| ROMA. Miracoli promessi. "Libertà di vivere. Di poter guarire. Di poter cercare
una cura per sé e per quelli nelle sue condizioni e per tanti, troppi ancora".
Quando al centro dell'attenzione c'è Luca Coscioni, con il suo "corpo immobile
eppure contundente" usato eroicamente come arma in battaglia, succede spesso che
il giornalismo si faccia preghiera, omelia, invocazione, anatema, scomunica e
santificazione. L'amen sarà senz'altro assicurato da officianti fervorosi,
toccati dalla grazia. E non ci sarà contraddittorio, altrimenti che messa
sarebbe? Ci saranno invece chierichetti rispettosi e compresi nel ruolo, come
Cesare Fiumi sul Magazine del Corriere della Sera, per esempio, che a Coscioni,
definito "l'uomo della libertà di ricerca scientifica", ha dedicato la copertina
venerdì scorso. Profeta massimo di questo vangelo è naturalmente Marco Pannella. E il corpo sofferente di Luca Coscioni, malato-coraggio degno d'ammirazione anche da parte di chi non la penserà mai come lui, diventa la statua della Madonna portata in processione, l'icona del martire che indica la via della salvezza, lo struggente messia che proclama la verità di fede dell'onnipotenza della scienza e della tecnica, che annuncia che il paradiso della cura è qui, a un passo, interdetto solo da forze di tenebra, diaboliche, stoltamente reazionarie, che rispettano l'embrione e non rispettano i malati. Nessuno che, nel recitare con fervore quella preghiera, nel celebrare la fiducia devozionale in una scienza negata e osteggiata da vecchi oscurantismi e nuovi medioevi, una scienza che già oggi, se solo le fosse concesso, darebbe infallibili risposte di cura ai tanti che soffrono, nessuno, insomma, che ricordi che la fede religiosa nei poteri di cura delle staminali embrionali è, allo stato attuale dei fatti e dei risultati della scienza, nient'altro che una credenza senza dimostrazioni pratiche: una disponibilità ai miracoli, insomma. In nessuna parte del mondo, nemmeno là dove la ricerca sulle staminali embrionali si fa senza alcuna restrizione, è stato raggiunto il minimo risultato terapeutico, né si è superato l'ostacolo fondamentale della sostanziale ingovernabilità di quelle cellule, proprio perché totipotenti (evolvono in modo versatile verso ogni tipo di tessuto). Lo sono talmente tanto che, sul modello animale, insieme con i tessuti di cui si vuole la riproduzione creano anche neoplasie. Le staminali embrionali sono, allo stato attuale dei fatti, inutilizzabili. A loro fa capo, tutt'al più, una speranza remota e assai meno certa, nelle sue eventuali applicazioni terapeutiche, di quanto non rappresentino già, da oggi, le staminali adulte. Ricordava sabato scorso su questo giornale Angelo L. Vescovi, ricercatore di fama mondiale in materia, che "non esistono terapie, nemmeno sperimentali, che implichino l'impiego di cellule staminali embrionali", e che "non è attualmente possibile prevedere se e quando questo diverrà possibile data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l'attività di queste cellule, che ci impediscono di produrre le cellule mature necessarie per i trapianti, e data la intrinseca tendenza delle staminali embrionali a produrre tumori". IL RESPONSO E L'ILLUSIONE. Questo è, per ora, il responso della scienza, confermato sostanzialmente anche dalla famosa Commissione Dulbecco sull' "utilizzo delle staminali con finalità terapeutiche", voluta dall'allora ministro della sanità Umberto Veronesi. Nelle sue conclusioni finali, e nulla è cambiato da allora, essa indicava, tra le terapie già in uso, come "molto promettenti" quelle basate su staminali prelevate da cordone ombelicale, dal midollo osseo e cutanee. Ma il richiamo ai dati di realtà non c'entra con il fervore assolutamente e squisitamente superstizioso che circonda la fede nei poteri delle staminali embrionali. Che cosa, se non un atteggiamento fideistico e poco informato (ma la fede non chiede fatti, chiede volontà di credere), può far così presentare dall'editore Donzelli un libro di prossima uscita dedicato dalla senatrice diessina Vittoria Franco alle "Politiche della vita": "La condanna della clonazione riproduttiva può impedire anche la clonazione terapeutica che è utile per curare molte malattie degenerative?". "È utile", sentenzia la senatrice, e poco importa del fatto che nessuno scienziato sottoscriva quell'asserzione. Quella della senatrice Franco non è certamente malafede: è fede. E mentre il pontefice Pannella promette indulgenze e voti a chi, tra i due poli, a quella fede dimostrerà di aderire veramente, i laici, quelli che si fidano più di Vescovi che di Scalfari, sordi a ogni richiamo, a ogni rimbrotto e a ogni scomunica, continuano ad aspettare che il Magazine del "Corriere" dedichi una copertina ad Angelo Loris Brunetta, talassemico grave contento di vivere, felice di esserci nonostante la malattia. Ma forse è chiedere troppo. Dilaga una fede invincibile, con un papa battagliero, un'icona in carne ossa e dolore, una immensa disponibilità di santini, di sillabi e di magazine. [da «Il Foglio», 25 gennaio 2005] |