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UN PAPA TEDESCO
di Ida Magli

Fonte: http://www.italianiliberiassociazione.it/Edito05/attpol20050420.htm

Sebbene fossero molti coloro che davano come possibile successore di Wojtyla
il Cardinal Joseph Ratzinger, io ritenevo che non sarebbe stato nominato
proprio perché tedesco. Mi sbagliavo: malgrado sia io a sapere meglio e più
di qualsiasi altro che l'unica cosa che i governanti d'Europa perseguono è l
'Impero Europeo, ritenevo che la nomina di un Papa tedesco avrebbe rivelato
con eccessiva evidenza una realtà davvero scomoda, ossia che la leadership
dell'Europa è nelle mani della Germania. Pensavo perciò che tale nomina
sarebbe stata evitata fino a quando il disegno dell'Impero non fosse stato
completato e messo al sicuro. Preoccupazioni inutili per i dittatori. I
governanti procedono con la stessa sicumera con la quale hanno proceduto
fino ad oggi, incuranti del desiderio dei popoli e dei loro interessi e
hanno provveduto a dare una base molto forte all'Impero europeo con un Papa
che non soltanto è tedesco ma è in grado, per la sua personalità e le sue
particolari convinzioni sul potere della Chiesa, di prendere in mano la
situazione proprio in Europa.
Inchiniamoci, dunque, ancora una volta all'astuzia e al cinismo dei
governanti, ivi inclusi ovviamente quelli della Chiesa.
I commentatori e i giornalisti che fino a ieri hanno osannato Wojtyla per la
sua apertura ai popoli del Terzo mondo, per il suo interesse ai poveri, ai
malati, ai giovani, convinti che il successore avrebbe continuato la strada
condivisa con fanatico entusiasmo da tutti coloro che hanno affollato Piazza
S. Pietro durante i suoi funerali, cominciano adesso a definire Joseph
Ratzinger un "conservatore", sebbene non si sappia cosa questa parola possa
significare nell'ambito delle religioni in quanto ogni religione, così come
il Cristianesimo, si pone come "verità" e dunque non può che "conservarsi".
La scelta di Ratzinger, invece, testimonia ciò che i facili esaltatori di
Wojtyla non hanno mai voluto né capire né ammettere, ossia che Wojtyla ha
perseguito soltanto il proprio personale successo, accentrando su di sé la
Chiesa come immagine e come potere e che, dal punto di vista della fede, ha
praticamente annullato la specificità del cristianesimo. In Europa i
battezzati sono sempre di meno; le vocazioni sacerdotali ridotte al minimo;
quelle degli ordini religiosi anch'esse scarsissime perfino nell'ambito
femminile, che è stato sempre il maggior serbatoio dell'esercito della
Chiesa.
I governanti d'Europa hanno capito, così come l'hanno capito i Capi della
Chiesa, che, senza l'Europa, il Potere del Papato non può reggere; che senza
il prestigio e l'aureola di Michelangelo e di Bernini in Roma, non ci
sarebbero state le folle e le televisioni di tutto il mondo a riprenderne i
riti.
A sua volta, l'Unione Europea non può rinunciare al Papato come Potere
radicato a Roma e al quale, come sempre durante i mille e settecento anni
che sono trascorsi dalla falsa donazione di Costantino, l'Italia serve
esclusivamente come territorio calpestato, occupato, umiliato.
Dal punto di vista della Chiesa e dal punto di vista dell'Unione europea, la
nomina di Ratzinger, dunque, è quanto di meglio si potesse fare. A Ratzinger
toccherà riprendere contatto con le voci dissenzienti in Austria, in
Germania, in Olanda, negli Stati Uniti, cui Wojtyla aveva imposto il
silenzio, e al tempo stesso riprendere il contatto con i vari gruppi
protestanti che in Germania, così come nel resto del nord d'Europa, fino ad
oggi hanno avuto poco spazio teologico, sommersi dall'idolatria per la
Madonna e dall'inconcludente "vogliamoci bene" wojtyliano. Dal punto di
vista dell'Italia, invece, il Papato di Ratzinger segna la sua definitiva
assegnazione a servizio logistico per il Papa e per l'Europa.
Elenco brevemente i motivi. Il primo è quello già accennato: il
rafforzamento dell'Impero europeo e della sua leadership tedesca, con tutte
le conseguenze che questo comporta per la fine della libertà e dell'
indipendenza di tutte le Nazioni ma soprattutto dell'Italia e per la fine
della libertà di pensiero per ogni italiano. Di fatto l'Impero europeo è
stato inventato dai Tedeschi e per i Tedeschi. I Tedeschi hanno deciso che
tutti dovevano scontare le colpe del nazismo cancellando le responsabilità
di ogni singola nazione e cancellando il nostro nome: diciamoci "europei"
per non dirci più né tedeschi, né francesi, né italiani, ecc. Hanno deciso,
inoltre, che dovevamo scontare le colpe del nazismo costringendoci a non
"pensare" in quanto pensare significa "discriminare", giudicare, cogliere
differenze. A realizzare e a sorvegliare questa opera di cancellazione del
nazismo, ci sarebbe stata la Germania. Questa è l'unione europea e la nomina
di un Papa tedesco chiude il cerchio della leadership germanica. Ratzinger
ha scritto numerosi articoli ed anche un libro sull'Unione europea (Joseph
Ratzinger, Svolta per l'Europa? Chiesa e modernità nell'Europa dei
rivolgimenti, Ed. Paoline, Milano 1992), esponendo il suo pensiero in
proposito, un pensiero comune a tutti coloro che hanno auspicato questa
unione: il raggiungimento della pace, una miglior comprensione fra i popoli.
Da lui, dunque, non ci si può aspettare altro che un'opera di sostegno all'
organizzazione tedesca dell'Impero.
Le nazionalità dei Papi

Il secondo punto riguarda l'Italia, come Nazione succube più di tutte le
altre nell'Unione europea, e come territorio dove risiede il Vaticano. È
chiaro che non ci sarà più (o almeno non ci sarà più per molto tempo) un
Papa italiano. I Papi italiani ci sono stati per molti secoli (il primo Papa
tedesco è stato Bruno di Carinzia, della Casa imperiale degli Ottoni, nel
996 d.C. durante il predominio dell'Impero tedesco) per il motivo evidente
che non poteva non essere italiano il Monarca di uno Stato italiano che
voleva essere considerato legittimo possessore e non conquistatore. Hanno
continuato ad essere italiani fino a dopo la caduta di Roma diventata
capitale del Regno d'Italia perché il Papato ha sperato di riprendere
possesso di una parte almeno dei propri domini. Aveva questo significato il
fatto che il Pontefice non usciva dalle mura vaticane: si era dichiarato
prigioniero di uno Stato usurpatore. Come è noto il Pontefice è uscito dal
Vaticano ed è apparso nelle strade di Roma soltanto dopo il bombardamento
americano sul quartiere di San Lorenzo. Era il Papa Pacelli. Allora, con la
proclamazione della repubblica italiana, il Papato si è definitivamente
convinto che qualsiasi speranza di riottenere uno Stato era perduta. Ci sono
stati ancora tre Papi Italiani perché l'Europa era paralizzata,
impossibilitata a muoversi a causa della guerra fredda e dell'incombere del
pericolo sovietico. L'Italia ha svolto, quindi, la funzione di sempre:
terreno di attesa, concreto e simbolico, per il potere degli altri Stati d'
Europa, mentre si cominciava a preparare l'unione europea. Il Papato, a sua
volta, attendeva, assicurandosi qualche privilegio attraverso i Concordati,
fino a quando, ormai già proteso verso un'Europa il più possibile allargata
verso l'Est, è stato nominato un Papa polacco. La Polonia era soltanto una
manovra di avvicinamento alla nazione finale: la Germania. Ratzinger è stato
infatti a fianco di Wojtyla durante tutto il Pontificato. Così stanno le
cose. Che pena vedere giornalisti, politici, cittadini italiani, tutti proni
davanti ai Papi come se Roma e l'Italia fossero ancora di proprietà del
Papato, una proprietà - se lo ricordino sempre gli Italiani - ottenuta con
un documento falso, scritto appositamente per far credere che il territorio
dell'Italia appartenesse al Vescovo di Roma. Stiamo attenti: con la fine
delle Nazioni, non ci vorrebbe molto a dichiarare di nuovo l'Italia spazio
aperto alla Chiesa.
La Chiesa e il relativismo
Infine, un rilievo importantissimo su quanto già Wojtyla e adesso Ratzinger,
condannano del mondo moderno. Il cosiddetto "relativismo". Wojtyla ha
chiesto banalmente scusa, come se si fosse trattato di aver urtato qualcuno
davanti ad una porta, degli atti più abominevoli compiuti dalla Chiesa
durante i lunghi secoli della sua storia. Si trattava (tanto per parlare
soltanto di questo aspetto) di migliaia di persone condannate a morte per le
proprie idee, o per colpe sessuali considerate gravissime, quali per
esempio, il coito anale fra coniugi; oppure per stregoneria, o rapporti
sessuali con il diavolo da parte di presunte streghe. Tutte condanne, come è
noto, emesse dal Tribunale dell'Inquisizione. Giudici di questo Tribunale
sono stati molti di coloro che la Chiesa ha dichiarato "Santi" e che onora
con grandi chiese a loro dedicate, molto spesso parrocchie frequentate dai
fedeli. Sia sufficiente nominare il Santo Bernardino da Siena, le cui
famosissime prediche finivano sempre con l'incitamento a mandare al rogo i
"sodomiti" (omosessuali e peccatori di coito anale in generale) e le
"streghe" di Firenze. Di solito non c'era neanche bisogno di un processo: la
"strega" Funicella fu bruciata subito alla fine della predica di Bernardino
che la condannava. Il Santo Roberto Bellarmino, famoso gesuita, fu il
Giudice di Galileo, sottoposto a tortura per le sue teorie sul moto
terrestre e condannato invece che al rogo, agli arresti domiciliari a vita,
per timore che ucciderlo fosse nocivo alla Chiesa a causa della sua enorme
fama di scienziato in tutto il mondo. Non fu altrettanto "fortunato"
Giordano Bruno, anch'egli processato dal Santo Bellarmino e condannato al
rogo per le sue idee teologiche. Sono soltanto alcuni esempi, ovviamente,
altrimenti bisognerebbe ripercorrere tutta la storia della Chiesa. Quale
altra giustificazione possono trovare uomini come Bernardino da Siena o
Roberto Bellarmino se non quella che essi obbedivano alle convinzioni del
loro tempo? Ossia proprio a quel "relativismo" che fa parte delle
acquisizioni della scienza antropologica sulla cultura e sulla personalità
di base dei popoli?
Wojtyla ha chiesto scusa, ma non ha tolto dal catalogo dei Santi coloro che
hanno sbagliato: a Roma fa bella mostra di sé insieme al monumento che
ricorda il rogo di Giordano Bruno, una grande parrocchia gestita dai Gesuiti
e intitolata a San Roberto Bellarmino. Allora, se per la Chiesa non è valido
il relativismo (e noi siamo pronti a riconoscere che nessun relativismo può
essere valido per una religione in quanto ogni religione afferma di trovarsi
nella Verità), ammetta di aver sbagliato nel dichiarare Santi coloro per i
quali chiede scusa, e li condanni. Non sarebbe impresa da poco anche perché
non è ben chiaro se il Papa, al quale spetta l'ultima parola nelle
canonizzazioni, sia o no "infallibile" quando compie tali atti.
Tutti parlano solennemente del "dovere della memoria". Ma alla Chiesa
nessuno vuole ricordare nulla. Toccherebbe agli Italiani, ma è inutile
sperare che i politici italiani abbiano un minimo senso della propria
dignità e della dignità di coloro che rappresentano.?
Roma, 20 Aprile 2005