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Jesse Ausubel, ricercatore della Rockefeller University di New York: le energie rinnovabili producono un alto impatto ambientale. La soluzione: l'energia nucleare.

Le << energie rinnovabili >> ?

un bluf

Chi pensa che i signori del petrolio siano l’unico ostacolo all’impiego delle energie rinnovabili, sbaglia di grosso. Ne è convinto Jesse Ausubel, ricercatore della Rockefeller University di New York, e tra i principali organizzatori della prima conferenza mondiale sul clima tenutasi a Ginevra nel 1979. Nel suo ultimo studio (scarica il file pdf, 15 pagine), Ausubel infrange un tabù imposto dalla moda (o presunta tale) ambientalista, che a volte sembra occultare i difetti delle energie rinnovabili. Se impiegate su larga scala, secondo Ausubel, queste fonti energetiche producono un impatto ambientale opposto a quello magnificato. Ausubel prova a dimostrare questa sua tesi calcolando la quantità di energia ricavabile per ogni metro quadro di territorio occupato dagli impianti di produzione. Per esempio: l’ipotetico ricorso alla sola energia eolica per fornire agli Stati Uniti l’equivalente dell’elettricità consumata nel 2005, richiederebbe una superficie di oltre 780 mila chilometri quadri, all’incirca l’estensione territoriale della Louisiana e del Texas messi insieme, con una capacità produttiva stimata in 1,2 watt per metro quadro. L’energia idroelettrica fornisce appena 0,1 watt per metro quadro, al punto che la centrale della cinese diga delle Tre Gole, sul fiume Yangtze, sfrutta un bacino che può contenere quasi 40 miliardi di metri cubi d’acqua, che occupano una superficie in precedenza popolata da più di un milione di persone. Illuminare e muovere la sola New York con pannelli solari fotovoltaici, significherebbe allinearne 12mila chilometri quadri: più o meno le dimensioni del Connecticut. La soluzione? Per Ausubel non bisogna far altro che ridurre gli sprechi e affidarsi all’energia nucleare, anche perché - a suo dire - tutti i sistemi di stoccaggio delle scorie negli ultimi 50 anni sembrano aver funzionato. Ma c’è chi dubita di questa e di altre sue affermazioni. John Turner per esempio: ricercatore dello statunitense National Renewable Energy Laboratory, ha dichiarato al New Scientist che è da irresponsabili valutare la sicurezza delle scorie nucleari su un arco di tempo così breve, ed è tendenzioso ignorare l’energia ricavabile senza sfruttare nuovi territori, per esempio installando i pannelli solari sui tetti degli edifici già esistenti.


Roberto Verrastro
Lunedì 30 Luglio 2007 alle 17:45
in Panorama

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