Precedente Home Successiva

ELUANA:

libertà per tutti, libertà per nessuno

 

In Italia s'è ormai affermato un princìpio pittoresco e paradossale: libertà per tutti, libertà per nessuno. Da ogni agone politico e culturale ci si sbraccia per affermare la sovranità della piena libertà di tutti i cittadini italiani; così tanto - troppo - liberi che accolgono immigrati clandestini, permettono moschee e preghiere musulmane nelle piazze, e consentono agli stupratori di tornarsene ai domiciliari poco dopo il bidet. Finanche il Vaticano, con la sua dottrina sociale, non fa altro che pontificare sulla libertà degli Uomini, anche se - vabbé - l'affida al proprio sponsor divino. Eppure, mannaggia Luther King, tutta 'sta libertà in cui annega il popolo italiano finisce esattamente dove finisce la libertà altrui. E chi è "altrui"? Ha tanti nomi: il moralismo imperante, l'irrazionalità, il pregiudizio, un malato senso dell'indignazione e della "giustezza" delle cose. Questo altrui non lascia il minimo spazio alla libertà con cui si confronta: se le azioni sono quelle che esso gradisce, bene; viceversa, diventano azioni immorali e vanno fermate. In questo sacrilego trappolone è finita la storia della povera Eluana: una ragazza "morta" 17 anni fa in un incidente stradale ma "colpevole" di aver continuato a ricevere il nutrimento che l'ha fatta sopravvivere fino ad oggi. Sul suo caso si è aperto il Circo Massimo, e le fiere dai denti aguzzi sono uscite dalle gabbie per azzannare chiunque avesse partecipato al consenso di lasciarla finalmente morire in pace. E la libertà delle decisioni individuali, che fine ha fatto? Questa libertà così semplice e principale,improvvisamente non conta più: al suo posto c'è la Decisione Sociale, il pensiero della gente (e dei suoi capopopolo politici e religiosi). Tale inafferrabile entità, ha deciso con forza che Eluana deve vivere... vivere? Un corpo senza più alcuna attività intellettiva e relazionale, che "vive" solo perché sugge nutrimenti, è vita? E' quella la vita che alcuni accreditano a un Signore? E' quella la vita laica, fatta di rapporti, di interazioni, di comunicazioni? Di semplice "star bene"? No. Ovvio, che no. Non l'ho detto io, ma tre sentenze giuridiche che hanno dato ragione a chi, con profonda e acuta sofferenza, suo padre, vuole solo esercitare la propria libertà e quella della figlia, togliendola da un tormento irreale e lasciandola morire come forse sarebbe dovuto accadere 17 anni fa. Libertà per tutti, ma solo finché qualcuno è d'accordo. Altrimenti, cavolo, non potrò neppure più morire quando lo ritengo opportuno. E' forse questo il modo di raggiungere il mito dell'immortalità? Dover chiedere sempre il permesso a qualcuno? No, grazie.