Integralisti di casa
nostra
Posso parlare male di don Giussani?
Una testimonianza dell'integrismo cattolico di Cl
di Gigi Malabarba
Esterrefatto. Pur militando politicamente da tanti anni, forse mi sono
distratto. Un tal processo di beatificazione da sinistra per Luigi Giussani, in
attesa della santificazione ufficiale di Santa
madre chiesa, mi ha colto di sorpresa. Eppure qualche motivo ci dev'essere per
tanto afflato.
Allora anch'io, che ho passato la maggior parte della mia vita come operaio
all'Alfa Romeo di Arese e non ho avuto frequentazioni che altri possono vantare,
voglio avanzare qualche
ricordo e considerazione, sperando di non essere scomunicato almeno da questo
giornale.
Nel '67, scappato letteralmente per asfissia da una scuola cattolica, incrocio
al liceo "Volta" di Milano un collaboratore di Giussani e insegnante di
religione, don Piero Re, coordinatore di "Gioventù studentesca" (e di "Gioventù
lavoratrice", che spesso viene dimenticata), di cui ricordo l'atteggiamento
socievole e suadente, nonché l'approccio integralista, antifemminista e - si può
dire? - reazionario del pensiero.
Le dispute nell'ora di religione mi han fatto bene. Mi hanno permesso di
conoscere e apprezzare i cattolici del dissenso e quelli che sarebbero diventati
i Cristiani per il socialismo e persino di
approdare al marxismo per un percorso - invero non del tutto tortuoso - passato
anche da Camilo Torres e dagli anticipatori della teologia della liberazione per
giungere alla lettura di Feuerbach e delle note Tesi marxiane.
Colui che avrebbe partecipato alla fondazione di Comunione e Liberazione ci
presentava una tale visione integralista della società e della vita («prima
dell'uomo viene il cristiano») da produrre in
noi un rigetto, grazie alla carica libertaria e liberatoria che nel '68 ci
circondava. Quantunque l'integrismo non fosse estraneo ai percorsi caricaturali
di una formazione "marxista-leninista" assai diffusa all'epoca, diretta da tal
Aldo Brandirali, approdato con gli anni, forse non a caso, alla medesima casa di
Giussani.
Per mesi avevo preso l'abitudine di disegnare con il gesso sulla lavagna un paio
di occhiali puntati sulla cattedra, prima dell'ingresso in aula del prete
ciellino, con scritto: «Attento Piero, feddayn vigila!». Una provocazione che
pensavo, secondo la mia esuberanza giovanile, funzionale a mantenere vivace il
clima. Che per le strade di Milano, anche a causa di alcuni estremismi
integristi della sinistra di cui sopra e similari, si traduceva in scontri in
cui - sarebbe però opportuno rammentarlo - dietro CL, e loro alleati, si trovava
spesso il fior fiore dello squadrismo nero. E Giussani, il loro capo indiscusso,
è del tutto innocente? Ma oggi, in tutte le rievocazioni anche da parte della
sinistra, trovo cancellate le contrapposizioni culturali e politiche che nelle
scuole e nelle università, ma anche nelle fabbriche, distinguevano positivamente
approcci laici, progressisti e marxisti di varia foggia da quello che
chiameremmo oggi fondamentalismo e
fanatismo religioso. Perché nessuno ne parla? Gi anni '70 furono una stagione di
lotte e di conquiste sociali importantissime anche proprio perché quella cultura
venne battuta, anche ideologicamente. Quando, alla vigilia del referendum
sull'aborto, noi del
Consiglio di fabbrica dell'Alfa decidemmo di fare un confronto pluralistico vero
sul tema (e ciò dimostra il livello di politicizzazione delle fabbriche in
quell'epoca), il ciellino Formigoni, allievo prediletto di Giussani e capo della
più consistente corrente milanese della Dc, si presentò ai lavoratori brandendo
un'ampolla contenente un feto, sperando magari di essere aggredito - penso io -
vista la lunga coda di giornalisti al seguito. Così non fu, ma non fu facile
calmare gli operai di fronte a tanta "dialettica"!
È tuttavia sulle questioni del lavoro, nel quadro del «meno Stato e più
società», che troviamo forse qualche risposta alle strane sintonie a sinistra di
oggi. Io mi scandalizzo degli apprezzamenti per questo falso «sociale» che ha
utilizzato la religione per costruire impresa -
e che impresa è la Compagnia delle opere! - sfondando le regole del mercato del
lavoro come volevano da anni i padroni e propugnando la teoria della
sussidiarietà. A questo non si è risposto difendendo lo stato sociale e i
diritti, ma accogliendo i processi di privatizzazione e il pieno ritorno del
familismo. C'è bisogno di ricordare come Lega delle cooperative e CL abbiano
avviato insieme un'agenzia interinale che si chiama Obiettivo Lavoro?
La rivalutazione di Giussani e di CL da una parte della sinistra, che,
evidentemente, pensa di recuperare consensi elettorali mandando segnali di
affinità a quell'area, è assai più devastante
della rivalutazione di Craxi, penetra nel profondo, destruttura una concezione
della società laica che, nel Paese per eccellenza del catto-comunismo, si era
comunque fatta strada e - con il fondamentalismo oggi dilagante nel mondo -
mette a repentaglio libertà e diritti, a partire dalle donne. Non mi passa
neanche lontanamente per il cervello di suscitare odi settari e anticlericalismi
di maniera. Apprezzo talmente l'impegno di tanti cristiani in Italia e nel
mondo, assai più scevri da cinismo di tanti laici messisi in politica, da
sentirmi vaccinato. Anzi, dopo aver letto la dichiarazione dell'Agesci a
commento della morte di Giussani - unica voce fuori dal coro,
rispettosa, ma che giustamente indicava in CL un orientamento opposto al proprio
e preoccupantemente integralista - ho gridato: «Viva gli scout!». Io, comunque,
scusandomi per un pervicace ateismo che mi porto ancora addosso, non cambierò
idea: non andrò al meeting di CL a
Rimini e non diventerò papalino neanche dopo la morte di Woityla.
[«Liberazione», 26/2/2005 -
http://www.liberazione.it/giornale/050226/R_PEZZO.asp]