INELEGGIBILITA'
Seguo la politica elettorale degli ultimi giorni, e
non ho potuto fare a meno di notare che s'È creato un nuovo dibattito attorno
alla cosiddetta ineleggibilita': se un candidato È stato condannato o È sotto
giudizio, deve rinunciare alla corsa politica. Sara' cosi' ma, ragionando, c'È
qualcosa che non mi torna. Se il soggetto È stato condannato ed ha espiato la
pena, perchÈ mai acquisisce vita natural durante la condizione dispreggiativa
di "pregiudicato"? PerchÈ si dice che ha espiato, e invece lo si considera
ancora e per sempre come un criminale in galera e "quindi" ineleggibile? Trovo
questa prassi una barbarie peggiore delle marchiature a fuoco sul
bestiame.
E ancora: se il candidato non È stato ancora condannato in via definitiva ma
fermo alle indagini o a uno dei tre gradi di giudizio, che fine fa la nobile
frase "innocente fino a pena passata in giudicato"?
Insomma, sono ineleggibili quei soggetti che hanno gia' espiato la pena o che
ancora non l'hanno meritata: ho capito bene?