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ECOLOGISTI: PENTITEVI !

Alcune "fedi" ecologiste da rettificare urgentemente

Lo dichiaro subito così ci leviamo il pensiero: a me stanno sugli zebedei tutte le credenze e le sicumere in tema ecologista; anzi, non comprendo neppure cosa possa essere un'entità chiamata ecologia: per me esiste un mondo e degli esseri viventi che lo usano; trovo ovvio e inevitabile che l'uso consumi il mondo, e non mi pare interessante fare in modo di allungare questa fatale agonia facendo leva su stati emotivi che non approdano a niente.

A volere identificare la mia posizione, sarei un futurista: mi piacciono le città, le folle, i supermercati; mi sono indifferenti gli uccellini che cinguettano nel bosco e non penso che farò mai la "raccolta differenziata" né qualcosa che somigli al "risparmio energetico". Godrò di tutto questo finché sarà possibile, poi pazienza. Ma non per egoismo e/o insensibilità: è che non sacralizzo il concetto di "fine" per niente, neppure per il mondo che abito. Non lo distruggo, ma non sono il tipo di prendere la bicicletta o istallare pannelli solari per assolvere al dovere-scrupolo-senso di colpa del conservarlo innaturalmente oltre una data di "dismissione" che penso sia naturale e improrogabile. Del resto, non ho mai pensato di imbalsamare i miei nonni pur di fingere di averli ancora a disposizione...

Oh! Messa a posto la mia eccentrica identità, passiamo al tema. Ho raccolto delle serie critiche a un po' di preconcetti ecologisti a mio parere sufficientemente argomentata quindi affidabile, e cerco di proporne un sintetico specchietto. Ovviamente, chi avesse delle contro critiche, non ha da fare altro che comunicarmelo (citando studi e fonti con precisione e verificabilità - non proprie opinioni o ideologie). Grazie.

L'aria delle città italiane Misurando il PM10 (le polveri sottili) su una scala IQA da 1 (aria ottima) a 7 (aria pessima), le maggiori città italiane si distribuiscono su valori in prevalenza bassi. 4 è il limite di legge oltre il quale si presume danno alla salute. Abbiamo solo tre 7: a Padova (febbraio e dicembre), a Torino (dicembre) e a Verona (febbraio). Altre città a rischio (con un IQA tra 4 e 6 e solo nei mesi invernali) sono Milano, Modena, Parma, Perugia e Venezia. In tutto, 8 città sulle 20 monitorate. Le altre 12 hanno un indice IQA intorno a 2 che diventa 1 nei mesi estivi.   Dati 2006 - Fonte: Indicatori IQA dell'EPA - Agenzia Protezione Ambiente (Usa)
L'inquinamento è colpa delle auto Per lo meno dal 1970, sia le industrie che le auto, grazie a scoperte e nuove tecnologie, sono meno tossiche. L'anidride solforosa (SO2) emessa da allora è diminuita del 40%. L'ossido di azoto (NO2) è diminuito del medesimo 40% negl'ultimi dodici anni. Le polveri sottili sono invece aumentate: le auto ne emettono molte di meno, ma il numero di auto è molto maggiore (da 22 milioni dell'85 a 33 del 2001), cosicché il saldo è positivo. Secondo Legambiente, nel 2004 solo il 55% delle auto era adeguato agli standard ambientali europei. Apat - Legambiente
L'aria di campagna È vero che in campagna ci si tiene lontani dal cocktail di veleni cittadini. Però anche in campagna arriva l'ozono (O3): lo porta il vento soprattutto di sera. Inoltre, fra aprile e giugno, la campagna è inquinata dai pesticidi dispersi.  
L'aria di montagna Al di sopra dei 1.500 metri, per tutto l'anno in montagna regna l'ozono a livelli preoccupanti: anche oltre i 110 pico grammi per centimetro cubo. Che è 4 volte tanto rispetto a un secolo fa. I limiti europei sono di 120 pico grammi a centimetro cubo per non più di 25 giorni l'anno. Rapporto POVA 2005
L'aria di mare È vero che vicino al mare l'aria è genericamente più pulita. Però la brezza può fare brutti scherzi: la sera spinge sul mare l'ozono di città, ma di mattina lo riporta e quindi lo somma a quello già esistente sulla terra ferma.  

Un testo che posso consigliare è: L'AMBIENTALISTA SCETTICO, di Bjorn Lomborg, ed. Saggi Mondadori. Pag. 520, € 26.00. L'autore è un ex di Greenpeace, professore di statistica all'Università di Aarhus (Danimarca), e gode di refeeres internazionali. Nel libro, fra l'altro, si critica scientificamente l'opinione comune per cui la Terra si stia degradando, le risorse naturali stiano finendo, l'inquinamento urbano sia aumentato, le foreste stiano scomparendo.