Italiani, cattolici ma non troppo:
sì a pacs, aborto e divorzio
| di Matteo Durante Fonte:
Panorama 17/1/2006
[adattamento ed elaborazioni grafiche a mia cura]
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Lo
studio ha dichiarato che sono aumentati i cattolici (87,8%), l'8% in più
rispetto a quindici anni fa.
Ma hai
voglia a lanciare strali contro le unioni gay o le coppie di fatto. Nell'Italia
cattolica e laica, il 68,7% dei fedeli è favorevole ai Pacs; il 65,6% difende la
legge sul divorzio e il 77,8% è contrario al divieto dell'eucarestia ai
divorziati. Lo dice l'ultima fotografia Eurispes sul rapporto tra gli italiani e
la fede, tra adesione e disobbedienza.
I cattolici in Italia sono in crescita di 8 punti percentuali (87,8%) rispetto
ad un analogo sondaggio effettuato sempre dall'Eurispes quindici anni fa. Ma,
allo stesso tempo, solo un terzo dei credenti sembra essere anche "praticante".
Poco praticante significa poi "disubbidiente" ai dettami di Santa Romana Chiesa?
Sembra proprio di sì: lontano dalla parrocchia, gli italiani prestano l'orecchio
anche ad "altre campane", che si fanno sentire sui più impegnativi temi etici e
morali.
Come spiegare questo scollamento? "I dati emersi delineano - dice Fara - una
crisi non della religione, ma della religiosità". Cioè?
"La realtà è che in Italia, tra la Chiesa cattolica ed i propri fedeli c'è la
stessa discontinuità che esiste, politicamente parlando, tra paese ufficiale e
paese reale". Insomma, l'Italia a cui il Card. Camillo Ruini o lo stesso Santo
Padre Benedetto XVI si rivolgono esiste sì ma solo in parte. Le gerarchie
ecclesiastiche non sembrano corrispondere, nell'elaborazione dell'indirizzo
religioso, alle difficoltà e alle istanze dei fedeli cattolici.
E
si capisce allora come l'83,2% dei cattolici si dichiari favorevole all'aborto
quando la vita della madre sia in pericolo; il 72,9% in caso se ci sono gravi
anomalie e malformazioni del feto o in caso di violenza sessuale per il 61,9%.
La percentuale, invece, cala notevolmente se le motivazioni sono più attinenti
alle condizioni economiche o alla volontà della madre di non avere figli:
rispettivamente al 26,4% (23% cattolici e 51,2% non cattolici) e al 21,9% (18,6%
cattolici e 45% non cattolici).
GIOVANI
L'indagine Eurispes, contenuta nel Rapporto Italia 2006 e condotta su un
campione rappresentativo della popolazione italiana di 1.070 intervistati,
si declina poi in vari capitoli, tra i quali - a sorpresa - quello che certifica
l'accresciuto desiderio di religiosità tra i giovani.
La percentuale dei ragazzi che affermano di partecipare alla messa domenicale è
superiore a quella dei soggetti più grandi di età: si reca alla messa tutte le
domeniche il 30,8% degli intervistati che hanno tra i 18 e i 24 anni d'età a
fronte del 22,4% e del 28,5% dei soggetti intervistati appartenenti
rispettivamente alle fascia d'età 25-34 e 35-44 anni. La quota più alta (37,7%)
dei soggetti che si recano in Chiesa appartiene invece alla fascia d'età 65 anni
ed oltre.
GLI ITALIANI CREDONO POCO AI MIRACOLI
Un'
altra incongruenza emersa dal sondaggio Eurispes è che solo il 54,3% degli
intervistati (cattolici e non cattolici) afferma di credere nei miracoli, in
particolare sono assolutamente increduli il 37,2% degli intervistati.
Tra coloro che hanno dichiarato di non credere ai miracoli, quasi uno su due
(48,9%) giustifica il proprio scetticismo affermando che si tratta di eventi
naturali, che non hanno ancora trovato una spiegazione scientifica.
Il 28,8% invece nega qualsiasi forma di fenomeno sovrannaturale; in particolare
il 18,6% li considera semplici suggestioni ed il restante 9,6% risponde che gli
eventi sovrannaturali non esistono.
LE TIPOLOGIE DEL CATTOLICO ITALIANO
Le quattro tipologie di "cattolico" - a "corrente continua": una
tipologia che interessa quel 36,8% in regola con il precetto cristiano e che
afferma di partecipare alla Messa ogni domenica (30,6%) o anche più volte alla
settimana (6,2%). Seconda tipologia: i "cattolici a corrente alternata",
quelli cioè che si recano in Chiesa a domeniche alterne: fa parte di questa
categoria il 23,7% del campione. Poi ci sono i "precettati del Natale e
della Pasqua": si tratta di quel 29,8% di intervistati che segue la Messa
soltanto in occasione delle "Feste comandate": Natale, Pasqua e Ognissanti.
Infine, i "cattolici delle quattro ruote" (8,1%), quelli cioè che vanno
in Chiesa tre volte durante tutta la vita: in occasione del battesimo (di gran
lunga il sacramento preferito), del matrimonio e del funerale. Con una
caratteristica in comune: in tutti e tre i casi vengono accompagnati in
automobile.
IL VALORE DELLA PREGHIERA
Per tre
intervistati su quattro (76,2%) la motivazione principale che spinge gli
italiani a recarsi in Chiesa è la preghiera.
Il 16,4% del campione, invece, va in Chiesa solamente in ossequio alla
tradizione familiare e un 14% ne avverte la necessità per trovare la forza nei
momenti più difficili della vita. Molto più basse le percentuali dei credenti
che frequentano la Chiesa per chiedere una grazia (1,7%), per socializzare
(1,8%) o per ringraziare di un dono ricevuto da Dio (5,9%). Tra
le donne (77,4%) il bisogno di preghiera risulta più diffuso che fra i maschi
(74,7%); questi ultimi manifestano maggiormente un legame con la Chiesa per
tradizione familiare (18,9% contro il 14,4% del dato femminile).
INTERVENTISMO DELLA CHIESA: ITALIANI DIVISI
Dal
sondaggio emerge una opinione pubblica (cattolici e non cattolici) spaccata: da
una parte si schierano quelli che vorrebbero che la Chiesa non interferisse più
del dovuto sulle problematiche etiche (42,5%), dall'altra c'è una opinione
pubblica (41,6%) che considera opportuna la presenza della Chiesa su queste
problematiche. Solo una esigua minoranza (9,9%), invece, richiede un intervento
maggiore dell'istituzione ecclesiastica.
Per quel che riguarda l'appartenenza politica degli intervistati, la maggior
parte degli elettori di sinistra (71,1%) e di centro-sinistra (50%) ritiene che
la Chiesa intervenga più del consentito sulle questioni etiche, mentre fra i
sostenitori di centro e centro-destra sono particolarmente numerosi coloro che
considerano "nella giusta misura" l'intervento dell'istituzione
ecclesiastica su tali problemi (rispettivamente il 66,7% e il 48,6%).
GLI ITALIANI IMMUNI DALLE TENTAZIONI LAICISTE
L'80,3%
degli italiani (cattolici e non cattolici) non sposterebbe il crocifisso dalle
scuole o dalle istituzioni statali. Più empatico
l'atteggiamento dell'8,5% del campione che sostiene che il crocifisso vada
esposto, a patto che non urti la sensibilità di altre fedi. Decisamente
inferiori le percentuali di coloro che ritengono ingiusto esporre il crocifisso
perché ciò limiterebbe la libertà di culto delle altre religioni (5,3%) o
comunque non rispetterebbe le altre confessioni religiose (5,2%).
CHIESA E FISCO
La maggioranza degli intervistati (63,9%) reputa ingiusto il decreto fiscale
collegato alla Finanziaria che esonera la Chiesa e le altre confessioni
religiose riconosciute dallo Stato dal versamento dell'imposta comunale su tutti
gli immobili, anche ad uso commerciale; si dichiara favorevole solo un soggetto
su quattro (24,9%). Più critici gli elettori di sinistra che nell'80,5% dei casi
di non condividono il provvedimento; nel centro-destra (36,1%) e a destra
(30,8%) sono più numerosi quelli che lo ritengono giusto.
Infine tre intervistati su quattro circa (73,6%) ritengono giusto l'otto per
mille come forma di finanziamento, contro il 23% che la pensa diversamente.
L'IDENTIKIT DEL CREDENTE
Al
crescere dell'età aumenta la percentuale di coloro i quali si dichiarano
cattolici: se i giovani tra i 18 e i 24 anni credono nel 71,6% dei casi, tra gli
ultra sessantacinquenni la percentuale raggiunge il 96,2%. In posizione
intermedia si collocano invece la fascia d'età compresa tra i 25-34 anni con
l'83,3%, quella tra i 35 e i 44 anni (88,2%) e, infine, quella tra i 45 e i
64 anni (89,5%).
Rispetto al genere, fra le femmine (89,4%) è leggermente più elevata che fra i
maschi (86%) la quota di chi si dichiara cattolico.
La quota più alta dei cattolici si riscontra nelle regioni del Centro (90,5%)
(anche storicamente più legata al potere temporale dello Stato Pontificio), la
più bassa in quelle del Nord-Ovest (86,7%); nessuna area geografica si
allontana, però in modo consistente dalla media: infatti i credenti al Sud sono
l' 87,7%, mentre al Nord-Est e nelle Isole si attestato parimenti all' 86,9%. In
relazione alla formazione, il numero maggiore di credenti si riscontra fra chi
non ha alcun titolo di studio o possiede la licenza elementare (97,2%) e tra
coloro i quali sono in possesso della licenza media (93,2%).
Al contrario, la percentuale dei cattolici si riduce notevolmente tra i
diplomati (85,8%) e tra i laureati.