Esami di Stato, dov'è la vera innovazione?
una valutazione critica di Paola Tonna (fonte: Orizzonte Scuola)
07 agosto 2006 - A.P.E.F.
Se l’obiettivo era quello di ridare dignità e rigore all’Esame di Stato
conclusivo del percorso di studi secondari, le soluzioni proposte dal Ministro
Fioroni nel DDl presentato al Consiglio dei Ministri del 4 Agosto, sembrano
decisamente inadeguate. La nuova maturità, a parte la reintroduzione, suggerita
dal Forum delle Associazioni degli insegnanti, dello scrutinio di ammissione, la
cui abolizione operata dal Ministro Berlinguer nel ‘99, ha contributo a far
lievitare dal 92% al 98% la percentuale dei promossi, è costruita su un
impianto vecchio che non tiene conto delle nuovi assetti
metodologico-didattici dell’autonomia delle Scuole e delle linee guida europee.
Inoltre, come dimostra la recente storia dell'esame, riteniamo che la
composizione della commissione, che si vuole introdurre nella versione
“mista”, metà esterna e metà interna, risulti ininfluente
ai fini dell'abbassamento dell'alta percentuale dei promossi,
dato che questa è rimasta invariata dal 1999 ad oggi, dove l'esame ha
visto entrambe le versioni: quella mista di Berlinguer e tutta interna della
Moratti.
Uno degli elementi al quale, a nostro avviso, si è prestata invece poca attenzione, è l'oggetto primario dell'esame, cioè cosa si valuta . È appena il caso di ricordare che il ripensamento dei curricoli e delle metodologie introdotte dall'autonomia e dalle direttive europee hanno ormai spostato l'offerta formativa da un target centralista, buono per una sorta di “alunno medio nazionale”, all'introduzione dei curricoli per “competenze” basati sui nuclei fondanti delle discipline e rispettosi dell'individualità di ciascuno. Sarebbe stato opportuno che ci si fosse orientati verso una corrispondenza tra le prove d'esame e la certificazione delle competenze agli standard europei.
Se si riforma si dovrebbe almeno andare verso questa direzione .
Pertanto la valutazione si sarebbe dovuta spostare dalle discipline a poche competenze riconoscibili e misurabili abbattendo l'attuale tendenza all'enciclopedismo .
Certamente non ha nulla di innovativo il fatto che il Ministro si riattribuisca, in un'ottica vecchia di centralismo dirigista, l'elaborazione e la scelta delle più di 500 prove d'esame, tanti sono oggi gli indirizzi, in controtendenza con il resto d'Europa. Se oggi l'autonomia riconosce alle scuole la responsabilità della progettazione dei curricoli, perché non si riconduce alle stesse anche la progettazione delle prove che costituiscono l'asse culturale portante che caratterizza il piano dell'offerta formativa della scuola, magari in una forma strutturata o semi/strutturata e valutate con criteri obiettivi, come avviene ad esempio in Francia?
Ma quello che riteniamo come un vero ritorno al passato, suggerito forse dalle forze sociali più conservatrici, è quello di escludere una terza prova a carattere nazionale predisposta dall'istituto nazionale di valutazione esterno che avrebbe avuto il fine di aiutare a costruire quella cultura della valutazione e della comparazione dei risultati sul piano nazionale che è la seconda gamba della autonomia e di non far ripiombare le Scuole nell'autoreferenzialità di sempre, con gli esiti che ognuno conosce.
Riteniamo un controsenso che la terza prova strutturata, valutabile con criteri obiettivi sia affidata alle Scuole, mentre le prime due che lo sono meno, sono proposte dal Ministro.
L'assenza di un sistema nazionale di valutazione, anche nell'Esame finale, che si è chiaramente mostrato di voler escludere dal nostro sistema istruzione, rappresenta un ritorno indietro di almeno trent'anni. Come si pensa di raggiungere così entro il 2010 gli obiettivi di Lisbona che gli stati membri della UE si sono proposti? Fino a quando in questo Paese si sacrificherà al consenso di una parte sociale privata seppur rappresentativa come i sindacati, una visione moderna ed europea incentrata sul merito e sulla valutazione dei risultati?
In troppi forse hanno già colpevolmente dimenticato che le performaces dei nostri studenti nelle indagini internazionali sono agli ultimi posti e per giunta con un trend negativo e che tutto questo è strettamente legato alla competitività e al benessere economico del Paese.
Paola Tonna
Presidente Apef