È esistito Gesù?
di Frank R. Zindler
The American Atheist, Summer 1998. Aggiornamento dalla serie The Probing Mind,
Gennaio 1987 Traduzione di Luca Bergamasco con la collaborazione di Paolo
Balzamo
Marzo 2001
"Ho dato per scontato che Gesù di Nazaret sia esistito". Alcuni autori
sentono il bisogno di giustificare ampiamente questa affermazione di fronte
a persone che, di tanto in tanto, cercano di negarla. "Sarebbe più facile,
francamente, credere che Tiberio Cesare, contemporaneo di Gesù, sia stato un
prodotto dell'immaginazione piuttosto che credere che non ci sia mai stata
una persona come Gesù."
- N. T. Wright, Jesus and the Victory of God (Fortress, 1996)
Per la maggior parte della mia vita, ho dato per scontato che Gesù, sebbene
non fosse certamente un dio, fosse comunque un personaggio storico, forse un
mago o un abile ipnotizzatore. Per essere onesti, sapevo che alcuni dei più
grandi studiosi mondiali avevano negato la sua esistenza, ciononostante,
avevo sempre creduto improbabile che avessero potuto generarsi così tante
storie su una persona se non fosse davvero esistita. Anche nel caso di altre
divinità, come Zeus, Thor, Iside ed Osiride, avevo sempre creduto che
all'origine fossero umani "emergenti" deificati: uomini e donne vissuti
nelle fasi finali della preistoria, grandi persone la cui reputazione crebbe
costantemente dopo la loro morte. Gli dèi, come i vini di qualità,
supponevo, migliorano invecchiando.
Circa dieci anni fa, però, cominciai a riesaminare le prove della storicità
di Gesù. Fui stupefatto da quello che non trovai. In questo articolo, vorrei
mostrare quanto siano deboli le prove relative alla presunta esistenza di un
aspirante messia di nome Gesù. Ora penso che sia più ragionevole supporre
che non sia mai esistito: è più facile spiegare i fatti dell'inizio della
storia cristiana ipotizzando che Gesù sia un personaggio puramente
immaginario, piuttosto che reale.
L'onere della prova
Benché le argomentazioni che seguono possano essere interpretate come una
prova della non storicità di Gesù, bisogna ricordare che, in questi casi,
l'onere della prova non spetta a chi dubita, ma a chi afferma che qualche
cosa o qualche fatto sia reale. Se qualcuno afferma che non ha mai bisogno
di farsi la barba perché ogni mattina, prima che riesca ad arrivare al
bagno, è assalito da un coniglio di due metri con denti estremamente aguzzi
che gli taglia i baffi meglio di un rasoio, nessuno scettico ha bisogno di
preoccuparsi di provare il contrario. A meno che non si producano le prove
dell'affermazione, lo scettico può considerare l'affermazione come falsa: si
tratta solo di sano rispetto delle regole della logica.
Diversamente da N. T. Wright, citato all'inizio di quest'articolo, un
piccolo numero di studiosi ha cercato, nel corso dei secoli, di addurre le
prove che Gesù fosse un personaggio reale, effettivamente vissuto. È
interessante, raccogliendo la sfida lanciata da Wright, comparando queste
"prove" con quelle che possiamo addurre per l'esistenza di Tiberio Cesare.
Possiamo ammettere che non è sorprendente il fatto che non ci siano giunte
monete del primo secolo riportanti l'immagine di Gesù: al contrario di
Tiberio Cesare ed Augusto Cesare, suo padre adottivo, difficilmente si può
pensare che Gesù abbia mai avuto il controllo di una qualche zecca. Anche
ammesso questo, dobbiamo sottolineare che abbiamo monete risalenti alla
prima metà del primo secolo che riportano immagini di Tiberio che cambiano
con l'età del soggetto. Abbiamo persino monete coniate dal suo predecessore,
Augusto Cesare, che mostrano Augusto da una parte ed il suo figlio adottivo
dall'altra. 1 Forse il signor Wright vorrebbe farci credere che queste
monete sono prodotti dell'immaginazione? Cosa ha a che fare l'immaginazione
con la zecca?
Ci sono pervenute delle statue, databili con metodi archeologici, che ci
mostrano Tiberio ragazzo, Tiberio all'atto di assumere la toga, Tiberio
imperatore ecc. 2 Ci sono incisioni e gioielli che lo ritraggono con tutta
la sua famiglia. 3 Biografi suoi contemporanei, o poco posteriori, citano
brani di lettere e decreti scritti da lui, e raccontano i dettagli della sua
vita con minuziosa precisione. 4 Ci sono iscrizioni a lui contemporanee,
sparse per tutto l'allora Impero Romano, che registrano le sue gesta. 5 C'è
un ossario di almeno un membro della sua famiglia, ed il testo greco di un
discorso fatto da suo figlio Germanico è stato ritrovato ad Ossirinco in
Egitto. 6 E poi ci sono i resti della sua villa a Capri. Né dovremmo
dimenticarci che Augusto Cesare, nel suo Res Gestæ ("La mia storia"), di cui
ci sono arrivate le versioni sia greca che latina sul cosiddetto Monumentum
Ancyranum, nomina Tiberio suo figlio e cogovernante. 7
C'è qualcosa che gli avvocati della storicità di Gesù possano produrre, che
abbia la stessa forza di queste prove relative a Tiberio? Io penso di no, e
ringrazio N. T. Wright per avermi lanciato una sfida che porta così
chiaramente alla luce questa disparità.
In effetti, c'è solo un'area in cui si afferma che le prove relative a Gesù
sono di un genere simile a quelle prodotte a favore di Tiberio - l'area
delle biografie scritte da biografi suoi contemporanei o poco posteriori. a
A volte si afferma che la Bibbia cristiana contiene tali prove, altre volte
si afferma che esistono anche prove extrabibliche. Esaminiamo allora queste
presunte prove.
Le "prove" dell'Antico Testamento
Consideriamo, per cominciare, le cosiddette prove bibliche. Nonostante le
affermazioni degli apologeti cristiani, non c'è assolutamente nulla
nell'Antico Testamento (AT) che abbia qualche rilevanza per la nostra
questione, a parte il possibile fatto che alcuni profeti abbiano potuto
pensare che un "unto del Signore" (un Re od un sacerdote che avrebbe
riscattato Israele) avrebbe assunto di nuovo la guida del mondo ebraico.
Tutte le presunte "profezie" su Gesù che si possono trovare nell'AT sono
tali che basta un'occhiata per comprendere la loro irrilevanza. Thomas
Paine, il grande eretico della Rivoluzione Americana, fece proprio questo, e
dimostrò la loro irrilevanza nel suo libro An Examination of the Prophecies
("Un esame delle profezie"), che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto
essere la terza parte de L'età della ragione. b
Le "prove" del Nuovo Testamento
Eliminando le inconcludenti "profezie" dell'AT ci restano da considerare
solo le "prove" del Nuovo Testamento (NT) ed il materiale extrabiblico. Il
NT si compone essenzialmente di due tipi di documenti: lettere e presunte
biografie (i cosiddetti Vangeli). Un terzo tipo di scritture, il genere
apocalittico, c di cui un esempio è appunto l'Apocalisse, ma non dà supporto
alcuno alla tesi della storicità di Gesù. In effetti, l'Apocalisse sembra
essere un fossile intellettuale del pensiero da cui si sprigionò il
Cristianesimo - un'apocalisse ebraica rimaneggiata ad uso cristiano. 8 Il
protagonista principale del libro (nominato 28 volte) sembrerebbe essere
"l'Agnello", un essere astrale che si manifesta in apparizioni (qui non c'è
nessuna affermazione di storicità!), e l'intero libro odora di antica
astrologia. 9
Il nome "Gesù" ricorre solo sette volte nell'intero libro, il termine
"Cristo" solo quattro volte, ed il termine "Gesù Cristo" solo due! Mentre il
libro dell'Apocalisse può tranquillamente derivare da un periodo primordiale
(contrariamente all'opinione di molti studiosi, che considerano il libro
solo nella sua stesura finale), il Gesù a cui si allude non è un uomo, ma è
chiaramente un essere sovrannaturale che non ha ancora acquisito le
caratteristiche fisiologiche e metaboliche che si riscontrano nei Vangeli.
Il Gesù dell'Apocalisse è un dio che più tardi sarebbe stato umanizzato, non
un uomo che più tardi sarebbe stato divinizzato, come gli studiosi religiosi
più "illuminati" vorrebbero che fosse.
I Vangeli
Il concetto che i quattro "Vangeli che ce la fecero" ad essere inclusi nel
Nuovo Testamento ufficiale siano stati scritti da uomini di nome Matteo,
Marco, Luca e Giovanni non risale agli inizi del Cristianesimo. I titolo
"secondo Matteo", ecc. furono aggiunti solo verso la fine del secondo
secolo. Infatti, benché Papia, verso il 140 E.C. (Era Comune) conosca tutti
i Vangeli ma abbia sentito parlare solo di Matteo e Marco, Giustino Martire
(ca. 150 EC) non conosce nessuno dei presunti quattro autori. È solo nel 180
EC, con Ireneo di Lione, che veniamo ad apprendere chi ha scritto i quattro
Vangeli "canonici", e scopriamo che ci sono esattamente quattro vangeli
perché la Terra è divisa in quattro quarti e ci sono quattro venti
universali. Pertanto, a meno che qualcuno non presuma che gli argomenti di
Ireneo abbiano qualche altra qualità oltre a quella di essere ridicoli,
giungiamo alla conclusione che i Vangeli sono di origine e di autore ignoti,
e non c'è alcun buon motivo per supporre che siano resoconti di testimoni
diretti dell'esistenza di un uomo chiamato Gesù di Nazaret. Ci resta allora
da esaminare i Vangeli per vedere se il loro contenuto ci possa indurre a
pensare che siano stati scritti da testimoni diretti, anche se non ci sono
neanche motivi per affermare che ciascuno dei Vangeli abbia avuto un solo
autore o redattore.
È evidente che i Vangeli di Matteo e Luca non possono essere stati scritti
da testimoni diretti delle storie raccontate. Entrambi gli autori plagiano d
(in gran parte parola per parola) fino al 90% del Vangelo di Marco, al quale
aggiungono dei detti di Gesù e e presunti dettagli storici. Trascurando il
fatto che Matteo e Luca si contraddicono in questioni molto rilevanti, come
ad esempio la genealogia di Gesù, e che quindi non possono essere entrambi
corretti, dobbiamo chiederci perché dei veri testimoni diretti avrebbero
dovuto plagiare l'intero nocciolo della storia, accontentandosi di
aggiungere solo un po' di spezie. Un vero testimone diretto avrebbe
cominciato l'opera con un versetto del tipo "Adesso, ragazzi e ragazze, vi
racconto la storia di Gesù il Messia così come è accaduta..." La storia
sarebbe una creazione unica. È significativo che solo questi due Vangeli si
prendano la briga di raccontarci qualcosa della nascita, infanzia, ed ascend
enza di Gesù, ma che entrambi possono essere messi da parte in quanto
inaffidabili senza ulteriore esame. Non possiamo dunque sapere niente
sull'infanzia o sull'origine di Gesù!
Marco
E per quanto concerne il Vangelo di Marco, il più antico dei Vangeli giunti
sino a noi? Esso raggiunse la sua forma definitiva verso il 90 EC, ma
contiene del materiale di base che può essere datato al 70 EC, ed omette,
come abbiamo visto, quasi completamente la tradizionale biografia di Gesù,
cominciando con la storia di Giovanni il Battista che fa il bagno a Gesù, e
terminando, nei manoscritti più antichi, con le donne che fuggono
terrorizzate dalla tomba vuota. Le presunte apparizioni dopo la resurrezione
riportate negli ultimi dodici versetti di Marco non si trovano nei
manoscritti più antichi, anche se oggi essi sono ancora stampati in molte
Bibbie moderne come se fossero una porzione "autentica" del Vangelo di
Marco. Inoltre, poiché "Marco" non era un discepolo e neanche palestinese,
anche gli scarni dettagli storici che ci fornisce non sono affidabili.
Dire che il racconto di Marco è "scarno" è un eufemismo. In effetti, c'è ben
poco nel Vangelo di Marco, dato che mancano del tutto le leggende relative
alla nascita, le genealogie, e le meraviglie dell'infanzia. Mentre il
Vangelo di Luca occupa 44 pagine della Bibbia edizioni Paoline - C.E.I., il
Vangelo di Marco ne occupa solo 26 - il 41% di materiale in meno!
Decisamente le storie crescono via via che le si racconta.
Abbiamo affermato che lo sconosciuto autore del Vangelo di Marco non era uno
dei discepoli e neanche palestinese, e questo rende la sua storia solo una
fonte di informazioni di seconda mano. Quali prove abbiamo a sostegno di
questa affermazione? In primis, Marco mostra di non avere alcuna conoscenza
diretta della situazione sociale in Palestina, ma è chiaramente uno
straniero, distante, nello spazio e nel tempo, dagli eventi che sostiene di
raccontare. Per esempio, in Marco 10, 12 fa dire a Gesù che una donna che
ripudia il marito e ne sposa un altro commette adulterio. Per usare le
parole di G. A. Wells, l'autore di The Historical Evidence for Jesus 10 ("Le
prove storiche di Gesù"),
Una simile affermazione non avrebbe avuto senso in Palestina, dove solo gli
uomini potevano ripudiare il coniuge. È una regola per i lettori cristiani
gentili (nel senso di "non ebrei", NdT)...che gli evangelisti misero in
bocca a Gesù per darle autorità. Questa tendenza ad agganciare usi ed
istituzioni posteriori alla presunta vita di Gesù ebbe un ruolo
considerevole nella costruzione della sua biografia. Un'ulteriore prova
della non autenticità dei fatti descritti nel Vangelo di Marco è nel
capitolo 7, dove Gesù discute con i Farisei. A Gesù viene fatta citare la
versione di Isaia contenuta nella greca Bibbia dei Settanta per ottenere la
vittoria nel dibattito. Sfortunatamente, la versione ebraica dice qualcosa
di diverso da quella greca. In Isaia 29, 13, la Bibbia ebraica dice "il suo
culto verso di me non è altro che un comandamento di uomini, che è stato
loro insegnato", mentre la versione greca, così come il Vangelo di Marco,
recitano: "Invano, però, mi prestano culto, mentre insegnano dottrine che
sono precetti di uomini" [entrambe le citazioni da: La Bibbia, ed.
Paoline-C.E.I.]. Wells osserva seccamente [p. 13]: "Il fatto che un Gesù
palestinese possa mettere alle corde un Ebreo ortodosso con un argomento
basato su un errore di traduzione delle loro scritture è molto improbabile".
Decisamente improbabile!
Un altro argomento a favore della tesi che Marco non abbia potuto essere un
testimone diretto dell'esistenza di Gesù è basato sull'osservazione che
l'autore del vangelo mostra una profonda mancanza di dimestichezza con la
geografia palestinese. Se avesse davvero vissuto in Palestina, non avrebbe
commesso le sviste che si trovano nei Vangeli, ma se non conosceva la
Palestina, è evidente che nemmeno avrebbe potuto essere un testimone diretto
di Gesù.
L'errore geografico più eclatante tra quelli contenuti nel "Vangelo secondo
Marco" è contenuto nel racconto di quando Gesù attraversa il Mare di
Galilea, scaccia démoni da un uomo (da due uomini, nella versione riveduta
di Matteo), e li manda nel corpo di una mandria di circa 2.000 maiali che
(citando la solita Bibbia a cura della C.E.I.) "si precipitò giù per un
dirupo nel mare e...affogarono nel mare" [Marco 5, 13].
A parte la crudeltà verso gli animali mostrata dall'amabile, gentile Gesù, e
del suo disprezzo per la proprietà altrui, cosa c'è che non va in questa
storia? Se la vostra sola fonte di informazione fosse la Bibbia di Re
Giacomo (o anche la sola Bibbia C.E.I., NdT), potreste non venirne mai a
conoscenza. La Bibbia di Re Giacomo dice che questo miracolo ebbe luogo
nella terra dei Gadareni, mentre i manoscritti greci più antichi dicono che
ciò avvenne nella terra dei Geraseni (come la Bibbia C.E.I., NdT). Luca, che
pure non conosceva la geografia palestinese, pure sorvola su questa
assurdità. Ma Matteo, che aveva una certa conoscenza della Palestina,
trasformò il nome in Gadareni nella sua nuova versione riveduta e corretta
(nella Bibbia C.E.I., abbiamo "Geraseni" per Luca e "Gadareni" per Matteo -
NdT); ma questo termine è ancora migliorato e trasformato in Gergeseni nella
versione di Re Giacomo.
A questo punto il lettore deve sentirsi confuso con tutte le distinzioni tra
Geraseni, Gadareni, e Gergeseni. Che differenza fa? Un bel po', come
vedremo.
Gerasa, il luogo menzionato nei più antichi manoscritti di Marco (e nella
Bibbia C.E.I., NdT), si trova a circa 50 km dalle coste del Mare di Galilea!
Quei poveri maiali hanno dovuto correre per una distanza di 8 km maggiore di
una maratona per trovare un posto in cui affogarsi! Neanche i lemming
(animali migratori del nordamerica, noti per le loro migrazioni in massa
spesso concluse con un tuffo nel mare, NdT) devono arrivare a tanto. In più,
se si considera come "dirupo" un pendio inclinato di almeno 45°, ne
risulterebbe per Gerasa una quota sei volte superiore a quella dell'Everest!
Quando l'autore di Matteo lesse la versione di Marco, vide l'impossibilità
per Gesù e compagnia di sbarcare a Gerasa (che, tra parentesi, si trovava
anche in un'altra zona, la cosiddetta Decapoli). Poiché l'unica città di sua
conoscenza che fosse nei dintorni del Mare di Galilea, e che cominciasse per
G, era Gadara, trasformò Gerasa in Gadara. Ma anche Gadara era ad 8 km dalla
costa - ed in un'altra zona. Tardi copisti dei manoscritti greci di tutti e
tre i Vangeli degli affogatori di maiali (Matteo, Marco e Luca)
trasformarono ancora Gadara in Gergesa, una regione che oggi si ritiene aver
effettivamente fatto parte della costa orientale del Mare di Galilea. (La
nuova versione CEI della Bibbia, "direttamente dai testi originali", si è
giocata questa possibilità - NdT). Requiem per l'affidabilità della
tradizione biblica.
Un altro esempio dell'abissale ignoranza di Marco riguardo la geografia
palestinese si trova nel viaggio di Gesù che va da Tiro, sulle coste del
Mediterraneo, al Mare di Galilea, 50 km all'interno. Secondo Marco 7, 31
Gesù e i suoi ragazzi andarono passando per Sidone, 30 km a nord di Tiro
sulla costa mediterranea! Poiché andata e ritorno Tiro/Sidone fanno un bel
60 km, questo significa che il più saggio degli uomini camminò per 110 km
quando avrebbe potuto farne solo 50. Naturalmente, questo non verrebbe mai
alla luce dalla versione di Re Giacomo, che - apparentemente ignorando un
testo greco perfettamente chiaro - dice "Partito dalle coste di Tiro e
Sidone, egli giunse al Mare di Galilea..." Sembra che i traduttori della
versione di Re Giacomo conoscessero la geografia o quantomeno meglio
dell'autore di Marco! (I traduttori della versione CEI pure la conoscevano,
ma basandosi sui testi greci non potevano permettersi troppo. Si permettono
comunque un "partito dal territorio di Tiro e passando per Sidone..."
insinuando dunque un passaggio dalla "provincia" alla grande città per
prendere, ad esempio, una strada romana principale. È peraltro vero che si
potrebbe vedere in questa citazione un tragitto Tiro - Sidone - Cesarea di
Filippo - Mare di Galilea: in Marco 8, 27 si lascia capire che Gesù avrebbe
avuto adepti e/o conoscenti anche lì - NdT)
Giovanni
L'inaffidabilità dei Vangeli si evidenzia ulteriormente se osserviamo che,
con la possibile eccezione di Giovanni, i Vangeli non riportano alcuna
indicazione interna dell'autore. Si può ricavare qualcosa di significativo
in ordine alla storicità di Gesù dal quarto e più tardo Vangelo, il Vangelo
secondo Giovanni? Ben difficilmente! È così etereo che difficilmente lo si
potrebbe citare come prova di esistenza storica. In questo racconto, Gesù ha
a malapena "l'umanità" di uomo di carne e sangue - a parte per gli scopi di
divino cannibalismo richiesti dalla celebrazione del rito della "santa
comunione".
"In principio era il verbo, e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo":
questo è l'inizio del Vangelo. Niente stella di Betlemme, niente vergini
incinte, nessun indizio del fatto che Gesù abbia mai indossato pannolini;
puro spirito dall'inizio.
Inoltre, nella sua forma attuale, il Vangelo di Giovanni è il più tardo dei
quattro Vangeli ufficialif , infatti fu compilato verso il 110 EC. Se il suo
autore avesse avuto 10 anni ai tempi della crocifissione di Gesù, verso il
30 EC, avrebbe avuto 90 anni quando scriveva. Non solo è improbabile per una
persona, a quei tempi, raggiungere una tale età, ma se anche fosse accaduto
sarebbe pericoloso dare troppo credito alle colorite "memorie" di un uomo
giunto all'età in cui sogni e realtà si confondono. Molti di noi, avanzando
negli anni, pur essendo di gran lunga più giovani, hanno avuto la spiacevole
esperienza di scoprire prove incontrovertibili del fatto che quello che
pensavamo fossero ricordi molto precisi di un qualche evento era
mostruosamente errato. Potremmo anche chiederci perché un testimone diretto
di tutte le meraviglie affermate in un Vangelo avrebbe dovuto aspettare così
a lungo per scriverne!
Fatto più importante, ci sono prove che il Vangelo di Giovanni, così come
Matteo e Luca, è pure un documento composito, che incorpora un precedente
"Vangelo dei Segni" di incerta antichità. Di nuovo, ci chiediamo: se
"Giovanni" fosse stato un testimone diretto di Gesù, perché avrebbe dovuto
plagiare una lista di miracoli costruita da qualcun altro? Ma neanche questo
"Vangelo dei Segni" si può pensare sia il racconto di un testimone diretto.
Avrebbe potuto benissimo riferirsi alle meraviglie di Dioniso che trasforma
l'acqua in vino, od alle guarigioni di Asclepio.
La non autenticità del Vangelo di Giovanni sembrerebbe confermata, al di la'
di qualunque gesuitismo, dalla scoperta che proprio il capitolo in cui si
afferma che l'autore del libro è "il discepolo che Gesù amava" [Giovanni 21,
20] è un'aggiunta posteriore al Vangelo. Alcuni studiosi hanno dimostrato
che il Vangelo in origine terminava ai versetti 30-31 del capitolo 20. Il
capitolo 21, in cui il versetto 24 afferma che "Questo è il discepolo che
rende testimonianza di queste cose e che le ha scritte, e sappiamo che la
sua testimonianza è veridica", non è opera dell'estensore degli altri
capitoli. Come moltissime altre cose nella Bibbia, è una truffa. Ancora una
volta, la testimonianza non è veritiera.
Saulo e le sue Lettere
Eliminati l'AT ed i Vangeli dalla lista delle possibili prove "bibliche"
dell'esistenza di Gesù, ci restano le cosiddette epistole o lettere.
Di primo acchito, potremmo pensare che queste lettere, alcune delle quali
sono di gran lunga le parti più antiche del NT, essendo state composte
almeno 30 anni prima del più antico dei Vangeli, ci forniscano le
informazioni più affidabili su Gesù. Beh, peccato per il primo acchito. Le
lettere più antiche sono quelle di Saulo, l'uomo che, dopo aver perso la
testa, cambiò nome in Paolo. Prima di entrare nei dettagli, dobbiamo subito
puntualizzare, prima di dimenticarci, che la testimonianza di Saulo può
essere trascurata quasi senza rischi, se è vero quello che ci dice: ovvero,
che egli non avrebbe mai incontrato Gesù "in carne ed ossa", ma lo avrebbe
soltanto visto "in una visione" che ebbe durante quello che sembra un
attacco epilettico. Nessun tribunale accetterebbe le visioni come prova, né
lo faremo noi.
Si potrebbe tuttavia obiettare che anche se Saulo ci fornisse solo delle
prove avute "per sentito dire", alcune di esse potrebbero essere valide e
raccontarci alcuni fatti certi riferibili a Gesù. Non ci resta allora che
dare un'occhiata a queste prove.
Secondo la tradizione, 13 delle lettere del NT sono opera di Saulo.
Tuttavia, l'esegesi moderna (studiosi della Bibbia ed esperti informatici)
ne attribuisce sostanzialmente solo quattro allo stesso autore, che si
ipotizza essere Saulo. g Si tratta delle lettere conosciute come: Lettera ai
Romani, Prima e Seconda Lettera ai Corinzi, e Lettera ai Galati. Con minore
certezza possiamo a queste probabilmente aggiungere la breve nota a
Filemone, un possessore di schiavi, la Lettera ai Filippesi, e la Prima
Lettera ai Tessalonicesi. Il resto delle cosiddette lettere Paoline
risultano evidentemente scritte da altri autori, più tardi, pertanto
possiamo subito gettarle via e non preoccuparci di loro.
Saulo ci dice, in 2 Corinzi 11, 32 che l'etnarca Areta dei Nabateani tentò
di farlo arrestare a causa delle agitazioni cristiane da lui sobillate.
Poiché si sa che Areta è morto nel 40 EC, questo significa che Saulo diventò
cristiano prima di quella data. Dunque, che cosa troviamo riguardo a Gesù
negli scritti di un uomo che era diventato cristiano meno di dieci anni dopo
la presunta crocifissione? Ben poco!
Ancora una volta, G.A. Wells, nel suo libro The Historical Evidence for
Jesus [pp. 22-23], riassume le cose in maniera così sintetica, che lo cito
letteralmente:
Le...lettere Paoline...passano talmente in silenzio gli eventi che furono
più tardi registrati nei Vangeli, da suggerirci che questi eventi non
fossero noti a Paolo, che, peraltro, non avrebbe potuto ignorarli se
effettivamente fossero accaduti.
Queste lettere non fanno alcun riferimento ai genitori di Gesù, e men che
mai alla nascita da una vergine. Non parlano mai di un luogo di nascita (per
esempio, parlando di "Gesù di Nazaret"). Non ci danno indicazioni su tempi e
luoghi della sua esistenza terrena. Non fanno riferimento al suo processo di
fronte ad un pubblico ufficiale romano, né a Gerusalemme come luogo
dell'esecuzione. Non fanno menzione né di Giovanni il Battista, né di Giuda,
né del rinnegamento di Pietro. (Naturalmente, le lettere nominano Pietro, ma
non suggeriscono o implicano che egli, più di Paolo, avesse conosciuto Gesù
quando era in vita).
Queste lettere non citano neppure alcun miracolo tra quelli che si presume
siano stati compiuti da Gesù, un'omissione che colpisce in maniera
particolare, dato che, secondo i Vangeli, ne avrebbe fatti così tanti...
Un'altra caratteristica che colpisce delle lettere di Paolo è che, a partire
da esse, non si potrebbe mai concludere che Gesù fosse stato un maestro di
etica...solo in un'occasione Paolo si richiama all'autorità di Gesù per dare
supporto ad un insegnamento etico che anche i Vangeli dipingono come
proveniente da Gesù.
Si evidenzia inoltre che l'appello di Saulo all'autorità di Gesù riporta
esattamente lo stesso errore che troviamo nel Vangelo di Marco. In 1 Corinzi
7, 10 Saulo dice che "Agli sposati ordino, non io ma il Signore, che la
moglie non si separi dal marito". In altre parole, una moglie non dovrebbe
chiedere il divorzio. Se Gesù avesse effettivamente detto ciò che Saulo
sembra voler implicare, e che è riportato in Marco 10, 12, il suo pubblico
avrebbe pensato che era fuori come un balcone - come dice il Baghwan - o che
forse aveva preso un colpo in testa. Addio anche alla testimonianza di
Saulo. Il suo Gesù non è altro che il più flebile dei "sentito dire", una
creatura leggendaria che fu crocifissa come sacrificio, una creatura quasi
completamente priva di biografia!
"Prove" extrabibliche
Fino ad ora abbiamo esaminato tutte le prove bibliche che si presume provino
l'esistenza di Gesù come figura storica e non ne abbiamo nessuna valida.
Dobbiamo ora esaminare l'ultima porzione di presunta evidenza, il fatto che
storici ebrei e pagani avrebbero registrato la sua esistenza.
Fonti ebraiche
A volte si afferma che opere ebraiche ostili al Cristianesimo proverebbero
che gli antichi Ebrei conoscevano Gesù, e che tali opere proverebbero la
storicità dell'uomo Gesù. Ma in effetti le opere ebraiche non provano
proprio niente, come fu puntualizzato dal libro di L. Gordon Rylands Did
Jesus ever live? ("È mai vissuto Gesù?") circa settant'anni fa:
...tutta la conoscenza che i Rabbini avevano di Gesù fu da loro ottenuta
attraverso i Vangeli. Vedendo che gli Ebrei, anche al giorno d'oggi, in un
tempo più critico, danno per scontato che vi sia la figura di un uomo reale
dietro la narrazione evangelica, non è il caso di sorprendersi se, nel
secondo secolo, gli Ebrei non ritenevano necessario mettere in questione
questa ipotesi. È certo, comunque, che qualcuno in effetti la mise in
questione. Infatti Giustino, nel suo Dialogo con Trifone, rappresenta
l'ebreo Trifone che dice: "voi seguite una voce vuota, e vi fate un Cristo
da soli". "Se è nato e vissuto da qualche parte, è completamente ignoto".
Che gli autori del Talmud [4°-5° secolo EC, NdA] non avessero informazioni
indipendenti riguardo a Gesù è provato dal fatto che lo confondevano con
altri due uomini, nessuno dei quali può essere stato lui. Evidentemente, non
conoscevano alcun altro Yeshua (Gesù) con il quale potessero identificare il
Gesù evangelico. Si dice che uno di questi uomini, Yeshua ben Pandira,
considerato un autore di miracoli, sarebbe stato lapidato a morte e poi
appeso ad un albero alla vigilia di una Pasqua durante il regno di
Alessandro Ianneo (106-79 AEC [Avanti Era Comune, NdT]) a Gerusalemme. Anche
dell'altro, Yeshua ben Stada, le cui date sono incerte, ma che potrebbe
essere vissuto nel primo terzo del secondo secolo EC, si dice che sia stato
lapidato ed appeso alla vigilia di Pasqua, ma a Lidda. Qui può esserci un
po' di confusione; ma è chiaro che i Rabbini non avevano altre notizie su
Gesù oltre a quello che avevano letto nei Vangeli.11
Benché gli apologeti cristiani abbiano elencato un certo numero di storici
antichi che, secondo loro, sarebbero stati testimoni dell'esistenza di Gesù,
i soli due che vengono citati con un certo fondamento sono Giuseppe Flavio,
un fariseo, e Tacito, un pagano. Poiché Giuseppe Flavio nacque nel 37 EC, e
Tacito nel 55, nessuno dei due avrebbe potuto essere testimone diretto di
Gesù, che si suppone essere stato crocifisso nel 30 EC. Pertanto potremmo in
effetti terminare qui il nostro articolo. Ma qualcuno potrebbe affermare
che, ciò nonostante, questi storici abbiano avuto accesso a fonti
affidabili, oggi perdute, che registravano l'esistenza e l'esecuzione del
nostro amico GC. È quindi opportuno dare un'occhiata a queste due supposte
testimonianze.
Nel caso di Giuseppe, il cui libro Antichità giudaiche fu scritto nel 93 EC,
circa nello stesso periodo dei Vangeli, troviamo scritte delle cose che mai
un buon fariseo avrebbe potuto scrivere:
Circa in questo tempo, viveva in quei luoghi Gesù, un uomo saggio, se pure
lo si deve chiamare uomo. Egli infatti era una persona che operò molte cose
sorprendenti ed era un maestro di gente tale da accettare la verità con
gioia. Conquistò a sé molti Ebrei e molti tra i Greci. Egli era il Messia.
Quando Pilato, sentitolo accusare da uomini della massima importanza tra di
noi (Ebrei, NdT), lo ebbe condannato ad essere crocifisso, quelli che per
primi erano giunti ad amarlo non rifiutarono il loro affetto per lui. Il
terzo giorno egli apparì a loro ritornato in vita, poiché i profeti di Dio
avevano predetto queste ed innumerevoli altre cose meravigliose al suo
riguardo. E la tribù dei Cristiani, così chiamati dal suo nome, non è ancora
scomparsa ai giorni nostri. 12 (Mia traduzione dell'originale inglese
dell'articolo - non ho sottomano né l'originale latino, né una traduzione
"ufficiale" italiana - NdT)
Ora, nessun fariseo fedele avrebbe affermato che Gesù era il Messia. Il
fatto che Giuseppe Flavio potesse riportare che Gesù era tornato in vita "il
terzo giorno" e non fosse convinto da questa sconvolgente informazione, va
oltre ogni immaginazione. Ancora più evidente è il fatto che la storia di
Gesù è intrusiva nella narrazione di Giuseppe Flavio, e può essere vista
solo come un'interpolazione anche in una qualunque traduzione moderna del
testo greco. Subito dopo lo sbalorditivo passaggio citato in precedenza,
Giuseppe Flavio continua dicendo: "Circa nello stesso periodo anche un'altra
triste calamità portò scompiglio tra gli Ebrei..." Giuseppe Flavio stava
infatti parlando, nei paragrafi precedenti, delle cose terribili che Pilato
aveva fatto agli Ebrei in generale, e si può facilmente capire perché un
interpolatore avrebbe scelto questo punto particolare. Ma la sua
inefficienza nel non adattare il testo circostante ha lasciato un "rammendo
letterario" (ciò che i grammatici chiamerebbero aporìa) che risalta come un
foruncolo sul naso.
Il fatto che Giuseppe Flavio non fosse stato convinto da questa o da altre
affermazioni cristiane risulta chiaramente dall'affermazione del padre della
Chiesa Origene (ca. 185 - ca. 254 EC), che esaminò in profondità Giuseppe
Flavio nelle sue opere, secondo cui Giuseppe Flavio non credeva che Gesù
fosse il Messia, cioè "il Cristo". Inoltre, il discusso passaggio non fu mai
citato dagli apologeti cristiani più antichi come Clemente Alessandrino (ca.
150 - ca. 215 EC), che avrebbe certamente utilizzato una bomba simile se ce
l'avesse avuta!
La prima persona a far menzione di questa interpolazione chiaramente
artefatta nel testo della storia di Giuseppe Flavio, fu il padre della
Chiesa Eusebio di Cesarea, nel 324 EC., anzi è piuttosto probabile che
Eusebio stesso sia stato il falsario. Ancora nell'891, Fozio nella sua
Bibliotheca dichiara esplicitamente che Giuseppe Flavio non fa menzione
alcuna dei miracoli e degli atti di Gesù, dimostrando così che il discusso
passaggio era assente dalla sua copia di Antichità giudaiche. 13 La
questione può probabilmente essere messa accantonata notando che ancora nel
sedicesimo secolo, secondo Rylands, 14 uno studioso di nome Vossius aveva un
manoscritto di Giuseppe Flavio in cui il passaggio mancava.
Gli apologeti, brancolando in cerca di pagliuzze ancora più piccole per
supportare il loro Gesù storico, puntualizzano che il passaggio citato in
precedenza non è l'unico in cui Giuseppe Flavio fa menzione di Gesù. Nel
Libro 20, Capitolo 9, Paragrafo 1 di Antichità giudaiche si trova anche, nei
manoscritti giunti fino a noi, la frase seguente:
Ananus...convocò i giudici del Sinedrio e portò davanti a loro un uomo di
nome Giacomo, il fratello di Gesù che era chiamato il Cristo, ed alcuni
altri. Li accusò di aver trasgredito la legge, e li consegnò alla
lapidazione.
(Vale anche qui lo stesso discorso sulla traduzione - NdT)
Dobbiamo ammettere che questo passaggio non è così manifestamente posticcio
come quello precedente. In effetti, si integra molto bene nella storia di
Giuseppe Flavio. Ciò nonostante, è estremamente probabile che sia stato
modificato rispetto a qualunque fonte Giuseppe Flavio potesse avere
(ricordiamo un'altra volta che Giuseppe Flavio non avrebbe potuto essere un
testimone diretto). La parola cruciale in questo passaggio è il nome Giacomo
(Iacob in greco ed ebraico). È certamente possibile che questo nome molto
comune si trovasse nel materiale originale di Giuseppe Flavio. Avrebbe
potuto essere un riferimento a Giacomo il Giusto, un personaggio del primo
secolo del quale abbiamo buone ragioni per credere che sia davvero esistito.
Poiché sembra che egli avesse il titolo di "Fratello del Signore" h, sarebbe
stato naturale riferirlo al personaggio di Gesù. È certamente possibile che
Giuseppe Flavio si riferisse, in realtà, a Giacomo "il Fratello del
Signore", e che questa dicitura fosse poi cambiata dai copisti cristiani (si
ricordi che, anche se Giuseppe Flavio era un ebreo, il suo testo fu
conservato solo dai cristiani!) in "Fratello di Gesù", aggiungendo poi, a
scanso di equivoci, "che era chiamato il Cristo".
Secondo il classico scettico di William Benjamin Smith Ecce Deus 15,
esistono ancora alcuni manoscritti di Giuseppe Flavio che contengono i
passaggi citati, ma questi sono assenti da altri manoscritti - il che mostra
che queste interpolazioni avevano già avuto luogo prima del tempo di
Origene, ma non riuscirono sempre a soppiantare universalmente il testo
originale.
Autori pagani
Prima di considerare le presunte testimonianze di autori pagani, vale la
pena di sottolineare alcune delle cose che dovremmo trovare registrate delle
loro storie se in effetti i racconti biblici fossero veri. Un passo di
Matteo dovrebbe essere sufficiente a puntualizzare la significatività del
silenzio degli autori laici:
Matteo 27, 45 Dall'ora sesta fino all'ora nona si fece buio su tutta la
terra...
50 Ma Gesù emise di nuovo un forte grido ed esalò lo spirito.
51 Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra
tremò e le rocce si spaccarono;
52 le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che vi giacevano
risuscitarono.
53 Infatti dopo la resurrezione di lui uscirono dalle tombe [tre giorni di
esposizione al pubblico?], entrarono nella città santa ed apparvero a molti.
Non vi pare che Greci e Romani avrebbero notato, e registrato, una tale
oscurità in un periodo del mese in cui un'eclisse solare era impossibile?
Non vi pare che qualcuno avrebbe ricordato, e registrato, il nome di almeno
uno di quei "santi" che si arrampicarono fuori dalla tomba e se ne andarono
a fare un po' di struscio in centro? Se Gesù avesse fatto un qualcosa di una
qualche significatività, non vi pare che qualcuno l'avrebbe notato? Se non
fece alcunché di significativo, come avrebbe potuto stimolare la formazione
di una nuova religione?
Consideriamo ora le supposte prove di Tacito. Si afferma che questo storico
romano scrisse nel 120 EC, nei suoi Annali (Libro 15, Capitolo 44, dove si
trova il resoconto raccapricciante della persecuzione dei Cristiani voluta
da Nerone), un passaggio che dice: "Quindi, per zittire le voci, Nerone
sostituì nel ruolo di colpevoli, e punì con le massime raffinatezze in fatto
di crudeltà, un tipo di uomini, odiati per i loro vizi, che la plebe
definiva Cristiani. Cristo, il fondatore del nome, aveva subito la condanna
a morte e l'esecuzione capitale durante il regno di Tiberio, su ordine del
procuratore Ponzio Pilato..." (Anche qui, traduzione dall'inglese - non ho
né l'originale latino, né traduzioni italiane - NdT). G.A. Wells [p. 16]
dice, a proposito di questo passaggio:
Tacito scrisse in un periodo in cui gli stessi Cristiani erano giunti a
credere che Gesù avesse patito sotto Pilato. Ci sono tre motivi per ritenere
che qui Tacito sta semplicemente ripetendo ciò che i Cristiani gli avevano
detto. In primo luogo, dà a Pilato un titolo, procuratore [senza dire
procuratore di che cosa! NdA], che divenne di uso comune solo dalla seconda
metà del primo secolo. Se avesse consultato degli archivi che riportavano
eventi precedenti, vi avrebbe sicuramente trovato Pilato indicato con il suo
titolo corretto, prefetto. Secondo, Tacito non chiama l'uomo ucciso "Gesù",
ma usa il titolo "Cristo" (Messia) come se fosse un nome proprio. Ma
difficilmente avrebbe potuto trovare negli archivi un'affermazione del tipo
"l'esecuzione del Messia è avvenuta questa mattina". Terzo, data la sua
grande ostilità verso i Cristiani, era certamente felice di accettare dai
Cristiani il loro stesso punto di vista, secondo il quale il Cristianesimo
era una religione di origine recente, dato che le autorità Romane erano
pronte a tollerare solo culti antichi. (The Historical Evidence for Jesus;
p.16).
Ci sono ulteriori problemi con la storia di Tacito. Né lo stesso Tacito fa
alcuna altra allusione alle persecuzioni neroniane dei Cristiani in nessuna
delle sue voluminose opere, né alcun altro autore pagano conosce alcunché
del misfatto. Più significativo, però, è il fatto che gli antichi apologeti
cristiani non fanno uso alcuno di questa storia nella loro propaganda,
un'omissione impensabile da parte di partigiani ben ferrati nelle opere di
Tacito. Clemente Alessandrino, che aveva trasformato in una professione la
raccolta di questo tipo di citazioni, ignora qualsiasi persecuzione
neroniana, e persino Tertulliano, che cita un sacco di materiale da Tacito,
non sa niente della storia. Secondo Robert Taylor, l'autore di un altro
classico del libero pensiero, la Diegesis (1834), il passaggio in questione
non era noto fino al quindicesimo secolo, quando Tacito fu pubblicato per la
prima volta a Venezia da Johannes de Spire. Taylor riteneva che il falsario
fosse stato lo stesso de Spire. i
Con questo, tanti saluti alle prove che dovrebbero dimostrare che Gesù fu
una figura storica. Naturalmente, non abbiamo dimostrato che Gesù non è
esistito. Abbiamo solo dimostrato che tutte lo prove che dovrebbero
dimostrare questa affermazione sono prive di sostanza. Ma, naturalmente, è
tutto quello che dobbiamo dimostrare. L'onere della prova spetta sempre a
chi afferma che qualcosa esiste o che qualcosa è accaduto in passato. Noi
non abbiamo nessuna necessità di provare un negativo universale.j
I credenti più convinti osserveranno che tutti i miei argomenti "dal
silenzio" non provano niente, e citeranno l'aforisma "L'assenza di prove non
è prova di assenza". Ma le prove negative che ho riportato possono essere
considerate assenza di prove? Potrebbe essere istruttivo considerare come si
potrebbe trattare un problema ipotetico ma simile nelle scienze fisiche.
Si supponga che qualcuno abbia affermato che gli Stati Uniti abbiano
eseguito dei test su armi nucleari in una particolare isola dei Caraibi nel
1943. La mancanza di segnalazioni di avvistamenti di nuvole a forma di fungo
in quel periodo, sarebbe prova di assenza, o assenza di prove? (Si ricordi
che, durante la guerra, i Caraibi erano strettamente sorvegliati da molte
diverse fazioni). Sarebbe forse necessario andare oggi su quell'isola per
esaminare passo passo la sua superficie in cerca di contaminazione
radioattiva, che dovrebbe esserci se ci fossero state delle esplosioni
nucleari? E se, in effetti, noi andassimo lì con il nostro contatore Geiger
e non trovassimo traccia alcuna di contaminazione radioattiva, ciò sarebbe
prova di assenza, o assenza di prove? In questo caso, ciò che ad uno sguardo
superficiale appare come assenza di prove è in realtà una serie di prove
negative, e quindi potrebbe essere legittimamente considerato come prova di
assenza. Le prove negative portate poc'anzi riguardo a Gesù potrebbero
essere forse molto meno stringenti?
Sarebbe una soddisfazione intellettuale scoprire come il personaggio di Gesù
si sia condensato dall'atmosfera religiosa del primo secolo. Ma gli studiosi
stanno lavorando al problema. La pubblicazione di molti esempi della
cosiddetta "letteratura sapienziale", insieme al materiale della comunità
essena di Qumran, presso il Mar Morto, e la letteratura gnostica della
biblioteca di Nag Hammadi in Egitto, ci ha dato un quadro molto più
dettagliato delle psicopatologie diffuse che infestavano il mondo del
Mediterraneo orientale a cavallo tra primo secolo AEC e primo secolo EC. Non
è irrealistico attendersi che saremo in grado, in breve tempo, di
ricostruire con ragionevole precisione i passaggi attraverso i quali Gesù
venne ad avere una biografia.
(Al proposito, si veda anche l'articolo Come Gesù ottenne una vita, dello
stesso autore - NdT)
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Avrebbero dovuto notarlo
John E. Remsburg, nel suo libro ormai classico The Christ: A Critical Review
and Analysis of the Evidence of His Existence ("Il Cristo: revisione critica
ed analisi delle prove della sua esistenza", The Truth Seeker Company, New
York, senza data, pagg. 24-25), elenca i seguenti autori che vissero durante
il tempo (o entro un secolo da tale tempo) nel quale si suppone che sia
vissuto Gesù:
Giuseppe Flavio
Filo-Giudeo
Seneca
Plinio il Vecchio
Arriano
Petronio
Dione Pruseo
Paterculo
Svetonio
Giovenale
Marziale
Persio
Plutarco
Plinio il Giovane
Tacito
Giusto di Tiberio
Apollonio
Quintiliano
Lucano
Epitteto
Ermogene Silio Italico
Stazio
Tolomeo
Appiano
Flegone
Fedro
Valerio Massimo
Luciano
Pausania
Floro Lucio
Quinto Curzio
Aulo Gellio
Dione Crisostomo
Columella
Valerio Flacco
Damis
Favorino
Lisia
Pomponio Mela
Appione Alessandrino
Teone di Smirne
Secondo Remsburg, "Ci rimane una tale quantità di opere degli autori anzi
citati, da farne una biblioteca. Eppure, in questa massa di letteratura
ebraica e pagana, a parte due passaggi falsificati delle opere di un autore
ebreo, e due passaggi discussi nelle opere di autori romani, non si trova
alcuna menzione di Gesù Cristo". Né, possiamo aggiungere, alcuno di questi
autori fa menzione alcuna dei Discepoli o Apostoli - aumentando l'imbarazzo
generato dal silenzio della storia riguardo la fondazione del Cristianesimo.
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NOTE:
a A volte si afferma che la "miracolosa" diffusione del Cristianesimo nei
primi tempi dell'Impero Romano sarebbe una prova di un Gesù storico - che un
tale movimento non avrebbe potuto svilupparsi tanto se non ci fosse stata
una persona reale a dargli vita. Un'argomentazione simile, comunque,
potrebbe essere portata avanti per il caso della precedente rapida
diffusione del Mitraismo. Non conosco alcun apologeta cristiano che
affermerebbe che questo fatto depone a favore di un Mitra storico!
b Un'edizione in inglese, ampiamente annotata, del libro di Paine è
reperibile presso American Atheist Press ad un costo di 12 US$
c Con "Apocalisse" si intende uno scritto pseudonimo caratterizzato da
un'iconografia esageratamente simbolica, avente di solito per tema un
imminente cataclisma cosmico attraverso il quale la divinità distrugge i
malvagi e ricompensa i giusti. La scrittura apocalittica trabocca di
significati nascosti e giochini numerologici. Sono state conservate parti di
altre apocalissi giudaico-cristiane oltre all'Apocalisse biblica, ma solo
quest'ultima (se non si considera il Libro di Daniele come interamente
apocalittico) fu accettata nel canone cristiano - e quasi non ce la fece,
essendo stata rifiutata da parecchi Padri della Chiesa e diversi Concilii.
d La teoria opposta, spesso chiamata "Ipotesi di Griesbach", secondo la
quale l'autore di Marco avrebbe "sintetizzato" i due Vangeli più lunghi,
mantenendo solo i dettagli "essenziali", è oggi completamente rifiutata
dagli studiosi biblici. Benché i motivi a sostegno di un tale rifiuto
universale siano troppo complessi perché possiamo anche solo riassumerli
qui, si può osservare che accorciare le storie di miracoli è completamente
in contrasto con i princìpi dello sviluppo religioso che possiamo vedere
ovunque al giorno d'oggi. Le storie diventano inevitabilmente "migliori"
(vale a dire, più lunghe) man mano che le si ripete, mai più corte!
e Ci sono prove stringenti che indicano che questi presunti detti di Gesù
furono tratti da un altro antico documento noto come Q (dal tedesco Quelle,
"fonte, sorgente"). Così come il cosiddetto Vangelo di Tommaso trovato a Nag
Hammadi in Egitto, Q sembra essere stato una lista di detti sapienziali che,
ad un certo punto, venne attribuita a Gesù. Sappiamo che almeno uno di
questi detti ("Abbiamo per voi sonato e non avete danzato..." - Matteo 11,
17; Luca 7, 32) deriva dalle Favole di Esopo, non da un saggio della
Galilea!
f Dico "Vangeli ufficiali" perché, in effetti, sono noti molti altri
Vangeli. Una volta che la gente cominciò ad inventarli, rimase, per così
dire, bloccata in quinta marcia. Solo più tardi nel corso della storia
cristiana il numero fu ridotto a quattro.
g È stato dimostrato, da un certo numero di studiosi, che anche le lettere
che si suppone contengano scritti autentici di Saulo/Paolo sono altrettanto
composite quanto i Vangeli (ad esempio, L. Gordon Rylands, A Critical
Analysis of the Four Chief Pauline Epistles: Romans, First and Second
Corinthians, and Galatians, Watts & Co., London, 1929). Secondo queste
analisi, il nucleo Paolino di queste lettere è quello che potrebbe essere
definito un prodotto gnostico precristiano. Il materiale è circondato da
materiale spesso contraddittorio aggiunto da interpolatori protocattolici e
redattori che riuscirono così ad utilizzare una popolare autorità
protognostica a favore della Chiesa di Roma. Sia come sia, il testo greco di
queste lettere pullula di termini come Archon, Æon ecc. - termini gergali
popolari nelle forme dello gnosticismo più ferrate in astrologia.
Sembrerebbe che il Cristo di Paolo sia un essere altrettanto astrale
dell'Agnello dell'Apocalisse. Come il dio dell'Apocalisse, il dio di Paolo
comunica attraverso visioni, non fisicamente, faccia a faccia.
h In origine, questo sarebbe stato il titolo che avevano i membri si una
fratellanza religiosa dedita alla venerazione di Yahweh, che in greco venica
sempre chiamato "kyrios" ("Il Signore") (Al proposito, si pensi a come la
formula della Messa cattolica "classica" "Kyrie Eleison" sia stata tradotta,
nella versione italiana, come "Signore pietà" - NdT). Questo fu trasportato
nel Cristianesimo primitivo, nel quale, come ci viene rivelato da 1 Corinzi
9, 5, esisteva una classe dirigente, in coordinazione con gli Apostoli,
chiamata "i Fratelli del Signore". La mancata comprensione del significato
originario del titolo portò a credere che Gesù avesse fratelli e sorelle -
un errore che ancora si può trovare nei più antichi dei Vangeli canonici.
È interessante il fatto che gli imbarazzanti passaggi dei Vangeli dove Gesù
è molto scortese verso sua madre ed i suoi fratelli sembrerebbe derivare da
un periodo in cui era nata una battaglia politica tra le sette governate
apostolicamente, e quelle governate dai "Fratelli del Signore", che
invocavano un'autorità derivante loro da una presunta parentela di sangue
con Gesù - che all'epoca aveva già soppiantato Yahweh come "Signore". La
politica apostolica degli autori dei Vangeli non poté resistere alla
tentazione di degradare il Partito dei Fratelli mostrando Gesù che non
mostrava rispetto alcuno per la propria famiglia. Il discorso sarebbe: Se
Gesù non faceva molta attenzione alla sua stessa famiglia, perché qualcuno
dovrebbe dar retta ai suoi discendenti? Questa è l'unica spiegazione
plausibile per la presenza di passi come Giovanni 2, 4 ("Che vuoi da me, o
donna?") o Marco 3, 33 ("Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?").
i Spesso i latinisti contestano la possibilità che questo passaggio sia una
mistificazione sul fatto che il tipico stile tacitiano permea l'intero
passaggio. Si dovrebbe però notare che più uno stile è particolare, più
facilmente può essere imitato. Ma anche così, nel passaggio in discussione
possiamo trovare una variante rispetto alla normale sintassi tacitiana che
si trova dalle altre parti. Quando i primi Cristiani bengono descritti come
persone che odiavano "il genere umano" (humani generis), il passaggio
inverte l'ordine delle parole che si trova normalmente in Tacito. In tutti
gli altri casi, Tacito usa generis humani.
j Curiosamente, nel caso in esame, sembrerebbe che una tale prova sia in
effetti possibile. Poiché spesso si parla di Gesù come di "Gesù di Nazaret",
è interessante apprendere che la città oggi chiamata Nazaret non esisteva
nei primi secoli AEC e EC. I Francescani hanno condotto esaustivi studi
archeologici per dimostrare che la grotta di loro proprietà fu un tempo la
casa della famiglia di Gesù. Ma, nei fatti, essi hanno dimostrato che il
luogo era una necropoli - una città dei morti - durante il primo secolo EC.
(Naturalmente, i Francescani non possono essere d'accordo!) Con nessuna
Nazaret esistente a quel tempo (a parte un cimitero), come avrebbe potuto
esserci un Gesù di Nazaret? Senza una Oz, avrebbe potuto esserci un Mago di
Oz?
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BIBLIOGRAFIA
1 Illustrato in Robin Seager, Tiberius, Eyre Methuen, London, 1972. Per una
maggiore documentazione numismatica su Tiberio, cfr. anche C. H. V.
Sutherland, Roman History and Coinage 44 BC-AD 69, Clarendon Press, Oxford,
1987; dello stesso autore, Coinage in Roman Imperial Policy 31 B.C.-A.D. 68,
Sanford J. Durst Numismatic Publications, NY, 1978.
2 Illustrato in Seager, op. cit.
3 Illustrato in Seager, op. cit.
4. Esaminato in Sutherland, 1987, op. cit. Cfr. anche Victor Ehrenberg and
A. H. M. Jones, Documents Illustrating the Reigns of Augustus & Tiberius,
2nd Edition, Clarendon Press, Oxford, 1955.
5. Cfr. Inscriptiones Latinæ Selectæ, edidit Hermannus Dessau, ristampato in
4 volumi. da Ares Publishers Inc., Chicago, 1979.
6. Illustrato in Seager, op. cit.
7. Cfr. Acta Divi Augusti, Regia Academia Italica, Roma, 1945.
8. Nella sua Anchor Bible Volume 38, Revelation (Doubleday, Garden City, NJ,
1975), J. Massyngberde Ford propone che il nucleo dell'Apocalisse sia
materiale scritto da seguaci ebrei di Giovanni il Battista. Anche se il
Battista fosse stato una figura storica (il che è estremamente dubbio),
questo farebbe comunque ancora dell'Apocalisse, in sostanza , un'apocalisse
precristiana, ebraica.
9. Per ulteriori aspetti astrologici dell'Apocalisse, cfr. Bruce J. Malina,
On The Genre And Message Of Revelation: Star Visions and Sky Journeys,
Hendrickson, Peabody, MA, 1995.
10. George A. Wells, The Historical Evidence for Jesus, Prometheus Books,
Buffalo, NY, 1982, p. 13.
11. L. Gordon Rylands, Did Jesus Ever Live?, Watts & Co., London, 1929, p.
20.
12. Questo cosiddetto Testimonium Flavianum compare nel Libro 18, Capitolo
3, Paragrafo 3 di Josephus (Giuseppe Flavio): Jewish Antiquities Books
XVIII-XIX, IX, trad. L. H. Feldman, Loeb Classical Library, Harvard
University Press, Cambridge, MA, 1981, pp. 48-51.
13. J. P. Migne, Patrologiae Cursus Completus, Series Græca, Tomus CIII.
Photius Constantinopolitanus Patriarcha, Garnier Fratres, Paris, 1900, Cod.
33, columns 65-66.
14. Rylands, op. cit., p. 14.
15. William Benjamin Smith, Ecce Deus: Studies Of Primitive Christianity,
Watts & Co., London, 1912, p. 235.