l'Immoralità
Che ne pensi ?
visite
|
Negli anni 70 ci sono stati film che cavalcavano un netto sganciamento dalla presunta moralità pubblica, arrivando a sdoganare temi anche forti come, appunto in questo caso, la pedofilia. Potremmo citare altri film come Maladolescenza o La seduzione, tutti italiani, tutti improntati a "raffinare" il tema pedofilo con la patina dell'arte e delle sceneggiature refrattarie alla volgarità. Ma la circostanza di fondo rimane la proposta al pubblico dell'accettazione di fanciulle e bambine immorali, impudiche, sessualizzate oltre ogni legittimo sospetto. Evidentemente, il ruolo della censura dell'epoca, pur rimanendo forte e decisivo (vedi il caso dell'Ultimo tango a Parigi, film d'autore ma censurato), sembrò non interessarsi più di tanto al nuovo filone "lolitistico" che in quel periodo invase le sale italiane. E a dire che le lolite cinematografiche di oggi, dalla Swain Lolita del 1997 alla Valverde Melissa P del 2005, al di là che sono tutte anagraficamente maggiorenni come da legge (e sensibilità) antipedofilia, vengono inserite in sceneggiature e ruoli che non hanno più nessun legame psicologico e culturale con le omologhe degli anni Settanta: quelle sfacciate e crude, queste patinate e innamorate, quelle libere queste angustiate. Una differenza che, ovviamente, coglie le mutate sensibilità dello spettatore; o, meglio, ne asseconda sempre le voglie pruriginose, ma oggi lo fa con più cautele, con maggior ipocrisia, con sfacciata voglia di trasgredire pur non potendo. In questo senso, personalmente colgo un peggioramento, un decadimento, un imbarbarimento del messaggio filmografico. I dati in Italia su questi temi sono sempre carenti e inaffidabili; in tutti i casi, però, non ricordo che dopo la distribuzione de "L'immoralità" & Company ci sia stata un'impennata di casi di stupro a danno di bambini; così come non ricordo tavole rotonde urgenti, dibattiti preoccupati e varo di leggi contenitive. Organizzazioni laiche e confessionali a caccia di pedofili non ce n'erano; non esisteva alcun pool di poliziotti costretti a stare vicino ai computers a caccia di traffici pedo-virtuali (leggi qui). E ciononostante, non mi sembra che i giornali o la televisione fossero intasati di fatti di cronaca su bambini vittime delle manie sessuali degli adulti. |
CORRELAZIONI |
Cos'è successo, nel frattempo? Non è né luogo né tempo per discuterne approfonditamente. Fatto sta che quei film sono spariti dalla circolazione, e nessuno pensa a farne di simili. Nel contempo, la pedofilia (parola che neppure conoscevo fino a pochi anni fa) sembra aver monopolizzato gli interessi e la preoccupazione di tutti noi. Dacché la domanda inquietante: la "bambine" degli anni Settanta erano diverse da quelle odierne? La cinematografia degli anni Settanta gettava fango su di esse, presentandole messaline e libertine, oppure è la cinematografia di oggi che le dissimula sotto un'aurea d'innocenza assoluta che non appartiene loro?
Probabilmente non c'è risposta. Niente è assoluto, e ciascuno può giudicare a seconda delle proprie sensibilità, della propria cultura e storia personale. L'importante è capire le cose, senza alcun tipo di pregiudizio.

scheda del film:
Anno: 1978
Regia: Massimo Pirri
Cast:
Lisa Gastoni (Vera) Renato Rossini (Federico), Karin Trentephol (Simona), Mel Ferrer (il marito)
Durata: 105'
Sceneggiatura: Morando Morandini jr
Fotografia: Riccardo Pallottini
Musica: Ennio Morricone
La trama:
In una villa solitaria, posta in un parco a qualche chilometro di distanza dall’abitato, vivono la signora Vera, suo marito da tempo immobilizzato su di una sedia a rotelle e la dodicenne Simona. Mentre la madre cerca evasioni con gli uomini dei dintorni e in casa passa il tempo a litigare con il marito, la ragazzina trascorre molte ore nel parco o nascosta in casa a spiare i genitori. Un giorno Simona si imbatte in Federico, un giovane ferito e inseguito perché ha ucciso una bambina dopo averla violentata. La piccola nasconde il fuggitivo, ma ben presto la madre si accorge della presenza dell’uomo e intreccia con lui una relazione…
La critica:
Singolare film questo di Massimo Pirri, poco considerato all’epoca e ingiustamente, così come totalmente ignorato in seguito. L’immoralità sembra far parte di quella serie di opere che costituisce una sorta di contro-storia del nostro cinema (o, appunto, la storia segreta del cinema italiano), che include lungometraggi poco classificabili, al di là del cinema di genere e di quello d’autore. Il film è un thriller, e inizia con un uomo ferito e braccato che si nasconde nel parco di una villa, anche se si tratta di un thriller dilatato, dai tempi lenti, che si tinge di erotismo, ma che è quasi interamente basato su dinamiche psicologiche. Pirri strizza un po’ l’occhio a certo cinema americano, descrive con grazia e sensibilità il rapporto di complicità tra il “mostro” assassino pedofilo e Simona, la bambina intelligente e amante degli animali. Ma il punto di forza del film è Lisa Gastoni, il cui personaggio sembra essere uscita fuori da un altro interno borghese fatto di perversione fisica e psicologica, quello del samperiano Grazie zia, film grazie al quale – dieci anni prima – ha saputo dimostrare le sue grandi doti di interprete. Ne L’immoralità la Gastoni è una “mantenuta di provincia”, come dice lei in un dialogo del film, una bella signora bionda e seducente, cinica e spietata anche perché legata a un uomo ricco divenuto paralitico di cui si sente prigioniera, un personaggio complesso e affascinante, disposta a manipolare la situazione a suo vantaggio; allo stesso tempo – tra le lacrime – ammette di fronte alla sua bambina, di non essere capace di volerle bene, di riuscire ad essere madre. Il momento più interessante del film è quando esplode la competizione tra la donna e sua figlia, dopo che Simona ha guardato dal buco della serratura l’amplesso tra la madre e il criminale, si ingelosisce e si contrappone – in un dialogo davvero ben costruito – alla genitrice. Si crea così un anomalo “triangolo” che diventa il fulcro della vicenda. Una rivalità che ricorda, con le dovute eccezioni, quella de La seduzione di Di Leo, tra il personaggio interpretato dalla stessa Gastoni e la figlia impersonata da Jenny Tamburi. Al di là di alcune carenze di sceneggiatura, L’immoralità ricalca stereotipi narrativi classici, ma risulta alla fine convincente nel suo svolgimento, fino all’epilogo drammatico e scioccante.
(fonte: Minervapictures)