Tutto su
Dio
una pagina in cui cercare le ragioni prime e necessarie dell'ateismo
Il
tremendo errore dei credenti, dei credenti di tutte le religioni monoteiste e
politeiste, è uno solo: credere che esista un dio; che ci debba essere una
"volontà" dietro ogni aspetto della realtà, che esista un'entità capace di
creare il tutto dal nulla. Loro non se lo chiedono (per
paura, per disinteresse, per pigrizia, per ignoranza, per ottusità, per cecità
intellettuale, per orgoglio), ma io lo chiedo: come si diventa credenti in
un dio ? Risposta assai semplice e vera: per abitudine.
Basta nascere in un ambiente (principalmente la famiglia, anche in senso esteso) e crescere "respirando" quelle credenze e, zac !, ci si ritrova a credere alle stesse cose ignorando di poter credere a cose diverse. Fintanto che si parla di cose comuni (comportamenti, scelte futili, modi di pensare comuni), crescere in un determinato ambiente può anche lasciar liberi di "deviare" da regole, usi e costumi di quell'ambiente. La ribellioni e le proteste dei figli rispetto ai genitori sono esemplificative. Ma quando si parla di scelte determinanti, come appunto quella del credo religioso e del pensiero circa l'esistenza di divinità, il ruolo dell'ambiente in cui si nasce e si cresce è molto condizionante. Deviare dai credi religiosi della propria famiglia è assai più faticoso che non deviare da regole e abitudini. Occupare una posizione critica rispetto al pensiero teologico della propria famiglia certamente non è come criticare le regole sull'orario di rientro o sul tipo di abbigliamento. Questa fatica riguarda pure le cose del sesso, almeno fino a una certa età, ma in tema di credenza in un dio è particolarmente forte, giacché tutti hanno bisogno di ispirarsi in "alto", in un "altrove", per cercare la spiegazione della propria esistenza.
L'ateo ha capito di dover e di poter ragionare con la propria testa, è stato coraggioso, è riuscito a uscire dal giogo della famiglia e della comunità credente, e ha percorso una strada in salita e scomodissima, che però alla fine l'ha condotto alla piena consapevolezza di un sé che non ha la necessità di qualche divinità. L'ateo è cioè diventato un essere libero, s'è tolto il cappellaccio delle divinità controllori e censorie, punitrici e vendicative, ricattatrici e padrone. Non più pecora di nessuno, ma semmai pastore di se stesso, l'ateo, il senza-dio, è finalmente diventato un essere umano pieno e completo.
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