Il fondatore
Le notizie sul fondatore del movimento dei
valdesi sono purtroppo scarse. Perfino sul suo nome, i vari autori si
sbizzarriscono in Valdo, Valdes, Valdesio, Vaux, con la V o la W iniziale, e,
dall'inizio del XIV secolo, con il nome Pietro probabilmente aggiunto postumo
dai suoi seguaci, in onore dell'apostolo Pietro.
V., un ricco mercante di Lione (in
Francia), fu vivamente impressionato nel 1175 da un racconto di un menestrello
che gli descrisse la vita di Sant'Alessio (IV secolo) e della moglie: essi, il
giorno stesso del loro matrimonio, decisero di vivere in castità e di donare
tutti i loro averi ai poveri.
A quel punto, V. espresse il desiderio di
approfondire la lettura della Bibbia, tuttavia egli non conosceva il latino.
Chiese quindi a due sacerdoti di tradurgli i Vangeli in francese, ai quali si
aggiunsero poi altre parti della Bibbia.
Leggendo il Vangelo di Matteo, V. fu
colpito dal passaggio della predica di Gesù al giovane ricco: Gli disse
Gesù: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai
poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Matteo XIX, 21),
e decise nel 1176 di abbandonare la moglie e di donare tutto i suoi averi,
parte al monastero di Fontevrault, dove fece accogliere le sue due figlie
minori, ma la maggior parte ai poveri.
Egli successivamente si circondò di un
gruppo di seguaci, i quali, fatto un voto di povertà, erano diventati
predicatori erranti, vestiti solo con un saio. È importante precisare che V.
non aveva alcuna velleità eterodossa, tuttavia la solita miopia degli alti
prelati dell'epoca, che vedevano dei potenziali catari
in ogni movimento spontaneo, fece sì che a V. fosse proibita la predicazione
da parte del vescovo di Lione.
V. non si scoraggiò e si presentò
direttamente dal Papa Alessandro III (1159-1181), durante il III Concilio
Laterano del 1179, per ottenere l'autorizzazione ecclesiastica alla predica.
Tuttavia Alessandro non ebbe la lungimiranza (o l'opportunismo) di Innocenzo
III (1198-1216), che 30 anni dopo, nel 1209, approvò la scelta praticamente
identica di San Francesco d'Assisi. Alessandro, invece, si limitò ad
abbracciare commosso V., salvo poi ordinargli di ubbidire al vescovo di Lione,
e stesso trattamento ebbe il lionese nel 1181 da Papa Lucio III (1181-1185).
Quest'ultimo, anzi, gli fece giurare ubbidienza al suo vescovo.
Tuttavia V. non ebbe la pazienza di
accettare obtorto collo, come Francesco, gli ordini della Chiesa, e
continuò la predicazione con i suoi seguaci, denominati Poveri di Lione.
Egli fu allora convocato in un sinodo a
Lione nel 1180 dal cardinale Enrico di Marcy, vescovo di Albano, dove V. fece
una confessione ortodossa, anzi denunciando gli errori dei catari.
Tuttavia ciò non gli fu sufficiente e
attirò ugualmente nel 1184 su di lui una scomunica, comminata con la bolla
papale Ad abolendam da Lucio III a Verona. Anche il IV Concilio
Laterano del 1215 condannò il movimento di V. come quello di "eretici
impenitenti".
Ma il movimento era ben radicato nel Sud
della Francia, in Spagna e nel Nord dell'Italia, in particolare in Lombardia,
dove sia i seguaci di Arnaldo da Brescia
che un gruppo dissidente del movimento degli Umiliati, confluirono nel
movimento valdese, assumendo nel 1205 il nome di Poveri Lombardi. Queste due
anime ben presto provocarono una spaccatura nel movimento: i Poveri di Lione
disdegnavano il matrimonio, il lavoro manuale e la gerarchia interna, mentre i
Lombardi, con a capo Giovanni di Ronco, accettavano tutto ciò, mentre
erano più severi dei francesi nel rigettare i sacramenti conferiti da
sacerdoti indegni.
V. morì ca. nel 1217 (secondo altri autori
nel 1207) con l'amarezza di non essere riuscito a mediare le divergenze dei
due gruppi, che neppure una riunione organizzata a Bergamo nel 1218 poté
appianare.
Il movimento valdese
Dopo la morte del fondatore, il movimento
continuò, nonostante le persecuzioni, la sua espansione, oltre che in Spagna,
Francia meridionale e Italia settentrionale, anche in Italia meridionale
(Puglia, ma soprattutto Calabria, dove però i v. vennero tutti massacrati nel
1561) in Germania (Strasburgo e Baviera), Austria e Boemia, dove i v. vennero
assorbiti dagli hussiti nel XVI secolo.
In Spagna i v. furono perseguitati per
ordine del re Alfonso II di Aragona, detto il casto (1152-1196).
Successivamente furono fatti dei seri tentativi da parte del teologo spagnolo
valdese Durand de Huesca (o Durando d'Osca), di far accettare i v. come
ortodossi da parte della Chiesa. A riguardo, Durando fondò nel 1208 il
movimento dei Poveri Cattolici, accettato da Papa Innocenzo III.
In Francia, la reazione cattolica contro
il movimento v. avvenne soprattutto dopo il 1208, l'inizio della crociata
contro i catari (che i cattolici spesso confondevano con i v.), e già dal 1214
alcuni v. furono bruciati sul rogo a Maurillac.
Tuttavia i v. continuarono ad espandersi
nel Delfinato e nella Savoia e né l'Inquisizione né l'azione di predicatori
cattolici come San Vincenzo Ferrer (1350-1419) riuscirono a sradicarli dal
loro territorio.
Nel 1478 il re Luigi XI (1461-1483) li
protesse perfino con una ordinanza, tuttavia pochi anni dopo, nel 1488, Papa
Innocenzo VIII (1484-1492) ordinò una crociata per cacciarli dalle valli
alpine francesi verso la Svizzera.
Dall'altra parte delle montagne, nelle
valli piemontesi Chisone, San Martino, Pragelato, Perosa, Pellice, Luserna e
Angrogna, il movimento fu perseguitato a lungo sulla base delle solite accuse
infamanti di adorare Lucifero e di praticare il sacrificio rituale dei bambini
durante orge notturne (il tutto alimentato anche da un libro dell'epoca dal
titolo Errores haereticorum Waldensium).
La persecuzione durò per tutto il XIV
secolo, con una punta intorno al 1370 quando 170 adepti furono condannati al
rogo, ma il v. riuscì ugualmente a svilupparsi fino al XVI secolo.
Nel 1530 due “barba” (predicatori
itineranti) valdesi, Giorgio Morel e Pietro Masson, vennero inviati presso i
riformisti svizzeri Bucero
e Farel per confrontarsi sulle rispettive dottrine, e dopo il rientro
di Morel (Masson venne arrestato e ucciso a Digione), nel 1532 a Chanforan, in
valle d'Angrogna, i v. decisero di aderire alla riforma di ispirazione
calvinista. Questa decisione venne aiutata da una fortunata circostanza:
nel 1536 l'invasione (durata 20 anni) delle valli piemontesi da parte
dell'esercito francese rinforzato da diversi reparti mercenari luterani.
Tuttavia nel 1559, i duchi di Savoia,
cattolici, ripresero il controllo della regione ed iniziò una lunga storia di
persecuzione dei v. che portò fino alle stragi del 1655 (Pasque Piemontesi),
delle quali si indignò perfino il famoso poeta inglese John Milton e
all'editto di Vittorio Amedeo II di Savoia del 1686, il quale decretò
l'espulsione o la conversione forzata dei protestanti piemontesi. Nonostante
una iniziale resistenza armata, i v. decisero successivamente di emigrare in
Svizzera, dalla quale però il pastore Henri Arnaud
ed il comandante (ex contadino) Giosuè Gianavello (Javanel) organizzarono il
rientro nelle valli piemontesi nel 1689 (“Glorioso Rimpatrio”).
Nel secoli successivi i Savoia cercarono
inutilmente di scacciare i v. sia mediante azioni militari che con campagne di
proselitismo organizzate dai gesuiti, ma alla fine, nel 1848, ai v. vennero
concessi i diritti civili e politici previsti nello statuto di Carlo Alberto e
per loro finì il lungo periodo di “ghettizzazione”.
I valdesi oggi
Oggigiorno i v. sono valutabili in ca.
50.000 membri, divisi tra Italia (29.000 aderenti soprattutto nelle
tradizionali valli piemontesi), Francia meridionale, Germania (dove si sono
fusi con i luterani nel 1823), Argentina, Uruguay e Stati Uniti (dove alcuni
di loro si sono fusi con la Chiesa Presbiteriana negli anni '70).
In Italia hanno fondato nel 1855 a Torre
Pellice una scuola, in seguito facoltà, di teologia, spostata poi a Firenze
nel 1860 ed infine a Roma nel 1922. Inoltre sono stati fondati diversi
ospedali valdesi (Torino, Genova), una Casa Editrice (Claudiana, in onore di
Claudio di Torino)
ed il centro ecumenico di Agape. Il sito della Editrice Claudiana è
http://www.claudiana.it
Dal 1979, i v. italiani formano un'unica
chiesa evangelica con i metodisti, denominata Unione delle chiese valdesi e
metodiste. Il sito Internet è: http://www.chiesavaldese.org
La dottrina
Come si è detto precedentemente,
all'inizio non si notarono elementi eterodossi nella predicazione di V.
La sua fedeltà al Vangelo ed il desiderio
di un ritorno alle origini apostoliche della Chiesa come reazione alla
dilagante corruzione ecclesiastica erano caratteristiche di molti altri
movimenti cristiani medioevali sia tra quelli perseguitati (arnaldisti,
petrobrusiani,
enriciani) che tra quelli accettati (patarini, francescani).
Tuttavia la stessa persecuzione nei loro
confronti portò i v. ad accostarsi a dottrine di altri eretici del tempo
(soprattutto catari) come il rifiuto del purgatorio, dei pellegrinaggi, del
ricorso all'intercessione dei santi, della venerazione delle reliquie. Molte
di queste idee comunque erano già stati espressi nel IX secolo dal vescovo
Claudio di Torino, che i v. considerano come un loro precursore.
Inoltre, come i catari, i v. recitavano
preferibilmente il Padre Nostro, si erano divisi in perfetti (i predicatori
itineranti poveri e casti, denominati “barba”) e uditori e utilizzavano un
battesimo per imposizione delle mani, sebbene, dal punto di vista teologico, i
v. rimasero profondamente cristiani, riconoscendo la deità del Figlio, senza
tentazioni dualiste come i catari.
Successivamente, nel 1655, come si è già
detto, la Chiesa Valdese aderì alla Riforma, conformandosi ad una dottrina di
ispirazione calvinista, riconoscendo solo due sacramenti: il Battesimo e la
Cena del Signore. Infine le singole congregazioni sono oggigiorno gestite da
un consiglio presieduto dal pastore locale.