Un libro-scandalo che non può scandalizzare nessuno
Ho 12 anni faccio la cubista

Ho 12 anni faccio la cubista
mi chiamano principessa Storie di bulli, lolite e altri bimbi - di Marida
Lombardo Pijola . Bompiani 2007, Prezzo: 12,00, Pag: 227.
Mi ha incuriosito questo libro, ma non per il banale richiamo del titolo,
piuttosto per come è stato presentato e digerito in tutti i luoghi massmediali
di oggi, dalla tv a internet. Un coro di rimproveri e allarmi o, quando va bene,
di analisi sociologiche stomachevoli e ributtanti. "Essere una baby cubista,
ambire a soldi facili.. è davvero tutto qui il complesso degli ideali di questa
generazione?" si legge per esempio nel blog "Solleviamoci". "Situazione
grave", intitola il suo intervento qualcuno sul sito "Ciao!". "In
famiglia non lasciano trasparire nulla, non si dialoga. Dai colloqui avuti con i
cinque adolescenti è emerso forte, sotto una apparente aridità, il loro grido di
dolore per il silenzio e assenza di dialogo" si legge (con fatica) in "Visionimarziane".
E "Puralanadivetro" non si sottrae alla socioimbecillagine scrivendo "balzano
all'occhio impressioni stravolte e che invitano genitori ed insegnanti ad essere
coscienziosamente più presenti per dare un etica (senza l'apostrofo, nda)
che i ragazzi, bombardati da televisione e web senza filtri".
Ma il capolavoro di un'ipocrisia destabilizzare lo costruisce Maria Rita Parsi,
psicologa molto televisiva, che su "Club Interfree" fa scrivere "Tutta la
comunità deve essere educante, etica. Si deve porre un problema di
adolescenti deprivati degli affetti, dei colloqui, di obiettivi comuni e
condivisi che possono solo scegliere tra il suicidio o queste forme di
divertimento fatto di eccessi e disvalori''.
Io non ho ancora letto questo tanto discusso libro. Non è il mio genere, ma lo diventa subito se rimane al centro di polemiche così finte, moraliste e piccine. Il sospetto che ho è che l'autrice non si sia scandalizzata affatto, come dice (anzi grida), delle vicende che ha raccolto. Non dico morbosa, ma la sua curiosità appare finalizzata a tutt'altro che a un rimbrotto etico: forse vuole accodarsi alla (ennesima) nuova scoperta del sesso prematuro e precoce, e suggerire che oramai il declino è inevitabile. Non a caso, infatti, nel titolo compaiono le "lolite" e non "i pedofili", come ci si aspetterebbe: segno, questo, tangibile che l'accento si vuole porre su ragazzine complici e non vittime del sesso (e della droga, e della strafottenza, e del mercimonio). Del resto, non mi sembra che ci volesse lei e il suo libro per scoprire che i ragazzini di oggi sono molto più "adulti" e disincantati di quelli di trent'anni fa. Chi vive normalmente con gli occhi aperti vede in giro molta più sessualità precoce (e non) che non quella descritta nel libro; vede tanti ragazzini che vanno liberamente in giro e fanno esperienze che trent'anni fa era insolito che facessero (quanto meno alla luce del sole). Ma siamo certi che la spiegazione è sempre e solo nella famiglia, nella scuola e nella tv che non sorvegliano, non educano e che propongono solo disvalori? Ma andiamo! A nessuno dei tanti parrucconi psico-qualcosa viene in mente che i tempi cambiano e che la Natura non ha regole morali? E che la società non è un "organismo" unico e autocosciente che deve fare qualcosa: la società siamo noi, quindi essa è poliedrica e imperfetta come ciascuno di noi. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Che ci scandalizziamo a fare?