LE FIGURE RETORICHE
Vedi anche "le regole della scrittura"
Le figure retoriche sono particolari espressioni del discorso che riescono ad arricchirlo e a variegarlo. Ma per capirne veramente la natura e soprattutto l'uso (molto intrigante) non c'è che spulciare l'elenco che segue. Esso è incompleto giacché ho scelto le f.r. a mio parere meno inusuali (ops!, avrò scritto un "litote"?).
Allegoria
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Dal greco allegoréin, “parlare diversamente”: figura retorica consistente nella costruzione di un discorso in cui i significati letterali dei singoli termini passano in secondo ordine rispetto al significato simbolico dell'insieme, che generalmente rinvia a un ordine di valori metafisici, filosofici e morali. Le immagini spesso sono intensamente pittoriche, che vanno ben oltre il significato di base dei termini che le costituiscono. In questo senso, secondo alcuni, l'allegoria sarebbe una sorta di metafora, come è il caso di opere quali la Divina Commedia di Dante e il Faust di Goethe. Oggi, a questa interpretazione, si sostituisce un'interpretazione più soggettiva, in cui personaggi, esperienze e situazioni particolari, rappresentati come reali e concreti, diventano allusivi di una realtà diversa e più generale senza caricarsi necessariamente di spiegazioni dimostrative e didattiche. | ||||||||
Allusione
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Consiste nell'affermare una cosa con l'intenzione di farne intendere un'altra, che con la prima ha un rapporto di somiglianza. Un simile procedimento può trarre origine da un evento storico (per esempio, l'espressione una vittoria di Pirro per indicare una vittoria inutile e pagata a caro prezzo, come quelle ottenute dal re dell'Epiro, Pirro, contro i Romani) oppure può derivare da eventi e personaggi del mito e della letteratura, come nelle espressioni un labirinto, per alludere a una situazione indecifrabile o a luogo intricato oppure Don Abbondio, per indicare una persona vile e paurosa. | ||||||||
Anacoluto
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Dal greco anakólothos, "che non segue": indica una frase il cui andamento risulta irregolare, a causa di un cambiamento di soggetto nel corpo dell'enunciato. Un simile uso è tipico per lo più dei poeti. Classificato nelle grammatiche scolastiche come un errore in assoluto, l’anacoluto rappresenta in realtà una struttura di larghissima diffusione nella nostra e in altre lingue, compreso il latino. Queste condizioni sono tipiche della comunicazione parlata e rispondono alla necessità di procedere più speditamente nella manifestazione delle idee. Oltre che nel parlato, l’anacoluto è accettabile nelle forme di scrittura che lo seguono molto da vicino o lo imitano espressamente. Gli esempi abbondano nei classici di tutte le epoche: a cominciare da qualche caso in Dante (almeno nel Fiore, a lui attribuito: «E que’ che guarderà tuttor la strada / certana sie che gli parrà morire»), passando per Machiavelli (nel famosissimo brano della lettera a F. Vettori: «mi pasco di quel cibo, che solum è mio, e ch’io nacqui per lui») e giungendo a Manzoni (che costellò di anacoluti i dialoghi e le parafrasi di dialoghi della redazione finale del romanzo; tre esempi: «noi altre monache, ci piace sentir le storie per minuto»; «cose che le più gran dame, nelle loro sale, non c’eran potute arrivare», «Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro») e a Saba («La bocca / che prima mise / alle mie labbra il rosa dell’aurora / ancora / in bei pensieri ne sento il profumo»). All’anacoluto possono essere assimilati anche il tipo, molto frequente: mangiare, il bambino mangia; e, specialmente nei titoli giornalistici, il tipo “Lira e borsa, un altro tonfo” | ||||||||
Antitesi
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Dal greco antìthesis, “contrapposizione”: accostamento reso più incisivo dalla struttura simmetrica della frase come nella celebre terzina dantesca « Non fronda verde , ma di color fosco; / non rami schietti ,ma nodosi Ènvolti; /non pomi v'eran ma stecchi con tosco ». | ||||||||
Antonomasia
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Figura retorica che consiste nel sostituire al nome proprio di una persona o cosa una perifrasi o un termine che indichi la qualità che caratterizza per eccellenza quella persona; Garibaldi » Eroe dei due mondi. | ||||||||
Climax
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Dal greco climax, “scala”: procedimento retorico che consiste nella disposizione di frasi, sostantivi e aggettivi in una progressione “a scala”, secondo una gradazione ascendente, a suggerire un effetto progressivamente più intenso: es buono, migliore ottimo (dal grado normale dell' aggettivo si passa al grado comparativo e infine a quello superlativo); due, tre quattro (che costituisce la più semplice gradazione, in quanto attuata sul piano numerico). Un simile procedimento risulta particolarmente efficace soprattutto in poesia, come è dato verificare nella celebre chiusa dell' Infinito leopardiano: « Così tra questa immensità / s' annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare », in cui si attua una gradazione in senso discendente (Anticlimax) attraverso immensità-s'annega-naufragar, che anche ritmicamente riproducono un progressivo abbandono della mente. | ||||||||
Diafora
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Dal greco diaphoros “diverso”: consiste nel ripetere una parola usata in precedenza con un nuovo significato o una sfumatura di significato diversa. Così, ad esempio, nella frase "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce" (B.Pascal), la parola ragione è usata dapprima nel significato di “motivo” e successivamente in quello “di facoltà di pensare e giudicare”. | ||||||||
Enfasi
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Dal greco emphainein “dimostrare”: consiste nel mettere in rilievo una parola o un'espressione,grazie ad una particolare sottolineatura, che può tradursi in forma esclamativa, affettata o sentenziosa: Lui, lui si è un amico ! | ||||||||
Eufemismo
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Dal greco euphemismo “parola di buon augurio”: figura retorica adoperata per attenuare una espressione ritenuta troppo cruda, irriguardosa, come ad esempio, convenzione di usare il verbo andarsene al posto di “morire”. Talvolta rientra nell' ambito di questa figura l'uso di un termine dal significato addirittura opposto a quello che si vuole intendere, come nella frase Antonio davvero un gentiluomo, per significare che il personaggio in questione è un gran mascalzone. | ||||||||
Interrogazione Retorica
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Proposizione espressa in forma interrogativa, che non chiede però risposta in quanto la contiene già in sé, affermativa o negativa; serve ad aggiungere efficacia all'argomentazione e a indurre il lettore o l'interlocutore ad accogliere la nostra opinione. | ||||||||
Inversione
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Fenomeno linguistico consistente nello spostamento degli elementi costitutivi di una frase in una disposizione che capovolge la normale struttura sintattica, per conferire all'elemento anteposto un particolare risalto espressivo. Così ad esempio nel celebre verso leopardiano "Dolce e chiara è la notte e senza vento", si ha una evidente inversione nell'ordine normale dei singoli termini della frase. | ||||||||
Invettiva
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Consiste nel rivolgersi improvvisamente e vivacemente a persona o cosa presente o assente, con un tono di aspro rimprovero o di accusa, come nei versi danteschi "Ahi Pisa, vituperio delle genti / del bel paese là dove ‘l si suona..." | ||||||||
Iperbole
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Consiste nell'esprimere in termini esagerati un concetto per difetto o per eccesso. | ||||||||
Ironia
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Consiste nell' affermare una cosa che è esattamente il contrario di ciò che si vuole intendere. Si tratta di un tipo di comunicazione che richiede nel lettore e nell' ascoltatore la capacità di cogliere l'ambiguità sostanziale dell' enunciato. | ||||||||
Iterazione
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Ripetizione di parole o di frasi, spesso con valore espressivo così da costituire una figura retorica. | ||||||||
Litote
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Attenuazione di un concetto mediante la negazione del contrario. | ||||||||
Metafora
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Sostituzione di un termine con una frase figurata legata a quel termine da un rapporto di somiglianza. Es. "Stanno distruggendo i polmoni del mondo" (per dire boschi) | ||||||||
Ossimoro
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Forma di antitesi di singole parole che vengono accostate con effetti paradossali (es. paradiso infernale, ghiaccio bollente) | ||||||||
Paradosso
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Dal greco para “contro” e doxa “opionione”: figura retorica consistente in un' affermazione che appare contraria al buon senso, ma che in realtà si dimostra valida a un' attenta analisi. Nell' ambito della letteratura, si chiama in questo modo un' opera che presenti situazioni assurde e incredibili, in contrasto con il buon senso e con le convenzioni culturali di una determinata epoca. | ||||||||
Perifrasi
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Dal greco periphrasis, “locuzione intorno”: detta anche comunemente “giro di parole”, consiste nell' usare, invece del termine proprio, una sequenza di parole per indicare una persona o una cosa. Un simile procedimento può rispondere a diverse esigenze e finalità: può, infatti, essere usato per evitare una inutile ripetizione oppure per sostituire un termine eccessivamente crudo (vedi Eufemismo) o anche soltanto per conferire un particolare colore poetico alla frase, come, ad esempio, nel verso leopardiano "incontro là dove si perde il giorno", per dire "verso occidente, verso il tramonto". | ||||||||
Pleonasmo
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Dal greco pleonàzein, "sovrabbondare": espressione sostanzialmente non necessaria, in un dato contesto: espressione, cioè, che non aggiunge niente dal punto di vista qualitativo alla frase in cui è inserita. Il suo uso all'interno del discorso letterario risponde a particolari esigenze espressive, che di solito vengono evidenziate dal contesto. Ridondanza che consiste nell'utilizzo di un termine superfluo: A me mi piace. | ||||||||
Prosopopea
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Dal greco prósopon, 'volto' e poiéin, 'farÈ: figura retorica, di gusto classico, consistente nell'introdurre a parlare un personaggio assente o defunto, o anche cose astratte e inanimate, come se fossero persone reali. Molti e celebri sono gli esempi, che evidenziano come la poesia abbia sempre fatto un largo uso di una simile tecnica espressiva, dalla personificazione della Fama nell'Eneide virgiliana, a quella della Frode nell'Orlando Furioso di L. Ariosto, fino ai cipressi introdotti a parlare in una celebre lirica (Davanti San Guido) di Carducci. | ||||||||
Reiterazione
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Figura retorica consistente nel ripetere uno stesso concetto con altre parole. | ||||||||
Reticenza
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Dal latino reticere, 'tacerÈ: consiste nell'interrompere e lasciare in sospeso una frase facendone intuire al lettore o all'ascoltatore la conclusione, conclusione che comunque viene taciuta deliberatamente per creare nell'ascoltatore o nel lettore una particolare e viva impressione (cfr. G. Verga, La morte di Mastro Don Gesualdo). | ||||||||
Similitudine
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Dal latino similitudo, 'somiglianza': figura retorica consistente in un paragone istituito tra immagini, cose, persone e situazioni, attraverso la mediazione di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (come, simile a, a somiglianza di). | ||||||||
Sineddoche
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Dal greco synekdékhomai, 'prendo insiemÈ: figura semantica consistente nell'utilizzazione in senso figurato di una parola di significato più o meno ampio della parola propria. Fondata essenzialmente su un rapporto di estensione del significato della parola, questa figura esprime:
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Sospensione
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figura retorica consistente nel lasciare volutamente interrotto un discorso. |