EMERGENZA "MOSTRI", OPPURE EMERGENZA MASSMEDIA ?
Già ho discusso di pedofobia in un mio precedente edittoriale ma mi tocca ritornare sull'argomento perché viviamo proprio in questo periodo (febbraio 2009), e proprio a Napoli dove sto, una inusitata emergenza: due episodi eclatanti in tre giorni (la bambina di 11 anni di via Avalos e il dodicenne di piazza Poderico) oltre ad almeno altri due che sono stati meno enfatizzati, sono difficili da addebitare al caso. Per cui, o i cronisti hanno drizzato le antenne e portano alla luce ciò che comunque era già lì, oppure le violenze pedofile sono davvero (provvisoriamente) aumentate. Nella seconda ipotesi, bisogna spiegare anche perché proprio a Napoli. La mia città non è una città di "mostri" e, sebbene abbia in dotazione un'infanzia particolarmente sveglia e smaliziata (suscià e scugnizzi hanno spopolato in molti film e libri, e io ho un'intera sezione dedicata al fenomeno) proprio per questo non è affatto candidata a "paradiso dei pedofili" i quali, come si sa, rincorrono bambini ingenui e imprudenti. Cosicché in piedi non rimane che l'ipotesi della "decisione" dei cronisti di procacciarsi per poi enfatizzare casi già esistenti. La qual cosa rimanda a un'altra perplessità: perché, se c'erano dei casi, finora non li si è portati alla ribalta? Al di là della risposta, questa domanda pone una questione ulteriore: dovremmo quindi concludere che la nostra percezione se accade o no qualcosa non proviene dalla semplice e obiettiva realtà ma da "una" realtà scelta e gestita dal sistema massmediale per tutt'altri scopi che non quelli della denuncia sociale?