Felicità

Secondo Argyle (1987), il maggiore studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l'autorealizzazione, la salute.
La felicità è anche legata al numero e all'intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta e, in ultimo, come evento o processo emotivo improvviso e piuttosto intenso è meglio designata come gioia. In questo caso è definibile come l'emozione che segue il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio e in essa, accanto all'esperienza del piacere, compaiono una certa dose di sorpresa e di attivazione (D'Urso e Trentin, 1992).
Ma la felicità da cosa dipende? Esistono delle
caratteristiche dell'individuo che lo rendono maggiormente permeabile a
sentimenti di felicità e gioia piuttosto che a sentimenti negativi?
È molto difficile, probabilmente impossibile, rispondere in modo
sufficientemente accurato a tali quesiti. Tuttavia le ricerche sulla felicità
mettono in luce come essere più o meno felici non dipende in modo diretto da
variabili anagrafiche come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla
bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le
caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla
personalità e in particolare quelle relative all'estroversione, alla fiducia in
se stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro
(D'Urso e Trentin, 1992).
Secondo Argyle e Lu (1990) la persona estroversa è più felice perché ha più
rapporti sociali, fa amicizie più facilmente, partecipa ad un maggior numero di
attività pubbliche e collettive dove trova maggiori motivi di interesse e
divertimento. Inoltre una persona felice è anche una persona che sta bene con se
stessa e che ha fiducia nelle sue capacità e percepisce una fondamentale
congruenza tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. In sostanza, più le persone
riescono ad accettarsi per quello che sono, con tutti i loro pregi e i loro
limiti, più sono felici. Analogamente, quanto più una persona ritiene di poter
ragionevolmente controllare gli eventi che gli accadono nella sua vita
affettiva, sociale, lavorativa, più è felice, e in particolar modo, è più felice
di chi si considera in balia del caso o degli altri.
D'Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere.
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