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Rottamazioni

Don Benzi:

«Lo stupro? Colpa della donna»



di Stefania Parmeggiani
[«l'Unità», 28/7/2005]


L'abbigliamento femminile può giustificare un abuso? Don Oreste Benzi, fondatore dell'associazione Papa Giovanni XXIII, nella rubrica «Per chi suona la campana» del quotidiano «Corriere Romagna», domenica scorsa, a una madre che chiedeva dove fossero finiti i valori in tempi di scollature abissali e pantaloni a vita sempre più bassa, ha risposto affermando tra l'altro: «Oggi aumentano sempre più gli stupri di donne e bambine. La disinibizione di ogni regola morale di comportamento ha gravi conseguenze, fra le quali l'eccitazione sessuale dei maschi fin da adolescenti. È orrore ciò che i maschi fanno, ma un po' di colpa, forse molta, l'hanno anche le donne che scoprendosi invitano sempre più il maschio ad approfittare del sesso femminile; non solo invitano, ma eccitano il maschio ad approfittare dell'occasione». L'onorevole Marida Bolognesi (DS), commenta: «Frasi di questo genere invece che accrescere la cultura del rispetto e della non violenza, contribuiscono a fare regredire la donna oggetto del desiderio e del sopruso. Se si colpevolizza una vittima per gli abiti indossati, si fornisce una spiegazione a chi quell'atto lo commette». L'onorevole Katia Zanotti (DS), aggiunge: «Don Benzi scrive in sostanza che lo stupro è colpa delle donne. La questione dello stupro dipende sempre da un'asimmetria di
potere tra gli uomini e le donne in cui la stessa sessualità maschile può considerare il corpo delle donne oggetto di pura rapina». Sergio Gambini, deputato riminese della Quercia, pur biasimando le parole di don Benzi, ricorda come lo stesso abbia «accumulato molti meriti affrontando con
coraggio situazioni delicate e scabrose come quella della liberazione delle donne dalla schiavitù della prostituzione forzata». E conclude: «Non ha mai colpa la vittima, né poca né molta. Lo stupro purtroppo non è nato con la minigonna e le argomentazioni di don Oreste assomigliano troppo alle becere parole usate nei tribunali da alcuni difensori di stupratori».