
Tutti verso il piacere
Un nuovo edonismo, assolutista e nichilista, fa terra bruciata attorno a sé e si rivela essere l'unico orizzonte dell’esistenza
Il pezzo è pubblicato anche sul n. 5/2005 della rivista "l'Ateo"
A fondo pagina, i complimenti di una lettrice :-)
di Calogero |
Cosa sta succedendo nell’esistenza umana? Nella vita del rigattiere dei Queens, dell’industriale di Kiev o del truffatore di Portorico? E nella mia che scrivo, e in quella di chi mi sta leggendo?
Succede che l’asse della storia di tutti noi ci sta portando in una dimensione di assoluto piacere, di edonismo concreto e tangibile. Stiamo diventando tutti, nessuno escluso, disimpegnati da idee come “i valori”, “i principi”, “le etiche” ormai marginali e stantìe, mentre veniamo catapultati nell’orizzonte di un’unica, immensa, sconvolgente e, per molti versi, catastrofica filosofia del vivere: godere dei piaceri.
È un fatto né nuovo né strano, i bambini vivono di principio del piacere, almeno fino a che le sovrastrutture non intervengono a reprimerli. Ma nella nostra epoca abbiamo riscoperto questa condizione felice, non la critichiamo più come immatura e destinata a retrocedere con l'età, e stiamo lavorando per ripristinarla e mantenerla anche nell’età adulta.
Questo comporta il distacco progressivo e irrefrenabile dai “problemi” quotidiani, veri o finti, che riteniamo di avere. Un senso di onnipotenza ci ha arpionato e ci spinge nell’orizzonte godereccio; è una onnipotenza mai sperimentata prima nella storia, non è né metafisica né misteriosa ma alimentata da condizioni riconoscibili e concrete.
La prima, ma anche la più banale, è il benessere economico. Un benessere parziale, ingiusto e illusorio, ma chi se ne frega? La prospettiva occidentale è quella dominante, e il costo che sopportiamo (la miseria di intere popolazioni) non ci scuote, anzi si squaglia davanti alla bramosìa di possedere “oggetti” e poteri che ci riempiano e ci rendano solida la vita: automobili, aggeggi elettronici, vestiti, e le mille possibilità permesse dal sistema che abbiamo voluto fortemente e che adesso facciamo fruttare intanto per noi stessi, poi si vedrà (vedi globalizzazione).
La condizione necessaria anche se non sufficiente della crescente onnipotenza è l’egoismo; che, da peccato, difetto, limite, è diventato una risorsa. A scuola induciamo a essere egoisti per raggiungere un buon risultato d’esame, nel lavoro è utile un calcolato egoismo per migliorare le performances personali, in politica l’egoismo è addirittura una dote irrinunciabile.
Altra condizione, questa fondante, è l’allontanamento della paura della morte. Tanto è stato importante per le religioni disporre di intere etnìe in cerca di continuità post-mortem, tanto adesso questa necessità si affievolisce rendendo superflue e inutilizzabili le dottrine escatologiche. La morte è stata sconfitta non dall’illusione proposta dalle spiritualità, ma dalla serena e disarmante accettazione che come si nasce così si muore. E sono sempre di più coloro che hanno varcato questa soglia, si sono inoltrati nella razionalità, trovandovi non i dèmoni indotti, paventati e temuti, ma solo naturalità e ovvietà. La “rinuncia” alla morte (che ha dimostrazioni vistose, per esempio nell’illusione di eternità promessa dalla chirurgia estetica) implica una logica devastante che impressiona e impensierisce assai gli “asceti” che ancora credono in una vita utilizzata per pagarsi il biglietto di un Paradiso: la vita è una, e non va sprecata, non va dilapidata in inutili esibizioni di virtù teologali. Abbiamo sottratto agli dèi la vita, e ne rivendichiamo il possesso; e adesso che finalmente è “nostra”, la valorizziamo al massimo vivendola, consumandola tutta. Le regole, le morali, i dogmi, le ideologie: quando condizionano e rallentano il nostro cammino verso il piacere, vanno considerati sprechi, nemici dell’esistenza, ostacoli alla felicità, barriere che celano l’orizzonte edonistico. È qualcosa di diverso, e assai più potente della banale secolarizzazione. È come una follia intima però condivisa, quindi dotata di eccitazione solidale: tutti colpevoli, nessun colpevole.
È una onnipotenza che potremmo chiamare solidarietà nichilista. Vale a dire una sorta di “rete” di supporto (psicologico, sociologico, antropologico, filosofico) che stiamo stendendo fra noi allo scopo di fortificarci sinergicamente nel comune interesse di raggiungere quell’orizzonte di totalizzante goduria.
La solidarietà nichilista è estremamente interessante, perché è un fenomeno totalmente nuovo pur essendo solo l’adattamento eccentrico della vecchia solidarietà idealista, buonista, “spirituale”, fatta di comprensione, aiuto e sussistenza reciproca. Questa no, anche il suo obiettivo è diverso, se non opposto; è tesa infatti a sciogliere i legacci delle libertà vincolate, invece che a sacralizzarli. “La mia libertà comincia dove finisce la tua”, potrebbe esserne il paradossale motto. Esempi pratici? Drogarsi, è un comportamento che in pochi anni ha mutato segno, passando da ingiuria sociale a malattia. Ostentare la sfera sessuale: non solo ombellichi e slip in mostra, ma pure seduzione in libertà, attenuazione (quando non rivendicazione) delle diversità, accettazione o tolleranza di pratiche considerate immorali o impudiche. Questa revisione “liberista” dell’atteggiamento nei confronti della ex-tabuizzata sfera sessuale, è stata amplificata dal nostro rapporto con gli integralismi. Grazie a un portentoso effetto Mitridate, gli integralismi hanno fatto da volàno, da esorcismo, e ci hanno indotto a temere quelle chiusure irragionevoli, quindi a liberarcene scoprendo e scegliendo il loro esatto opposto.
I comportamenti quotidiani i più semplici sono altrettanti misuratori della “rete”. Dai mass media è sparito l’impegno sociale, i libri sono sempre più disimpegnati. Nessuno più cova sensi di colpa per le carestie e i disagi di epoche lontane nel tempo o nello spazio. Nessuno si dispera per i focolai di guerra sparsi nel mondo, o per i bambini africani coperti di mosche. Iniziative politiche impensabili fino a pochi decenni or sono, come l’imposizione armata della democrazia (che è un inconcepibile ribaltamento del significato di guerra), oggi sono accolte con positività. Le “patrie galere” non sono più spartani luoghi dell’espiazione delle pene, ma confortevoli occasioni di correzione. I reati sono sempre meno perseguiti e, per esempio con l’istituto della pena alternativa, anche meglio puniti; la stessa pena di morte, sempre meno applicata e consentita, dimostra la volontà storica di ridurre il dolore a vantaggio di un allargamento dell’accesso al piacere a più persone. In campo medico, è più che altrove chiarissima la radicalizzazione del concetto di cura, con l’indicazione a ridurre il dolore, prima considerato evento fatale, oggi inammissibile; la malattia stessa non è più l’irrinunciabile prodotto dell’imperfezione umana (rispetto alla perfezione divina) ma una insopportabile deroga alla qualità, quindi al piacere, della vita; e questo induce la medicina ad affrontare e a infrangere sempre più i paletti morali, etici e castiganti che ancora impongono le filosofie precedenti (vedi la clonazione terapeutica).
In questo senso, l’evoluzione del civismo, e quindi della democrazia, della pace e del benessere, può essere letta come l’“acculturazione” dell’edonismo sociale. E poco importa se il processo non riguarda ancora tutti gli uomini della terra e nemmeno tutti i casi: importante è il trend, il fenomeno guardato su grandi numeri; i casi isolati si ridurranno, e saranno ampiamente sopportabili nelle “code” della frequenza.
Tutto ciò porterà a una sorta di “circo” planetario, in cui ognuno fa quello che vuole? No. Sparite le regole di principio, si imporranno quelle della convivenza razionale. Spariti i dogmi, utilizzeremo i ragionamenti, potremo fare delle scelte vere e concrete fra opzioni che preferiscono il rispetto e la soddisfazione del piacere. Al devastante “principio di autorità” che ha avvilito il mondo fin dalle origini, succederà il “principio del piacere”, che sperimenterà i meccanismi edonistici che sono stati sempre tenuti nascosti. Gran parte dell’umanità non ne ha mai potuto apprezzare i valori e gli effetti, giacché i “guardiani del tempio” di turno ne hanno sempre impedito l’accesso sventolando paure, fobie, ricatti, demonizzazioni, criminalizzazioni. Ora, il doppio millennio medievale è finalmente finito. Fra cento, duecento anni si compirà appieno la nuova Cirene. E sarà un evento planetario, in cui molte più cose ci saranno concesse; anzi, nessuno più dovrà “concedere”, perché la libertà appartiene a ognuno di noi, e nessuno la può possedere per elargircene un po’ quando, quanto e se vuole.
Avremo molti piaceri in più, tutti quelli non più biasimati, perseguiti o impediti, che arricchiranno la nostra vita rendendocela più degna di viverla. E alla fine potremo morire con il sorriso sulle labbra e nessuna ipocrisia intorno…
| Commenti da www.scrivi.com | di: |
| Scritto di altissima qualità
espressiva e con eleganza di forme davvero rara, al giorno d'oggi visto che spesso le forme sono meno ricercate(comprese qeulle dei miei modesti scritti, sia chiaro! ;-) . Sulla qeustione che affronti, o meglio: sulle mille tematiche che inserisci, di sarebbe da discutere per ore, non arrvando da nessuna parte, coem è iusto che sia.. Pewrò sarebbe arricchente comunque, almeno per me! Tuttavia, non potendolo fare, dirò solo che quando le ideologie morranno, sostituite dalle Idee, un nuovo Eldorado sarà forse pronto per prtare la sua luce di bellezza e di gloria! Care cose, Andrea |
Andrea E. |
| Splendido articolo di chi sa
sviluppare in modo egregio le sue opinioni e riesce anche a fornire una risposta non banale. Pochi su questo sito sono in grado di farlo. Sentivo la mancanza di uno che scrivesse una terza pagina di questo livello. b |
Barcaccia |
| Lo scritto é geniale, ben
costruito. Merita senzaltro un approfondimento, lungo e impegnato, non fosse altro che per capire sin dove arrivano le verità proclamate, sin dove é parodia della realtà e sin dove si resiste a "correre in discesa". Forse andava aggiunto un breve paragrafo, piccolo piccolo: "libere volpi fra libere galline?", si sa chi soccombe; ma quando sono rimaste appena le volpi cosa sarà di loro? |
Valeriod |
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