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Il Papa gattaro

AprileOnLine.Info n.251 del 3 maggio 2005

Benedetto XVI, alias Joseph Ratzinger, ha una passione per i gatti. Come faceva San Francesco con gli uccelli, pare che il Papa parli con loro, li coccoli e riesca a stabilire con i felini casalinghi un rapporto del tutto particolare.
Fioccano già le prime testimonianze, che hanno il sapore profano di leggende metropolitane. Prendiamo quella autorevole del cardinale Tarcisio Bertone: "Ogni volta che incontrava un gatto, lo salutava e ci parlava anche a lungo. E il gatto, affascinato lo seguiva. Una volta sì è portato dietro fino al Vaticano una decina di felini. Sono dovute intervenire le guardie svizzere" ("La Stampa", 1 maggio 2005).
Altre testimonianze parlano di un cardinale Ratzinger abituato a passeggiare nei dintorni del Vaticano nella pausa pomeridiana e intento a occuparsi di alcuni gatti del quartiere Borgo Pio, con qualche puntata anche nei dintorni di Castel Sant'Angelo. Un collaboratore del nuovo Papa, che ha voluto però mantenere l'anonimato, nello st esso articolo dove compare la dichiarazione del cardinale Bertone, precisa: "I felini sono un grandissimo amore di Benedetto XVI. Quando lavorava al palazzo dell'ex Sant'Uffizio, parlava con i gatti, si fermava e diceva qualcosa in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese. Portava sempre qualcosa da mangiare ai gatti e se li tirava dietro nel cortile della Congregazione".
Un'altra autorevole testimonianza viene dalla fedele domestica dell'ex cardinale Ratzinger, Frau Agnes Heindl: "Ama i gatti, li accarezza, li prende in braccio. Sembra che con lui stiano sempre a loro agio".
Sulle qualità di "gattaro" di Benedetto XVI non c'è quindi da dubitare. E questa attitudine – diciamo la verità – ce lo rende simpatico, perché scoprire un dettaglio umano di un Pontefice ce lo avvicina, anche se i suoi collaboratori dovrebbero mordersi la lingua quando dicono che parla con i gatti addirittura in dialetto bavarese. Nonostante i gatti di Roma siano abituati ai turisti, è difficile pensare che siano pure poliglotti.
Ma la vera notizia è che Benedetto XVI ha deciso di portare con sé negli appartamenti papali i due gatti che ospitava nella casa in via della Città leonina, dove abitava fino all'elezione a Papa. Ora non ci resta che immaginare come verranno accuditi i due gatti nelle stanze papali: mangeranno il solito kit kat che si vende nei supermercati? come sarà la cassetta dove faranno i loro bisogni? potranno dormire in un angolo della stanza da letto del Papa? come verranno accuditi dalle suore?
Dopo le rivelazioni sull'amore per i gatti di Benedetto XVI, abbiamo pure appreso che non è il primo Papa a far entrare degli animali in Vaticano. Pio XII aveva voluto dei canarini, di cui si occupava personalmente. Paolo VI vezzeggiava un gatto che si spostava sui cornicioni pontifici, quando il Papa riceveva visite private.
Il problema, però, è che finora non si era mai parlato del rapporto tra i Papi e gli animali che vivevano con loro. La figura di un Ponte fice era avvolta da un'aura misteriosa e inavvicinabile. Con Benedetto XVI, invece, come era già avvenuto con la lunga malattia di Giovanni Paolo II, si procede nell'umanizzazione del capo della Chiesa cattolica. Ed è un bene.