ROMA
- Il motore di ricerca Google dice no al dipartimento di Giustizia degli Stati
Uniti. La compagnia di Mountain View ha formalmente rifiutato di fornire al
governo le informazioni sulle ricerche effettuate in rete dai propri utenti.
Le ragioni del rifiuto sono contenute in documento ufficiale di 25 pagine, in
cui si afferma che la richiesta del governo viola la privacy degli utenti e
inoltre può rivelare segreti ai rivali. Lo disputa tra Google e il governo
americano era nata verso la fine di
gennaio, quando il dipartimento di giustizia aveva preteso di
visionare i registri settimanali delle ricerche nell'ambito di un'indagine
sulla pornografia infantile in rete. Richieste analoghe erano state rivolte
anche ad altri colossi informatici come Microsoft, Yahoo e Aol.
Con il documento odierno Google rende dunque ufficiale il proprio diniego.
Inoltre la compagnia di Mountain View spiega che le informazioni pretese dal
governo non avrebbero alcuna utilità nelle indagini contro la pedofilia in
internet. Infatti, sostiene Google, dietro ogni ricerca effettuata in rete c'è
un algoritmo che cambia di volta in volta. Ciò vuol dire che digitando uno
stesso termine nella barra delle ricerche - anche dopo un breve periodo di
tempo - non si ha accesso agli stessi risultati ottenuti con una ricerca
precedente.
Con tono duro e molto critico Google fa anche sapere di non credere al governo
quando questo dichiara di voler fare delle indagini con scopi positivi.
"Queste affermazioni - si legge nel documento - sono talmente poco corrette da
apparire prive di senso". Eppoi - aggiunge il motore di ricerca - sarebbe
necessario troppo tempo per compilare una lista con i dati richiesti.
La
querelle tra Google e il governo americano è stata seguita anche
dall'associazione per i diritti civili Aclu (American Civil Liberties
Union). I suoi legali hanno sottolineato che "questa ingiunzione è solo
l'ultimo esempio della prepotenza del governo, che chiaramente crede di poter
avere accesso a qualunque tipo di informazione solo affermando di averne
bisogno". Il caso potrebbe però essere risolto il 13 marzo, quando una corte
sarà chiamata a emettere il proprio giudizio sulla disputa.
La risposta di Google a ogni ingerenza del governo è strategica nella
battaglia per la difesa della libertà in rete. Va detto, però, che
l'atteggiamento assunto dall'azienda contro il governo Usa è in forte
contraddizione con il comportamento assunto invece in Cina. Lì il colosso
informatico ha preferito adottare un codice di
autocensura: una misura grazie alla quale il motore di ricerca
cerca di diffondersi anche sull'enorme mercato orientale, senza però arrivare
allo scontro diretto con le autorità cinesi.
(20 febbraio 2006)