino, perciò, su queste
premesse, Silvestro II proclamò Roma capitale del mondo.
Successivamente l'imperatore Ottone III (983-1002) affermò che la donazione era
per lui inefficace, poi la definì falsa e affermò che i territori pontifici
erano stati ottenuti con l'inganno, nel XII secolo l'inganno fu dimostrato da
Arnaldo da Brescia, il suo discepolo Wezel informò Federico Barbarossa che la
donazione di Costantino era una favola, perciò nel XIII secolo la mise in dubbio
anche Federico II.
Oggi alcuni studiosi della chiesa definiscono i falsi medioevali: "Devozione
antica" ed i falsari come:"Venerabili falsari", nel 1440 anche Lorenzo Valla,
segretario del papa, riconobbe l'imbroglio, però la storiografia cattolica
riconobbe ufficialmente la falsificazione solo nel XIX secolo, senza che la
chiesa restituisse i privilegi e le ricchezze che ne aveva ricevute nel
contempo, visto che ne era caduto il titolo.
Per tutta la sua vita gli interlocutori più importanti di Carlo Magno (772-814),
succeduto a Pipinio III, furono i pontefici, egli privilegiò il rapporto con la
santa sede, l'impero carolingio fu una teocrazia e il corpo di Cristo, Carlo era
l'uomo della Provvidenza, anche se era permanentemente in guerra, ovviamente
anche Carlo fu fatto santo dalla chiesa festa 28/1).
Il re dei longobardi, Desiderio (757-774), non voleva che il suo regno fosse
soffocato tra franchi e lo stato della chiesa, perciò invase il territorio
pontificio e il papa Paolo I (757-767) chiamò di nuovo in soccorso Pipino III,
che in quel momento era impegnato contro i sassoni e cercava anche di prevenire
un'alleanza tra longobardi e bizantini.
A Roma il laico Costantino II (767-768) con un colpo di mano si fece eleggere
papa, contro di lui fu montata una cospirazione e i congiurati si rifugiarono
presso Desiderio, dove raccolsero delle truppe ed entrarono a Roma, quindi fu
fatto papa Stefano III (768-772), che era amico dei franchi.
Cominciarono le vendette ed ai cardinali e vescovi dell'altra fazione fu
strappata la lingua e gli occhi, Costantino fu schiaffeggiato e accecato, sotto
tortura, confessò di avere commesso più peccati di qualsiasi altro uomo, poi fu
chiuso in un monastero.
Il sinodo Lateranense del 769 aveva escluso i laici dal trono pontificio, però
nel 784 a Costantinopoli il laico Trasio diventò patriarca, suo nipote e pure
laico Fozio ricoprì la stessa carica e nel X secolo in occidente Leone VIII in
un solo giorno da laico fu fatto papa.
Fino al III secolo tutti i laici potevano diventare vescovo di Roma, fino al VI
secolo il papa era eletto dal popolo di Roma, poi il suffragio fu ristretto
agli aristocratici, dal VII secolo il diritto elettorale fu riservato al clero
romano, l'imperatore di Bisanzio ratificava l'elezione, in epoca successiva le
grandi potenze esercitarono il veto nell'elezione del papa.
Il papa Stefano III operò per evitare intese tra franchi e longobardi,
appoggiandosi ora agli uni e ora agli altri, alla morte di Pipino III, Carlo
Magno ebbe la parte settentrionale del regno franco e il fratello Carlomanno
quella meridionale.
Per rafforzare la sua posizione, nel 770 Carlo sposò la figlia di Desiderio, con
l'irritazione del papa, che definiva i longobardi stirpe di lebbrosi, li
accusava di non aver restituito territori della chiesa e accusava Carlo di
voltafaccia.
Nel 771 Carlo ripudiò la moglie, questa volta senza proteste del papa, visto che
il matrimonio era indissolubile, alla corte di Carlo esisteva un partito
filo-longobardo, capeggiato da Paolo Afiarta, comprato da Desiderio. Ad un certo
punto Stefano si riavvicinò a Desiderio, che lo aveva salvato da un'altra
congiura romana.
Nel 772 morì Carlomanno, Carlo divenne re di tutti i franchi e tolse i diritti
ereditari ai figli di Carlomanno, come aveva fatto il nonno Carlo Martello e suo
padre Pipino III. Poiché la forza prevaleva sul diritto, come aveva insegnato un
papa, vescovi e nobili accettarono il colpo di stato, Carlo fu unto re e la
vedova di Carlomanno si rifugiò con i figli presso Desiderio.
Il nuovo papa Adriano I (772-795) prese subito posizione contro Desiderio che
non voleva restituire le terre, poi fece catturare e giustiziare l'amico dei
longobardi presso i franchi, Paolo Afiarta, quindi esortò Carlo alla guerra
contro Desiderio.
Poiché Desiderio si era fatto protettore e difensore dei diritti degli eredi di
Carlomanno, Carlo Magno mosse contro i longobardi, arrivato in Italia, catturò
la famiglia del fratello e chiuse tutti in un convento, poi si alleò con
l'abate Anselmo, nemico di Desiderio, l'esercito franco era seguito da schiere
di vescovi.
Mentre Carlo occupava una città longobarda dopo l'altra, il papa cercava di fare
altrettanto con il ducato longobardo di Spoleto. Carlo Magno vittorioso rinnovò
la donazione di Pipino III del 754 fatta al papa, cioè regalò al papa due terzi
dell'Italia, giurando sulla falsa tomba di Pietro. Successivamente il papa,
richiamandosi alla falsa donazione di Costantino, chiese anche Venezia e
l'Istria, Carlo ampliò le donazioni fatte dal padre ma non accolse tutte le
richieste del papa.
Nel 774 Carlo, dopo aver preso Pavia, si mise sul capo la corona di ferro e si
annesse il regno longobardo, era la prima unione personale della storia
d'Europa, poi regalò al papa Ravenna, Desiderio con la moglie e la figlia, cioè
la ex moglie di Carlo, furono rinchiusi in un monastero.
Alla fine del 1050 rimase indipendente solo il ducato longobardo di Benevento,
dove il duca Arechi, genero di Desiderio, assunse il titolo di principe, sui
alleò con il figlio di Desiderio, Adalgisio, e con Bisanzio, tramando un
complotto contro Carlo e Adriano.
Carlo, al ritorno da una campagna contro i sassoni, scese di nuovo in Italia, i
duchi longobardi furono sostituiti con conti franchi e Carlo inviò in Lombardia
anche vescovi ed abati franchi che occuparono i seggi vescovili più importanti,
rispettando però il territorio della chiesa. Carlo Magno fece re del regno
longobardo suo figlio Pipino IV, di 4 anni, mentre papa Adriano I fu fatto
padrino o reggente del regno.
Carlo voleva il controllo dei passi alpini e i monasteri da lui beneficiati si
trovavano infatti in zone strategiche, ai confini o presso grandi nodi stradali.
Intanto i vescovi italiani si arricchirono con la carestia del 776, durante la
quale tanti avevano venduto sottocosto i loro averi e la loro terra.
Papa Adriano I ricordava al compare Carlo che si aspettava di ricevere da lui
anche la Tuscia, cioè la Toscana, Spoleto, Benevento, la Sabina, la Corsica,
Terracina, Gaeta e Napoli. Carlo, al momento, ignorò i sogni egemonici di
Adriano I e non voleva nemmeno attaccar briga con Arechi, duca di Benevento,
dietro il quale stava Bisanzio.
Carlo protesse anche il vescovo di Ravenna, Leone, che s'impossessò dell'Emilia-Romagna,
creando una specie di stato ecclesiastico, anche lui si richiamò ad una presunta
donazione di Carlo Magno, in ogni modo, fin alla morte, ottenne l'appoggio di
Carlo.
Il papa cercò insisté per indurre Carlo a muovere guerra contro Benevento e
contro Bisanzio, perciò nel 786 il santo Carlo tornò in Italia ed Arechi, duca
di Benevento, fuggì e si rifugiò a Salerno, Carlo fece la pace in cambio di un
tributo annuo, ma Adriano I non era soddisfatto, esigeva l'invasione di
Benevento.
In un secondo momento, il duca longobardo Grimoaldo, di Benevento, con il duca
di Spoleto, Ildebrando, entrambi alleati dei franchi, attaccarono i bizantini e
li sconfissero, poi Grimoaldo sposò una nipote dell'imperatore bizantino e ruppe
con i franchi, perciò nel 791 Pipino IV si decise ad attaccare Benevento,
facendo finalmente contento il papa.
Papa Adriano I, con l'aiuto prima dei longobardi e poi dei franchi si era
liberato di Bisanzio, perciò cominciò a computare la durata del papato secondo
gli anni di governo dei pontefici e non più dell'imperatore di Bisanzio e coniò
anche denaro con la sua effige, in luogo di quella dell'imperatore.
Il nuovo papa Leone III (795-816) assicurò la sua fedeltà a Carlo Magno, che
mandò a Roma il cappellano di corte, abate Angilberto, che aveva avuto con la
figlia di Carlo, Berta, due figli, l'abate sollecitò il papa a sradicare il
peccato di simonia, in precedenza Carlo aveva vietato alle monache di comporre
poesie d'amore.
Con la crescita della proprietà terriera dei papi, era cresciuto il loro
nepotismo che era una specie di clientelismo a vantaggio dei soli parenti del
papa. A Roma scoppiò un'altra congiura che costrinse alla fuga Leone III che poi
fu catturato, trascinato in chiesa e malmenato davanti all'altare, poi però il
papa riuscì a rifugiarsi presso Carlo.
Davanti ai franchi Leone III fu accusato dai congiurati di corruzione, spergiuro
e adulterio, di questi peccati del papa era intimamente convinto anche Carlo
che però non abbandonò il papa e lo rimise sul trono, nell'800 Leone III
incoronò Carlo, che regalò al papa molto oro, mentre Costantinopoli, che perdeva
Roma, si diceva vittima di un colpo di stato.
Comunque nell'812 Bisanzio riconobbe Carlo imperatore d'occidente, mentre questo
riconobbe la sovranità di Bisanzio su Venezia, Dalmazia ed Italia meridionale,
poi Carlo intraprese l'ultima campagna contro i corsari danesi.
I sassoni, provenienti dalla Scandinavia, si stanziarono prima nel nordovest
della Germania e poi nel nord della Francia, nel V secolo si trasferirono anche
in Inghilterra. Furono meno esposti all'influenza romana, erano pagani e
seguivano le leggi di natura, come i romani, si dividevano in nobili, liberi e
servi.
Per convenienza e opportunismo, i nobili sassoni si avvicinarono ai franchi,
mentre il popolo fu contro di loro, infatti, i proprietari sassoni nel IV secolo
furono i primi a convertirsi al cristianesimo, mentre il resto del popolo si
convertì più tardi.
La stessa cosa era accaduta con franchi e longobardi, anche presso gli slavi i
principi precedettero le loro tribù nella conversione, la classe dominante
pensava sempre di guadagnarci con l'operazione, la ragione di stato li spingeva
ad accettare la buona novella.
Clotario I e Carlo Martello fecero diverse campagne contro i sassoni, avendo a
fianco il clero cristiano, i sovrani franchi non ebbero collaboratori più devoti
dei preti, perciò frisoni e sassoni uccisero missionari cristiani e distrussero
chiese.
Nell'VIII secolo si praticò il battesimo coatto dei vinti, poi la nobiltà
sassone favorì anche l'opera missionaria, per consolidare il suo dominio sulle
classi inferiori, comunque, gli strati più bassi della popolazione sassone
rifiutarono il cristianesimo fino al IX secolo.
Nella campagna contro i sassoni, i guerrieri franchi, non ricevevano soldo ma
partecipavano alla spartizione del bottino di guerra, Carlo abbatté la quercia
sacra dei sassoni, aveva dietro vescovi, abati e preti, anche i monasteri
avevano depositi d'armi dei franchi. Carlo diceva di fare la guerra per la fede
e recò i vessilli cristiani tra i sassoni, la chiesa definiva i franchi il
popolo eletto, che combatteva la superstizione per la salvezza di tutti popoli.
Dopo il battesimo coatto dei sassoni veniva la loro istruzione religiosa o
ammaestramento religioso, mentre nella chiesa dell'inizio prima si ammaestravano
gli adulti e poi si battezzavano. Nelle missioni nacquero vescovadi importanti,
come quelli di Colonia e Magonza.
Nacquero città vescovili e da rocche fortificate nacquero monasteri, alla spada
seguiva l'opera missionaria, Carlo costruì fortificazioni ai confini, i
vescovadi nascevano vicini alle fortezze ed i monasteri nacquero come capisaldi
nelle ragioni pagane appena conquistate.
Le chiese acquistarono latifondi, protetti da fortezze, Carlo fece donazioni ai
monasteri e li sostenne contro i servi, il popolo sassone vedeva nei missionari
agenti della dominazione franca e lottava, non solo per tenersi il paganesimo,
ma anche per la libertà, infatti il regno carolingio era un regno predatore,
anche se con l'aiuto di Dio, cioè dei vescovi.
Nel 750 in Spagna dominavano gli arabi Omaiadi, mentre a Damasco gli Abbasidi,
Carlo si recò in Spagna in aiuto dei visigoti cristiani, contro gli arabi, però
i baschi cristiani furono contro Carlo e gli impartirono una lezione, la
campagna di Spagna dei franchi fu un fallimento ed alla fine trionfarono gli
Omaiadi.
Senza la protezione delle armi franche, i missionari non potevano attecchire
presso sassoni e frisoni, però la nobiltà sassone e le truppe franche riuscirono
a domare la rivolta del popolo sassone, Carlo a Verdun fece erigere una chiesa
sopra un torrente di sangue di teste da lui tagliate, tanti sassoni furono
trascinati via come schiavi.
Nel 785 Carlo prevalse sulla resistenza, incendiando foreste, distruggendo
coltivazioni, prosciugando pozzi, ammazzando contadini ed occupando
fortificazioni e villaggi trincerati, la storiografia dominante ha sempre
asserito che il vandalismo era nato con i vandali.
I sassoni lottavano non contro il cristianesimo come tale, ma contro la
dominazione straniera e contro i suoi rappresentanti, contro le sue istituzioni,
contro la chiesa e contro le decime, a nord dell'Elba distrussero chiese e
cacciarono preti, poi i franchi iniziarono le deportazioni di massa, come
avevano fatto i bizantini con gli slavi.
Le terre depredate lungo l'Elba furono donate da Carlo a vescovi e monasteri e
per tutto il IX secolo in Sassonia nacquero monasteri. I sassoni convertiti in
segreto, continuavano a seguire il paganesimo, anche se era prevista la pena di
morte per gli apostati e per chi non seguiva le norme ecclesiastiche.
Il papa, prima aveva protetto il duca Odilone di Baviera e il discendente
Tassilone III (748-788) e poi li aveva traditi a favore di Carlo, Tassilone
aveva fatto battezzare e ungere suo figlio Teodone da papa Adriano I e sperava
in un aiuto del papa contro Carlo, Adriano però lo invitò ad obbedire a Carlo e
aggiunse che un'eventuale guerra d'aggressione dei franchi a suo danno sarebbe
stata una guerra giusta.
Tassilone III aveva favorito la chiesa, sotto di lui, i missionari anglosassoni
e Bonifacio riempirono la Baviera di chiese e monasteri, che divennero
avamposti per il dominio bavarese sugli slavi, nel 828 i bavaresi organizzarono
anche una crociata contro gli slavi, che finalmente furono assoggettati a conti
tedeschi.
Tassilone si arrese ai franchi, fu scaricato dall'episcopato e Carlo lo fece
rinchiudere in un monastero come monaco, con la moglie Liutperga, figlia di
Desiderio, e i suoi figli, così finì la sua dinastia. La Baviera divenne una
provincia franca, di cui Carlo fu il primo governatore, la chiesa bavarese, da
lui riccamente dotata, passò armi e bagagli dalla parte di Carlo.
Sotto la pressione dei turchi, gli Avari, di ceppo unno, provenienti dall'Asia
centrale, si riversarono in occidente, nel 550 erano insediati lungo il Danubio,
la Germania orientale, le Alpi orientali ed il Mar Nero, però il re merovingio
Sigeberto riuscì a renderli tributari.
Tra gli avari vi erano ausiliari slavi e germani, nel 506 erano alleati dei
longobardi e quando questi nel 568 invasero l'Italia, presero il loro ex
territorio, diventando vicini dei bavaresi, poi si spinsero verso
Costantinopoli, nel 750 imposero la loro egemonia sugli slavi, nel 788 gli avari
accorsero anche in aiuto di Tassilone, ma furono sconfitti e Carlo inflisse
loro il colpo di grazia.
Il principe avaro Tudun si fece battezzare, la guerra contro gli avari procurò
un ricco bottino ai franchi, nell'803 il loro territorio fu incorporato al regno
dei franchi, poi questo popolo, dopo l'826, sparì dalla storia,
Un secolo dopo era il deserto ad est della Baviera, senza questa guerra di Carlo
contro gli avari, non sarebbero state possibili le imprese di Enrico il Leone e
dei cavalieri teutonici ad est della Germania.
Carlo salassava il popolo con le imposte e la rapina, contro i mendicanti si
aizzavano i cani, i poveri mangiavano anche l'erba, si risvegliò il
cannibalismo, nel 784 in Gallia ed in Germania per fame perì un terzo della
popolazione, però per la chiesa le cose andavano sempre meglio e la chiesa
austriaca diventò ricchissima.
In Pannonia o Ungheria, il duca bavarese Tassatone III aveva operato
conversioni tra gli slavi e creato vescovadi, la Pannonia degli avari era stata
già cristianizzata dal vescovo irlandese di Salisburgo, Virgilio, osteggiato da
Bonifacio e da Roma.
La chiesa aveva interesse alla cristianizzazione perché acquistava vasti
latifondi, Pipino III aveva diviso territori conquistati in diocesi missionarie,
nell' 895 la Pannonia fu occupata dai magiari e il cristianesimo fu
provvisoriamente eliminato, anche se i vescovadi bavaresi mantennero i propri
possedimenti nella regione.
Dopo lo sterminio degli avari, il cristianesimo tornò ad espandersi e nel XII
secolo raggiunse l'oriente europeo attraverso l'Ungheria; poi Carlo iniziò la
cristianizzazione degli slavi di Moravia e di Boemia, che furono resi tributari,
qualsiasi rifiuto di pagare le tasse era considerato atto di ribellione,
comunque, Carlo inviò al papa parte del bottino preso agli avari.
La chiesa approfittò ampiamente delle guerre dei carolingi, perciò definì Carlo
grande e santo, Carlo in 46 anni di regno fece 50 guerre, riposandosi solo nel
790 e nel 807, la guerra contro i sassoni fu importante per le missioni
cristiane.
Carlo tra i suoi più stretti collaboratori aveva dei preti, impero e chiesa
erano indissolubilmente legati, Carlo convocava sinodi, nominò vescovi e abati,
creò vescovadi, conferì agli ecclesiastici terre, privilegi e immunità, concesse
loro l'esenzione fiscale e il diritto a coniare moneta, impose il pagamento
delle decime a favore della chiesa.
I prelati che lo accompagnavano in guerra erano anche giudici e ricoprivano un
ruolo importante a corte, l'arcivescovo cappellano generale divenne il primo
consigliere di Carlo, l'attività amministrativa dello stato era svolta da
personale religioso, la cancelleria di corte era in mano ai preti, dal IX secolo
Gran Cappellano e Gran Cancelliere furono la stessa persona e l'arcivescovo di
Magonza divenne il funzionario più alto in grado nel regno.
I dignitari ecclesiastici provvedevano alla giurisdizione delle trecento contee
del regno, vescovi e abati si occupavano di faccende militari, costituivano
contingenti armati ed a volte erano a capo d'eserciti.
Le norme ecclesiastiche furono trasformate in norme statali, anche se Carlo,
come aveva fatto Costantino, s'intromise a sua volta in questioni dogmatiche,
però senza reazioni negative da parte della chiesa.
Carlo era esaltato dalla chiesa come santo, però alla sua corte si facevano le
orge, alle quali partecipavano le sue figlie ed i preti, le figlie di Carlo
puttaneggiavano, nel palazzo reale vi erano prostitute, le quali accompagnavano
anche l'esercito ed i pellegrini ed erano anche presso i luoghi santi, nei
monasteri si praticava lussuria e sodomia.
Però Carlo osservava i digiuni ecclesiastici, visitava le chiese e assisteva
regolarmente alla messa, citava Agostino ed aveva un arsenale di reliquie, anche
un medaglione con alcuni capelli della madre di Cristo, riempì la basilica d'Aquisgrana
di reliquie, altre le mise sotto il suo trono ed altre nella sua tomba, era
superstizioso e timoroso dei castighi divini.
Dopo la sua morte prese a fare miracoli, perciò fu ufficialmente santificato nel
1165, Gregorio IX (1227-1241) confermò la sua canonizzazione, fu visto come il
martire dell'attività missionaria, ad Aquisgrana divenne patrono della città,
alla fine fu venerato anche dalla Sassonia che aveva macellato, dalla chiesa fu
additato come modello ideale di sovrano.
Napoleone si richiamò a lui, i tedeschi lo videro come campione del germanesimo
e volevano resuscitare l'impero di Carlo Magno. L'impero carolingio arrivò ad
occupare larga parte dell'Europa occidentale, circa 1.200.000 kmq.
Fine della terza e ultima parte del IV volume.